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	<title>EnerBlog &#187; biomasse</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>L&#8217;importanza dei numeri nel mondo dell&#8217;energia: 7 miliardi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 01:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul pianeta vivono oggi 7 miliardi di persone. La settemiliardesima nascerà i primi mesi del 2012, ma, insomma, ci siamo. Dal punto di vista energetico, questo fatto pone una serie numerosa di domande tutt’altro che banali. In particolare: l’energia che siamo in grado di produrre è sufficiente per tutti? A quali condizioni? E che succede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul pianeta vivono oggi 7 miliardi di persone. La settemiliardesima nascerà i primi mesi del 2012, ma, insomma, ci siamo.<br />
Dal punto di vista energetico, questo fatto pone una serie numerosa di domande tutt’altro che banali. In particolare: <strong>l’energia che siamo in grado di produrre è sufficiente per tutti?</strong> A quali condizioni? E che succede se gli abitanti del pianeta continuano a crescere?</p>
<p><a rel="attachment wp-att-449" href="http://www.enerblog.it/l%e2%80%99importanza-dei-numeri-7-miliardi.html/fame-22"><img class="alignleft size-full wp-image-449" style="margin: 10px;" title="fame-22" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/fame-22.jpg" alt="" width="260" height="217" /></a>Nel come ci si pone di fronte a queste domande sta il succo di tutte le politiche energetiche. Non tanto a livello globale – visto che non è ancora immaginabile una politica energetica globale – ma proprio per le scelte dei singoli Paesi, tra i quali l’Italia non fa ovviamente eccezione.</p>
<p>Qui sotto i fatti, che proviamo a elencare  nel modo più neutro possibile (<em>tutti i dati sono tratti dalle ultime statistiche dell’International Energy Agency- IEA</em>).<br />
<strong><br />
<span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">1.</span></span></span></strong> Nel 2010 i consumi mondiali di energia hanno superato i  <strong>12 miliardi di tep </strong>(tonnellate equivalenti di petrolio).</p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">2.</span> </span></span></strong>Si tratta di una quantità enorme di energia, corrispondente  - tanto per averne un’idea tangibile &#8211; al bruciare   23.500 tonnellate di petrolio ogni minuto. Enorme, ma  non  equamente suddivisa: <strong>circa il  4</strong><strong>5% è infatti consumata dal 18% degli abitanti il pianeta </strong>(quelli  ricchi, cioè  gli 1,2 miliardi dei Paesi industrializzati), mentre il rimanente  82% di abitanti (cioè tutti gli altri 5,8 miliardi) si dividono  il restante 55% di energia.<br />
Nel caso della forma più pregiata di energia (quella <strong>elettrica</strong>) il divario è anche maggiore, perché<span id="more-438"></span>gli 1,2 miliardi di “ricchi” ne utilizzano  il 53%. Il restante 47% di elettricità è utilizzato da circa 4,3 miliardi di persone, mentre sono ancora 1,5 miliardi quelli che non hanno mai acceso una lampadina, perché non hanno accesso all’energia elettrica.</p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">3.</span> </span></span></strong>Queste <strong>le fonti di energia utilizzat</strong><strong>e per soddisfare la domanda mondiale</strong>: petrolio 33%, carbone 27%, gas 21%, legno e altre biomasse 10%, nucleare 6%, idroelettrico 2%, tutte le altre fonti rinnovabili meno di 1%.<br />
La quota del legno e delle biomasse (10%) è illuminante sul divario di energia che esiste tra i consumi di un cittadino occidentale e quello di un Paese arretrato. Quella quota infatti (che peraltro comprende anche una frazione della domanda dei Paesi occidentali) soddisfa tutti i consumi di circa 2,5 miliardi di persone, che per le proprie esigenze energetiche dipendono appunto da legno, arbusti, residui agricoli e persino letame essiccato (una forma di energia, quest’ultima, ancora significativa in alcune zone).</p>
<p>Domanda: <strong>è sostenibile questa situazione?<br />
</strong><br />
<strong>Probabilmente no</strong>, nemmeno nel caso in cui – come molti senza accorgersene si augurano –  nel mondo continuino ad esserci un miliardo di persone che muore di fame e altri due miliardi che sopravvivono in povertà estrema.<br />
<strong>Certamente no</strong>, se si vuole almeno ipotizzare che tutti gli abitanti del pianeta possano avere un minimo di vita civile, qualunque cosa si voglia intendere con questa espressione.</p>
