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	<title>EnerBlog &#187; politica energetica</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>Il nucleare indispensabile per il clima, secondo le agenzie energetiche dell&#8217;OCSE</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 23:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni CO2]]></category>
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		<description><![CDATA[Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra &#8211; ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a produrre con il nucleare il 25% dell&#8217;elettricità mondiale. Lo afferma la Roadmap sulle tecnologie energetiche  presentata all&#8217;Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall&#8217;International Energy Agency (IEA) e dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra &#8211; ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a <strong>produrre con il nucleare il 25% dell&#8217;elettricità mondiale</strong>.<br />
Lo afferma la <em>Roadmap </em>sulle tecnologie energetiche  presentata all&#8217;Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall&#8217;International Energy Agency (IEA) e dalla Nuclear Energy Agency (NEA), le due principali agenzie energetiche dell&#8217;OCSE (l&#8217;organizzazione per la cooperazione tra Paesi industrializzati).<br />
<a rel="attachment wp-att-410" href="http://www.enerblog.it/il-nucleare-indispensabile-per-il-clima-secondo-le-agenzie-energetiche-dellocse.html/sviluppo_nucleare"><img class="alignleft size-full wp-image-410" style="margin-top: 6px; margin-bottom: 6px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Sviluppo_nucleare" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Sviluppo_nucleare.jpg" alt="" width="319" height="316" /></a>Al momento, si legge nel dossier, la potenza nucleare installata (373.000 MW) soddisfa il 14% della domanda elettrica mondiale. Nello scenario di una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2050, <strong>l&#8217;IEA stima che la capacità nucleare debba arrivare a 1,2 milioni di MW entro il 2050</strong>, fornendo così (considerata la maggiore domanda globale che verrà nel frattempo registrata) appunto circa il 25% del fabbisogno mondiale di elettricità a quella data.</p>
<p>Dunque: triplicare l&#8217;attuale potenza installata.<strong> Un programma “ambizioso” ma “realizzabile”</strong> secondo la <em>Roadmap, </em>che rileva come il nucleare sia una tecnologia matura, senza emissioni di CO2 e pronta a espandersi rapidamente nel prossimo decennio. «Gli ultimi reattori ora in fase di realizzazione in diversi Paesi del mondo – afferma l&#8217;IEA – sono costruiti sulla base di oltre 50 anni di sviluppo tecnologico» e sono «affidabili e competitivi» per diventare «pilastri per l&#8217;espansione del nucleare dopo il 2020».</p>
<p>Ovviamente<strong> rimangono alcuni nodi cruciali da superare</strong> per garantire una completa<span id="more-409"></span> rinascita del nucleare. <strong>Nodi di tipo politico, industriale e finanziario</strong>. Per questo l&#8217;IEA e la NEA esortano a impegni politici chiari e stabili, a progressi nell&#8217;attuazione dei piani di smaltimento delle scorie e a sistemi di salvaguardia per prevenire la proliferazione nucleare.<br />
<strong>La maggiore sfida è però rappresentata dai finanziamenti</strong>. «In alcuni casi i governi dovranno fornire delle garanzie fino a che i programmi per la realizzazione del nucleare non saranno consolidati».</p>
<p>Secondo l&#8217;IEA e la NEA, a lungo termine «il continuo sviluppo dei reattori e delle tecnologie del ciclo di combustibile sarà importante per il mantenimento della competitività dell&#8217;energia nucleare», mentre le nuove tecnologie ora in fase di sviluppo «offrono potenzialmente maggiore sostenibilità, economia, sicurezza e affidabilità».<br />
«L&#8217;energia nucleare &#8211; ha sottolineato il direttore dell&#8217;IEA, Nobuo Tanaka &#8211; è una delle tecnologie chiave a basse emissioni di CO2 che possono contribuire (insieme all&#8217;efficienza energetica, alle rinnovabili e alle tecnologie di cattura e sequestro della CO2)  alla &#8220;decarbonizzazione&#8221; delle forniture di energia elettrica entro il 2050».</p>



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		<title>Investimenti in rinnovabili e nucleare in Spagna</title>
		<link>http://www.enerblog.it/investimenti-in-rinnovabili-e-nucleare-in-spagna.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 21:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[È interessante lo studio Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional che analizza la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico &#8211;  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020. Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È interessante lo studio <a href="http://www.funciva.org/uploads/ficheros_documentos/1269445551_informe_energia_funciva.pdf">Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional</a> che analizza <strong>la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico &#8211;  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020</strong>.<br />
Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente da accademici universitari) a tre tra i massimi esperti energetici spagnoli (tra cui Pedro Mielgo, ex direttore di REE, la società che gestisce la rete elettrica nazionale) e poi sottoposto a verifica presso una vasta platea di tecnici di varie competenze. <a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Eolico_Espagna-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-356" style="margin: 5px 10px;" title="Eolico_Espagna-2" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Eolico_Espagna-2.jpg" alt="" width="290" height="267" /></a></p>
<p><strong>La Spagna ha un mix di generazione elettrico molto diverso da quello italiano</strong>: rispetto a noi usano metà gas, doppio carbone, circa il 50% in più di rinnovabili e, inoltre, hanno il 18% di generazione nucleare. Come noi, però, hanno una <strong>fortissima dipendenza dalle importazioni, circa l&#8217;80%</strong>, poco meno del nostro 85% (contro una media europea del 50%).</p>
<p>In questa situazione, lo studio sopra citato calcola che &#8211; per soddisfare la crescente domanda elettrica, renderla più competitiva e ridurre le importazioni &#8211; <strong>gli investimenti previsti dal Governo di Madrid ammonteranno a circa 100 miliardi di euro al 2020</strong>. In gran parte dedicati alle rinnovabili, con l’obiettivo di portare il loro contributo dall’attuale 25% al 42%. Questo perché gli impegni comunitari impongono alla Spagna di <strong>ridurre le emissioni di CO2 del 10% rispetto a quelle del 2005</strong> (per l’Italia l’impegno è maggiore: del 17%).</p>
