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	<title>EnerBlog &#187; fotovoltaico</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>Qualcosa da dire sugli incentivi alle fonti rinnovabili</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 22:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vicenda degli incentivi per il fotovoltaico (e più ingenerale per le nuove fonti rinnovabili) è sicuramente complessa. Tale da non poter essere semplificata eccessivamente. Tuttavia, nello spazio di un post per un blog, c’è qualcosa che va detto. E cioè che non è una cosa seria, tanto per cambiare. In Italia c’è sicuramente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda degli incentivi per il fotovoltaico (e più ingenerale per le nuove fonti rinnovabili) è sicuramente complessa. Tale da non poter essere semplificata eccessivamente. Tuttavia, nello spazio di un post per un blog, c’è qualcosa che va detto. E cioè che <strong>non è una cosa seria</strong>, tanto per cambiare.</p>
<p><strong>In Italia c’è sicuramente la necessità di sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili</strong>, anche se sarebbe meglio dire – come fa Obama in America &#8211; “<strong>energia pulita</strong>”, cioè a basso impatto ambientale e senza emissioni di CO2.<a rel="attachment wp-att-430" href="http://www.enerblog.it/qualcosa-da-dire-sugli-incentivi-alle-fonti-rinnovabili.html/sovvenzioni_fv-2"><img class="alignleft size-full wp-image-430" style="margin: 10px 6px;" title="sovvenzioni_FV" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/03/sovvenzioni_FV.jpg" alt="" width="250" height="231" /></a><br />
Le opzioni possibili sono parecchie, anche senza considerare tecnologie ancora sperimentali o di nicchia. Certamente l’<strong>eolico</strong> e il <strong>solare</strong>, ma anche il <strong>geotermico</strong>, il <strong>mini-idraulico</strong>, le <strong>bioenergie</strong> nelle varie forme (biocarburanti, biogas, combustibili solidi). E poi c’è la grande risorsa rappresentata dall’<strong>efficienza energetica</strong>, che detto così sembra una cosa sola, ma che in realtà racchiude decine di tecnologie diverse. </p>
<p>In teoria tutte queste fonti di energia dovrebbero essere incentivate. In pratica le uniche che lo sono state davvero sono l’eolico e soprattutto e il solare fotovoltaico. Lo sono state al punto che oggi tutti gli operatori del settore, quelli che finora ne hanno largamente beneficiato, si dichiarano d’accordo sul fatto che il sistema di incentivi vada rivisto. Nel senso di ridotto, ma non troppo.</p>
<p>Noi invece <strong>ci chiediamo se l’obiettivo di fondo sia finanziare l’eolico e il fotovoltaico oppure produrre energia pulita</strong>. Perché, se lo scopo fosse quest’ultimo, allora logica vorrebbe che si valuti come farlo nel modo migliore, cioè con il maggior rendimento energetico, con i costi minori e possibilmente anche con i maggiori benefici per il sistema industriale italiano.</p>
<p>La prima osservazione al riguardo è che, <strong>finanziando eolico e fotovoltaico, si è scelto di ignorare l’aspetto economico</strong>, sia perché sono le fonti più costose, sia perché sono quelle con <span id="more-429"></span>minore impatto sul nostro sistema produttivo (in Italia non si producono né pale eoliche, né pannelli fotovoltaici, che sono tutti importati).<br />
Geotermia, mini-idraulica e biomasse sono invece fonti che prevedono tecnologie nazionali e che – a determinate condizioni – sono già competitive, oltre al fatto che producono energia 24 ore al giorno, non solo quando c’è il sole e quando tira vento. Però, per qualche oscura ragione, sono incentivate solo a parole.</p>
<p>Tanto per fare un esempio, <strong>le pompe di calore geotermiche</strong> da noi non è che si contino proprio sulle dita di una mano, ma quasi, in rapporto alla grandezza del Paese. Le stesse pompe di calore geotermiche si contano invece a centinaia di migliaia nei Paesi nord europei, che dal punto di vista della risorsa sono anche meno dotati di noi (solo in Svezia – un Paese con meno di 10 milioni di abitanti &#8211; sono in servizio circa 300.000 pompe di calore geotermiche).</p>
<p>E non parliamo del <strong>solare termico</strong>. Una risorsa di cui l’Italia è certamente ricca e che potrebbe essere sviluppata tutta con tecnologie nazionali.<br />
<strong>Al riguardo è bene ricordare due cose</strong>. <strong>La prima</strong>, che – in Italia come altrove &#8211; i maggiori consumi di energia non sono destinati alla produzione di elettricità, ma di calore. <strong>La seconda</strong> è che gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 non sono in relazione al kW elettrico prodotto, ma più semplicemente all’energia prodotta. E siccome gran parte dell’elettricità è prodotta a partire dal calore (acqua bollente), se una quota di questo calore fosse prodotto con il sole si avrebbe un doppio beneficio, in termini economici e di rendimento energetico. In altre parole: ogni euro investito per ridurre i combustibili bruciati per produrre calore, rende enormemente di più (in termini economici e di riduzione delle emissioni) dello stesso euro investito per ridurre le emissioni del kWh elettrico ad esempio tramite l’eolico o il fotovoltaico.</p>
