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	<title>EnerBlog &#187; carbone</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>Te la do io la sostenibilità (tra carbone e ipotesi IEA)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 21:42:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi dieci anni il carbone ha soddisfatto il 47% della domanda di energia elettrica su scala mondiale. Un risultato che ha messo in ombra i pur impressionanti progressi che sono stati conseguiti nella crescita delle fonti rinnovabili, sommati a quelli &#8211; meno rilevanti ma comunque significativi &#8211; ottenuti con misure di efficienza energetica. Nonostante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni il carbone ha soddisfatto il <strong>47% della domanda di energia elettrica su scala mondiale</strong>. Un risultato che ha messo in ombra i pur impressionanti progressi che sono stati conseguiti nella crescita delle fonti rinnovabili, sommati a quelli &#8211; meno rilevanti ma comunque significativi &#8211; ottenuti con misure di efficienza energetica.<br />
<a rel="attachment wp-att-533" href="http://www.enerblog.it/te-la-do-io-la-sostenibilita-tra-carbone-e-ipotesi-iea.html/nastro_carbone"><img class="alignleft size-full wp-image-533" style="margin: 5px 10px;" title="Nastro_carbone" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/Nastro_carbone.jpg" alt="" width="315" height="270" /></a>Nonostante gli sforzi compiuti da numerosi Paesi, resta dunque lontano  l’obiettivo concordato nei vari vertici internazionali di contenere l’aumento della temperatura terrestre entro 2 °C.<br />
È questo il principale dato sottolineato dal <strong><em>Clean Energy Progress Report</em></strong>, il rapporto realizzato dall’International Energy Agency (IEA) sullo stato di avanzamento e sulla distribuzione mondiale delle tecnologie energetiche pulite, presentato a inizio mese in occasione della seconda edizione del “Clean Energy Ministerial”, svoltasi ad Abu Dhabi.</p>
<p>A partire dagli anni ’90 – si legge nel rapporto – a livello globale <strong>la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuta ad una media del 2,7% all’anno</strong>, un valore inferiore al tasso di <strong>crescita della domanda mondiale di elettricità  che è stato pari al 3%</strong>.<br />
Per poter conseguire l’obiettivo di un dimezzamento delle emissioni mondiali di CO2 entro il 2050 &#8211; afferma l&#8217;IEA &#8211; <strong>occorre che già nel 2020 l&#8217;energia prodotta con le fonti rinnovabili sia almeno il doppio di quella attuale</strong>. Un risultato che può essere ottenuto con difficoltà, e solo a condizione di adottare politiche molto più aggresive, in grado di rimuovere  molto velocemente gli ostacoli tecnici e burocratici che si frappongono ad una più accelerata penetrazione delle rinnovabili, oltre che di renderne finanziariamente stabile il mercato nel lungo periodo grazie a incentivi trasparenti e affidabili.</p>
<p>Ma secondo l&#8217;IEA<strong> le fonti rinnovabili non risolvono</strong>. Occorrono molte altre cose, anzi, per la<span id="more-531"></span> precisione, tutte quelle possibili.<br />
Brevemente:</p>
<p>►  <strong>Nucleare</strong>: è una tecnologia che resta necessaria. Pur considerando il prevedibile rallentamento determinato dagli eventi giapponesi, entro il 2020 dovrà essere in esercizio una potenza di 512.000 MW (cioè più di 80.000 MW aggiuntivi alla potenza oggi in esercizio e a quella già in costruzione e che è prevista entrare in servizio entro il 2015)</p>
<p>►  <strong>Riequilibrio tra gli incentivi alle varie fonti</strong>: oggi fortemente sbilanciato a favore delle fonti fossili</p>
<p>►  <strong>Efficienza energetica</strong>: esigenza di accelerarne la promozione in tutti i settori, tra cui (prioritario secondo l&#8217;IEA) gli interventi rivolti al miglioramento delle centrali a carbone esistenti</p>
<p>►  <strong>Trasporti</strong>: settore strategico. Tra i vari interventi l&#8217;IEA raccomnada in particolare un forte impegno per la diffusione di veicoli ibridi ed elettrici. Di quest&#8217;ultimi l&#8217;obiettivo è di averne in circolazione almeno 7 milioni di vetture entro il 2020</p>
<p>►  <strong>CCS</strong>: infine è urgente e prioritaria un’ampia diffusione delle tecnologie di cattura e stoccaggio geologico della CO2 (CCS &#8211; <em>Carbon Capture and Storage</em>). Secondo l&#8217;IEA è indispensabile realizzare entro il 2020 almeno 100 progetti CCS su larga scala, da portare a 3.000 entro il 2050.</p>



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		<title>Non c&#8217;è solo lo tsunami giapponese sul mercato energetico globale</title>
		<link>http://www.enerblog.it/lo-tsunami-giapponese-sul-mercato-energetico-globale.html</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 00:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mondo dell’energia è in  movimento, e probabilmente molto più di quanto già  non sembri. Tra le dinamiche evidenti, ci sono almeno quattro fattori di evoluzione  che vanno considerati. Tutti singolarmente importanti, che però nell&#8217;insieme, considerando le inevitabili interrelazioni,  acquistano una valenza globale dalle conseguenze imprevedibili. L’argomento è di complessità estrema, per cui qui, nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo dell’energia è in  movimento, e probabilmente molto più di quanto già  non sembri.<br />
Tra le dinamiche evidenti, ci sono almeno <strong>quattro fattori di evoluzione  che vanno considerati</strong>. Tutti singolarmente importanti, che però nell&#8217;insieme, considerando le inevitabili interrelazioni,  acquistano una valenza globale dalle conseguenze imprevedibili.</p>
<p>L’argomento è di complessità estrema, per cui qui, nello spazio di un post, ci limitiamo solo a elencare i singoli punti.</p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #0000ff;"><a rel="attachment wp-att-473" href="http://www.enerblog.it/lo-tsunami-giapponese-sul-mercato-energetico-globale.html/petrolio-7"><img class="alignright size-full wp-image-473" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="Petrolio-7" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/Petrolio-7.jpg" alt="" width="240" height="209" /></a><span style="font-size: medium;"><strong>1.</strong></span></span></span> <strong>Accelerato sviluppo di Paesi con circa 3 miliardi di abitanti</strong>. È il fenomeno più evidente, destinato inevitabilmente a rivoluzionare il flusso fisico e finanziario dell’intero mercato energetico. Con effetti settoriali in parte ipotizzabili, anche se è poi impossibile prevederne l’effetto globale.<br />