<p>Secondo gli esperti spagnoli, <strong>il grosso sforzo sulle rinnovabili non cambierà molto la situazione</strong>: nucleare, carbone e gas rimarranno fondamentali per coprire tanto il fabbisogno di base, quanto i picchi di domanda elettrica. Le rinnovabili al 42% svolgeranno un ruolo sicuramente molto importante, ma comunque subordinato alle altre fonti. Per diventare davvero determinanti dovranno migliorare parecchio l&#8217;efficienza e la competitività, puntando allo sviluppo di tecnologie innovative.<br />
<strong>In compenso, però, i costi </strong>(sovvenzioni)<strong> saliranno dai 5 miliardi di euro del 2009 a 19,5 miliardi di euro nel 2020</strong>.</p>
<p>Il punto – osserva il rapporto – è che, in termini di riduzione delle emissioni di CO2, <strong>esattamente lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto sostituendo una quota delle rinnovabili con 2 nuove centrali nucleari e mantenendo in servizio quella di Garona</strong> (che il Governo centrale ha deciso di chiudere per limiti di età, tra la forte opposizione delle Amministrazioni locali, che vorrebbero mantenerla in servizio per altri 10-20 anni, cosa possibilissima da un punto di vista tecnico).<br />
Il risultato finale sarebbe lo stesso, tranne un piccolo particolare: <strong>la soluzione nucleare farebbe infatti scendere l’ammontare degli investimenti totali a 60 miliardi</strong>, con un risparmio secco di 40 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.</p>



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		<title>Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 00:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale. La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano ad essere noti i primi <strong>dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009</strong>. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-346" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="Cina-3" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Cina-3.jpg" alt="" width="420" height="294" />La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (<a href="http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2008/indexeh.htm">consultabili qui</a>) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).</p>
<p>Dunque i <strong>consumi totali lordi di energia nel 2009</strong>  hanno raggiunto i <strong>2,17 miliardi di tep</strong>, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%&#8221; perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su <em>China Daily</em>, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.<br />
Perché <strong>il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno</strong>, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito<span id="more-345"></span>, portando l’incremento del 2008 a “solo” il 4%.</p>
<p>Che l&#8217;incremento dei consumi di energia in Cina riprenda a correre è allarmante, in relazione ai valori in gioco.<br />
Si tenga infatti presente che <strong>la domanda è coperta per il 76,6% da carbone</strong>, l&#8217;11,3% da petrolio, 3,9% da gas e 8,2% da “altro”, cioè prevalentemente idroelettrico, essendo il ruolo del nucleare (con 11 centrali in esercizio) è ancora minimo e quello delle nuove fonti rinnovabili – solare ed eolico – quasi non rilevabile.</p>
<p>Inoltre <strong>la Cina copre l’88,6% della propria domanda con produzioni nazionali</strong>, ricorrendo alle importazioni per l’11,4%. <strong>Ma l’11,4% di 2,17 miliardi vuol dire circa 250 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>. Un valore, peraltro, in costante crescita.</p>
<p>Infine vale ricordare che <strong>la domanda di energia elettrica </strong>(3.650 miliardi di kWh nel 2009) sta crescendo a tassi il linea con gli altri parametri: del <strong>7% rispetto al 2008, e di ben il  270% nel periodo 2000 – 2009</strong>.  Ma si tratta di <strong>valori destinati a crescere, e di molto</strong>. Il consumo medio pro-capite di elettricità è infatti stato nel 2009 di circa 2.500 kWh. In linea con la media mondiale, ma pari a meno della metà del valore pro capite della UE (circa 5.800 kWh) e 5 volte inferiore al valore USA (circa 12.700 kWh).</p>
<p>Il dato impressionante è però che questo valore medio è fortemente tenuto su dalla scarsa efficienza energetica dell’industria e dei servizi cinesi. <strong>I consumi elettrici domestici sono infatti bassissimi: di soli 275 kWh pro capite</strong>, secondo le statistiche ufficiali 2007, circa un quarto della media italiana.</p>
<p>È dunque <strong>facile immaginare che i consumi di energia in Cina continueranno a crescere in modo molto rilevante</strong>, giocando un ruolo di primissimo piano nello scenario energetico mondiale.<br />
Senza dimenticare che un dinamismo molto simile a quello della Cina (1,3 miliardi di abitanti) sta avendo l’India (oltre 1,1, miliardi) e quasi un altro miliardo di abitanti di altri Paesi emergenti o in via di accelerato sviluppo.</p>



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		<title>Obama nucleare. Con serietà</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 23:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne. Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre. Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.<br />
Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Barac_Obama-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-305" style="margin: 5px 10px;" title="Barac_Obama-1" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Barac_Obama-1.jpg" alt="" width="222" height="243" /></a></p>
<p>Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio del <a href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/remarks-president-energy-lanham-maryland" target="_blank">discorso di Obama</a> per offrire ai nostri politici e politicanti <strong>un esempio di serietà</strong>, da parte del Presidente di un grande Paese che si pone il problema delle cose da fare per il bene di tutto il Paese (non di una parte), e le fa mettendosi personalmente in gioco, anche a costo di perdere un po&#8217; di popolarità.</p>
<p>Gli impianti citati, come noto, sono i 2 reattori di Vogtle da 1.100 MW ciascuno, cui l&#8217;Amministrazione Obama ha concesso prestiti garantiti di 8 miliardi di dollari, e che dovranno essere costruiti entro i prossimi 6-7 anni.</p>
<p><strong>Ha detto Obama:</strong><br />