<p>Infine <strong>andrebbe fatto un discorso a sé per le biomasse</strong> (e in parte anche per il mini-idro), che potrebbero essere l’occasione non solo per produrre energia e creare migliaia di posti di lavoro nelle zone meno sviluppate (campagna, collina e montagna), ma anche per mettere mano al dissesto idrogeologico, che non solo produce distruzione e dolore, ma ci costa anche svariati miliarducci di euro l’anno.</p>
<p>Ricordiamo che <strong>gli incentivi per le nuove fonti rinnovabili </strong>(praticamente solo eolico e, soprattutto, fotovoltaico) <strong>costano 2,8 miliardi l’anno</strong> (<em>dato 2010</em>), che pagano tutti i cittadini nelle bollette elettriche.</p>
<p>Relativamente al solo fotovoltaico, <strong>secondo l’Autorità per l’energia </strong>(<em>comunicato stampa del 7 febbraio 2011</em>) entro il prossimo giugno in Italia «potrebbero esserci 180.000 impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 6.500 MW, una producibilità di 8 miliardi di kWh e un conseguente <strong>costo per il sistema elettrico prossimo ai 3 miliardi di euro l’anno</strong>».<br />
L’Autorità in questo caso non ricorda – anche perché l’ha fatto una miriade di altre volte – che questi 3 miliardi di euro l’anno di incentivi al fotovoltaico vanno moltiplicati per 20 anni.</p>
<p>Da parte nostra ci limitiamo a sottolineare che se questi 6.500 MW invece che fotovoltaici fossero stati in solare termico equivalente, i costi sarebbero stati enormemente minori e i benefici in termini energetici e di emissioni enormemente maggiori. Tralasciando il fatto che <strong>6.500 MW nucleari </strong>(che restano in servizio 50 anni, contro i 25 del fotovoltaico) di kWh elettrici non ne producono ogni anno 8 miliardi, ma oltre 50 miliardi.</p>



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		<title>Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare</title>
		<link>http://www.enerblog.it/384.html</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 08:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per produrre la stessa quantità di energia elettrica con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per <strong>produrre la stessa quantità di energia elettrica</strong> con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, presso Priolo, e che attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico). Viene inoltre evidenziata <strong>l’occupazione del territorio necessaria alle varie tecnologie</strong>, sempre nell&#8217;ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-385" href="http://www.enerblog.it/384.html/cattura_confronto_nucleare_"><img class="alignleft size-full wp-image-385" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="Cattura_Confronto_nucleare_" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/Cattura_Confronto_nucleare_.jpg" alt="" width="622" height="426" /></a><br />
<strong><br />
Per la migliore comprensione dei dati si tenga presente quanto segue:</strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">NUCLEARE</span></strong> – Il <strong>fattore di disponibilità</strong> dichiarato dal costruttore Areva è del 92%. Il dato da noi riportato (90%) appare attendibile, considerato che negli ultimi anni la disponibilità media delle &#8220;vecchie&#8221; centrali in servizio in occidente è stata di circa l&#8217;83%, e l’EPR adotta innovazioni basate sull’esperienza acquisita. Ricordiamo che il fattore di disponibilità indica il tempo medio<span id="more-384"></span> (rispetto alle 8760 ore he ci sono in un anno) di funzionamento equivalente alla piena potenza. Se facciamo l&#8217;esempio del fotovoltaico (che è forse il più semplice da capire)  il fattore di disponibilità indica la percentuale di tempo (rispetto alle ore dell&#8217;anno) che occorrono ad un impianto, che funzioni a piena potenza e nelle migliori condizioni possibili, per produrre  l&#8217;energia che effettivamente quell&#8217;impianto produce in un anno tenendo conto delle ore notturne, dei giorni di maltempo, della maggiore e minore insolazione dei giorni e dei mesi, delle variazioni di temperatura eccetera.</p>