Si da ad esempio per  scontato che nei prossimi 20 anni la domanda complessiva di energia aumenterà di circa il 40%, che praticamente tutta questa nuova energia sarà destinata ai Paesi oggi ancora in via di sviluppo (e soprattutto alla Cina) , che sarà soddisfatta facendo ricorso a maggiori quantitativi di petrolio e soprattutto di gas e di carbone.</p>
<p>Questo primo fattore è sicuramente destinato a rivoluzionare la struttura del sistema energetico mondiale. Ma progressivamente. Nell’immediato avranno probabilmente più rilevanza i tre punti seguenti.</p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #0000ff;"><strong>2.</strong></span></span> <strong>Evoluzione dei Paesi arabi e crisi politica del nord Africa</strong>. Il fenomeno sta portando forti sconvolgimenti sul piano economico-diplomatico, ma anche su quello della sicurezza degli approvvigionamenti energetici per l’Europa ed in particolare per l’Italia. Soprattutto gli eventi libici<span id="more-472"></span> stanno creando fratture insanabili tra alcuni Paesi arabi e i Paesi industrializzati, e comunque, quale che sia l’evoluzione finale, non è scontato che per qualche tempo il ruolo energetico della Libia torni ad essere lo stesso degli anni passati.<br />
Inoltre restano gli interrogativi sull’evoluzione del medio oriente (Siria, Yemen, Oman, Bahrein, Giordania), che presto o tardi avranno inevitabili ripercussioni anche in Arabia Saudita, che è tutt’ora il principale player energetico mondiale.<br />
Quanto meno c’è da attendersi turbamenti e oscillazioni sulle quotazioni del petrolio e degli altri prodotti energetici.</p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #0000ff;"><strong>3.</strong></span></span> <strong>Incertezza sul futuro delle fonti rinnovabili</strong>. Mentre si registrano progressi sul piano tecnologico e su quello dei costi, in molti (importanti) Paesi il quadro regolatorio si fa progressivamente più insicuro e tentennante, sia per gli incentivi (riduzione e modifiche unilaterali, anche per gli impianti già autorizzati ed in costruzione), sia per aspetti normativi e burocratici (tempi più lunghi per autorizzazioni e allacciamenti alla rete).<br />
Allo stato dei fatti, è prevedibile che le rinnovabili continueranno sì a svilupparsi, ma ancora tra speranze e con un po&#8217; più di incertezze. In particolare, la minore  redditività degli investimenti lascia prevedere  negative ripercussioni  dal punto di vista finanziario, cosa che &#8211; nel complesso &#8211; si tradurrà in una crescita inferiore all&#8217; atteso (e di molto, rispetto alle aspettative più ottimistiche).</p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #0000ff;"><strong>4.</strong></span></span> <strong>Terremoto in Giappone e incidente di Fukushima</strong>. Le conseguenze sono diverse. Quella più appariscente è il ripensamento sulle scelte nucleari che molti Paesi hanno dichiarato di voler fare. Che poi questi ripensamenti si concretizzino è da vedere, tanto più che &#8211; allo stato delle cose  - gli effetti sanitari e ambientali dell’incidente nucleare sembrano essere più drammatizzati dai media che reali, quanto meno rispetto alla drammatica distruzione e ai 20.000 morti causati da terremoto e tsunami. È quindi possibile che i “ripensamenti”, messi di fronte all’evoluzione dei prezzi delle fonti fossili, si dimostrino delle mosse decise nel momento di maggiore incertezza (per tutelarsi politicamente dall’eventualità di un disastro), ma con scarsi effetti pratici.<br />
È invece certo che il terremoto giapponese avrà ripercussioni sui costi internazionali dell&#8217;energia, anche a prescindere dal discorso sul nucleare.<br />
Terremoto e tsunami hanno infatti inferto un colpo grave al sistema energetico nipponico, non solo per le 10 centrali nucleari fermate per controlli (che probabilmente verranno estesi anche ad altri impianti), ma più in generale per vasti i danni subiti dalle infrastrutture di trasporto, dalle centrali termoelettriche e dalle raffinerie.<br />
Nei prossimi mesi il sistema giapponese (il quarto mercato energetico mondiale – dopo Cina, USA e Russia &#8211; quasi interamente dipendente dalle importazioni) registrerà un forte aumento della domanda di combustibili fossili, sia per recuperare la forzata minore domanda successiva al terremoto, sia per le esigenze di ricostruzione, sia per la sostituzione dei materiali danneggiati (auto e macchinari industriali e domestici). Ne deriverà una pressione sui prezzi delle fonti fossili che potrà ovviamente aggravarsi, diventando strutturale per il futuro,   nel caso il “ripensamento” nucleare si concretizzasse, con  chiusura di impianti in esercizio e  minore costruzione di nuovi.</p>
<p>Nel giro di poche settimane <strong>il mondo dell’energia, che già da un paio di anni manifestava evidenti segni di crisi, è ulteriormente cambiato, e non in meglio</strong>. Né per le economie di Paesi sviluppati e non, né per le emissioni e la lotta al riscaldamento globale.</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;importanza dei numeri nel mondo dell&#8217;energia: 7 miliardi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 01:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul pianeta vivono oggi 7 miliardi di persone. La settemiliardesima nascerà i primi mesi del 2012, ma, insomma, ci siamo. Dal punto di vista energetico, questo fatto pone una serie numerosa di domande tutt’altro che banali. In particolare: l’energia che siamo in grado di produrre è sufficiente per tutti? A quali condizioni? E che succede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul pianeta vivono oggi 7 miliardi di persone. La settemiliardesima nascerà i primi mesi del 2012, ma, insomma, ci siamo.<br />
Dal punto di vista energetico, questo fatto pone una serie numerosa di domande tutt’altro che banali. In particolare: <strong>l’energia che siamo in grado di produrre è sufficiente per tutti?</strong> A quali condizioni? E che succede se gli abitanti del pianeta continuano a crescere?</p>
<p><a rel="attachment wp-att-449" href="http://www.enerblog.it/l%e2%80%99importanza-dei-numeri-7-miliardi.html/fame-22"><img class="alignleft size-full wp-image-449" style="margin: 10px;" title="fame-22" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/fame-22.jpg" alt="" width="260" height="217" /></a>Nel come ci si pone di fronte a queste domande sta il succo di tutte le politiche energetiche. Non tanto a livello globale – visto che non è ancora immaginabile una politica energetica globale – ma proprio per le scelte dei singoli Paesi, tra i quali l’Italia non fa ovviamente eccezione.</p>
<p>Qui sotto i fatti, che proviamo a elencare  nel modo più neutro possibile (<em>tutti i dati sono tratti dalle ultime statistiche dell’International Energy Agency- IEA</em>).<br />