(&#8230;) «Ci saranno certamente alcuni che accoglieranno positivamente questo annuncio, alcuni penseranno anche che giunge con eccessivo ritardo. Per contro ci saranno quelli che sono fortemente contrari. Esattamente come accade per altri aspetti del nostro dibattito sull’energia: dalla produzione di idrocarburi off-shore all’ipotesi di mettere una tassa sulle emissioni di CO2.<br />
Ma quello che voglio sottolineare è questo: <strong>anche quando tra noi ci sono delle differenze, non possiamo permettere che queste ci impediscano di procedere verso il progresso</strong>. Su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a rimanere impantanati nel solito vecchio trito dibattito tra destra e sinistra, tra<span id="more-303"></span> ambientalisti e imprenditori.<br />
I nostri concorrenti stanno facendo a gara per creare posti di lavoro e per controllare la crescente industria energetica. E l&#8217;energia nucleare non fa eccezione. Giappone e Francia hanno da tempo investito pesantemente in questo settore. Nel frattempo, ci sono 56 reattori nucleari in costruzione in tutto il mondo: 21 solo in Cina, 6 nella Corea del Sud, 5 in India. E l&#8217;impegno di questi Paesi non è solo creare posti di lavoro in tali impianti, bensì di mettere le basi per sviluppare competenze e nuove tecnologie.<br />
Quindi non dobbiamo commettere errori. <strong>Che si tratti di energia nucleare, o energia solare o eolica, se rinunciamo a investire nelle tecnologie di domani, poi dovremo importare tali tecnologie invece di esportarle</strong>. Torneremo indietro. Posti di lavoro verranno creati all&#8217;estero, invece che qui negli Stati Uniti d&#8217;America. E non è un futuro che sono disposto ad accettare». (…)<br />
«So bene che da molto tempo si dà per scontato che chi sostiene l’ambiente è contrario all’energia nucleare. Ma il fatto è che, anche se non abbiamo realizzato una nuova centrale nucleare da 30 anni, <strong>l&#8217;energia nucleare resta la nostra maggiore fonte di energia che non produce emissioni di CO2</strong>. Dunque per soddisfare le nostre crescenti esigenze energetiche e prevenire le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici abbiamo bisogno di aumentare le nostre forniture di energia nucleare. È semplice. Questo impianto, ad esempio ci consentirà di tagliare 16 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2, rispetto ad un impianto equivalente a carbone. È come eliminare dalle strade 3,5 milioni auto»</p>
<p>Quindi, a proposito dei problemi che possono venire a crearsi e della serietà con cui devono essere affrontati, <strong>Obama ha aggiunto</strong>:</p>
<p>«Ora, niente di quanto ho detto intende negare che ci siano seri inconvenienti nella produzione elettronucleare, che devono essere affrontati. L&#8217;energia nucleare genera scorie, e <strong>dobbiamo accelerare gli sforzi per trovare il modo di stoccare e smaltire questi rifiuti in modo sicuro</strong>. Ecco perché abbiamo chiesto a un gruppo bipartisan di esperti nucleari di affrontare questa sfida. Come pure per i nuovi impianti ci si atterrà alle maggiori e più restrittive norme di sicurezza per rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini che vivono vicino e lontano da essi. Questo è un imperativo.<br />
Ma gli investimenti in energia nucleare restano un passo necessario. Ciò che spero è che con questo annuncio venga sottolineata contemporaneamente sia <strong>la nostra serietà nel far fronte alla sfida energetica</strong>, sia la nostra buona <strong>volontà di non guardare a questa sfida come una questione di parte, ma come una questione che è più importante della stessa politica</strong>, poiché  le scelte che ci accingiamo a fare non riguardano solo la prossima generazione, ma molte generazioni a venire».</p>



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		<title>L&#8217;ipotesi Albania e la responsabilità nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 21:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Allbania]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Perseguire la possibilità di realizzare centrali nucleari in altri Paesi, ad esempio in Albania &#8211; a nostro avviso è un bene. Volenti o nolenti quello nucleare è un business che a livello internazionale è ripartito, e noi possiamo solo decidere o di (più o meno) parteciparvi, oppure di stare a guardare gli altri che fanno. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perseguire la possibilità di realizzare centrali nucleari in altri Paesi, ad esempio in Albania &#8211; a nostro avviso è un bene. Volenti o nolenti <strong>quello nucleare è un business che a livello internazionale è ripartito</strong>, e noi possiamo solo decidere o di (più o meno) parteciparvi, oppure di stare a guardare gli altri che fanno.<br />
E delle due &#8211; per un mucchio di motivi che non è nemmeno il caso di riassumere &#8211; è decisamente meglio la prima ipotesi, anche se fosse solo per una partecipazione ridotta.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Nucleare_Paese_Aquile1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-298" style="margin: 5px 10px;" title="Nucleare_Paese_Aquile" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Nucleare_Paese_Aquile1.jpg" alt="" width="260" height="230" /></a><br />
Caso mai avremmo dovuto muoverci prima, perché sé è vero che difficilmente potremo ormai partecipare al business maggiore (nelle Americhe e in Asia, se non raccogliendo qualche briciola dai nostri partners francesi), quanto meno <strong>nell’est europeo e nell&#8217;area del Mediterraneo un qualche ruolo lo dovremmo perseguire</strong>. E non si tratta comunque di poca cosa, visto che (per citare  solo i Paesi nord-africani) <strong>concreti programmi nucleari sono stati annunciati in Egitto e Marocco</strong>, e si stanno aprendo anche i mercati di <strong>Tunisia</strong>, <strong>Algeria</strong> e probabilmente <strong>Libia</strong>. Tutti Paesi con una domanda elettrica in crescita, ma che stanno programmando impianti di grande potenza anche con la prospettiva di esportare elettricità in Europa, cosa che potranno fare – almeno in parte – solo passando per l’Italia.</p>
<p>Ben venga dunque l’ipotesi di collaborare alla (eventuale) realizzazione del primo reattore nucleare nel “Paese delle aquile”. Ricordando peraltro che <strong>l&#8217;Albania dista dalle coste italiane meno di 80 km</strong>, sicché, di fatto, qualunque reattore là costruito è come se ce lo fossimo messi nel salotto di casa.</p>
<p>Ci auguriamo quindi che i discorsi con l’Albania costituiscano una reale prospettiva di sviluppo industriale, e non siano soprattutto <strong>un modo per aggirare gli ostacoli politici e sociali che si prospettano da noi</strong>. Della serie: troppo difficile fare centrali in Italia?  Bene, allora li facciamo in Albania <span id="more-296"></span>(o in Montenegro o in Tunisia) e poi importiamo l’elettricità a costi ridotti.</p>
