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	<title>EnerBlog &#187; Ambiente</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>Le rinnovabili contestate</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 23:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Italia ha il record dell’opposizione locale alla realizzazione di infrastrutture e impianti di ogni genere. Non si riesce a proporre qualcosa che – indipendentemente da ogni valutazione costi benefici, e quasi sempre prima di ogni valutazione – ci si ritrova con comitati più o meno locali o associazioni nazionali che si battono per impedirne la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia ha il record dell’opposizione locale alla realizzazione di infrastrutture e impianti di ogni genere. Non si riesce a proporre qualcosa che – <strong>indipendentemente da ogni valutazione costi benefici</strong>, e quasi sempre prima di ogni valutazione – ci si ritrova con comitati più o meno locali o associazioni nazionali che si battono per impedirne la realizzazione, per via dei possibili impatti ambientali e sanitari, o semplicemente perché sono brutti da vedere.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-523" href="http://www.enerblog.it/le-rinnovabili-contestate.html/nimby"><img class="size-full wp-image-523 alignleft" style="margin: 2px 10px;" title="Nimby" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/Nimby.jpg" alt="" width="230" height="224" /></a>Non è che la protesta sia sempre un male. Anzi. Fa parte del gioco democratico e per molti versi è un bene: se non ci fosse si dovrebbe inventare. Solo che da noi è diventata una moda, il più delle volte irrazionale. Che ora non risparmia nemmeno le fonti rinnovabili.</p>
<p>La conferma arriva dai dati dell’<strong>Osservatorio Nimby Forum</strong>, che anche quest’anno ha analizzato la situazione delle contestazioni alle opere di pubblica utilità e agli insediamenti industriali sul territorio italiano. Risultano essere <strong>almeno 320 le opere contestate</strong>, con al primo posto i progetti di generazione elettrica (58%), seguiti dalle opere per lo smaltimento dei rifiuti (32,5%), dalle infrastrutture di vario genere (5,3%) e dagli impianti industriali (4,1%).<br />
Geograficamente <strong>la maggiore protesta riguarda il Nord</strong>, con circa il 50% delle contestazioni, mentre il resto è abbastanza suddiviso tra centro e sud.</p>
<p>Il Rapporto Nimby 2010 conferma cose già note, ma che vale la pena ricordare. Da quando è<span id="more-521"></span> stato costituito l’Osservatorio (2004) <strong>la protesta risulta in costante e regolare aumento</strong> (+13% nel 2010 rispetto al 2009), diventa sempre più incondizionata e coinvolge non solo i cittadini ma anche le Istituzioni nazionali e locali. <strong>Persiste l’assenza di un’informazione minimamente adeguata e, soprattutto,  la mancanza di un senso comune di responsabilità</strong>.</p>
<p>L’unica vera <strong>novità è la prevalenza che nella contestazione nazionale hanno assunto le fonti rinnovabili</strong>. Nel 2010 l’85% delle proteste relative agli impianti di generazione elettrica (pari al 49% di tutte le proteste: 158 casi su 320) hanno riguardato le fonti rinnovabili: centrali a biomasse, impianti eolici, fotovoltaici e centrali idroelettriche.</p>
<p>Tra <strong>le motivazioni alla base delle contestazioni</strong> prevale il timore sul (spesso presunto) impatto sull&#8217;ambiente, seguita dagli effetti sulla qualità della vita e dallo scarso coinvolgimento nei processi decisionali. Ma un aspetto sempre più importante è anche la <strong>crescente connotazione ideologica e politica </strong>che la sindrome Nimby è andata assumendo in Italia. Sempre più spesso, infatti, a guidare le proteste sono movimenti strutturati, partiti politici o addirittura Istituzioni pubbliche. Che quasi sempre agiscono per puri motivi demagogici ed elettorali, nella logica non più del Nimby (non nel mio giargino), ma del più comodo e perverso “non durante il mio mandato elettorale”.</p>



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		<title>Il capolavoro del San Gottardo in Svizzera e della Val di Susa in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 00:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri è caduto l’ultimo diaframma che separava i due versanti della galleria ferroviaria del San Gottardo, in Svizzera. È la galleria più lunga del mondo (57 km), applaudita in diretta dai Ministri europei dei Trasporti riuniti in Lussemburgo – tra cui il nostro Altero Matteoli – ed esaltata da troupe televisive provenienti da mezzo mondo. In Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri è caduto l’ultimo diaframma che separava i due versanti della <strong>galleria ferroviaria del San Gottardo</strong>, in Svizzera. È <strong>la galleria più lunga del mondo</strong> (57 km), applaudita in diretta dai Ministri europei dei Trasporti riuniti in Lussemburgo – tra cui il nostro Altero Matteoli – ed esaltata da troupe televisive provenienti da mezzo mondo.<br />
<a rel="attachment wp-att-418" href="http://www.enerblog.it/il-capolavoro-del-san-gottardo-in-svizzera-e-della-val-di-susa-in-italia.html/galleria_san_gottardo"><img class="alignright size-full wp-image-418" style="margin: 10px;" title="Galleria_San_Gottardo" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Galleria_San_Gottardo.jpg" alt="" width="300" height="346" /></a><br />
In Italia non mi sembra se ne sia parlato, al di là di qualche sparuta news televisiva e qualche trafiletto su pochi giornali.</p>
