Obama nucleare. Con serietà
Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.
Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media siano andati molto oltre.
Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio del discorso di Obama per offrire ai nostri politici e politicanti un esempio di serietà, da parte del Presidente di un grande Paese che si pone il problema delle cose da fare per il bene di tutto il Paese (non di una parte), e le fa mettendosi personalmente in gioco, anche a costo di perdere un po’ di popolarità.
Gli impianti citati, come noto, sono i 2 reattori di Vogtle da 1.100 MW ciascuno, cui l’Amministrazione Obama ha concesso prestiti garantiti di 8 miliardi di dollari, e che dovranno essere costruiti entro i prossimi 6-7 anni.
Ha detto Obama:
(…) «Ci saranno certamente alcuni che accoglieranno positivamente questo annuncio, alcuni penseranno anche che giunge con eccessivo ritardo. Per contro ci saranno quelli che sono fortemente contrari. Esattamente come accade per altri aspetti del nostro dibattito sull’energia: dalla produzione di idrocarburi off-shore all’ipotesi di mettere una tassa sulle emissioni di CO2.
Ma quello che voglio sottolineare è questo: anche quando tra noi ci sono delle differenze, non possiamo permettere che queste ci impediscano di procedere verso il progresso. Su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a rimanere impantanati nel solito vecchio trito dibattito tra destra e sinistra, tra ambientalisti e imprenditori.
I nostri concorrenti stanno facendo a gara per creare posti di lavoro e per controllare la crescente industria energetica. E l’energia nucleare non fa eccezione. Giappone e Francia hanno da tempo investito pesantemente in questo settore. Nel frattempo, ci sono 56 reattori nucleari in costruzione in tutto il mondo: 21 solo in Cina, 6 nella Corea del Sud, 5 in India. E l’impegno di questi Paesi non è solo creare posti di lavoro in tali impianti, bensì di mettere le basi per sviluppare competenze e nuove tecnologie.
Quindi non dobbiamo commettere errori. Che si tratti di energia nucleare, o energia solare o eolica, se rinunciamo a investire nelle tecnologie di domani, poi dovremo importare tali tecnologie invece di esportarle. Torneremo indietro. Posti di lavoro verranno creati all’estero, invece che qui negli Stati Uniti d’America. E non è un futuro che sono disposto ad accettare». (…)
«So bene che da molto tempo si dà per scontato che chi sostiene l’ambiente è contrario all’energia nucleare. Ma il fatto è che, anche se non abbiamo realizzato una nuova centrale nucleare da 30 anni, l’energia nucleare resta la nostra maggiore fonte di energia che non produce emissioni di CO2. Dunque per soddisfare le nostre crescenti esigenze energetiche e prevenire le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici abbiamo bisogno di aumentare le nostre forniture di energia nucleare. È semplice. Questo impianto, ad esempio ci consentirà di tagliare 16 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2, rispetto ad un impianto equivalente a carbone. È come eliminare dalle strade 3,5 milioni auto»
Quindi, a proposito dei problemi che possono venire a crearsi e della serietà con cui devono essere affrontati, Obama ha aggiunto:
«Ora, niente di quanto ho detto intende negare che ci siano seri inconvenienti nella produzione elettronucleare, che devono essere affrontati. L’energia nucleare genera scorie, e dobbiamo accelerare gli sforzi per trovare il modo di stoccare e smaltire questi rifiuti in modo sicuro. Ecco perché abbiamo chiesto a un gruppo bipartisan di esperti nucleari di affrontare questa sfida. Come pure per i nuovi impianti ci si atterrà alle maggiori e più restrittive norme di sicurezza per rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini che vivono vicino e lontano da essi. Questo è un imperativo.
Ma gli investimenti in energia nucleare restano un passo necessario. Ciò che spero è che con questo annuncio venga sottolineata contemporaneamente sia la nostra serietà nel far fronte alla sfida energetica, sia la nostra buona volontà di non guardare a questa sfida come una questione di parte, ma come una questione che è più importante della stessa politica, poiché le scelte che ci accingiamo a fare non riguardano solo la prossima generazione, ma molte generazioni a venire».













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