<p>Oddio, vista la ridotta competitività del nostro sistema energetico, dovuta agli alti costi dell’energia che dobbiamo sopportare, anche questa potrebbe essere una mossa ragionevole.<br />
Ma ci piacerebbe molto meno della prima ipotesi. Per <strong>motivi di sicurezza, ma anche per motivi etici</strong>.<br />
Etici, si. Un argomento sul quale converrà ritornare, perché sta diventando vergognosa – oltre che economicamente deleteria – la prassi vigente nel nostro Paese di pensare che si possa evitare ogni rischio, pagando per scaricarli sugli altri.</p>
<p>Qui, però, vogliamo mettere <strong>l’accento soprattutto sull’aspetto sicurezza</strong>.<br />
Diciamoci la verità. Se doveste valutare il livello di sicurezza ad una centrale in Italia e di una in Albania, a quale dareste il punteggio maggiore?<br />
Non che una centrale in Albania sia di per sé meno sicura di una in Italia: non è che gli ingegneri albanesi sono meno bravi o che i controlli internazionali siano là meno severi.<br />
Il fatto è che <strong>il livello di sicurezza davvero garantito dagli organismi internazionali è quello minimo</strong>. Oltre questo livello di garanzia, assolutamente necessario e preteso, <strong>il livello “massimo” è connesso all’efficienza del sistema Paese</strong>. E si può dire quel che si vuole sull’Italia, ma una centrale costruita nel nostro territorio avrebbe sicuramente il livello di sicurezza massimo. Infatti in Lituania è stata per anni in esercizio una centrale (finalmente chiusa un mese fa), e un&#8217;altra è ancora in servizio in Bulgaria, che qui in Italia sarebbero state chiuse da (molti) anni.</p>
<p>Insomma, siamo certi che se, ad un certo punto, <strong>oltre alle valutazioni sulla sicurezza cominciassero a farsi sentire anche valutazioni di tipo economico, In Italia quest&#8217;ultime avrebbero meno peso</strong> e la spinta dell’opinione pubblica farebbe comunque fermare la centrale e provvedere ad elevare la sicurezza. Altrove, in Paesi meno sviluppati, come è l’Albania, crediamo che verrebbe fatto con meno certezza (o con meno prontezza, se preferite) che qui da noi.</p>
<p>Non prendiamoci in giro. Non è realizzando centrali in contesti meno avanzati a 100 km dall’Italia che si sta più sicuri. <strong>La sicurezza deriva prima di tutto da una seria e consapevole assunzione di responsabilità</strong>.</p>



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		<title>La strumentalizzazione elettorale del nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 00:12:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo già avuto modo di notare (vedi) che il dibattito sul nucleare quanto meno un grande pregio ce l’ha. Quello di far tornare a parlare di politica energetica. E basta parlarne anche un poco per comprendere la rilevanza strategica della pianificazione in un’ottica di politica energetica al servizio del Paese. Dobbiamo però aggiungere, per contro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già avuto modo di notare (<a href="http://www.enerblog.it/lopportunita-offerta-dal-nucleare-tornare-a-ragionare-in-termini-di-programmazione-energetica.html" target="_blank">vedi</a>) che <strong>il dibattito sul nucleare quanto meno un grande pregio ce l’ha. Quello di far tornare a parlare di politica energetica</strong>.<br />
E basta parlarne anche un poco per comprendere la rilevanza strategica della pianificazione in un’ottica di politica energetica al servizio del Paese.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/no-nuke.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-292" style="margin: 5px 10px;" title="no-nuke" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/no-nuke.jpg" alt="" width="260" height="287" /></a>Dobbiamo però aggiungere, per contro, che più di tutte le altre fonti <strong>il nucleare ha il difetto di polarizzare le posizioni in modo acritico</strong>, di scaldare gli animi, di far ragionare sulla spinta di emozioni anziché sulla base di dati e di opzioni tecnologiche ed economiche. Il che, data la complessità tecnica ed economica della materia, può anche comprendersi se a farlo sono i cittadini, soprattutto in un Paese dove di informazione sull’energia ce n’è davvero pochina. Ma proprio <strong>non si capisce – né si può accettare &#8211; se a farlo sono i politici e gli amministratori pubblici</strong>.</p>
<p>Invece sono soprattutto quest’ultimi che, ad ogni occasione, si lasciano andare a posizioni emotive e irrazionali. Per lo meno per quel che sembra, perché magari dispongono di ponderatissimi studi, solo che, se ce l’anno, se li tengono accuratamente per sé, poiché le uniche motivazioni che esprimono sono del tipo “il nucleare non passerà”.</p>
<p>Le ragioni di questi atteggiamenti, a nostro avviso, sono da rintracciarsi sostanzialmente in una <strong>totale impreparazione di politici e amministratori pubblici (con rare eccezioni) in questioni energetiche</strong>. Il che, essendo l’energia uno dei fattori fondamentali della produzione e dello sviluppo è, appunto, inaccettabile.</p>
<p>Ma c’è di peggio. Ed è l’<strong>uso esclusivamente elettorale che della questione nucleare si sta facendo</strong>. Tanto a destra quanto a sinistra, come è del tutto evidente <span id="more-291"></span>in questi giorni pre-elettorali, benché si sia solo all’inizio della competizione.<br />
È di oggi la dichiarazione di <strong>Renata Polverini</strong> (candidata del PdL alla Regione Lazio) che sostanzialmente si dice <strong>contraria al nucleare nel Lazio </strong>(supportata dal sindaco di Roma Alemanno), perché la Regione ha abbastanza energia e quindi del nucleare può fare a meno. Che è un po’ come se la Sicilia affermasse che non vuole né eolico né solare, perché di energia ne ha anche troppa (infatti la esporta) e se serve ad altre Regioni – come la Lombardia – che si installino aereogeneratori e pannelli fotovoltaici a Milano, dove il vento non c’è e il sole scarseggia.</p>
<p>Quanto simili posizioni siano strumentali alla campagna elettorale è lampante (alla faccia delle esigenze del Paese), visto che la Polverini e Alemanno fanno parte dell’area politica del Governo  che sostiene il rilancio del nucleare, e che condividono la loro neo posizione con quasi tutti gli altri Governatori (o aspiranti tali) delle Regioni tenute dai partiti governativi.</p>
<p><strong>Nel caso della sinistra la strumentalizzazione è anche maggiore</strong>. È stato sufficiente che il Governo dicesse “nucleare” perché ci si stracciasse le vesti inneggiando al solare, al risparmio, all’efficienza, alla tutela dell’ambiente. Tutte cose necessarie, ma anche già previste e sulle quali si stanno investendo somme ingenti.<br />
