Il Piemonte è una delle Regioni che ha ufficialmente deciso di opporsi al nucleare.
Il Presidente della Regione, Mercedes Bresso (nella foto), non perde occasione per ricordarlo: «Il Piemonte  - afferma la Bresso – non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, ridurre i consumi, proteggere l’ambiente. Oggi infatti, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale».

L’insistere su questo concetto dell’opposizione per motivi economici è divertente, per chi si occupa di queste cose. Ma indubbiamente, nell’assoluta carenza di informazione sui temi dell’energia, è anche efficace. Occorre solo continuare a ripeterlo, che il nucleare non è conveniente, senza citare cifre, senza fare esempi, senza alcun contraddittorio.

La situazione energetica del Piemonte, relativamente all’energia elettrica, è privilegiata. Da regione alpina gode infatti di un rilevante apporto idroelettrico (con impianti a suo tempo pagati dall’intero Paese), pari, per la precisione, al 25% della domanda elettrica regionale (dati Terna relativi al 2008). Per il resto la produzione piemontese si affida al termoelettrico, quasi tutto a gas. Le nuove fonti rinnovabili sono rappresentate solo dal fotovoltaico: attualmente (novembre 2009) sono installati circa 4.500 centrali tra grandi e piccole, per una potenza totale di circa 55,6 MW (pari all’1% della potenza elettrica totale lorda, che è di circa 5.500 MW).  E, a proposito di costi, è bene precisare che questi 55,6 MW fotovoltaici hanno una generazione inferiore allo 0,1 % della domanda elettrica regionale (zero virgola uno %). Una percentuale risibile che al Piemonte è costata più o meno 350 milioni di euro (il costo dell’installazione), e che all’intero Paese costerà quasi 1 miliardo (circa 45 milioni di euro l’anno di incentivi, pagati da tutti nelle bollette, per i prossimi 20 anni).
E per finire: la produzione elettrica del Piemonte non è sufficiente a soddisfare la domanda, per cui la Regione copre circa il 18,5% dei propri consumi con elettricità nucleare importata dalla Francia. Nel caso si voglia parlare di coerenza.

Personalmente comincio a seccarmi di dover fare la figura di quello che è a favore del nucleare e contro le fonti rinnovabili. Non è così. Sono del tutto convinto che sia necessario un ragionevole sviluppo delle rinnovabili, anche se (nell’attuale contesto internazionale) preferirei un forte sforzo per la ricerca e la creazione di filiere industriali nazionali, anziché investimenti a pioggia che sono di pura immagine, almeno nel caso del fotovoltaico (un po’ diverso è il caso dell’eolico, e molto diverso quello di altre fonti come la geotermia, il mini-idraulico, la biomassa, il recupero energetico dei rifiuti e gli usi termici del solare). E nel settore della ricerca do anche atto alla Bresso e al Piemonte che si stanno muovendo bene. Ma, per cortesia, smettiamola di continuare su posizioni “no nuke” in base a presunte ragioni economiche, quando si tratta solo di preconcette posizioni politiche.

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