<strong><br />
<span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">1.</span></span></span></strong> Nel 2010 i consumi mondiali di energia hanno superato i  <strong>12 miliardi di tep </strong>(tonnellate equivalenti di petrolio).</p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">2.</span> </span></span></strong>Si tratta di una quantità enorme di energia, corrispondente  - tanto per averne un’idea tangibile &#8211; al bruciare   23.500 tonnellate di petrolio ogni minuto. Enorme, ma  non  equamente suddivisa: <strong>circa il  4</strong><strong>5% è infatti consumata dal 18% degli abitanti il pianeta </strong>(quelli  ricchi, cioè  gli 1,2 miliardi dei Paesi industrializzati), mentre il rimanente  82% di abitanti (cioè tutti gli altri 5,8 miliardi) si dividono  il restante 55% di energia.<br />
Nel caso della forma più pregiata di energia (quella <strong>elettrica</strong>) il divario è anche maggiore, perché<span id="more-438"></span>gli 1,2 miliardi di “ricchi” ne utilizzano  il 53%. Il restante 47% di elettricità è utilizzato da circa 4,3 miliardi di persone, mentre sono ancora 1,5 miliardi quelli che non hanno mai acceso una lampadina, perché non hanno accesso all’energia elettrica.</p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">3.</span> </span></span></strong>Queste <strong>le fonti di energia utilizzat</strong><strong>e per soddisfare la domanda mondiale</strong>: petrolio 33%, carbone 27%, gas 21%, legno e altre biomasse 10%, nucleare 6%, idroelettrico 2%, tutte le altre fonti rinnovabili meno di 1%.<br />
La quota del legno e delle biomasse (10%) è illuminante sul divario di energia che esiste tra i consumi di un cittadino occidentale e quello di un Paese arretrato. Quella quota infatti (che peraltro comprende anche una frazione della domanda dei Paesi occidentali) soddisfa tutti i consumi di circa 2,5 miliardi di persone, che per le proprie esigenze energetiche dipendono appunto da legno, arbusti, residui agricoli e persino letame essiccato (una forma di energia, quest’ultima, ancora significativa in alcune zone).</p>
<p>Domanda: <strong>è sostenibile questa situazione?<br />
</strong><br />
<strong>Probabilmente no</strong>, nemmeno nel caso in cui – come molti senza accorgersene si augurano –  nel mondo continuino ad esserci un miliardo di persone che muore di fame e altri due miliardi che sopravvivono in povertà estrema.<br />
<strong>Certamente no</strong>, se si vuole almeno ipotizzare che tutti gli abitanti del pianeta possano avere un minimo di vita civile, qualunque cosa si voglia intendere con questa espressione.</p>
<p>C’è infatti un <strong>ulteriore piccolo dettaglio da considerare</strong>:</p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">4.</span></span></span></strong> La popolazione mondiale aumenta ogni anno di circa 90 milioni di abitanti. Il tasso è in lieve decremento, ma tutte le organizzazioni internazionali concordano che <strong>tra 20 anni saremo circa 8,5 miliardi e nel 2050 poco meno di 10 miliardi</strong>. Inoltre tutto l’incremento di popolazione sarà a carico dei Paesi in via di più o meno accelerato sviluppo, che passeranno dagli attuali 5,8 a oltre 8 miliardi di abitanti nel 2050. La popolazione dei Paesi ricchi resterà invece pressoché invariata su circa 1,3 miliardi.<br />
Cioè <strong>aumenteranno di numero solo gli abitanti dei Paesi che oggi hanno scarsi consumi pro-capite</strong>, e che invece (ahimè) vogliono anch’essi lavatrici e frigoriferi, automobili e condizionatori, che vogliono viaggiare, fare vacanze e avere più beni e proprietà.</p>
<p>Certo, sarebbe bello se tutti i cinesi continuassero ad andare solo e sempre in bicicletta. Ma non è così. <strong>I consumi di energia aumenteranno</strong>. E non di poco.<br />
Di quanto? Secondo l’IEA del 38-40% al 2030, salendo a <strong>16,8 miliardi di tep</strong>. Ma questo solo se 1 miliardo di persone continuerà a non avere accesso all’elettricità e se, nel complesso, 3 miliardi avranno consumi quasi irrisori.</p>
<p>Ci sarà energia per tutti? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo per certo è che, nella  ipotesi più plausibile, l&#8217;energia ci sarà, ma <strong>costerà molto più di oggi</strong>. E solo a condizione  che si sfruttino tutte, ma proprio tutte le risorse disponibili. Petrolio, gas e carbone soprattutto, poi le fonti rinnovabili, e infine anche il nucleare, pur con i rischi che presenta.<br />
E non basterà. La vera speranza sta infatti nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie. Che fortunatamente ci sono, molte addirittura strabilianti eppure già in fase di sviluppo e promettenti. Anche se al momento non sembrano interessare gran che la politica del nostro Paese.</p>



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		<title>L&#8217;Italia per quasi un decennio non avrà bisogno di nuove centrali. Perchè, allora, dobbiamo costruirle oggi?</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 23:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi). Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la<strong> potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi)</strong>.<br />
Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in particolare acqua e vento) è legata alla disponibilità della risorsa, sia per altri motivi tecnici ed anche economici.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/termo_PortoCorsini-411.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-367" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="termo_PortoCorsini-411" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/termo_PortoCorsini-411.jpg" alt="" width="290" height="245" /></a>Ma comunque è un dato di fatto che <strong>in Italia c&#8217;è abbondanza di potenza elettrica rispetto alle esigenze della domanda</strong>. Che nella sua punta massima (ore 12 del 26 giugno) nel 2008 ha impegnato <strong>55.292 MW </strong>(la massima storica, nel giugno 2007, è stata di 56.822 MW).</p>
<p>Peraltro va anche detto che, oltre alla potenza nazionale, <strong>resta disponibile la risorsa dell’importazione, cui nel 2008 abbiamo attinto per l’equivalente di oltre l’11% della domanda complessiva </strong>(da sottolineare che importiamo elettricità non per bisogno, ma esclusivamente per ragioni economiche, poiché l’energia importata ci costa meno di quella che produciamo, pur considerando che chi ce la vende non lo fa a prezzo di costo, ma guadagnandoci sopra).<br />
Infine si aggiunga che <strong>nel 2009 la domanda elettrica è diminuita di circa il 7% rispetto al 2008, mentre la potenza installata continua ad aumentare</strong>.<br />