Invece, non ci sembra davvero che sul risparmio e sull’efficienza si stia facendo molto. Dovrebbe essere un buon campo di battaglia per contrastare da sinistra il Governo, no? E che dire dello scempio urbanistico e del dissesto idrogeologico? Ma vi pare che la sinistra si stia impegnando su questi (e molti altri) tempi con la stessa passione con cui si oppone al nucleare? Ci mancherebbe: in tempi elettorali non si dice alla gente che deve fare sacrifici o che deve investire soldi. Meglio dire no al nucleare, a questo e a quello.</p>
<p><strong>Le elezioni finiranno</strong>. I nostri amati politici si pongono il problema delle pietre che stanno mettendo nella barca del Paese? Qualcuno si pone la questione della competitività del Paese oggi e nel futuro, quando magari sarà la sinistra a doversi confrontare con il problema della competitività? Oppure del costo dell’energia, anche al di là dell&#8217;esigenza di centrare gli obiettivi climatici della UE, per il quale le rinnovabili sono indispensabili?</p>



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		<title>Le ragioni e le contraddizioni della sinistra sul nucleare</title>
		<link>http://www.enerblog.it/le-ragioni-e-le-contraddizioni-della-sinistra-sul-nucleare.html</link>
		<comments>http://www.enerblog.it/le-ragioni-e-le-contraddizioni-della-sinistra-sul-nucleare.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia. efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[L’opposizione all’energia nucleare in Italia non è patrimonio esclusivo della sinistra politica, ma quasi. Ed è comprensibile. Oggi ci sono le elezioni Regionali e in qualche modo è comprensibile che la sinistra debba contrastare le posizioni della maggioranza, anche utilizzando un po’ di demagogia. Prima la sinistra aveva semplicemente l’esigenza di diventare maggioranza, quindi di acquisire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/pd_nonuke.jpg" alt="" width="250" height="244" />L’opposizione all’energia nucleare in Italia non è patrimonio esclusivo della sinistra politica, ma quasi.<br />
Ed è comprensibile.</p>
<p><strong>Oggi </strong>ci sono le elezioni Regionali e in qualche modo è comprensibile che la sinistra debba contrastare le posizioni della maggioranza, anche utilizzando un po’ di demagogia.<br />
<strong>Prima </strong>la sinistra aveva semplicemente l’esigenza di diventare maggioranza, quindi di acquisire consenso, e in qualche modo era comprensibile che si promettessero i miracoli che la gente auspicava, cioè energia a buon mercato, non inquinante, senza rischi in un ambiente più naturale e più salutare.<br />
<strong>Domani </strong>ci sarà l’esigenza di contrastare ancora la maggioranza oppure di mantenere le promesse fatte, e magari sarà comprensibile che si continuino a cercare soluzioni utopistiche e fuori dalle regole del mercato e della competitività internazionale.<br />
<strong>Isomma è tutto comprensibile, tranne la situazione energetica in cui l’Italia si trova</strong>, che deriva da scelte equamente attribuibili all’attuale maggioranza (ex opposizione) e all’attuale opposizione (ex maggioranza). Ma è un dato di fatto che <strong>la nostra situazione energetica è fortemente anomala </strong>rispetto a quella di tutti i Paesi industrializzati. <strong>Anomala e penalizzante</strong>.</p>
<p>È dunque allarmante, a nostro modo di vedere, che si continuino ad <strong>usare le scelte energetiche prevalentemente come uno strumento di lotta politica</strong>.<br />
Perché (in termini di quantità disponibile, ma anche di qualità tecnica) <strong>l’energia costituisce la risorsa, il fattore della produzione più importante di un Paese industrialmente avanzato, tanto con la destra che con la sinistra al governo</strong>. E i vincoli che oggi vengono concretamente posti, o demagogicamente paventati per esigenze politiche e di esclusiva ricerca del consenso, saranno macigni che peseranno domani sulla nostra società e sulla nostra economia, che peraltro già soffre pesantemente di scarsa competitività.</p>
<p><strong>La posizione della sinistra  sul nucleare </strong>è in questi giorni efficacemente sintetizzata da<span id="more-253"></span> un gran numero di dichiarazioni più o meno autorevoli. Riportiamo qui uno stralcio di una interrogazione dell’on. Alessandra Siragusa (PD), che in poche righe ci sembra la riassuma in modo molto chiaro.</p>
<p>«… il Governo attualmente in carica assegna, nelle strategie energetiche d’Italia, un ruolo centrale al rilancio della fonte nucleare sulla base delle tecnologie attualmente disponibili. Tale scelta viene presentata come in grado di fornire significative quantità di energia elettrica a prezzi molto più bassi degli attuali; il Partito Democratico ritiene che la soluzione non sia un ritorno al nucleare che, a questo stato di tecnologia, <strong>comporta costi elevati, tempi molto lunghi, problemi legati allo smaltimento delle scorie radioattive; è invece necessario puntare</strong> in via prioritaria su efficienza, risparmio energetico, innovazione tecnologica, fonti rinnovabili per affrontare le sfide che abbiamo davanti a cominciare dalla necessità, ribadita nel summit mondiale sul clima di Copenhagen, di ridurre drasticamente le emissioni di CO2».</p>
<p>Vogliamo ancora una volta sottolineare le intrinseche <strong>contraddizioni di dichiarazioni come questa</strong>, in cui si accusa il nucleare di:</p>
<p><strong>&#8211;</strong>  <strong>essere troppo costoso</strong>. Che è una obiezione curiosa se fatta da chi, nel contempo, propone di spingere su fonti molto, ma molto più costose, come, ad esempio, il fotovoltaico. Un autorevole studio sullo sviluppo del fotovoltaico in Italia, presentato nei giorni scorsi da Asso Energie Future (una associazione di categoria attiva nelle rinovabili), stima che per realizzare 9.000 MW fotovoltaici al 2020 sia necessario un investimento di 29 miliardi di euro. Ma, in termini di energetici, 9.000 MW fotovoltaici producono in un anno da 12 a 14 miliardi di kWh elettrici, che è esattamente la stessa energia prodotta da <span style="text-decoration: underline;">una</span> sola centrale da 1.600 MW, il cui costo è però al massimo di 5 miliardi di euro.</p>
<p><strong>&#8211;</strong>  <strong>Richiedere tempi lunghi di realizzazione</strong>. Una affermazione, questa, talmente assurda che è rivelatrice se non della malafede, almeno dell’ignoranza degli aspetti energetici di cui si parla.<br />