<p>Circa i <strong>costi del nucleare </strong>si consideri che il prototipo di reattore che è in costruzione (quello finlandese di Olkiluoto) aveva un costo previsto in 3,6 miliardi. A seguito dei ritardi e degli altri problemi registrati sul sito di Olkiluoto, è probabile che alla fine il costo reale si aggirerà sui 4,6-4,8 miliardi. Ma va considerato che si tratta di un prototipo assoluto, la cui esperienza consentirà di razionalizzare notevolmente l’investimento. Infatti, il medesimo consorzio finlandese TVO, che sta realizzando la centrale di Olkiluoto, ha avanzato nei giorni scorsi al governo di Helsinki (che l’ha approvata) la richiesta di realizzare un secondo reattore EPR simile a quello in costruzione, dichiarandosi certo che per il secondo reattore i costi saranno inferiori ai 4 miliardi di euro. La realizzazione di successivi reattori ridurrà ulteriormente i costi, anche se, prevedibilmente, di poco.</p>
<p>Per la <strong>superficie occupata </strong>(20 ettari), considerando le specificità italiane, abbiamo aumentato di circa il 20% l&#8217;area che EDF dichiara sia  effettivamente occupata (circa 16 ettari) dalla centrale EPR in costruzione in Francia, a Flamanville.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">EOLICO </span></strong>-  La <strong>disponibilità</strong> del 17% (1.500 ore) è a nostro avviso quella massima effettivamente riscontrabile in Italia, verificata sul campo <span style="text-decoration: underline;">nelle migliori condizioni possibili</span> (ad esempio Enel afferma con soddisfazione che il suo parco eolico in Sardegna ha una disponibilità media di 1.490 ore). In pratica, considerando il dato come media nazionale, ci stiamo tenendo ben larghi. Per il 2008, ad esempio, il GSE ha calcolato una potenza eolica installata in Italia di 3.537 MW, e una produzione di 4,86 miliardi di kWh, pari ad un fattore di disponibilità del 15,7 %  (1.374 ore).</p>
<p>I <strong>costi capitali </strong>(circa 1,1 milioni di euro per MW) sono stati calcolati estrapolando quelli attuali di un impianto da 30 MW con turbine di potenza unitaria tra i 2 e i 3 MW, rapportati alla potenza eolica che è necessario installare per ottenere la stessa energia prodotta (12,6 miliardi di kWh) da una centrale nucleare da 1.600 MW con fattore di disponibilità del 90%. Per ottenere la stessa quantità di energia con un fattore di disponibilità del 17% occorrono 8.400 MW.</p>
<p>Per l’<strong>occupazione del territorio</strong> si è preso il convenzionale valore di riferimento per l&#8217;eolico di 10 Watt/mq. Gli 84.000 ettari che ne derivano rappresentano l’area totale intorno agli aerogeneratori, che ovviamente può essere utilizzata per usi agricoli, di allevamento o simili. Ma certamente non per tutti gli usi. 4.200 ettari è invece l’area effettivamente occupata dai 3.000 – 4.000 aerogeneratori necessari a installare gli 8.400 MW e che non è utilizzabile, in sicurezza, per alcun altro uso.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">FOTOVOLTAICO</span></strong> – La <strong>disponibilità</strong> del 14% (1.200 ore) è quella media della realtà italiana , ove in genere si riscontra una disponibilità di circa 1.000 ore al nord e fino a 1.400 ore al sud.</p>
<p>I <strong>costi </strong>(circa 3,3 milioni per MW di picco) sono calcolati per impianti a terra, estrapolando quelli delle centrali di maggiori dimensioni in silicio policristallino recentemente realizzati in Italia.<br />
È forse opportuno osservare che, nella realtà, i costi sono notevolmente maggiori, poiché, con un costo di 3,3 milioni/MW, in un’ottica di mercato nessuno investirebbe nel fotovoltaico. Che deve quindi essere massicciamente sovvenzionato. Infatti i dati ufficiali dell’Autorità per l’energia certificano che i 3.350 MW programmati per il triennio 2011-2013 costeranno 25 miliardi nei prossimi 20 anni, che rapportati ai 10.500 MW necessari per equiparare la generazione di una centrale nucleare da 1.600 MW, dà un totale di 78 miliardi.</p>
<p>L’<strong>occupazione del suolo </strong>è stimata sulla base dell’effettiva superficie degli impianti di maggiore dimensione recentemente installati a terra nel nostro Paese. Si consideri che le superfici coperte dai pannelli fotovoltaici non possono essere utilizzate nemmeno in piccola parte per altri usi, e che il suolo sotto i pannelli subisce un notevole degrado, in particolare dal punto di vista della riduzione della biodiversità.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">SOLARE CCP</span></strong> (<em>Cylindrical-parabolic Concentrator Plant</em>) – Tutti i dati sono stati estrapolati sulla base di quelli di progetto della centrale Solnova 3, da 50 MW, realizzata dalla spagnola Albengoa Solar ed entrata in servizio commerciale nei giorni scorsi presso Siviglia. Anche per il solare termodinamico, la superficie occupata dagli specchi non può essere utilizzata per alcun altro uso, nemmeno in minima parte.</p>



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		<title>Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 17:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