Nel 2009 sono infatti entrati in servizio non meno di 2.830 nuovi MW (1.400 MW termoelettrici a gas, 620 MW eolici, 170 MW da biomasse, 40 MW geotermici, oltre 600 MW fotovoltaici).</p>
<p>In questa situazione, considerato che gran parte del parco termoelettrico è costretto a funzionare a potenza ridotta o per un numero limitato di ore, <strong>perché dovremmo continuare a costruire nuove centrali? </strong>Tecnicamente, infatti, non ne avremmo bisogno per svariati anni, tanto più che<span id="more-366"></span> nell’attuale contesto economico, ci vorranno non meno di 3 anni prima di tornare ai livelli di domanda del 2007-2008.</p>
<p>Ovviamente <strong>non abbiamo necessità di nuova potenza per risparmiare</strong>, perché nessun impianto da costruire, di nessun tipo, potrà mai produrre a costi inferiori degli impianti che già esistono. Allora perché?</p>
<p><strong>Per due motivi, il primo dei quali </strong><strong>è legato alle esigenze ambientali </strong>e agli impegni di riduzione delle emissioni che abbiamo assunto a livello internazionale.<br />
È il motivo per cui vengono incentivati e si costruiscono impianti rinnovabili. Questi impianti, secondo i canoni classici delle dottrine economiche, dovrebbero essere considerati una assurdità nell’attuale situazione di abbondanza di potenza disponibile, perché producono energia della qualità più bassa al prezzo più alto, e in alcuni di casi di moltissimo. Tuttavia l’economia classica non considera le nuove esigenze ambientali, che invece oggi non possono essere eluse. <strong>Quindi le rinnovabili sono una necessità</strong>. Magari occorrerebbe evitare di sprecare soldi e cercare di sviluppare le fonti e le tecnologie rinnovabili più efficienti e/o meno costose o almeno che abbiano i maggiori ritorni positivi per il sistema Paese. Ma questo è un altro discorso. Nel complesso si tratta di una opzione cui non possiamo rinunciare e che però trova un suo <strong>limite negli aspetti economici da un lato </strong>(che possono essere sacrificati solo fino a un certo punto) <strong>e in quelli tecnici dall’altro</strong> (che invece sono vincolanti). E infatti, pur con tutti gli sforzi e gli incentivi messi in campo, non riusciremo a sviluppare le rinnovabili nemmeno per raggiungere gli obiettivi al 2020 che abbiamo sottoscritto.</p>
<p><strong>Il secondo motivo per cui dobbiamo realizzare nuove centrali è che l’attuale situazione di abbondanza di capacità elettrica non durerà per sempre</strong>.<br />
Il parco di generazione italiano è complessivamente abbastanza giovane ed efficiente. Ma comunque nei prossimi 10-15 anni ci sarà un notevole numero di centrali che dovrà essere sostituito per obsolescenza: si tenga presente che in Italia sono in servizio 651 impianti termoelettrici per circa 70.400 MW (senza considerare 469 impianti termoelettrici di autoproduttori e tutti gli impianti rinnovabili – <em>dati gennaio 2009</em>). <strong>Inoltre la domanda di elettricità è comunque destinata a crescere</strong>, seppur in modo rallentato rispetto alle previsioni di qualche anno fa. Tanto più che (anche per esigenze ambientali) molti usi termici tenderanno ad essere sostituiti con usi elettrici. Stiamo parlando di <strong>almeno 30.000 MW da sostituire entro il 2025</strong>.</p>
<p>Il problema che si pone è dunque: <strong>con quali tecnologie sostituiremo questa potenza? </strong>Che per giunta è in gran parte di base, cioè tecnicamente non sostituibile con fonti rinnovabili, perchè deve restare in servizio anche di notte e quando non c&#8217;è vento o il cielo è nero di nuvole. Con il carbone? Ancora con il gas? O con il nucleare?</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina</title>
		<link>http://www.enerblog.it/nelle-valutazioni-energetiche-non-dimentichiamo-la-cina.html</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 00:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale. La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano ad essere noti i primi <strong>dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009</strong>. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-346" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="Cina-3" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Cina-3.jpg" alt="" width="420" height="294" />La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (<a href="http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2008/indexeh.htm">consultabili qui</a>) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).</p>
<p>Dunque i <strong>consumi totali lordi di energia nel 2009</strong>  hanno raggiunto i <strong>2,17 miliardi di tep</strong>, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%&#8221; perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su <em>China Daily</em>, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.<br />
Perché <strong>il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno</strong>, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito<span id="more-345"></span>, portando l’incremento del 2008 a “solo” il 4%.</p>
<p>Che l&#8217;incremento dei consumi di energia in Cina riprenda a correre è allarmante, in relazione ai valori in gioco.<br />
Si tenga infatti presente che <strong>la domanda è coperta per il 76,6% da carbone</strong>, l&#8217;11,3% da petrolio, 3,9% da gas e 8,2% da “altro”, cioè prevalentemente idroelettrico, essendo il ruolo del nucleare (con 11 centrali in esercizio) è ancora minimo e quello delle nuove fonti rinnovabili – solare ed eolico – quasi non rilevabile.</p>
<p>Inoltre <strong>la Cina copre l’88,6% della propria domanda con produzioni nazionali</strong>, ricorrendo alle importazioni per l’11,4%. <strong>Ma l’11,4% di 2,17 miliardi vuol dire circa 250 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>. Un valore, peraltro, in costante crescita.</p>
<p>Infine vale ricordare che <strong>la domanda di energia elettrica </strong>(3.650 miliardi di kWh nel 2009) sta crescendo a tassi il linea con gli altri parametri: del <strong>7% rispetto al 2008, e di ben il  270% nel periodo 2000 – 2009</strong>.  Ma si tratta di <strong>valori destinati a crescere, e di molto</strong>. Il consumo medio pro-capite di elettricità è infatti stato nel 2009 di circa 2.500 kWh. In linea con la media mondiale, ma pari a meno della metà del valore pro capite della UE (circa 5.800 kWh) e 5 volte inferiore al valore USA (circa 12.700 kWh).</p>
<p>Il dato impressionante è però che questo valore medio è fortemente tenuto su dalla scarsa efficienza energetica dell’industria e dei servizi cinesi. <strong>I consumi elettrici domestici sono infatti bassissimi: di soli 275 kWh pro capite</strong>, secondo le statistiche ufficiali 2007, circa un quarto della media italiana.</p>