È a tutti noto (o almeno dovrebbe esserlo a chi si occupa di cose pubbliche) che l’Italia non ha alcuna necessità di nuova potenza elettrica nè oggi nè certamente per i prossimi 6-7 anni. Per scelte fatte in passato ne abbiamo in abbondanza, anche se a costi non competitivi con gli altri Paesi, e lo stesso fatto che importiamo una quota di energia nucleare francese, svizzera e slovena non è per necessità, ma solo per convenienza economica. Le centrali nucleari non devono soddisfare nessuna necessità di oggi, ma quella dei prossimi 60 anni, a meno che non si creda che si possa restare attaccati alla mammella del gas naturale per sempre.<br />
L’aspetto paradossale, peraltro, è che in ogni caso nessuna delle proposte presentate come alternative al nucleare (efficienza, rinnovabili, risparmio, innovazione) ha tempi più veloci di esso. Nessuna di queste alternative è singolarmente in grado di produrre entro dieci anni (o di far evitare la produzione) dell’energia generata da una sola centrale nucleare da 1.600 MW. Né, tutte insieme, l’energia prodotta dalle 4 centrali che propone di realizzare Enel.</p>
<p><strong>&#8211;</strong>  <strong>Essere pericoloso per via delle scorie.</strong> E anche questa è una affermazione non vera, oltre che politicamente rischiosa. Perché a forza di lanciare allarmi di questo tipo, magari poi la gente comincia a chiedersi quante altre produzioni pericolose (più pericolose) ci siano in giro, con il rischio che si cominci a pretendere lo stop di ogni tipo di attività industriale e chimica in particolare.<br />
Il problema dello smaltimento dei rifiuti nucleari non va certo banalizzato. È una cosa seria per la quale si stanno ancora cercando soluzioni ideali. Ma è anche vero che è un problema tutto politico, non tecnico. Le scorie vengono smaltite da 50 anni: a qualcuno risulta che ci sia mai stato un solo <span style="text-decoration: underline;">concreto</span> problema di allarme ambientale? Non è curioso che tutta questa preoccupazione per i rischi che lasceremo ai nostri discendenti sia relativa solo alla radioattività delle scorie nucleari e non – ad esempio – alle milioni di tonnellate di prodotti chimici pericolosi (che oltretutto, a differenza della radioattività, nemmeno decadono con il tempo: sono eterni)? Il vero, reale problema dei rifiuti nucleari, è che per la sua soluzione occorrono due fattori: il primo è tecnico (che c’è ed è in costante perfezionamento) e il secondo politico. È tutto qui il problema.</p>
<p><strong>&#8211;</strong>  <strong>Per il resto è certamente vero che occorre impegnarsi</strong> su «efficienza, risparmio energetico, innovazione tecnologica e fonti rinnovabili per affrontare le sfide che abbiamo davanti a cominciare dalla necessità, ribadita nel summit mondiale sul clima di Copenhagen, di ridurre drasticamente le emissioni di CO2». Noi, come stanno facendo gli altri Paesi. Che però lo fanno partendo da una base notevole di vantaggio, dovuta ai minori costi dell’energia che largamente producono con carbone e nucleare. Noi dovremmo farlo attingendo ai vantaggi che ci derivano dal sole, dagli spaghetti e dai mandolini? Chi paga le pur indispensabili cose  sopra elencate se decidiamo di continuare a produrre energia elettrica esclusivamente con fonti molto costose, come il gas, o costosissime, come le rinnovabili? E, in ogni caso, perché dovremmo farlo per forza senza il nucleare, che comunque resta il modo più incisivo per ridurre in modo massiccio le emissioni di CO2?</p>



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		<title>Dipendenti e vulnerabili. È questa la scelta energetica degli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 00:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[La disponibilità di energia – e in particolare di energia elettrica – è il principale fattore di sviluppo, prosperità, salute e sicurezza dei Paesi industrializzati. Ma siamo talmente abituati all’uso dell’elettricità, a disporne in modo pressoché illimitato, che la utilizziamo in modo scontato, senza più riflettere su quale prezioso bene sia, su quali rinunce dovremmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 10px; float: right; border: 0px;" title="Città di notte" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/CITY-night-fog.jpg" alt="Città di notte" width="240" height="202" />La disponibilità di energia – e in particolare di energia elettrica – è il principale fattore di sviluppo, prosperità, salute e sicurezza dei Paesi industrializzati.<br />
Ma siamo talmente abituati all’uso dell’elettricità, a disporne in modo pressoché illimitato, che la utilizziamo in modo scontato, senza più riflettere su quale prezioso bene sia, su quali rinunce dovremmo affrontare non tanto nell’impensabile ipotesi che venga a mancare, ma anche solo se dovessimo limitarne l’uso in modo significativo.</p>
<p>Forse proprio per questa perduta consapevolezza<strong> i progetti di nuovi impianti e infrastrutture energetiche sono tra i principali oggetti di contestazione a livello locale</strong>. Ci si oppone alla realizzazione di rigassificatori, elettrodotti, gasdotti e centrali elettriche (di ogni tipologia: a carbone, a gas, nucleari) indipendentemente dal fatto che vengano assicurati i più stringenti vincoli ambientali. Da qualche anno l’opposizione si è estesa anche alle fonti rinnovabili, come biomasse, idroelettrico ed eolico. L’unica fonte che per ora non registra opposizioni significative è quella solare, che viene anzi richiesta a gran voce in alternativa a qualsiasi realizzazione di altro tipo pur essendo di gran lunga la fonte più costosa e con minore resa energetica.<br />
<strong>Dove ci porta questo modo di agire?</strong> Quali rischi stiamo correndo?<span id="more-187"></span></p>
<p><strong>L’Italia consuma ogni anno oltre 190 Mtep</strong> (milioni<em> di tonnellate equivalenti di petrolio</em>) di energia primaria, <strong>l’85% dei quali importati</strong>. È una percentuale altissima: nessun altro grande Paese industrializzato ha un tasso di dipendenza energetica dall’estero come il nostro.</p>
<p>Considerando che a livello mondiale la localizzazione delle fonti primarie è disomogenea rispetto alle zone di consumo, e tenendo ben presenti i riflessi dell’energia sull’ambiente,<strong> per l’Italia è vitale correlare il proprio sistema energetico al contesto mondiale</strong>, evitando dannose vulnerabilità. Invece è esattamente quello che <em><span style="text-decoration: underline;">non</span></em> stiamo facendo. Ma in questo modo, di fatto, <strong>stiamo effettuando una ben precisa scelta: stiamo scegliendo di essere sempre più vulnerabili</strong>.</p>