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		<description><![CDATA[ È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020. Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè <strong>coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020</strong>.<br />
Per rispettare questo impegno, secondo il recente <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/allegatodoc_prev2.pdf">documento previsionale</a> del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, <strong>a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde </strong>prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-341" style="margin: 5px 10px;" title="sovvenzioni_FV" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg" alt="" width="250" height="231" /></a><strong>Inoltre</strong> l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa <strong>2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>.</p>
<p>La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, <strong>per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri</strong>, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.<br />
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, <strong>l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità</strong>, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.</p>
<p>C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, <strong>la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no</strong>. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una <span id="more-339"></span>politica industriale di settore, e anche ora, che sembra si vogliano percorrere i primi passi (ad esempio nella geotermia) ci si sta muovendo con titubanza e senza una visione d’insieme.</p>
<p>Particolarmente grave ci sembra il <strong>dispendio di risorse che si stanno dilapidando sul fotovoltaico</strong>. Cifre che a leggerle sono talmente impressionanti da sembrare inverosimili.</p>
<p>Secondo l’Autorità per l’energia <strong>i primi 1.200 MW fotovoltaici installati in Italia costeranno ai cittadini 20 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, oltre al costo di installazione (altri 6 miliardi circa)</strong>.<br />
Per il futuro, la relazione tecnica che illustra il nuovo decreto MSE – Ministero ambiente, che fissa le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico negli anni  2011-2013, riferisce che <strong>i previsti 3.350 MW da incentivare nel triennio peseranno sulle bollette elettriche di tutti gli italiani per circa 25 miliardi nei 20 anni successivi</strong> (cui, anche in questo caso, vanno aggiunti gli <strong>investimenti di installazione, pari a circa 16 miliardi</strong>). Tutti soldi da sommare a quelli dei primi 1.200 MW sopra citati.</p>
<p><strong>E per ottenere cosa? </strong>Nella stessa relazione illustrativa il Ministero dello Sviluppo Economico ipotizza che gli impianti fotovoltaici producano energia per l’equivalente di 1.200 ore l’anno di potenza di picco. Ciò vuol dire che <strong>i 4.450 MW fotovoltaici (1.200 + 3.350) produrranno ogni anno circa 5,3 miliardi di kWh</strong>.<br />
Quindi 66 miliardi di euro in 20 anni, cioè 45 miliardi spalmati sulle bollette per 20 anni, più 21 miliardi di installazione, per avere <strong>una produzione annua di energia pari a quella che una centrale nucleare da 1.600 MW produce in meno di 5 mesi</strong>. Per un confronto, il costo della centrale nucleare nei 20 anni sarebbe di circa 14 miliardi, cioè 5 miliardi di investimento iniziale (ad essere pessimisti), più altri 9 miliardi per il combustibile, con una <strong>produzione elettrica che è però più che doppia rispetto ai 4.450 MW fotovoltaici</strong>.</p>
<p>Produrre energia rinnovabile è necessario. Ma <strong>una cosa è investire denaro, altro è buttarlo</strong>.</p>
<p>Occorre fermare il prima possibile lo spreco che si sta facendo con il fotovoltaico e <strong>destinare le stesse risorse alle tecnologie rinnovabili già disponibili che consentono di ottenere risultati molto più efficaci con minore spesa</strong>. Cioè praticamente tutte le altre fonti: eolico, mini-idro, geotermico, solare termico, biomasse, efficienza eccetera.</p>
<p>In particolare ci sono <strong>due azioni che ci permettiamo di consigliare</strong>.</p>
<p>La prima è relativa alla <strong>valorizzazione del kWh termico</strong>. Non si sa bene per quale motivo, ma parlando di rinnovabili si parla esclusivamente di produzione di energia elettrica. Tuttavia, <strong>ai fini degli obiettivi comunitari, produrre kWh elettrici o kWh termici è la stessa cosa. Solo che un kWh termico è molto più semplice da ottenere e a costi molto inferiori</strong>, sia in ambito domestico (in sostituzione totale o parziale del gas e dell’energia elettrica per la climatizzazione e la produzione di acqua calda) sia in quello industriale (in sostituzione totale o parziale di ogni tipo di combustibile per il calore di processo). E le tecnologie disponibili sono più mature e più differenziate.</p>