<p>È dunque <strong>facile immaginare che i consumi di energia in Cina continueranno a crescere in modo molto rilevante</strong>, giocando un ruolo di primissimo piano nello scenario energetico mondiale.<br />
Senza dimenticare che un dinamismo molto simile a quello della Cina (1,3 miliardi di abitanti) sta avendo l’India (oltre 1,1, miliardi) e quasi un altro miliardo di abitanti di altri Paesi emergenti o in via di accelerato sviluppo.</p>



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		<title>Confronto dei costi al 2015 delle principali tecnologie elettriche</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 21:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
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		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[La questione dei costi dell’energia nucleare continua a tenere banco. Da un lato gli oppositori che parlano di “bidone economico”, di “costi assurdi” e di “palesi falsità” nelle cifre fornire dagli operatori industriali. Dall’altro l’industria che continua a dire che è una delle fonti più economiche. Abbiamo già avuto modo di occuparci della cosa (vedi Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Costi_kWh_Epri_nov-2009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-317" style="margin: 5px;" title="Costi_kWh_Epri_nov-2009" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Costi_kWh_Epri_nov-2009.jpg" alt="" width="425" height="413" /></a></p>
<p>La questione dei costi dell’energia nucleare continua a tenere banco. Da un lato gli oppositori che parlano di “bidone economico”, di “costi assurdi” e di “palesi falsità” nelle cifre fornire dagli operatori industriali. Dall’altro l’industria che continua a dire che è una delle fonti più economiche.</p>
<p>Abbiamo già avuto modo di occuparci della cosa (vedi <em><a href="http://www.enerblog.it/come-produciamo-energia-elettrica-e-perche-ci-costa-di-piu.html" target="_blank">Come produciamo energia elettrica e perché ci costa di più</a></em> e anche <em><a href="http://www.enerblog.it/confronto-dei-costi-tra-nucleare-e-rinnovabili.html" target="_blank">Confronto dei costi tra nucleare e rinnovabili</a></em>).</p>
<p>Qui proponiamo quello che ci risulta essere <strong>l’ultimo studio di confronto sui costi di generazione per le principali tecnologie elettriche</strong>, realizzato da un istituto di ricerca di indiscussa autorevolezza a livello mondiale qual è l’EPRI (Electric Power Research Institute).</p>
<p>Il rapporto (<a href="http://my.epri.com/portal/server.pt?space=CommunityPage&amp;cached=true&amp;parentname=ObjMgr&amp;parentid=2&amp;control=SetCommunity&amp;CommunityID=404&amp;RaiseDocID=000000000001019539&amp;RaiseDocType=Abstract_id" target="_blank">Integrated Generation Technology Options: Technical Update</a>) è datato novembre 2009 e mette a <strong>confronto le stime sui costi del kWh elettrico al 2015 e al 2025 di otto fonti di energia</strong>:  <em>carbone</em> (due tecnologie: impianti supercritici a polverino e impianti IGCC, cioè a ciclo combinato con gassificazione integrata),   <em>gas</em> (ciclo combinato),   <em>nucleare</em>,  <em>eolico</em>,  <em>biomassa</em>(impianto a letto fluido circolante),  <em>solare termodinamico</em> (parabole lineari),  <em>solare fotovoltaico</em>.</p>
<p>Nella tabella pubblichiamo le stime dei costi al 2015. Chi fosse interessato alle stime al 2025 le trova</p>
<p><span id="more-316"></span>nel rapporto alla pagina 1-16. Da sottolineare che <strong>le stime al 2025 vedono il nucleare come fonte più economica in assoluto</strong>, in particolare perché a quella data per gli impianti a carbone il rapporto prevede la CCS, cioè la cattura e il sequestro geologico della CO2 emessa, che non è invece prevista nelle stime al 2015 riportate in tabella.</p>
<p>Nel seguito le principali valutazioni dello studio EPRI. Tutti i costi sono in dollari ($) a valuta costante dicembre 2008; il costo dell’energia generata è “livellato”, cioè considerando l’intero ciclo di vita dell’impianto e senza considerare gli eventuali incentivi.<br />
<strong><br />
CARBONE</strong> &#8211; I costi capitali di investimento (tutto incluso) sono stimati in 2,65 milioni di $/MW (1,95 milioni di euro) nel 2015 e 4,44 milioni di $/MW al 2025 (3,260 milioni di euro) compresa la CCS. I prezzi dell’elettricità è stimato in 66 $/MWh (48 euro) al 2015 e a 86 $/MWh (63 euro) al 2025.</p>
<p><strong>GAS</strong> – 2015: costo capitale di investimento (tutto incluso) 880 mila $/MW (647 mila euro); costo dell’energia generata compreso tra 74 e 89 $/MWh (54-65 euro).<br />
2025: costo capitale di investimento 902 mila $/MW (663 mila euro); costo dell’energia generata compreso tra 67 e 81 $/MWh (49-59 euro)</p>
<p><strong>NUCLEARE</strong> &#8211; 2015: costo capitale di investimento (tutto incluso) 4,86 milioni di $/MW (3,59 milioni di euro); costo dell’energia generata compreso tra 84 $/MWh (62 euro).<br />
2025: costo capitale di investimento 4,13 milioni di $/MW (3,05 milioni di euro); costo dell’energia generata compreso 74 $/MWh (54 euro)</p>
<p><strong>EOLICO</strong> – 2015: costo capitale di investimento 2,35 milioni di $/MW (1,73 milioni di euro); costo dell’energia generata 99 $/MWh (73 euro).<br />
2025: costo capitale 2,35 milioni $/MW (1,73 milioni di euro, come nel 2015); costo dell’energia generata 82 $/MWh (60 euro)</p>
<p><strong>BIOMASSA</strong> – 2015: costo capitale 3,58 milioni di $/MW (2,64 milioni di euro); costo dell’energia generata 77-90 $/MWh (57 – 66 euro).<br />
2025: costo capitale uguale al 2015, mentre il costo dell’energia generata si stabilizza a 77 $/MWh (57 euro)</p>
<p><strong>SOLARE TERMODINAMICO</strong> -2015: costo capitale che varia a seconda della tipologia di impianto da 4,85 a 6,3 milioni di $/MW (3,6 – 4,6 milioni dieuro); costo energia generata che varia da 225 a 290 $/MWh (166 – 214 euro).<br />
2025: sia i costi capitali che quelli dell’energia generata sono stimati invariati rispetto al 2015</p>
<p><strong>FOTOVOLTAICO</strong> -2015: costo capitale 7,98 milioni di $/MW (5,89 milioni di euro); costo dell’energia 456 $/MWh (333 euro).<br />
2025: sia i costi capitali che quelli dell’energia generata sono stimati invariati rispetto al 2015</p>
<p>Va sottolineato che, correttamente,  il rapporto evidenzia i molti elementi che non possono essere correttamente determinati con anni di anticipo, quali lo sviluppo di nuove tecnologie, l’evoluzione delle future norme sulle emissioni di CO2, le fluttuazioni del prezzo del gas e del carbone eccetera.<br />