<p>Questo aspetto va sottolineato, perché <strong>se è importante ridurre la dipendenza energetica dal’estero, molto di più lo è ridurre la vulnerabilità</strong>.</p>
<p>Essere vulnerabili vuol dire non avere la possibilità di scegliere liberamente tra le varie opzioni energetiche offerte dal mercato e dalle tecnologie, oppure poter scegliere solo a condizione di accettare costi economici e politici insopportabili per la collettività.</p>
<p><strong>La vulnerabilità è dunque una cosa diversa dalla dipendenza energetica</strong>. Infatti si può essere dipendenti ma non vulnerabili, ad esempio grazie a importazioni di materie prime energetiche che abbiano costi accettabili e che siano garantite da una buona diversificazione delle risorse per origine e tipologia.<br />
Per contro un Paese indipendente, ma che coprisse la maggior parte della sua richiesta energetica a costi proibitivi, sarebbe vulnerabile.</p>
<p><strong>L’Italia non solo è molto dipendente, ma è sempre più vulnerabile</strong>. Infatti dipende in modo eccessivo dal gas, cioè dalla fonte fossile più costosa e proveniente da un numero molto ridotto di Paesi. E in questa situazione una larga parte dell’opinione pubblica non solo ostacola i rigassificatori (che moltiplicano i Paesi di possibile provenienza della materia prima) e si oppone al carbone (che riduce i costi di produzione e diversificherebbe le fonti), ma contrasta in ogni modo anche il <strong>nucleare</strong>, che è una delle fonti meno costose e non ha alcun impatto sul clima globale. E nel contempo <strong>si chiede a gran voce di aumentare la vulnerabilità</strong>, puntando tutto e subito su tecnologie dai costi elevatissimi (come il fotovoltaico) o che ancora non esistono (nucleare di IV generazione, idrogeno).</p>



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		<title>Nucleare. Ma davvero abbiamo la possibilità di scegliere?</title>
		<link>http://www.enerblog.it/nucleare-ma-davvero-abbiamo-la-possibilita-di-scegliere.html</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 23:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[energia. efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
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		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Come per qualsiasi discorso serio, anche nel parlare di energia ci sono dei dati basilari che dovrebbero essere ben noti a tutti e sempre tenuti presenti. Siccome l’impressione è invece che tali dati siano quasi ignorati, o comunque non considerati, ci scuserete se ci permettiamo di sintetizzare (in tabella) per lo meno quelli davvero fondamentali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 10px; border: 0px;" title="Situazione energetica mondiale" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Situazione_energia_Mondo.JPG" alt="Situazione energetica mondiale" width="387" height="360" />Come per qualsiasi discorso serio, anche nel parlare di energia ci sono dei <strong>dati basilari che dovrebbero essere ben noti a tutti</strong> e sempre tenuti presenti. Siccome l’impressione è invece che tali dati siano quasi ignorati, o comunque non considerati, ci scuserete se ci permettiamo di sintetizzare (in tabella) per lo meno quelli davvero fondamentali a livello generale.</p>
<p>I dati sono per comodità riferiti al <strong>2004</strong>, ma la situazione è sostanzialmente immutata (tranne che per gli abitanti, che nel frattempo sono aumentati di circa 400 milioni).</p>
<p><strong>Il punto che vogliamo sottolineare è la disparità di accesso all’energia</strong>. Con qualche considerazione sulle possibili evoluzioni a livello globale.</p>
<p>Come si può osservare, ad esempio, <strong>l’Europa, con il 9,3% della popolazione mondiale, consuma il 18,2% dell’energia mondiale e il 21,2% dell’energia elettrica</strong>. Le percentuali sono ancora maggiori per il Nord America (che comprende solo USA e Canada, il Messico è incluso nell’America Latina) e in generale per il complesso dei Paesi industrializzati (l’OCSE citato in tabella è l’Organizzazione<span id="more-167"></span> per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico tra Paesi industrializzati e comprende i 30 Paesi maggiormente sviluppati al mondo).</p>
<p>Il confronto con l’Asia e l’Africa è già di per se emblematico del divario esistente. Ma occorre considerare che <strong>i dati della tabella sono aggregati, e nascondono realtà che in alcuni casi non è eccessivo definire agghiaccianti</strong>.<br />
Ad esempio, per Europa, Medio Oriente, Americhe, Australasia e CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, comprende la Russia e gli altri Paesi ex URSS ad eccezione di quelli che sono entrati nell’Unione Europea) i dati della tabella si riferiscono quasi interamente all’energia commercializzata, cioè comprata e venduta sul mercato. Ma (come è riferito in nota) <strong>per Asia e Africa i dati comprendono anche le biomasse naturali (stimati per ben l’80% circa)</strong>, cioè legna, residui agricoli ed escrementi animali essiccati utilizzati fuori dai canali commerciali.<br />
Se dai consumi di Asia e Africa togliamo questa quota dell&#8217;80% e consideriamo solo gli scenari dell&#8217;energia commercializzata, che sono gli unici di interesse per noi occidentali (cioè come si evolveranno i mercati di petrolio, gas, carbone ed energia elettrica) ne risulta un divario, con i Paesi industrializzati, che è, appunto, agghiacciante. Per convincersene basta un ultimo esempio, relativo ai consumi elettrici dell&#8217;Africa. Se consideriamo solo la cosiddetta <strong>Africa sub-sahariana</strong> (cioè escludendo a nord tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e il Sudafrica a sud) si ha un continente dove vivono circa <strong>700 milioni di abitanti, che hanno consumi elettrici pari a quelli di 15 milioni di italiani</strong>.</p>
<p>Questa la considerazione che consigliamo di tenere sempre presente in qualsiasi discorso o scelta si voglia fare sull’energia.</p>
<p>Sulla terra, dunque, vivono (oggi, nel 2009) circa <strong>6,7 miliardi di persone, di cui la parte ricca (1,2 miliardi, pari al 18% circa) consuma quasi il 50% di tutta l’energia primaria e il 60% di quella elettrica</strong>. Dei rimanenti 5,5 miliardi, che si dividono il restante, <strong>circa 1,5 miliardi di persone non ha nemmeno accesso all’elettricità</strong>.<br />
Inoltre continuiamo ad aumentare di numero: <strong>tra poco più di 30 anni saremo 9 miliardi</strong>, con un incremento di popolazione tutto a carico dei Paesi oggi in via di sviluppo, che quindi raggiungeranno la cifra di 7,7 &#8211; 8 miliardi, mentre noi “occidentali” resteremo più o meno 1,2 miliardi.</p>