<p><strong>La seconda azione, fondamentale, è sulla ricerca</strong>. Sulla quale abbiamo un grande ritardo da recuperare, ma anche nuove opportunità che potremmo sfruttare, se si uscisse dalla logica secondo cui “fonti rinnovabili” sono solo l’eolico e il fotovoltaico.<br />
Ovunque nel mondo si stanno effettuando ricerche su tecnologie molto innovative (produzione di biocarburanti direttamente da fotosintesi, biocarburanti tramite nuovi enzimi, biomasse da microalghe, materiali per fotovoltaico innovativo, per citare solo quattro esempi promettenti). <strong>In Italia esiste un importante patrimonio di conoscenze che nessuno sembra interessato a valorizzare</strong>. È evidente che farlo solleciterebbe interessi molto minori di quanto non facciano i sontuosi incentivi concessi al fotovoltaico. Ma sarebbe davvero il caso di cominciare.</p>



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		<title>Quanto è facile essere “no nuke”. Il caso del Piemonte</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 23:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Piemonte è una delle Regioni che ha ufficialmente deciso di opporsi al nucleare. Il Presidente della Regione, Mercedes Bresso (nella foto), non perde occasione per ricordarlo: «Il Piemonte  - afferma la Bresso &#8211; non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Bresso_Mercedes-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-207" style="margin: 5px 10px;" title="Bresso_Mercedes-2" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Bresso_Mercedes-2.jpg" alt="" width="222" height="211" /></a>Il Piemonte è una delle Regioni che ha ufficialmente deciso di opporsi al nucleare.<br />
Il Presidente della Regione, Mercedes Bresso (<em>nella foto</em>), non perde occasione per ricordarlo: «Il Piemonte  - <a href="http://www.regione.piemonte.it/energia/in-evidenza/il-piemonte-unisce-le-enrgie-e-dice-no-al-nucleare.html">afferma la Bresso</a> &#8211; non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, ridurre i consumi, proteggere l’ambiente. Oggi infatti, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale».</p>
<p>L’insistere su questo concetto dell’opposizione per motivi economici è divertente, per chi si occupa di queste cose. Ma indubbiamente, nell’<strong>assoluta carenza di informazione sui temi dell’energia</strong>, è anche efficace. Occorre solo continuare a ripeterlo, che il nucleare non è conveniente, senza citare cifre, senza fare esempi, senza alcun contraddittorio.</p>
<p><strong>La situazione energetica del Piemonte</strong>, relativamente all’energia elettrica, è privilegiata. Da regione alpina gode infatti di un <strong>rilevante apporto idroelettrico <span id="more-206"></span></strong>(con impianti a suo tempo pagati dall&#8217;intero Paese), pari, per la precisione, al 25% della domanda elettrica regionale (<em>dati Terna relativi al 2008</em>). Per il resto la produzione piemontese si affida al <strong>termoelettrico, quasi tutto a gas</strong>. Le nuove fonti rinnovabili sono rappresentate solo dal <strong>fotovoltaico</strong>: attualmente (<em>novembre 2009</em>) sono installati circa 4.500 centrali tra grandi e piccole, per una potenza totale di circa 55,6 MW (pari all&#8217;1% della potenza elettrica totale lorda, che è di circa 5.500 MW).  E, a proposito di costi, è bene precisare che questi 55,6 MW fotovoltaici hanno una <strong>generazione inferiore allo 0,1 % della domanda elettrica regionale</strong> (zero virgola uno %). Una percentuale risibile che al Piemonte è costata più o meno 350 milioni di euro (il costo dell’installazione), e che all’intero Paese costerà quasi 1 miliardo (circa 45 milioni di euro l’anno di incentivi, pagati da tutti nelle bollette, per i prossimi 20 anni).<br />
E per finire: la produzione elettrica del Piemonte non è sufficiente a soddisfare la domanda, per cui <strong>la Regione copre circa il 18,5% dei propri consumi con elettricità nucleare importata dalla Francia</strong>. Nel caso si voglia parlare di coerenza.</p>
<p>Personalmente comincio a seccarmi di dover fare la figura di quello che è a favore del nucleare e contro le fonti rinnovabili. Non è così. Sono del tutto convinto che sia <strong>necessario un ragionevole sviluppo delle rinnovabili</strong>, anche se (nell’attuale contesto internazionale) preferirei un forte sforzo per la ricerca e la creazione di filiere industriali nazionali, anziché investimenti a pioggia che sono di pura immagine, almeno nel caso del fotovoltaico (un po’ diverso è il caso dell’eolico, e molto diverso quello di altre fonti come la geotermia, il mini-idraulico, la biomassa, il recupero energetico dei rifiuti e gli usi termici del solare). E nel settore della ricerca do anche atto alla Bresso e al Piemonte che si stanno muovendo bene. Ma, per cortesia, smettiamola di continuare su posizioni “no nuke” in base a presunte ragioni economiche, quando si tratta solo di preconcette posizioni politiche.</p>