<p>C’è infatti un <strong>ulteriore piccolo dettaglio da considerare</strong>:</p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #0000ff;">4.</span></span></span></strong> La popolazione mondiale aumenta ogni anno di circa 90 milioni di abitanti. Il tasso è in lieve decremento, ma tutte le organizzazioni internazionali concordano che <strong>tra 20 anni saremo circa 8,5 miliardi e nel 2050 poco meno di 10 miliardi</strong>. Inoltre tutto l’incremento di popolazione sarà a carico dei Paesi in via di più o meno accelerato sviluppo, che passeranno dagli attuali 5,8 a oltre 8 miliardi di abitanti nel 2050. La popolazione dei Paesi ricchi resterà invece pressoché invariata su circa 1,3 miliardi.<br />
Cioè <strong>aumenteranno di numero solo gli abitanti dei Paesi che oggi hanno scarsi consumi pro-capite</strong>, e che invece (ahimè) vogliono anch’essi lavatrici e frigoriferi, automobili e condizionatori, che vogliono viaggiare, fare vacanze e avere più beni e proprietà.</p>
<p>Certo, sarebbe bello se tutti i cinesi continuassero ad andare solo e sempre in bicicletta. Ma non è così. <strong>I consumi di energia aumenteranno</strong>. E non di poco.<br />
Di quanto? Secondo l’IEA del 38-40% al 2030, salendo a <strong>16,8 miliardi di tep</strong>. Ma questo solo se 1 miliardo di persone continuerà a non avere accesso all’elettricità e se, nel complesso, 3 miliardi avranno consumi quasi irrisori.</p>
<p>Ci sarà energia per tutti? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo per certo è che, nella  ipotesi più plausibile, l&#8217;energia ci sarà, ma <strong>costerà molto più di oggi</strong>. E solo a condizione  che si sfruttino tutte, ma proprio tutte le risorse disponibili. Petrolio, gas e carbone soprattutto, poi le fonti rinnovabili, e infine anche il nucleare, pur con i rischi che presenta.<br />
E non basterà. La vera speranza sta infatti nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie. Che fortunatamente ci sono, molte addirittura strabilianti eppure già in fase di sviluppo e promettenti. Anche se al momento non sembrano interessare gran che la politica del nostro Paese.</p>



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		<title>Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 17:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
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		<description><![CDATA[ È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020. Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè <strong>coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020</strong>.<br />
Per rispettare questo impegno, secondo il recente <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/allegatodoc_prev2.pdf">documento previsionale</a> del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, <strong>a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde </strong>prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-341" style="margin: 5px 10px;" title="sovvenzioni_FV" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg" alt="" width="250" height="231" /></a><strong>Inoltre</strong> l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa <strong>2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>.</p>
<p>La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, <strong>per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri</strong>, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.<br />
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, <strong>l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità</strong>, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.</p>
<p>C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, <strong>la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no</strong>. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una <span id="more-339"></span>politica industriale di settore, e anche ora, che sembra si vogliano percorrere i primi passi (ad esempio nella geotermia) ci si sta muovendo con titubanza e senza una visione d’insieme.</p>
<p>Particolarmente grave ci sembra il <strong>dispendio di risorse che si stanno dilapidando sul fotovoltaico</strong>. Cifre che a leggerle sono talmente impressionanti da sembrare inverosimili.</p>
<p>Secondo l’Autorità per l’energia <strong>i primi 1.200 MW fotovoltaici installati in Italia costeranno ai cittadini 20 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, oltre al costo di installazione (altri 6 miliardi circa)</strong>.<br />
Per il futuro, la relazione tecnica che illustra il nuovo decreto MSE – Ministero ambiente, che fissa le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico negli anni  2011-2013, riferisce che <strong>i previsti 3.350 MW da incentivare nel triennio peseranno sulle bollette elettriche di tutti gli italiani per circa 25 miliardi nei 20 anni successivi</strong> (cui, anche in questo caso, vanno aggiunti gli <strong>investimenti di installazione, pari a circa 16 miliardi</strong>). Tutti soldi da sommare a quelli dei primi 1.200 MW sopra citati.</p>