<p>Eppure è <strong>un’opera grandiosa</strong>, realizzata a 20 km dal confine italiano.<br />
Per capire davvero di cosa stiamo parlando, si consideri che l’opera è in corso di realizzazione da quasi 11 anni e, oltre alla vera e propria galleria del San Gottardo, prevede anche una galleria di 20 km sotto lo Zimmerberg e un’altra di 15 km sotto il Ceneri. Il che, considerati anche i tunnel di servizio e di sicurezza, porta ad un <strong>totale di 153 km di gallerie</strong>.</p>
<p>Nelle viscere delle tre montagne lavorano oltre 2.000 tra operai, ingegneri, geologi, topografi e tecnici vari, per i quali nelle vallate circostanti sono stati realizzati ex novo interi villaggi prefabbricati (alcuni con 800 residenti). Centinaia di tonnellate di esplosivo e una gigantesca fresa producono <strong>decine di milioni di tonnellate di detriti in ambienti tipici e “ristretti” come quelli alpini</strong>. I lavori dovrebbero essere completati nel 2017.</p>
<p>Ripeto, un’opera gigantesca. Che ovviamente ha avuto e sta avendo un <strong>impatto ambientale proporzionato</strong>.<br />
Eppure <strong>il consenso è stato pressoché unanime da parte di comunità locali, di Verdi e ambientalisti</strong>i. Praticamente le uniche contestazioni – e pure modeste – sono state limitate alla fase iniziale da parte della destra più conservatrice, legata al locale Partito degli automobilisti.</p>
<p><strong>In Italia sarebbe pensabile non tanto un’opera simile, ma qualcosa anche solo lontanamente confrontabile?<br />
</strong>La risposta temiamo debba essere affidata alle decine di migliaia di persone che ancora la scorsa settimana (9 ottobre) hanno manifestato in Val di Susa al grido di <strong>No TAV</strong>, con tanto di sindaci e rappresentati di organizzazioni sindacali in testa.</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia per quasi un decennio non avrà bisogno di nuove centrali. Perchè, allora, dobbiamo costruirle oggi?</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 23:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi). Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la<strong> potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi)</strong>.<br />
Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in particolare acqua e vento) è legata alla disponibilità della risorsa, sia per altri motivi tecnici ed anche economici.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/termo_PortoCorsini-411.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-367" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="termo_PortoCorsini-411" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/termo_PortoCorsini-411.jpg" alt="" width="290" height="245" /></a>Ma comunque è un dato di fatto che <strong>in Italia c&#8217;è abbondanza di potenza elettrica rispetto alle esigenze della domanda</strong>. Che nella sua punta massima (ore 12 del 26 giugno) nel 2008 ha impegnato <strong>55.292 MW </strong>(la massima storica, nel giugno 2007, è stata di 56.822 MW).</p>
<p>Peraltro va anche detto che, oltre alla potenza nazionale, <strong>resta disponibile la risorsa dell’importazione, cui nel 2008 abbiamo attinto per l’equivalente di oltre l’11% della domanda complessiva </strong>(da sottolineare che importiamo elettricità non per bisogno, ma esclusivamente per ragioni economiche, poiché l’energia importata ci costa meno di quella che produciamo, pur considerando che chi ce la vende non lo fa a prezzo di costo, ma guadagnandoci sopra).<br />
Infine si aggiunga che <strong>nel 2009 la domanda elettrica è diminuita di circa il 7% rispetto al 2008, mentre la potenza installata continua ad aumentare</strong>.<br />
Nel 2009 sono infatti entrati in servizio non meno di 2.830 nuovi MW (1.400 MW termoelettrici a gas, 620 MW eolici, 170 MW da biomasse, 40 MW geotermici, oltre 600 MW fotovoltaici).</p>
<p>In questa situazione, considerato che gran parte del parco termoelettrico è costretto a funzionare a potenza ridotta o per un numero limitato di ore, <strong>perché dovremmo continuare a costruire nuove centrali? </strong>Tecnicamente, infatti, non ne avremmo bisogno per svariati anni, tanto più che<span id="more-366"></span> nell’attuale contesto economico, ci vorranno non meno di 3 anni prima di tornare ai livelli di domanda del 2007-2008.</p>
<p>Ovviamente <strong>non abbiamo necessità di nuova potenza per risparmiare</strong>, perché nessun impianto da costruire, di nessun tipo, potrà mai produrre a costi inferiori degli impianti che già esistono. Allora perché?</p>
<p><strong>Per due motivi, il primo dei quali </strong><strong>è legato alle esigenze ambientali </strong>e agli impegni di riduzione delle emissioni che abbiamo assunto a livello internazionale.<br />
È il motivo per cui vengono incentivati e si costruiscono impianti rinnovabili. Questi impianti, secondo i canoni classici delle dottrine economiche, dovrebbero essere considerati una assurdità nell’attuale situazione di abbondanza di potenza disponibile, perché producono energia della qualità più bassa al prezzo più alto, e in alcuni di casi di moltissimo. Tuttavia l’economia classica non considera le nuove esigenze ambientali, che invece oggi non possono essere eluse. <strong>Quindi le rinnovabili sono una necessità</strong>. Magari occorrerebbe evitare di sprecare soldi e cercare di sviluppare le fonti e le tecnologie rinnovabili più efficienti e/o meno costose o almeno che abbiano i maggiori ritorni positivi per il sistema Paese. Ma questo è un altro discorso. Nel complesso si tratta di una opzione cui non possiamo rinunciare e che però trova un suo <strong>limite negli aspetti economici da un lato </strong>(che possono essere sacrificati solo fino a un certo punto) <strong>e in quelli tecnici dall’altro</strong> (che invece sono vincolanti). E infatti, pur con tutti gli sforzi e gli incentivi messi in campo, non riusciremo a sviluppare le rinnovabili nemmeno per raggiungere gli obiettivi al 2020 che abbiamo sottoscritto.</p>