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		<title>É saggio puntare sulle rinnovabili solo per la produzione di elettricità?</title>
		<link>http://www.enerblog.it/e-saggio-puntare-sulle-rinnovabili-solo-per-la-produzione-di-elettricita.html</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 23:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia. efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[geotermia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’interesse nazionale focalizzato sulla questione nucleare, è passato del tutto inosservato che oltre allo schema di decreto legislativo sulla localizzazione degli impianti nucleari, il Consiglio dei Ministri del 22 dicembre ha approvato anche uno schema di decreto legislativo per il rilancio della risorsa geotermica. L’Italia è storicamente all’avanguardia nello sfruttamento di questa tecnologia, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’interesse nazionale focalizzato sulla questione nucleare, è passato del tutto inosservato che oltre allo schema di decreto legislativo sulla localizzazione degli impianti nucleari, il Consiglio dei Ministri del 22 dicembre ha approvato anche uno schema di <strong>decreto legislativo per il rilancio della risorsa geotermica</strong>.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/pompa_calore_geotermica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-194" style="margin: 10px; border: 0px;" title="pompa_calore_geotermica" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/pompa_calore_geotermica.jpg" alt="" width="210" height="245" /></a></p>
<p>L’Italia è storicamente all’avanguardia nello sfruttamento di questa tecnologia, che in effetti è nata nel nostro Paese. Tuttavia le risorse sfruttate sono in pratica solo quelle ad alta entalpia localizzate in Toscana, cioè quelle derivanti da anomalie geologiche che forniscono fluidi ad elevata temperatura per la produzione diretta di energia elettrica. Fuori dalla Toscana, niente. Invece le <strong>risorse geotermiche a bassa temperatura</strong> sono relativamente diffuse, ed utilizzabili sia per la generazione elettrica (con particolari impianti di nuova concezione, cosiddetti a ciclo binario), sia soprattutto per usi termici. Cioè per la <strong>produzione di calore destinato alla climatizzazione di edifici</strong> (riscaldamento invernale e raffrescamento estivo).<br />
Quest’ultimo impiego è in Italia pochissimo diffuso.</p>
<p>C’è da chiedersi come mai <strong>in Svezia, con 9 milioni di abitanti, siano installate circa 300.000 pompe di calore</strong> geotermiche per la climatizzazione di edifici E perché siano ugualmente molto diffuse in Germania, Francia, Danimarca, Finlandia e Svizzera, mentre in <strong>Italia siano installate solo poco più di 9.000 pompe</strong> di calore geotermiche (<em>dati EurObserver 2007</em>).<span id="more-193"></span></p>
<p>E c’è anche da chiedersi se sia saggio sovvenzionare in modo faraonico una fonte come il fotovoltaico &#8211; costosissima per la comunità e dal rendimento energetico irrisorio, rispetto ai costi – trascurando invece <strong>una fonte come quella geotermica. Che fornisce energia 24 ore al giorno tutto l’anno, evita l’emissione di sostanze inquinanti e di gas ad effetto serra</strong> (perché si usa in sostituzione di caldaie a gas o a Gpl) <strong>e ha costi molto più bassi</strong>. In effetti il maggior investimento per una pompa di calore geotermica in una abitazione di medio-grande dimensione si ammortizza in un periodo inferiore ai 10 anni e senza alcun incentivo pubblico. Offrendo poi un lungo periodo di notevole risparmio, poichè ha una durata di vita quasi doppia rispetto alle caldaie a gas.</p>
<p>Non abbiamo motivi particolari per sponsorizzare le pompe di calore geotermiche, sulle quali, peraltro, occorre anche fare valutazioni puntuali prima di deciderne l’uso, che certamente non è sempre e comunque consigliabile. Il nostro è dunque solo un esempio.<br />
Ma certo occorre porsi  la <strong>questione se sia un bene puntare sulle fonti rinnovabili solo per la generazione elettrica </strong>(come si sta facendo, e a carissimo costo), mentre è un dato di fatto che l’uso delle fonti rinnovabili per la produzione di calore prevede costi enormemente inferiori, con benefici molto maggiori per l’ambiente.</p>



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		<title>Dipendenti e vulnerabili. È questa la scelta energetica degli italiani</title>
		<link>http://www.enerblog.it/dipendenti-e-vulnerabili-e-questa-la-scelta-energetica-degli-italiani.html</link>