<p>Ebbene, è lecito e giusto sperare che quegli <strong>8 miliardi di “altri” </strong>possano avere un maggiore benessere e migliore qualità della vita. Una qualità della vita – per limitarci al settore dell’energia elettrica – che preveda <strong>consumi pari (tra 30-40 anni) alla <span style="text-decoration: underline;">metà</span> dei consumi elettrici medi oggi in Europa </strong>(e quindi, per inciso, ad <span style="text-decoration: underline;">un quarto</span> di quelli medi in nord America).</p>
<p>Nell’auspicabile modesta ipotesi appena fatta, <strong>i consumi di energia elettrica nel mondo dovranno più che raddoppiare</strong> rispetto ad oggi. Il che vuol dire che occorrerà reperire una quantità enorme di energia supplementare, da utilizzare nel rispetto dell’ambiente e senza impatti sul clima globale.<br />
<strong>In questa prospettiva (non solo realistica, ma minimale) è assurdo e ridicolo porsi il problema se sia opportuno o no ricorrere in Italia all’energia nucleare</strong>.<br />
Non avremo a lungo la possibilità di scegliere. In un mondo sempre più urbanizzato e sempre più industrializzato, con sempre maggiore fame di energia e sempre minori risorse di combustibili fossili, non potremo a lungo continuare a decidere se ci piace di più importare questo o quello.</p>
<p><strong>In realtà non abbiamo proprio alcuna possibilità di scelta</strong>. Come per tutto il resto del mondo, <strong>anche noi italiani dovremo ricorrere a tutte, ma proprio tutte le opzioni disponibili</strong> che siano economicamente vantaggiose e rispettose dell’ambiente. Quindi tutto il sole, tutto il vento, tutta l’acqua, le biomasse e la geotermia che potremo sfruttare. E poi risparmio ed efficienza energetica. E, ancora, petrolio, gas e carbone sia nelle forme convenzionali, sia in quelle non convenzionali. E, <strong>inevitabilmente, anche il nucleare</strong>.<br />
E con tutto ciò occorre anche essere consapevoli che <strong>tutto questo non basterà</strong>. Dovremo impegnarci in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi sistemi meno energivori e più rispettosi dell’ambiente. Tutte cose possibili. Ma non gratis, e non senza impegno.</p>



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		<title>C&#8217;è qualcosa di nuovo nel decreto legislativo sulla localizzazione degli impianti nucleari</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 23:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo schema di decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri sulla localizzazione dei previsti impianti elettronucleari è solo il primo passo, ma finalmente concreto, per il rilancio del nucleare in Italia. A parte il fatto (ma credo sia solo una formalità) che lo schema di decreto per essere approvato dovrà passare al vaglio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 10px; border: 0px;" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/lente-2_freeimages.gif" alt="" width="200" height="200" />Lo schema di decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri sulla localizzazione dei previsti impianti elettronucleari è solo <strong>il primo passo, ma finalmente concreto, per il rilancio del nucleare in Italia</strong>.<br />
A parte il fatto (ma credo sia solo una formalità) che lo schema di decreto per essere approvato dovrà passare al vaglio del Consiglio di stato, della Conferenza unificata Stato/Regioni e del Parlamento, <strong>il percorso è ancora lungo e tutto in salita</strong>. Come certamente apparirà chiaro quando davvero si dovrà parlare di dove farle, le centrali.</p>
<p>Quello del <strong>nucleare è ormai una sorta di derby calcistico</strong>, con i tifosi assiepati sulle opposte tribune in schieramenti di difficile valutazione quantitativa. Sul web e sulla stampa sembrerebbe che i tifosi del no siano maggioritari, oltre che certamente più chiassosi. Se però si passa ai sondaggi di opinione gli italiani appaiono divisi piuttosto equamente, con la squadra del si in crescita e, anzi, forse in lieve vantaggio. In ogni caso è certo che <strong>a spostare da una parte o dall’altra il piatto della bilancia sarà la schiera degli indecisi</strong>.<span id="more-159"></span></p>
<p>Da questo punto di vista <strong>lo schema di decreto legislativo presenta novità positive</strong>, rispetto alle politiche energetiche del passato.</p>
<p>Intanto prevede l’elaborazione di una preliminare <strong>strategia nucleare</strong>, cioè di un <strong>documento che esponga chiaramente gli obiettivi strategici del Governo</strong>: dalla sicurezza al combustibile nucleare, dalla realizzazione degli impianti alle compensazioni, fino alle alleanze internazionali.<br />
Da sottolineare che il documento sulla “strategia nucleare” conterrà anche le procedure per la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti, nonché i requisiti soggettivi che devono essere in possesso degli operatori, come pure le sanzioni applicabili in caso di violazione delle nuove norme. Questo a garanzia della <strong>volontà di operare con trasparenza</strong>, garantendo i cittadini che le società e le imprese potranno agire non dando la priorità a criteri o interessi di parte, ma solo secondo <strong>precise indicazioni di interesse pubblico, avendo come criterio prioritario la sicurezza</strong>.</p>
<p>Il documento di strategia nucleare, inoltre, dovrà contenere una <strong>preliminare valutazione del contributo dell’energia nucleare</strong> in termini di sicurezza, di diversificazione energetica, di riduzione delle emissioni di gas serra e di benefici economici e sociali. È evidente che sarebbe difficile proseguire con il piano di sviluppo del nucleare se queste valutazioni non dovessero essere pienamente soddisfacenti.</p>
<p>E per finire c’è la questione dell’<strong>informazione</strong>, che a mio avviso è il vero punto qualificante della “strategia nucleare” che si sta attuando. In particolare perché si parte con l’intento programmatico di <strong>informare passo passo i cittadini sulle decisioni e sulle azioni dell’esecutivo</strong>. Che mi pare una bella novità rispetto alle politiche del passato, non solo energetiche.</p>
<p>Una valida attività di informazione è indispensabile per la corretta gestione di un sistema complesso come indubbiamente è quello nucleare, ma anche per la sua <strong>accettabilità sociale</strong>. La gente ha infatti paura di quello che non conosce o non capisce. E non a caso tutti i sondaggi d’opinione confermano che il favore verso il nucleare è direttamente proporzionale al livello di conoscenza: più si sa e si è informati, più si è a favore.</p>



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