<p><strong>Il secondo motivo per cui dobbiamo realizzare nuove centrali è che l’attuale situazione di abbondanza di capacità elettrica non durerà per sempre</strong>.<br />
Il parco di generazione italiano è complessivamente abbastanza giovane ed efficiente. Ma comunque nei prossimi 10-15 anni ci sarà un notevole numero di centrali che dovrà essere sostituito per obsolescenza: si tenga presente che in Italia sono in servizio 651 impianti termoelettrici per circa 70.400 MW (senza considerare 469 impianti termoelettrici di autoproduttori e tutti gli impianti rinnovabili – <em>dati gennaio 2009</em>). <strong>Inoltre la domanda di elettricità è comunque destinata a crescere</strong>, seppur in modo rallentato rispetto alle previsioni di qualche anno fa. Tanto più che (anche per esigenze ambientali) molti usi termici tenderanno ad essere sostituiti con usi elettrici. Stiamo parlando di <strong>almeno 30.000 MW da sostituire entro il 2025</strong>.</p>
<p>Il problema che si pone è dunque: <strong>con quali tecnologie sostituiremo questa potenza? </strong>Che per giunta è in gran parte di base, cioè tecnicamente non sostituibile con fonti rinnovabili, perchè deve restare in servizio anche di notte e quando non c&#8217;è vento o il cielo è nero di nuvole. Con il carbone? Ancora con il gas? O con il nucleare?</p>



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		<title>I veri rischi nucleari del pianeta</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 01:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Rischio_nucleare1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-314" title="Rischio_nucleare" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Rischio_nucleare1.jpg" alt="" width="560" height="560" /></a><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Rischio_nucleare.jpg"></a></p>



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		<title>Obama nucleare. Con serietà</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 23:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne. Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre. Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.<br />
Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Barac_Obama-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-305" style="margin: 5px 10px;" title="Barac_Obama-1" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Barac_Obama-1.jpg" alt="" width="222" height="243" /></a></p>
<p>Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio del <a href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/remarks-president-energy-lanham-maryland" target="_blank">discorso di Obama</a> per offrire ai nostri politici e politicanti <strong>un esempio di serietà</strong>, da parte del Presidente di un grande Paese che si pone il problema delle cose da fare per il bene di tutto il Paese (non di una parte), e le fa mettendosi personalmente in gioco, anche a costo di perdere un po&#8217; di popolarità.</p>
<p>Gli impianti citati, come noto, sono i 2 reattori di Vogtle da 1.100 MW ciascuno, cui l&#8217;Amministrazione Obama ha concesso prestiti garantiti di 8 miliardi di dollari, e che dovranno essere costruiti entro i prossimi 6-7 anni.</p>
<p><strong>Ha detto Obama:</strong><br />
(&#8230;) «Ci saranno certamente alcuni che accoglieranno positivamente questo annuncio, alcuni penseranno anche che giunge con eccessivo ritardo. Per contro ci saranno quelli che sono fortemente contrari. Esattamente come accade per altri aspetti del nostro dibattito sull’energia: dalla produzione di idrocarburi off-shore all’ipotesi di mettere una tassa sulle emissioni di CO2.<br />
Ma quello che voglio sottolineare è questo: <strong>anche quando tra noi ci sono delle differenze, non possiamo permettere che queste ci impediscano di procedere verso il progresso</strong>. Su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a rimanere impantanati nel solito vecchio trito dibattito tra destra e sinistra, tra<span id="more-303"></span> ambientalisti e imprenditori.<br />
I nostri concorrenti stanno facendo a gara per creare posti di lavoro e per controllare la crescente industria energetica. E l&#8217;energia nucleare non fa eccezione. Giappone e Francia hanno da tempo investito pesantemente in questo settore. Nel frattempo, ci sono 56 reattori nucleari in costruzione in tutto il mondo: 21 solo in Cina, 6 nella Corea del Sud, 5 in India. E l&#8217;impegno di questi Paesi non è solo creare posti di lavoro in tali impianti, bensì di mettere le basi per sviluppare competenze e nuove tecnologie.<br />
Quindi non dobbiamo commettere errori. <strong>Che si tratti di energia nucleare, o energia solare o eolica, se rinunciamo a investire nelle tecnologie di domani, poi dovremo importare tali tecnologie invece di esportarle</strong>. Torneremo indietro. Posti di lavoro verranno creati all&#8217;estero, invece che qui negli Stati Uniti d&#8217;America. E non è un futuro che sono disposto ad accettare». (…)<br />