Perciò l’EPRI non trae conclusioni e presenta il rapporto come «una base generica, utile per i confronti fra le tecnologie» limitandosi a sottolineare, per il futuro, «l’opportunità straordinaria di sviluppare e confermare una grande varietà di tecnologie energetiche a basso costo».</p>



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		<title>Le molte valutazioni da fare per scegliere una fonte di energia</title>
		<link>http://www.enerblog.it/le-molte-valutazioni-da-fare-per-scegliere-una-fonte-di-energia.html</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 22:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Quelle energetiche sono questioni davvero complesse, che non dovrebbero essere trattate con semplificazioni eccessive. Ma, ovviamente, non è nemmeno possibile fare un discorso di due ore o consultare un’enciclopedia ogni qual volta si vuole esprimere un’opinione in merito. Così si finisce a fare confronti tra questa e quella fonte sulla base di espressioni come: questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/mix_energia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-264" style="margin: 5px 10px;" title="mix_energia" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/mix_energia.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Quelle energetiche sono questioni davvero complesse, che non dovrebbero essere trattate con semplificazioni eccessive. Ma, ovviamente, non è nemmeno possibile fare un discorso di due ore o consultare un’enciclopedia ogni qual volta si vuole esprimere un’opinione in merito.<br />
Così si finisce a fare confronti tra questa e quella fonte sulla base di espressioni come: questa costa di più, quella ha meno impatti sull’ambiente eccetera.</p>
<p>In realtà anche affermazioni del tipo “questa mi piace e quella no” meritano il massimo rispetto. Purché si stia parlando di cose per uso personale.<br />
Se però si pretende di <strong>imporre le preferenze personali agli altri</strong>, beh! allora il discorso cambia.<br />
Il fatto è che in un contesto di valutazioni nazionali, alla domanda <em>con quali fonti di energia dovrebbe soddisfare le proprie esigenze elettriche oggi l’Italia?</em> non si può scegliere  <em>questa o quella fonte</em> sulla base di gusti, opinioni o interessi personali. Ci sono un po’ di valutazioni da fare. Un po’ tante, per la verità. E anche piuttosto complesse.</p>
<p>Qui di seguito ne ricordiamo solo quelle si maggiore rilievo.</p>
<p><strong>Dove si consuma l’energia?</strong> Le esigenze di un paesino su un’isola sono diverse da quelle di una grande città. Ma anche le medesime esigenze richiedono risposte diverse se l’uso <span id="more-265"></span>è in una azienda di campagna o in un laboratorio cittadino. La necessità di 20 kW elettrici nel primo caso può essere soddisfatta in molti modi (anche autonomi, fuori rete) che nel secondo caso non sarebbero possibili.</p>
<p><strong>Quanta energia è necessaria e per quanto tempo?</strong> Di nuovo: una impresa che ha l’esigenza di 3-4 MW di potenza in una zona di campagna può trovare soluzioni che in nessun modo possono essere adottate in ambiente cittadino o comunque in un contesto diverso. Parimenti, un grande impianto industriale o una città, che hanno esigenze di decine di MW 24 ore su 24, ben difficilmente potrebbero utilizzare alcune fonti rinnovabili e rinunciare alla fornitura di elettricità in rete o all&#8217;uso di proprie centrali termoelettriche.</p>
<p><strong>Per quali usi è necessaria l’energia, in relazione alle tecnologie disponibili?</strong> Non è la stessa cosa se l’energia serve per gli elettrodomestici o l’illuminazione, per produrre calore o per usi industriali, per alimentare apparati elettronici o per far andare autoveicoli, per usi costanti senza interruzioni o per periodi ben circoscritti.</p>
<p><strong>Qual è il livello di qualità dell’energia che si ritiene accettabile?</strong> Questo è un aspetto che viene troppo spesso trascurato, e non solo in relazione alla continuità delle forniture (assenza di interruzioni). Non è un caso se negli oltre 800.000 km di cavi di distribuzione dell’elettricità che abbiamo in Italia la frequenza debba essere ovunque e sempre di 50 Herz (con variazioni di solo ±1%) e la tensione di 230 Volt (con variazioni non oltre  ±10%). Questi fattori sono importanti sempre, ma diventano fondamentali in molti casi, come, ad esempio, per l’uso di apparati elettronici. Anche il piccolo Pc con cui state leggendo, ad esempio, è estremamente interessato alla qualità dell’energia che lo alimenta, perché da essa dipende la sua stessa vita.</p>
<p><strong>Qual è il ventaglio, da un punto di vista tecnologico, delle fonti energetiche disponibili?</strong> Nel senso della loro evoluzione, disponibilità ed efficienza in relazione alle esigenze da soddisfare qui ed ora. Non tra dieci o vent’anni <em><span style="text-decoration: underline;">se</span></em> la ricerca darà certi risultati, <em><span style="text-decoration: underline;">se</span></em> verranno individuate nuove tecnologie, <em><span style="text-decoration: underline;">se</span></em> l’evoluzione sociale subirà certi sviluppi eccetera.</p>
<p><strong>Quali sono i costi diretti e indiretti delle singole fonti?</strong> In relazione alle risorse economiche del Paese, ovidentemente. Ma anche in relazione a fattori diversi, come, ad esempio, l’impatto sulle vulnerabilità ambientali del territorio, gli eventuali valori aggiunti che si renderebbero disponibili (indotto industriale e commerciale, risorse secondarie rese disponibili) o che verrebbero compromessi (aspetti paesaggistici e turistici, usi alternativi del territorio).</p>
<p><strong>Qual è la garanzia di approvvigionamento delle varie fonti nel tempo?</strong> Che è importante in un’ottica di lungo periodo (decenni), ma anche in termini di ore e giorni, settimane e anni.</p>
<p><strong>Qual è il contesto internazionale in cui il Paese è collocato e in cui intende competere?</strong> Altro aspetto fondamentale che viene spesso trascurato. Ad esempio in relazione agli impegni internazionali che si prendono (come nel caso della riduzione delle emissioni climalteranti), come pure alle logiche di mercato. Ad esempio non è proprio ragionevole pensare di poter competere a lungo con gli altri Paesi Europei che, in media, hanno un costo di generazione dell’energia elettrica del 30 o del 50%% inferiore al nostro.</p>
<p><strong>Qual è lo sviluppo e il livello tecnologico del sistema di trasmissione e distribuzione di cui possiamo disporre qui ed ora?</strong> Ovviamente pur considerando le migliori opzioni possibili e le esigenze di adeguamento e aggiornamento.</p>
<p>È solo dalla <strong>valutazione ponderata e contemporanea di TUTTE queste variabili </strong>(e di altre) che può derivare una seria valutazione su quali fonti di energia optare per soddisfare le esigenze elettriche dell’Italia di oggi e dei prossimi anni.<br />