<p><strong>E per ottenere cosa? </strong>Nella stessa relazione illustrativa il Ministero dello Sviluppo Economico ipotizza che gli impianti fotovoltaici producano energia per l’equivalente di 1.200 ore l’anno di potenza di picco. Ciò vuol dire che <strong>i 4.450 MW fotovoltaici (1.200 + 3.350) produrranno ogni anno circa 5,3 miliardi di kWh</strong>.<br />
Quindi 66 miliardi di euro in 20 anni, cioè 45 miliardi spalmati sulle bollette per 20 anni, più 21 miliardi di installazione, per avere <strong>una produzione annua di energia pari a quella che una centrale nucleare da 1.600 MW produce in meno di 5 mesi</strong>. Per un confronto, il costo della centrale nucleare nei 20 anni sarebbe di circa 14 miliardi, cioè 5 miliardi di investimento iniziale (ad essere pessimisti), più altri 9 miliardi per il combustibile, con una <strong>produzione elettrica che è però più che doppia rispetto ai 4.450 MW fotovoltaici</strong>.</p>
<p>Produrre energia rinnovabile è necessario. Ma <strong>una cosa è investire denaro, altro è buttarlo</strong>.</p>
<p>Occorre fermare il prima possibile lo spreco che si sta facendo con il fotovoltaico e <strong>destinare le stesse risorse alle tecnologie rinnovabili già disponibili che consentono di ottenere risultati molto più efficaci con minore spesa</strong>. Cioè praticamente tutte le altre fonti: eolico, mini-idro, geotermico, solare termico, biomasse, efficienza eccetera.</p>
<p>In particolare ci sono <strong>due azioni che ci permettiamo di consigliare</strong>.</p>
<p>La prima è relativa alla <strong>valorizzazione del kWh termico</strong>. Non si sa bene per quale motivo, ma parlando di rinnovabili si parla esclusivamente di produzione di energia elettrica. Tuttavia, <strong>ai fini degli obiettivi comunitari, produrre kWh elettrici o kWh termici è la stessa cosa. Solo che un kWh termico è molto più semplice da ottenere e a costi molto inferiori</strong>, sia in ambito domestico (in sostituzione totale o parziale del gas e dell’energia elettrica per la climatizzazione e la produzione di acqua calda) sia in quello industriale (in sostituzione totale o parziale di ogni tipo di combustibile per il calore di processo). E le tecnologie disponibili sono più mature e più differenziate.</p>
<p><strong>La seconda azione, fondamentale, è sulla ricerca</strong>. Sulla quale abbiamo un grande ritardo da recuperare, ma anche nuove opportunità che potremmo sfruttare, se si uscisse dalla logica secondo cui “fonti rinnovabili” sono solo l’eolico e il fotovoltaico.<br />
Ovunque nel mondo si stanno effettuando ricerche su tecnologie molto innovative (produzione di biocarburanti direttamente da fotosintesi, biocarburanti tramite nuovi enzimi, biomasse da microalghe, materiali per fotovoltaico innovativo, per citare solo quattro esempi promettenti). <strong>In Italia esiste un importante patrimonio di conoscenze che nessuno sembra interessato a valorizzare</strong>. È evidente che farlo solleciterebbe interessi molto minori di quanto non facciano i sontuosi incentivi concessi al fotovoltaico. Ma sarebbe davvero il caso di cominciare.</p>



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		<title>Confronto dei costi al 2015 delle principali tecnologie elettriche</title>
		<link>http://www.enerblog.it/confronto-dei-costi-al-2015-delle-principali-tecnologie-elettriche.html</link>
		<comments>http://www.enerblog.it/confronto-dei-costi-al-2015-delle-principali-tecnologie-elettriche.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 21:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[costo kWh]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[La questione dei costi dell’energia nucleare continua a tenere banco. Da un lato gli oppositori che parlano di “bidone economico”, di “costi assurdi” e di “palesi falsità” nelle cifre fornire dagli operatori industriali. Dall’altro l’industria che continua a dire che è una delle fonti più economiche. Abbiamo già avuto modo di occuparci della cosa (vedi Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Costi_kWh_Epri_nov-2009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-317" style="margin: 5px;" title="Costi_kWh_Epri_nov-2009" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Costi_kWh_Epri_nov-2009.jpg" alt="" width="425" height="413" /></a></p>
<p>La questione dei costi dell’energia nucleare continua a tenere banco. Da un lato gli oppositori che parlano di “bidone economico”, di “costi assurdi” e di “palesi falsità” nelle cifre fornire dagli operatori industriali. Dall’altro l’industria che continua a dire che è una delle fonti più economiche.</p>
<p>Abbiamo già avuto modo di occuparci della cosa (vedi <em><a href="http://www.enerblog.it/come-produciamo-energia-elettrica-e-perche-ci-costa-di-piu.html" target="_blank">Come produciamo energia elettrica e perché ci costa di più</a></em> e anche <em><a href="http://www.enerblog.it/confronto-dei-costi-tra-nucleare-e-rinnovabili.html" target="_blank">Confronto dei costi tra nucleare e rinnovabili</a></em>).</p>