«So bene che da molto tempo si dà per scontato che chi sostiene l’ambiente è contrario all’energia nucleare. Ma il fatto è che, anche se non abbiamo realizzato una nuova centrale nucleare da 30 anni, <strong>l&#8217;energia nucleare resta la nostra maggiore fonte di energia che non produce emissioni di CO2</strong>. Dunque per soddisfare le nostre crescenti esigenze energetiche e prevenire le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici abbiamo bisogno di aumentare le nostre forniture di energia nucleare. È semplice. Questo impianto, ad esempio ci consentirà di tagliare 16 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2, rispetto ad un impianto equivalente a carbone. È come eliminare dalle strade 3,5 milioni auto»</p>
<p>Quindi, a proposito dei problemi che possono venire a crearsi e della serietà con cui devono essere affrontati, <strong>Obama ha aggiunto</strong>:</p>
<p>«Ora, niente di quanto ho detto intende negare che ci siano seri inconvenienti nella produzione elettronucleare, che devono essere affrontati. L&#8217;energia nucleare genera scorie, e <strong>dobbiamo accelerare gli sforzi per trovare il modo di stoccare e smaltire questi rifiuti in modo sicuro</strong>. Ecco perché abbiamo chiesto a un gruppo bipartisan di esperti nucleari di affrontare questa sfida. Come pure per i nuovi impianti ci si atterrà alle maggiori e più restrittive norme di sicurezza per rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini che vivono vicino e lontano da essi. Questo è un imperativo.<br />
Ma gli investimenti in energia nucleare restano un passo necessario. Ciò che spero è che con questo annuncio venga sottolineata contemporaneamente sia <strong>la nostra serietà nel far fronte alla sfida energetica</strong>, sia la nostra buona <strong>volontà di non guardare a questa sfida come una questione di parte, ma come una questione che è più importante della stessa politica</strong>, poiché  le scelte che ci accingiamo a fare non riguardano solo la prossima generazione, ma molte generazioni a venire».</p>



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		<title>Radioattività ed energia elettronucleare</title>
		<link>http://www.enerblog.it/radioattivita-ed-energia-elettronucleare.html</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 02:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[radioattività]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti nucleari]]></category>

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		<description><![CDATA[La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Campotosto-101.jpg"></a><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Campotosto-103.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-236" style="margin: 5px 10px;" title="Campotosto-10" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Campotosto-103.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare a danneggiamento delle cellule. Un danno che nella maggior parte dei casi viene riparato dai normali meccanismi di difesa dell’organismo ma che, comunque, dipende dal tipo di radiazione, dalla sua entità e dal tempo di esposizione.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno complesso, che in questa sede affrontiamo senza dettagli tecnici solo per sottolineare che <strong>si tratta di un fenomeno del tutto naturale, che da sempre ha accompagnato l’origine e lo sviluppo della vita</strong>. Cercando di capire perché, in relazione agli allarmismi che alcuni hanno interesse a diffondere circa la gestione delle centrali e dei rifiuti nucleari, i timori per i rischi radioattivi siano del tutto irragionevoli e dettati solo da scarsa conoscenza.</p>
<p>La radioattività può avere <strong>origine naturale o artificiale</strong> e, nel Sistema Internazionale, si misura in <span id="more-228"></span>Gray (Gy, misura la dose assorbita) e in <strong>Sievert</strong> (<strong>Sv</strong>, misura la dose equivalente di radiazione in relazione agli effetti biologici sull’organismo). È importante sottolineare che <strong>non c’è differenza qualitativa tra la radioattività naturale e artificiale</strong>: sono entrambe dovute esattamente agli stessi fenomeni fisici.</p>
<p>La <strong>radioattività artificiale</strong> è quella che si genera a seguito di attività umane, quali: produzione di energia, apparecchiature mediche per diagnosi e cure, apparecchiature industriali, attività di ricerca, eventuali attività militari eccetera. Le attività non militari sono rigorosamente regolate da legislazioni nazionali (in Italia la norma di riferimento è il <a href="http://www.apat.gov.it/site/_files/dlvo230c.pdf" target="_blank">decreto legislativo n. 230 del 17 marzo 1995</a> e successive modifiche e integrazioni. Vale precisare che stiamo parlando di radiazioni ionizzanti: quelle ad opera di onde radio – emesse da cellulari, antenne, forni a microonde eccetera – non generano ionizzazione e, quindi, non costituiscono radiazioni nucleari).</p>
<p>La <strong>radioattività naturale</strong> è dovuta alla presenza di radiazioni provenienti dal cosmo, alle interazioni tra queste e l’atmosfera e alla presenza di molti elementi radioattivi esistenti fin dalle origini della Terra e presenti ovunque nell’aria, nel suolo, nelle acque e perfino nel nostro corpo.</p>