Ed è proprio perché queste valutazioni vengono fatte che <strong>tutti i Paesi industrializzati affidano grosso modo il 50% della loro generazione elettrica al carbone e al nucleare</strong>. Noi invece utilizziamo soprattutto gas (quasi tutto importato) oltre ad un po’ di carbone e di fonti rinnovabili, che sono le uniche sulle quali siamo già allineati con gli altri Paesi.</p>



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		<title>Come produciamo energia elettrica e perchè ci costa di più</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 02:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[costo kWh]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[La tabella illustra il mix di generazione elettrica nei principali Paesi europei. Il dato di partenza è il costo. Le rilevazioni più autorevoli (OCSE e UE relative al 2008) attestano che le industrie italiane pagano l’elettricità mediamente il 33%in più di quelle europee, con punte di quasi il 100% rispetto a Paesi come la Francia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Tabella_mix_generazione_e.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-204" style="margin: 10px;" title="Tabella_mix_generazione_e" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Tabella_mix_generazione_e.jpg" alt="" width="430" height="398" /></a>La tabella illustra il <strong>mix di generazione elettrica nei principali Paesi europei</strong>.<br />
Il dato di partenza è il costo.<br />
Le rilevazioni più autorevoli (OCSE e UE relative al 2008) attestano che <strong>le industrie italiane pagano l’elettricità mediamente il 33%in più di quelle europee, con punte di quasi il 100%</strong> rispetto a Paesi come la Francia e la Svezia.<br />
La tabella conferma questo stato di cose, pur considerando che i dati sono al netto delle imposte, cioè quelli reali di generazione industriale. Le imposte possono poi modificare un poco le cose: ad esempio la Danimarca ha un livello di tassazione particolarmente alto, pari a circa il 55% del costo di generazione, come pure la Svezia e i Paesi Bassi hanno livelli di tassazione superiori a quelli italiani. Ma è comunque<strong> un dato di fatto che le industrie italiane siano particolarmente penalizzate nella competizione internazionale dai costi dell’energia elettrica derivanti dal mix di generazione nazionale</strong>.</p>
<p>L’Italia affida infatti la maggior quota di generazione elettrica alla fonte più costosa (gas). Mentre è <span id="more-200"></span>evidente che i Paesi con il costo più competitivo sono quelli che ricorrono maggiormente alle fonti meno costose, cioè il <strong>nucleare</strong> (Francia, Belgio e Svezia), il <strong>carbone</strong> (Danimarca), il carbone e il nucleare (Germania, Spagna e Gran Bretagna).</p>
<p>Per quanto concerne le <strong>fonti rinnovabili</strong>, va detto che il ruolo di gran lunga predominante è svolto da idroelettrico e da biomassa.</p>
<p>Soprattutto l’<strong>idroelettrico</strong> (che è la fonte in assoluto meno costosa) riveste un ruolo di particolare importanza sia a livello globale (10,2% della generazione elettrica dei 27 Paesi UE e 61,8% della sola generazione rinnovabile) sia per alcuni Paesi. In Svizzera, ad esempio, l’idroelettrico copre il 94% della generazione da rinnovabili, in Francia il 90%, in Svezia l’84%, in Italia il 68% e in Spagna il 49%. In altri Paesi sono le biomasse ad essere prevalenti (come la Gran Bretagna).<br />
<strong>L’unico Paese dove l’eolico svolge un ruolo davvero significativo è la Danimarca</strong> (63,8% della generazione da rinnovabili, pari al 18,3% della generazione elettrica totale) e in misura minore in Spagna (44% della generazione da rinnovabili, pari al 10% di quella totale) e Germania (40% della generazione da rinnovabili, pari al 6,2% di quella totale). In Germania e soprattutto Spagna tali valori sono poi aumentati di alcuni punti percentuali negli ultimi due anni.</p>
<p>I dati sono tratti dall’<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-PC-09-001/EN/KS-PC-09-001-EN.PDF">Energy: Yearly Statistics 2007</a> per le quote di produzione e dalle <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/energy/data/main_tables">statistiche Eurostat</a> per i costi.</p>



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		<title>Dipendenti e vulnerabili. È questa la scelta energetica degli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 00:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La disponibilità di energia – e in particolare di energia elettrica – è il principale fattore di sviluppo, prosperità, salute e sicurezza dei Paesi industrializzati. Ma siamo talmente abituati all’uso dell’elettricità, a disporne in modo pressoché illimitato, che la utilizziamo in modo scontato, senza più riflettere su quale prezioso bene sia, su quali rinunce dovremmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 10px; float: right; border: 0px;" title="Città di notte" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/CITY-night-fog.jpg" alt="Città di notte" width="240" height="202" />La disponibilità di energia – e in particolare di energia elettrica – è il principale fattore di sviluppo, prosperità, salute e sicurezza dei Paesi industrializzati.<br />
Ma siamo talmente abituati all’uso dell’elettricità, a disporne in modo pressoché illimitato, che la utilizziamo in modo scontato, senza più riflettere su quale prezioso bene sia, su quali rinunce dovremmo affrontare non tanto nell’impensabile ipotesi che venga a mancare, ma anche solo se dovessimo limitarne l’uso in modo significativo.</p>
<p>Forse proprio per questa perduta consapevolezza<strong> i progetti di nuovi impianti e infrastrutture energetiche sono tra i principali oggetti di contestazione a livello locale</strong>. Ci si oppone alla realizzazione di rigassificatori, elettrodotti, gasdotti e centrali elettriche (di ogni tipologia: a carbone, a gas, nucleari) indipendentemente dal fatto che vengano assicurati i più stringenti vincoli ambientali. Da qualche anno l’opposizione si è estesa anche alle fonti rinnovabili, come biomasse, idroelettrico ed eolico. L’unica fonte che per ora non registra opposizioni significative è quella solare, che viene anzi richiesta a gran voce in alternativa a qualsiasi realizzazione di altro tipo pur essendo di gran lunga la fonte più costosa e con minore resa energetica.<br />
<strong>Dove ci porta questo modo di agire?</strong> Quali rischi stiamo correndo?<span id="more-187"></span></p>