<p>Qui proponiamo quello che ci risulta essere <strong>l’ultimo studio di confronto sui costi di generazione per le principali tecnologie elettriche</strong>, realizzato da un istituto di ricerca di indiscussa autorevolezza a livello mondiale qual è l’EPRI (Electric Power Research Institute).</p>
<p>Il rapporto (<a href="http://my.epri.com/portal/server.pt?space=CommunityPage&amp;cached=true&amp;parentname=ObjMgr&amp;parentid=2&amp;control=SetCommunity&amp;CommunityID=404&amp;RaiseDocID=000000000001019539&amp;RaiseDocType=Abstract_id" target="_blank">Integrated Generation Technology Options: Technical Update</a>) è datato novembre 2009 e mette a <strong>confronto le stime sui costi del kWh elettrico al 2015 e al 2025 di otto fonti di energia</strong>:  <em>carbone</em> (due tecnologie: impianti supercritici a polverino e impianti IGCC, cioè a ciclo combinato con gassificazione integrata),   <em>gas</em> (ciclo combinato),   <em>nucleare</em>,  <em>eolico</em>,  <em>biomassa</em>(impianto a letto fluido circolante),  <em>solare termodinamico</em> (parabole lineari),  <em>solare fotovoltaico</em>.</p>
<p>Nella tabella pubblichiamo le stime dei costi al 2015. Chi fosse interessato alle stime al 2025 le trova</p>
<p><span id="more-316"></span>nel rapporto alla pagina 1-16. Da sottolineare che <strong>le stime al 2025 vedono il nucleare come fonte più economica in assoluto</strong>, in particolare perché a quella data per gli impianti a carbone il rapporto prevede la CCS, cioè la cattura e il sequestro geologico della CO2 emessa, che non è invece prevista nelle stime al 2015 riportate in tabella.</p>
<p>Nel seguito le principali valutazioni dello studio EPRI. Tutti i costi sono in dollari ($) a valuta costante dicembre 2008; il costo dell’energia generata è “livellato”, cioè considerando l’intero ciclo di vita dell’impianto e senza considerare gli eventuali incentivi.<br />
<strong><br />
CARBONE</strong> &#8211; I costi capitali di investimento (tutto incluso) sono stimati in 2,65 milioni di $/MW (1,95 milioni di euro) nel 2015 e 4,44 milioni di $/MW al 2025 (3,260 milioni di euro) compresa la CCS. I prezzi dell’elettricità è stimato in 66 $/MWh (48 euro) al 2015 e a 86 $/MWh (63 euro) al 2025.</p>
<p><strong>GAS</strong> – 2015: costo capitale di investimento (tutto incluso) 880 mila $/MW (647 mila euro); costo dell’energia generata compreso tra 74 e 89 $/MWh (54-65 euro).<br />
2025: costo capitale di investimento 902 mila $/MW (663 mila euro); costo dell’energia generata compreso tra 67 e 81 $/MWh (49-59 euro)</p>
<p><strong>NUCLEARE</strong> &#8211; 2015: costo capitale di investimento (tutto incluso) 4,86 milioni di $/MW (3,59 milioni di euro); costo dell’energia generata compreso tra 84 $/MWh (62 euro).<br />
2025: costo capitale di investimento 4,13 milioni di $/MW (3,05 milioni di euro); costo dell’energia generata compreso 74 $/MWh (54 euro)</p>
<p><strong>EOLICO</strong> – 2015: costo capitale di investimento 2,35 milioni di $/MW (1,73 milioni di euro); costo dell’energia generata 99 $/MWh (73 euro).<br />
2025: costo capitale 2,35 milioni $/MW (1,73 milioni di euro, come nel 2015); costo dell’energia generata 82 $/MWh (60 euro)</p>
<p><strong>BIOMASSA</strong> – 2015: costo capitale 3,58 milioni di $/MW (2,64 milioni di euro); costo dell’energia generata 77-90 $/MWh (57 – 66 euro).<br />
2025: costo capitale uguale al 2015, mentre il costo dell’energia generata si stabilizza a 77 $/MWh (57 euro)</p>
<p><strong>SOLARE TERMODINAMICO</strong> -2015: costo capitale che varia a seconda della tipologia di impianto da 4,85 a 6,3 milioni di $/MW (3,6 – 4,6 milioni dieuro); costo energia generata che varia da 225 a 290 $/MWh (166 – 214 euro).<br />
2025: sia i costi capitali che quelli dell’energia generata sono stimati invariati rispetto al 2015</p>
<p><strong>FOTOVOLTAICO</strong> -2015: costo capitale 7,98 milioni di $/MW (5,89 milioni di euro); costo dell’energia 456 $/MWh (333 euro).<br />
2025: sia i costi capitali che quelli dell’energia generata sono stimati invariati rispetto al 2015</p>
<p>Va sottolineato che, correttamente,  il rapporto evidenzia i molti elementi che non possono essere correttamente determinati con anni di anticipo, quali lo sviluppo di nuove tecnologie, l’evoluzione delle future norme sulle emissioni di CO2, le fluttuazioni del prezzo del gas e del carbone eccetera.<br />
Perciò l’EPRI non trae conclusioni e presenta il rapporto come «una base generica, utile per i confronti fra le tecnologie» limitandosi a sottolineare, per il futuro, «l’opportunità straordinaria di sviluppare e confermare una grande varietà di tecnologie energetiche a basso costo».</p>



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