<p>Mediamente <strong>la dose di radiazione che assorbiamo dal fondo naturale è dell’ordine di circa 3 mSv (milliSievert) l’anno</strong>. Questo valore medio è però fortemente variabile da luogo a luogo: si va da un minimo di poco superiore  a 1 mSv, fino ad un <strong>massimo di 260 mSv nella città iraniana di Ramsar</strong>. In Italia, ad esempio, come media regionale, la differenza è di circa il 400% tra i minimi della Val d’Aosta e della Sardegna e i massimi della Campania e del Lazio. Inoltre i valori variano anche in relazione all’altitudine (praticamente la dose raddoppia in modo lineare ogni 1.000 metri, motivo per cui si è maggiormente esposti durante i viaggi in aereo, che fortunatamente durano solo poche ore!).<br />
<strong>Elementi radioattivi sono inoltre presenti nei cibi</strong>, sia di origine animale, sia vegetale (la dose media assorbita è di circa 0,2 mSv l’anno), <strong>come pure nel corpo umano</strong> (0,4 mSv l’anno).</p>
<p>A tutto ciò vanno aggiunte le <strong>dosi che vengono normalmente assorbite dalle attività quotidiane</strong>. Gli oggetti di porcellana, i graniti, le piastrelle, gli oggetti di cristallo di cui ci circondiamo emettono una dose di radiazioni che è mediamente calcolata in 0,001 mSv l’anno. Molto maggiore (0,01 mSv) è la <strong>dose annua che assorbiamo dagli schermi di computer e televisori</strong>. E ancora maggiori sono le <strong>dosi assorbite da pratiche mediche</strong>: una radiografia convenzionale può dare una dose di 1 mSv, una TAC fino a 4 mSv, una PET o una scintigrafia fino a 20 mSv.</p>
<p>In questo contesto <strong>le esposizioni della popolazione alla radioattività prodotta dagli impianti nucleari sono davvero minime </strong>(<strong>circa 0,001 mSv</strong>), di gran lunga inferiori a quelle dovute a tutte le altre cause sopra citate.</p>
<p>Il problema dell’esposizione alle radiazioni è serissimo, ma il modo con cui molti lo stanno oggi utilizzando per contrastare l’ipotesi di un nuovo ricorso all’energia elettronucleare è allarmistico e del tutto irresponsabile.<br />
Che l’esposizione a dosi elevate e concentrate di radiazioni sia dannoso per gli organismi animali è purtroppo ben noto. Ma per osservare effetti evidenti si devono raggiungere dosi elevatissime: occorre assorbire <strong>1 Sv in un’ora</strong> (attenzione, finora si è parlato di milliSievert l’anno) per constatare lievi alterazioni temporanee nell’emoglobina, almeno 2-3 Sv per subire danni seri e 4-5 Sv per rischi di morte.</p>
<p>Invece i rischi di cui si parla minacciosamente (vedi il recente <a href="http://www.enerblog.it/informazione-nucleare-la-repubblica-e-la-strategia-della-paura.html" target="_blank">articolo di Repubblica di cui abbiamo parlato nel precedente post</a>) sono quelli attribuiti alle basse dosi di radiazioni. Cioè quelle dentro cui la vita umana è nata e si è evoluta (per modo di dire: milioni di anni fa la radioattività naturale era mooolto più forte di oggi). E lo si fa ben sapendo che non esiste un solo studio scientifico – <strong>uno</strong> – che sia giunto a conclusioni affidabili in merito ad eventuali rischi.</p>
<p>Ad esempio, ricerche scientifiche autorevoli ipotizzano che si può avere un aumento misurabile del 10% dell’insorgenza di tumori a causa di radiazioni per una dose complessiva assorbita di circa 2,5 Sv. Questo, in una situazione come quella italiana, significa un’esposizione continuativa di 260 mSv l’anno (oltre 50 volte la dose media che si può assorbire in Italia) per un totale di circa 10 anni. Ebbene questo caso è la normalità nella città iraniana di Ramsar (260 mSv l’anno) dove, anzi, le persone che ci vivono assorbono tali dosi per l’intera vita, cioè molto più di 10 anni, senza che si sia mai riscontrata una maggiore percentuale di tumori (vedi <a href="http://www.angelfire.com/mo/radioadaptive/ramsar.html" target="_blank">qui uno dei molti studi</a> disponibili al riguardo).</p>



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		<title>É saggio puntare sulle rinnovabili solo per la produzione di elettricità?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 23:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia. efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[geotermia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’interesse nazionale focalizzato sulla questione nucleare, è passato del tutto inosservato che oltre allo schema di decreto legislativo sulla localizzazione degli impianti nucleari, il Consiglio dei Ministri del 22 dicembre ha approvato anche uno schema di decreto legislativo per il rilancio della risorsa geotermica. L’Italia è storicamente all’avanguardia nello sfruttamento di questa tecnologia, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’interesse nazionale focalizzato sulla questione nucleare, è passato del tutto inosservato che oltre allo schema di decreto legislativo sulla localizzazione degli impianti nucleari, il Consiglio dei Ministri del 22 dicembre ha approvato anche uno schema di <strong>decreto legislativo per il rilancio della risorsa geotermica</strong>.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/pompa_calore_geotermica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-194" style="margin: 10px; border: 0px;" title="pompa_calore_geotermica" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/pompa_calore_geotermica.jpg" alt="" width="210" height="245" /></a></p>
<p>L’Italia è storicamente all’avanguardia nello sfruttamento di questa tecnologia, che in effetti è nata nel nostro Paese. Tuttavia le risorse sfruttate sono in pratica solo quelle ad alta entalpia localizzate in Toscana, cioè quelle derivanti da anomalie geologiche che forniscono fluidi ad elevata temperatura per la produzione diretta di energia elettrica. Fuori dalla Toscana, niente. Invece le <strong>risorse geotermiche a bassa temperatura</strong> sono relativamente diffuse, ed utilizzabili sia per la generazione elettrica (con particolari impianti di nuova concezione, cosiddetti a ciclo binario), sia soprattutto per usi termici. Cioè per la <strong>produzione di calore destinato alla climatizzazione di edifici</strong> (riscaldamento invernale e raffrescamento estivo).<br />