		<comments>http://www.enerblog.it/dipendenti-e-vulnerabili-e-questa-la-scelta-energetica-degli-italiani.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 00:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza energetica]]></category>
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		<category><![CDATA[vulnerabilità energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[La disponibilità di energia – e in particolare di energia elettrica – è il principale fattore di sviluppo, prosperità, salute e sicurezza dei Paesi industrializzati. Ma siamo talmente abituati all’uso dell’elettricità, a disporne in modo pressoché illimitato, che la utilizziamo in modo scontato, senza più riflettere su quale prezioso bene sia, su quali rinunce dovremmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 10px; float: right; border: 0px;" title="Città di notte" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/CITY-night-fog.jpg" alt="Città di notte" width="240" height="202" />La disponibilità di energia – e in particolare di energia elettrica – è il principale fattore di sviluppo, prosperità, salute e sicurezza dei Paesi industrializzati.<br />
Ma siamo talmente abituati all’uso dell’elettricità, a disporne in modo pressoché illimitato, che la utilizziamo in modo scontato, senza più riflettere su quale prezioso bene sia, su quali rinunce dovremmo affrontare non tanto nell’impensabile ipotesi che venga a mancare, ma anche solo se dovessimo limitarne l’uso in modo significativo.</p>
<p>Forse proprio per questa perduta consapevolezza<strong> i progetti di nuovi impianti e infrastrutture energetiche sono tra i principali oggetti di contestazione a livello locale</strong>. Ci si oppone alla realizzazione di rigassificatori, elettrodotti, gasdotti e centrali elettriche (di ogni tipologia: a carbone, a gas, nucleari) indipendentemente dal fatto che vengano assicurati i più stringenti vincoli ambientali. Da qualche anno l’opposizione si è estesa anche alle fonti rinnovabili, come biomasse, idroelettrico ed eolico. L’unica fonte che per ora non registra opposizioni significative è quella solare, che viene anzi richiesta a gran voce in alternativa a qualsiasi realizzazione di altro tipo pur essendo di gran lunga la fonte più costosa e con minore resa energetica.<br />
<strong>Dove ci porta questo modo di agire?</strong> Quali rischi stiamo correndo?<span id="more-187"></span></p>
<p><strong>L’Italia consuma ogni anno oltre 190 Mtep</strong> (milioni<em> di tonnellate equivalenti di petrolio</em>) di energia primaria, <strong>l’85% dei quali importati</strong>. È una percentuale altissima: nessun altro grande Paese industrializzato ha un tasso di dipendenza energetica dall’estero come il nostro.</p>
<p>Considerando che a livello mondiale la localizzazione delle fonti primarie è disomogenea rispetto alle zone di consumo, e tenendo ben presenti i riflessi dell’energia sull’ambiente,<strong> per l’Italia è vitale correlare il proprio sistema energetico al contesto mondiale</strong>, evitando dannose vulnerabilità. Invece è esattamente quello che <em><span style="text-decoration: underline;">non</span></em> stiamo facendo. Ma in questo modo, di fatto, <strong>stiamo effettuando una ben precisa scelta: stiamo scegliendo di essere sempre più vulnerabili</strong>.</p>
<p>Questo aspetto va sottolineato, perché <strong>se è importante ridurre la dipendenza energetica dal’estero, molto di più lo è ridurre la vulnerabilità</strong>.</p>
<p>Essere vulnerabili vuol dire non avere la possibilità di scegliere liberamente tra le varie opzioni energetiche offerte dal mercato e dalle tecnologie, oppure poter scegliere solo a condizione di accettare costi economici e politici insopportabili per la collettività.</p>
<p><strong>La vulnerabilità è dunque una cosa diversa dalla dipendenza energetica</strong>. Infatti si può essere dipendenti ma non vulnerabili, ad esempio grazie a importazioni di materie prime energetiche che abbiano costi accettabili e che siano garantite da una buona diversificazione delle risorse per origine e tipologia.<br />
Per contro un Paese indipendente, ma che coprisse la maggior parte della sua richiesta energetica a costi proibitivi, sarebbe vulnerabile.</p>
<p><strong>L’Italia non solo è molto dipendente, ma è sempre più vulnerabile</strong>. Infatti dipende in modo eccessivo dal gas, cioè dalla fonte fossile più costosa e proveniente da un numero molto ridotto di Paesi. E in questa situazione una larga parte dell’opinione pubblica non solo ostacola i rigassificatori (che moltiplicano i Paesi di possibile provenienza della materia prima) e si oppone al carbone (che riduce i costi di produzione e diversificherebbe le fonti), ma contrasta in ogni modo anche il <strong>nucleare</strong>, che è una delle fonti meno costose e non ha alcun impatto sul clima globale. E nel contempo <strong>si chiede a gran voce di aumentare la vulnerabilità</strong>, puntando tutto e subito su tecnologie dai costi elevatissimi (come il fotovoltaico) o che ancora non esistono (nucleare di IV generazione, idrogeno).</p>



