Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?
È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020.
Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).
Inoltre l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa 2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno.
La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.
C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una politica industriale di settore, e anche ora, che sembra si vogliano percorrere i primi passi (ad esempio nella geotermia) ci si sta muovendo con titubanza e senza una visione d’insieme.
Particolarmente grave ci sembra il dispendio di risorse che si stanno dilapidando sul fotovoltaico. Cifre che a leggerle sono talmente impressionanti da sembrare inverosimili.
Secondo l’Autorità per l’energia i primi 1.200 MW fotovoltaici installati in Italia costeranno ai cittadini 20 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, oltre al costo di installazione (altri 6 miliardi circa).
Per il futuro, la relazione tecnica che illustra il nuovo decreto MSE – Ministero ambiente, che fissa le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico negli anni 2011-2013, riferisce che i previsti 3.350 MW da incentivare nel triennio peseranno sulle bollette elettriche di tutti gli italiani per circa 25 miliardi nei 20 anni successivi (cui, anche in questo caso, vanno aggiunti gli investimenti di installazione, pari a circa 16 miliardi). Tutti soldi da sommare a quelli dei primi 1.200 MW sopra citati.
E per ottenere cosa? Nella stessa relazione illustrativa il Ministero dello Sviluppo Economico ipotizza che gli impianti fotovoltaici producano energia per l’equivalente di 1.200 ore l’anno di potenza di picco. Ciò vuol dire che i 4.450 MW fotovoltaici (1.200 + 3.350) produrranno ogni anno circa 5,3 miliardi di kWh.
Quindi 66 miliardi di euro in 20 anni, cioè 45 miliardi spalmati sulle bollette per 20 anni, più 21 miliardi di installazione, per avere una produzione annua di energia pari a quella che una centrale nucleare da 1.600 MW produce in meno di 5 mesi. Per un confronto, il costo della centrale nucleare nei 20 anni sarebbe di circa 14 miliardi, cioè 5 miliardi di investimento iniziale (ad essere pessimisti), più altri 9 miliardi per il combustibile, con una produzione elettrica che è però più che doppia rispetto ai 4.450 MW fotovoltaici.
Produrre energia rinnovabile è necessario. Ma una cosa è investire denaro, altro è buttarlo.
Occorre fermare il prima possibile lo spreco che si sta facendo con il fotovoltaico e destinare le stesse risorse alle tecnologie rinnovabili già disponibili che consentono di ottenere risultati molto più efficaci con minore spesa. Cioè praticamente tutte le altre fonti: eolico, mini-idro, geotermico, solare termico, biomasse, efficienza eccetera.
In particolare ci sono due azioni che ci permettiamo di consigliare.
La prima è relativa alla valorizzazione del kWh termico. Non si sa bene per quale motivo, ma parlando di rinnovabili si parla esclusivamente di produzione di energia elettrica. Tuttavia, ai fini degli obiettivi comunitari, produrre kWh elettrici o kWh termici è la stessa cosa. Solo che un kWh termico è molto più semplice da ottenere e a costi molto inferiori, sia in ambito domestico (in sostituzione totale o parziale del gas e dell’energia elettrica per la climatizzazione e la produzione di acqua calda) sia in quello industriale (in sostituzione totale o parziale di ogni tipo di combustibile per il calore di processo). E le tecnologie disponibili sono più mature e più differenziate.
La seconda azione, fondamentale, è sulla ricerca. Sulla quale abbiamo un grande ritardo da recuperare, ma anche nuove opportunità che potremmo sfruttare, se si uscisse dalla logica secondo cui “fonti rinnovabili” sono solo l’eolico e il fotovoltaico.
Ovunque nel mondo si stanno effettuando ricerche su tecnologie molto innovative (produzione di biocarburanti direttamente da fotosintesi, biocarburanti tramite nuovi enzimi, biomasse da microalghe, materiali per fotovoltaico innovativo, per citare solo quattro esempi promettenti). In Italia esiste un importante patrimonio di conoscenze che nessuno sembra interessato a valorizzare. È evidente che farlo solleciterebbe interessi molto minori di quanto non facciano i sontuosi incentivi concessi al fotovoltaico. Ma sarebbe davvero il caso di cominciare.













marzo 12th, 2010 at 11:52
Piacevolmente di trovare in un posto come questo, un articolo basato su numeri oggettivi e non su slogan.
Condivido ampiamente, però…
Però è doveroso un appunto: il costo di installazione del fotovoltaico viene (più o meno) ripagato dalla colletta forzosa che i cittadini pagano per 20 anni.
Sommarlo ai costi ventennali, come fa l’articolista, vuol dire conteggiarlo due volte.
E non è corretto.
Anche così è un fatto che il fotovoltaico sia un colossale e colpevole spreco di risorse pubbliche.
Saluti
Gigi
marzo 17th, 2010 at 17:11
Ciao,
potresti gentilmente mandarmi il link alla relazione tecnica dell’Autorità per l’energia che citi nell’articolo?
Potrebbe essermi utile per una ricerca…
Grazie,
Marco
marzo 19th, 2010 at 20:18
Il presidente dell’Authority, Alessandro Ortis, è più volte tornato sull’argomento negli ultimi mesi, sia in discorsi “a braccio” sia presentando documenti ufficiali.
Il documento che contiene i dati più compiuti (in particolare a pag. 51 e 52) credo sia la “Relazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas sullo stato del mercato dell’energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” del 29 gennaio. E’ reperibile nel sito dell’Autorità nell’area “Pareri e segnalazioni”.
Questo il link al pdf: http://www.autorita.energia.it/allegati/segnalazioni/003-10pas.pdf
marzo 23rd, 2010 at 12:06
Finalmente un sito realista, che non lascia spazio alle
solite beceraggini mbientaliste.
Complimenti!