Quest’ultimo impiego è in Italia pochissimo diffuso.</p>
<p>C’è da chiedersi come mai <strong>in Svezia, con 9 milioni di abitanti, siano installate circa 300.000 pompe di calore</strong> geotermiche per la climatizzazione di edifici E perché siano ugualmente molto diffuse in Germania, Francia, Danimarca, Finlandia e Svizzera, mentre in <strong>Italia siano installate solo poco più di 9.000 pompe</strong> di calore geotermiche (<em>dati EurObserver 2007</em>).<span id="more-193"></span></p>
<p>E c’è anche da chiedersi se sia saggio sovvenzionare in modo faraonico una fonte come il fotovoltaico &#8211; costosissima per la comunità e dal rendimento energetico irrisorio, rispetto ai costi – trascurando invece <strong>una fonte come quella geotermica. Che fornisce energia 24 ore al giorno tutto l’anno, evita l’emissione di sostanze inquinanti e di gas ad effetto serra</strong> (perché si usa in sostituzione di caldaie a gas o a Gpl) <strong>e ha costi molto più bassi</strong>. In effetti il maggior investimento per una pompa di calore geotermica in una abitazione di medio-grande dimensione si ammortizza in un periodo inferiore ai 10 anni e senza alcun incentivo pubblico. Offrendo poi un lungo periodo di notevole risparmio, poichè ha una durata di vita quasi doppia rispetto alle caldaie a gas.</p>
<p>Non abbiamo motivi particolari per sponsorizzare le pompe di calore geotermiche, sulle quali, peraltro, occorre anche fare valutazioni puntuali prima di deciderne l’uso, che certamente non è sempre e comunque consigliabile. Il nostro è dunque solo un esempio.<br />
Ma certo occorre porsi  la <strong>questione se sia un bene puntare sulle fonti rinnovabili solo per la generazione elettrica </strong>(come si sta facendo, e a carissimo costo), mentre è un dato di fatto che l’uso delle fonti rinnovabili per la produzione di calore prevede costi enormemente inferiori, con benefici molto maggiori per l’ambiente.</p>



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		<title>«Il nucleare può salvare il mondo» secondo un noto ambientalista</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 01:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«L’energia nucleare può salvare il mondo».  Stavolta a dichiararlo non è un esponente dell’industria nucleare, ma un prestigioso opinion-leader ambientalista: Mark Lynas (nella foto) specialista dei cambiamenti climatici e consigliere del governo delle Maldive (uno degli Stati più a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello del mare). Lynas è un giornalista, scrittore (molto noto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«L’energia nucleare può salvare il mondo».  Stavolta a dichiararlo non è un esponente dell’industria nucleare, ma un <strong>prestigioso opinion-leader ambientalista: Mark Lynas </strong>(nella foto) specialista dei cambiamenti climatici e consigliere del governo delle Maldive (uno degli Stati più a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello del mare).<img style="margin: 10px; float: left; border: 0px;" title="Mark Lynas" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Mark_Lynas_1.jpg" alt="Mark Lynas" width="222" height="187" /></p>
<p>Lynas è un giornalista, scrittore (molto noto il suo libro <em>Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale</em>, pubblicato in Italia a fine 2008 da Fazi editore) e ambientalista britannico. Da attivista verde divenne famoso nel 2001 per aver lanciato una torta in faccia a Bjørn Lomborg, probabilmente il più famoso ex-ambientalista (dopo James Lovelock, che è considerato il “padre” degli ambientalisti moderni) convertito al nucleare (Lomborg è l’autore del notissimo <em>L’ambientalista scettico</em>).</p>
<p>In occasione della conferenza <em>Energy Choices</em> organizzata i primi di dicembre dalla Nuclear Industry Association (NIA) britannica, <a href="http://www.niauk.org/news/news-stories/nuclear-can-save-the-world-1758-95.html" target="_blank">Lynas ha lanciato una dura accusa</a> alla lobby anti-nucleare, e in particolare allo zoccolo duro degli<strong> ecologisti anti-nucleari, da lui definiti «prigionieri del loro passato»</strong>.</p>
<p>«Guardando a questa generazione &#8211; ha affermato &#8211; gli storici del futuro la troveranno colpevole di <strong>due errori</strong> <span id="more-179"></span>per quanto riguarda il riscaldamento globale: il primo è aver <strong>perso 20 anni discutendo di quote</strong> di emissioni di gas serra da tagliare, quando il vero obiettivo è portarle a zero. Il secondo è l’errore commesso dagli ecologisti (che pure erano stati i primi ad accorgersi dei pericoli del riscaldamento globale e a chiedere azioni per contrastarlo) nell’<strong>escludere l’energia nucleare</strong> dalle opzioni a emissioni zero su cui puntare. Questo errore è disastroso per i nostri sforzi di contrastare i cambiamenti climatici.<br />
Ci sono vari esempi nel mondo di centrali nucleari costruite negli anni Settanta e poi smantellate o addirittura trasformate in centrali a carbone. In altre parole, gli <strong>ambientalisti</strong> hanno fatto in modo da <strong>trasformare la fonte di energia più pulita nella più sporca</strong>.<br />