<p><strong>L’Italia consuma ogni anno oltre 190 Mtep</strong> (milioni<em> di tonnellate equivalenti di petrolio</em>) di energia primaria, <strong>l’85% dei quali importati</strong>. È una percentuale altissima: nessun altro grande Paese industrializzato ha un tasso di dipendenza energetica dall’estero come il nostro.</p>
<p>Considerando che a livello mondiale la localizzazione delle fonti primarie è disomogenea rispetto alle zone di consumo, e tenendo ben presenti i riflessi dell’energia sull’ambiente,<strong> per l’Italia è vitale correlare il proprio sistema energetico al contesto mondiale</strong>, evitando dannose vulnerabilità. Invece è esattamente quello che <em><span style="text-decoration: underline;">non</span></em> stiamo facendo. Ma in questo modo, di fatto, <strong>stiamo effettuando una ben precisa scelta: stiamo scegliendo di essere sempre più vulnerabili</strong>.</p>
<p>Questo aspetto va sottolineato, perché <strong>se è importante ridurre la dipendenza energetica dal’estero, molto di più lo è ridurre la vulnerabilità</strong>.</p>
<p>Essere vulnerabili vuol dire non avere la possibilità di scegliere liberamente tra le varie opzioni energetiche offerte dal mercato e dalle tecnologie, oppure poter scegliere solo a condizione di accettare costi economici e politici insopportabili per la collettività.</p>
<p><strong>La vulnerabilità è dunque una cosa diversa dalla dipendenza energetica</strong>. Infatti si può essere dipendenti ma non vulnerabili, ad esempio grazie a importazioni di materie prime energetiche che abbiano costi accettabili e che siano garantite da una buona diversificazione delle risorse per origine e tipologia.<br />
Per contro un Paese indipendente, ma che coprisse la maggior parte della sua richiesta energetica a costi proibitivi, sarebbe vulnerabile.</p>
<p><strong>L’Italia non solo è molto dipendente, ma è sempre più vulnerabile</strong>. Infatti dipende in modo eccessivo dal gas, cioè dalla fonte fossile più costosa e proveniente da un numero molto ridotto di Paesi. E in questa situazione una larga parte dell’opinione pubblica non solo ostacola i rigassificatori (che moltiplicano i Paesi di possibile provenienza della materia prima) e si oppone al carbone (che riduce i costi di produzione e diversificherebbe le fonti), ma contrasta in ogni modo anche il <strong>nucleare</strong>, che è una delle fonti meno costose e non ha alcun impatto sul clima globale. E nel contempo <strong>si chiede a gran voce di aumentare la vulnerabilità</strong>, puntando tutto e subito su tecnologie dai costi elevatissimi (come il fotovoltaico) o che ancora non esistono (nucleare di IV generazione, idrogeno).</p>



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		<title>«Il nucleare può salvare il mondo» secondo un noto ambientalista</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 01:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«L’energia nucleare può salvare il mondo».  Stavolta a dichiararlo non è un esponente dell’industria nucleare, ma un prestigioso opinion-leader ambientalista: Mark Lynas (nella foto) specialista dei cambiamenti climatici e consigliere del governo delle Maldive (uno degli Stati più a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello del mare). Lynas è un giornalista, scrittore (molto noto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«L’energia nucleare può salvare il mondo».  Stavolta a dichiararlo non è un esponente dell’industria nucleare, ma un <strong>prestigioso opinion-leader ambientalista: Mark Lynas </strong>(nella foto) specialista dei cambiamenti climatici e consigliere del governo delle Maldive (uno degli Stati più a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello del mare).<img style="margin: 10px; float: left; border: 0px;" title="Mark Lynas" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Mark_Lynas_1.jpg" alt="Mark Lynas" width="222" height="187" /></p>
<p>Lynas è un giornalista, scrittore (molto noto il suo libro <em>Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale</em>, pubblicato in Italia a fine 2008 da Fazi editore) e ambientalista britannico. Da attivista verde divenne famoso nel 2001 per aver lanciato una torta in faccia a Bjørn Lomborg, probabilmente il più famoso ex-ambientalista (dopo James Lovelock, che è considerato il “padre” degli ambientalisti moderni) convertito al nucleare (Lomborg è l’autore del notissimo <em>L’ambientalista scettico</em>).</p>
<p>In occasione della conferenza <em>Energy Choices</em> organizzata i primi di dicembre dalla Nuclear Industry Association (NIA) britannica, <a href="http://www.niauk.org/news/news-stories/nuclear-can-save-the-world-1758-95.html" target="_blank">Lynas ha lanciato una dura accusa</a> alla lobby anti-nucleare, e in particolare allo zoccolo duro degli<strong> ecologisti anti-nucleari, da lui definiti «prigionieri del loro passato»</strong>.</p>
<p>«Guardando a questa generazione &#8211; ha affermato &#8211; gli storici del futuro la troveranno colpevole di <strong>due errori</strong> <span id="more-179"></span>per quanto riguarda il riscaldamento globale: il primo è aver <strong>perso 20 anni discutendo di quote</strong> di emissioni di gas serra da tagliare, quando il vero obiettivo è portarle a zero. Il secondo è l’errore commesso dagli ecologisti (che pure erano stati i primi ad accorgersi dei pericoli del riscaldamento globale e a chiedere azioni per contrastarlo) nell’<strong>escludere l’energia nucleare</strong> dalle opzioni a emissioni zero su cui puntare. Questo errore è disastroso per i nostri sforzi di contrastare i cambiamenti climatici.<br />
Ci sono vari esempi nel mondo di centrali nucleari costruite negli anni Settanta e poi smantellate o addirittura trasformate in centrali a carbone. In altre parole, gli <strong>ambientalisti</strong> hanno fatto in modo da <strong>trasformare la fonte di energia più pulita nella più sporca</strong>.<br />
Le emissioni di anidride carbonica dovute alle attività degli ambientalisti hanno un ordine di grandezza che probabilmente si aggira intorno alle <strong>centinaia di milioni di tonnellate</strong>. Se questo non è un errore storico, non so che cos’è».</p>
<p>Lynas ha spiegato anche che «<strong>la percentuale di morti legata alla produzione di energia elettronucleare nei Paesi occidentali è pari a zero</strong>. Sfido chiunque a dire la stessa cosa di qualsiasi altra industria. Soprattutto non è il caso del carbone, che causa decine di migliaia di morti all’anno e, fra l’altro, rilascia anche più radioattività nell’ambiente del nucleare».</p>
<p>Lynas ha concluso rivolgendosi all’industria nucleare: «Per favore, ricordatevi che il vostro compito è <strong>salvare il mondo</strong>».</p>



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