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		<title>Fotovoltaico e nucleare: quale conviene davvero?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 16:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Bonino]]></category>
		<category><![CDATA[Clò]]></category>
		<category><![CDATA[energia. efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Personalmente ho una grande stima per Alberto Clò (professore di Economia industriale all’Università di Bologna e più volte ministro dell’Industria negli anni ’90) che ritengo tra i massimi esperti “indipendenti” di questioni energetiche in Italia. Riporto quindi con piacere un brano tratto dall’ultimo editoriale della rivista trimestrale Energia (n. 4, 2009, di cui Clò è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente ho una grande stima per <strong>Alberto Clò</strong> (professore di Economia industriale all’Università di Bologna e più volte ministro dell’Industria negli anni ’90) che ritengo tra i massimi esperti “indipendenti” di questioni energetiche in Italia.<img style="margin: 10px; float: left; border: 0px;" title="Alberto Clò" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Clo_Alberto-2.jpg" alt="Alberto Clò" width="150" height="135" /><br />
Riporto quindi con piacere un brano tratto dall’ultimo editoriale della rivista trimestrale <em>Energia</em> (n. 4, 2009, di cui Clò è responsabile) che mi è tornato in mente poco fa, dopo aver casualmente letto un articolo sul Sole 24 Ore del 13 dicembre, a firma Emma Bonino ed Elisabetta Zamparutti, dal titolo “<em>Politiche energetiche. Ma l’atomo conviene davvero? </em>”.</p>
<p>L’editoriale di Clò (nella foto) titola “<em>L’energia in Italia: tra ritorno al passato e futuri rischi</em>”, manifestando una visione motivatamente pessimista, in particolare per il fatto che si starebbe tentando di esorcizzare la crisi energetica in atto nel Paese con <strong>atteggiamenti pericolosamente rassicuranti, senza guardare in faccia la realtà e senza reagirvi di conseguenza</strong>.</p>
<p>Nel commentare il crollo della domanda di energia verificatosi in Italia nel 2008, <strong>a proposito delle fonti rinnovabili, Clò vi afferma</strong>:<span id="more-150"></span></p>
<p>«Uniche fonti in grande salute sono le “mitiche rinnovabili” che, non rispondendo ad alcuna logica economica, hanno proseguito nella loro esponenziale crescita, anche se il contributo alla copertura dei consumi resta simbolico. Certo non i lauti sussidi che le supportano.<br />
In particolare <strong>i sussidi destinati al fotovoltaico</strong>, dai <strong>110 milioni di euro 2008</strong> (pagati in bolletta dai consumatori) sono previsti aumentare a <strong>300 milioni nel 2009</strong>, per balzare a <strong>1 miliardo di euro/anno nel 2010</strong>: per un totale di 20 miliardi in 20 anni.<br />
Tutto questo, a fronte di un <strong>contributo del fotovoltaico alla produzione nazionale inferiore al 5 per mille!!<br />
</strong>L’elargizione – senza alcuna logica, controllo, trasparenza – di sussidi astronomici non poteva che provocare, nel modo maldestro in cui sono stati approvati, costi altissimi per la collettività intera a fronte di benefici per pochi».</p>
<p>Si noti che i &#8220;<strong>20 miliardi per i prossimi 20 anni</strong>&#8221; citati da Clò non sono relativi al nuovo fotovoltaico che realizzaremo in futuro, ma <strong>esclusivamente ai primi 1.200 MW</strong>, cioè, in pratica, a quanto già realizzato fino ad oggi.</p>
<p>Pregherei <strong>Emma Bonino</strong> di verificare l’esattezza dei dati riferiti da Clò, che peraltro, se non sbaglio, provengono direttamente dall’Autorità per l’Energia.<br />
Dopo di che, la pregherei anche di valutare se non sia opportuno scrivere un secondo articolo dal titolo <strong>Ma il fotovoltaico conviene davvero? </strong>Con un paragrafo che, ripetendo pari pari quanto affermato da lei e dalla Zamparutti per il nucleare, dica: «in termini di costi/benefici, conviene al nostro paese costruire impianti fotovoltaici impegnando nei prossimi anni decine di miliardi per soddisfare, ben che vada a partire dal 2020, il 2-3% dei consumi elettrici attuali che corrispondono solo a circa lo 0, (zero virgola qualcosa) dei consumi finali di energia? Non esiste altro modo per raggiungere e persino superare lo stesso obiettivo?».<br />
Certo che esiste, senatrice Bonino: efficienza energetica, ricerca (anche per rendere conveniente e diffuso il pur necessario contributo delle rinnovabili) e ANCHE nucleare.</p>



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