Le emissioni di anidride carbonica dovute alle attività degli ambientalisti hanno un ordine di grandezza che probabilmente si aggira intorno alle <strong>centinaia di milioni di tonnellate</strong>. Se questo non è un errore storico, non so che cos’è».</p>
<p>Lynas ha spiegato anche che «<strong>la percentuale di morti legata alla produzione di energia elettronucleare nei Paesi occidentali è pari a zero</strong>. Sfido chiunque a dire la stessa cosa di qualsiasi altra industria. Soprattutto non è il caso del carbone, che causa decine di migliaia di morti all’anno e, fra l’altro, rilascia anche più radioattività nell’ambiente del nucleare».</p>
<p>Lynas ha concluso rivolgendosi all’industria nucleare: «Per favore, ricordatevi che il vostro compito è <strong>salvare il mondo</strong>».</p>



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		<title>Radiazioni e timori irrazionali</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 00:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Una ricerca de ll’Electric Power Research Institute (EPRI) è arrivata alla conclusione che le radiazioni, in piccole dosi, avrebbero rischi per la salute molto minori di quanto si pensi.  Come noto, gli effetti delle radiazioni in grandi dosi sulla salute sono stati studiati in moltissimi casi, a partire dai militari esposti in occasione dei test [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 10px; float: left; border: 0px;" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Piazza_San_Pietro.jpg" alt="Vista di Piazza San Pietro" width="222" height="187" />Una ricerca de ll’Electric Power Research Institute (EPRI) è arrivata alla conclusione che <strong>le radiazioni, in piccole dosi, avrebbero rischi per la salute molto minori di quanto si pensi</strong>. <br />
Come noto, gli effetti delle radiazioni in grandi dosi sulla salute sono stati studiati in moltissimi casi, a partire dai militari esposti in occasione dei test atomici e, poi, in seguito alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki.<br />
Per le radiazioni in piccole dosi, invece, gli effetti non erano osservabili, e quindi erano stati dedotti in modo indiretto, con estrapolazioni teoriche su una stessa quantità di dose assorbita in una unica esposizione o in tempi lunghi.</p>
<p>Secondo <a href="http://my.epri.com/portal/server.pt?space=CommunityPage&amp;cached=true&amp;parentname=ObjMgr&amp;parentid=2&amp;control=SetCommunity&amp;CommunityID=404&amp;RaiseDocID=000000000001019227&amp;RaiseDocType=Abstract_id">la ricerca dell’EPRI</a> (che ha confrontato i risultati di oltre 200 studi scientifici in proposito), questo metodo avrebbe <strong>sovrastimato i rischi per la salute delle radiazioni in piccole dosi</strong>: «Quando una certa quantità di radiazioni è somministrata a piccole dosi, cioè in un arco di tempo molto lungo, causa molte meno modifiche biologiche rispetto alla stessa quantità somministrata in un breve periodo».<span id="more-79"></span></p>
<p>Sulla base di questo studio la World Nuclear Association (WNA) ha chiesto all’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite (IAEA) di <strong>non dare seguito alla proposta di abbassare il limite di sicurezza da 1 a 0,3 milliSievert all’anno</strong> (in aggiunta alla dose del fondo naturale.<br />
Infatti «un <strong>vantaggio solo supposto in termini di sicurezza </strong>– ha affermato il direttore della WNA, John Ritch &#8211; potrebbe andare <strong>a scapito dei veri vantaggi per la salute pubblica e la protezione dell’ambiente</strong> che vengono dalla diffusione dell’energia nucleare nel mondo».</p>
<p>La tendenza verso limiti sempre più bassi, in assenza di prove scientifiche di vantaggi per la salute, secondo Ritch porterebbe a costi più alti e maggiori complicazioni per i produttori e gli enti regolatori di energia nucleare, senza vantaggi osservabili per la salute degli addetti o della popolazione.<br />
Allo stesso tempo, i benefici dell’energia nucleare in termini di sicurezza, sviluppo e lotta ai cambiamenti climatici sarebbero disponibili a costi più alti.</p>
<p><strong>Fin qui la notizia</strong>. A breve commento, poiché sono dichiaratamente a favore dello sviluppo dell’energia nucleare, devo dire che non l’ho riportata per cercare di far passare l’idea che i rischi del nucleare siano una sciocchezza. Tuttavia credo che tali rischi sino esagerati  da parte di chi è interessato a trovare ogni motivo per contrastarne lo sviluppo dell&#8217;energia nucleare. E quello delle supposte radiazioni emesse “normalmente”, cioè senza incidenti, dalle centrali e dai depositi di rifiuti nucleari è appunto un motivo irrazionale, quando non in malafede.</p>
<p>Personalmente ricordo che da bambino, e fino agli anni ’80, con la famiglia si andava in Toscana a fare il bagno in terme che pubblicizzavano con grandi manifesti le proprie “acque radioattive”. Oggi le strutture termali non pubblicizzano più la cosa, ma ci sono almeno una ventina di strutture (vedi <a href="http://www.emmeti.it/Salute/Acque/radioattive.it.html">qui un breve elenco</a>) che, nei dati analitici delle acque, ammettono che sono radioattive. Avvisando non di stare attenti, ma che la radioattività fa bene al sistema nervoso, all’artrosi e ad un’altra miriade di malanni.</p>
<p>D’altra parte è un fatto che <strong>tutto (nel senso di </strong><em>tutto</em><strong>)<em> </em>sulla Terra sia più o meno radioattivo</strong>. E che tutti <strong>gli esseri umani sono esposti ad una dose naturale di radiazioni di circa 2 milliSievert all’anno</strong>. Ma in media. Il che vuol dire che <strong>ci sono zone ove tale dose è doppia, tripla ed in qualche caso anche 10 volte superiore al valore medio</strong>, senza che questo comporti differenze nello stato di salute o nell’attesa di vita.</p>
<p>Ad esempio, in Italia gli abitanti del Viterbese e della zona dei Campi Flegrei sono soggetti a <strong>dosi di radiazione 2-3 volte la media nazionale</strong>.</p>
<p>E che dire del fatto che <strong>in Piazza San Pietro, a Roma, la radioattività è 10 volte superiore</strong> alla media nazionale, per via dei particolari blocchetti di granito usati per la pavimentazione?</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Il nucleare è simpatico all&#8217;ambiente</title>
		<link>http://www.enerblog.it/il-nucleare-e-simpatico-allambiente.html</link>
		<comments>http://www.enerblog.it/il-nucleare-e-simpatico-allambiente.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo sia significativo il fatto che sempre più spesso molti ambientalisti di rango si dichiarino favorevoli al nucleare ritenendola l&#8217;unica (non una delle, ma l&#8217;unica) fonte di energia in grado soddisfare le crescenti esigenze energetiche dell&#8217;umanità senza avere impatti negativi sul clima. Nel senso che le centrali nucleari producono energia in grande quantità, ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;"><img style="margin: 10px; float: left; border: 0px;" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Patrick_Moore.jpg" alt="Patrick Moore " width="222" height="187" /></span></p>
<p>Credo sia significativo il fatto che sempre più spesso molti <strong>ambientalisti di rango si dichiarino favorevoli al nucleare</strong> ritenendola l&#8217;unica (non una delle, ma l&#8217;unica) fonte di energia in grado soddisfare le crescenti esigenze energetiche dell&#8217;umanità senza avere impatti negativi sul <span style="font-size: x-small;">clima. Nel </span>senso che le centrali nucleari producono energia in grande quantità, ma non hanno emissioni né di sostanze inquinanti, né di CO2.</p>
<p><strong>Il punto che sottolineo</strong>, però, è che nel fare questa scelta gli ambientalisti di cui sopra (che ormai sono troppo numerosi per essere citati, ma voglio almeno ricordare James Lovelock, l&#8217;inventore della teoria di Gaia, che è considerato un po&#8217; il &#8220;padre&#8221; degli ambientalisti moderni) non dicono che quella nucleare è <em>purtroppo</em> una scelta doverosa per il clima, anche se&#8230;&#8230;</p>
<p>Nossignore. Siccome (da una opposizione aprioristica o ideologica) per valutare le varie opzioni che li hanno portati a cambiare idea  si sono finalmente documentati a dovere sul nucleare, è successo che sono spariti i &#8220;purtroppo&#8221; e i &#8220;se&#8221;.<br />
Si sono cioè accorti che i benefici per il clima non vengono pagati né in termini economici, né di sicurezza.<span id="more-68"></span></p>
<p>Riporto a titolo di esempio il caso di <strong>Patrick Moore</strong> (nella foto: è stato uno dei fondatori di Greenpeace) che, in un intervento su <em>Repubblica</em> dello scorso 26 novembre, scrive quanto segue:</p>
<p><span style="font-size: small;">« Consideriamo attentamente gli argomenti contro il nucleare.<br />
<strong>1.   </strong><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;energia nucleare è costosa</span>. In realtà: è una delle fonti di energia meno care. Uno studio comparativo pubblicato nel gennaio 2008 dal Brattle Group per lo stato del Connecticut stimava che l&#8217;energia nucleare (a $4.038 per kW) può avere il più alto costo di capitale, ma produce l&#8217;elettricità meno costosa.<br />
<strong>2.   </strong><span style="text-decoration: underline;">Le centrali non sono sicure</span>. In realtà: Chernobyl è stato l&#8217;unico caso di reattore nucleare civile che abbia provocato vittime tra gli abitanti. E fu un incidente annunciato. Quel vecchio modello di reattore non aveva vasi di contenimento, era mal progettato. Il forum su Chemobyl delle Nazioni Unite segnalò nel 2006 che solo 56 morti potevano essere attribuite direttamente all&#8217;incidente, nulla a confronto con i più di 5.000 morti l&#8217;anno nel mondo per incidenti nelle miniere di carbone.<br />
<strong>3.   </strong><span style="text-decoration: underline;">Le scorie saranno pericolose per migliaia di anni</span>. In realtà: tra 40 anni, il combustibile usato avrà meno di un millesimo della radioattività che aveva quando fu rimosso da un reattore. E non è corretto definirle scorie, perché il 95 % dell&#8217;energia potenziale è ancora contenuto nel combustibile usato dopo il primo ciclo. Ora è possibile usare quell&#8217;energia e ridurre la quantità di scorie da smaltire.<br />
<strong>4.   </strong><span style="text-decoration: underline;">I reattori sono vulnerabili agli attacchi terroristici</span>. In realtà: il vaso di contenimento di cemento armato spesso due metri protegge il contenuto. E anche se un jumbo-jet dovesse infrangersi contro un reattore, questo non esploderebbe. Ci sono molte strutture più vulnerabili, tra cui gli impianti di gas naturale liquefatto.<br />
<strong>5.   </strong><span style="text-decoration: underline;">II combustibile nucleare può essere deviato per costruire armi nucleari</span>. In realtà questo non è un argomento che ne giustifichi la messa al bando. Una combinazione di energia nucleare, idroelettrica, biomassa e geotermica è un modo sicuro e amico dell&#8217;ambiente per soddisfare i bisogni di energia del mondo».</span></p>



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