Nucleare. Ma davvero abbiamo la possibilità di scegliere?
Come per qualsiasi discorso serio, anche nel parlare di energia ci sono dei dati basilari che dovrebbero essere ben noti a tutti e sempre tenuti presenti. Siccome l’impressione è invece che tali dati siano quasi ignorati, o comunque non considerati, ci scuserete se ci permettiamo di sintetizzare (in tabella) per lo meno quelli davvero fondamentali a livello generale.
I dati sono per comodità riferiti al 2004, ma la situazione è sostanzialmente immutata (tranne che per gli abitanti, che nel frattempo sono aumentati di circa 400 milioni).
Il punto che vogliamo sottolineare è la disparità di accesso all’energia. Con qualche considerazione sulle possibili evoluzioni a livello globale.
Come si può osservare, ad esempio, l’Europa, con il 9,3% della popolazione mondiale, consuma il 18,2% dell’energia mondiale e il 21,2% dell’energia elettrica. Le percentuali sono ancora maggiori per il Nord America (che comprende solo USA e Canada, il Messico è incluso nell’America Latina) e in generale per il complesso dei Paesi industrializzati (l’OCSE citato in tabella è l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico tra Paesi industrializzati e comprende i 30 Paesi maggiormente sviluppati al mondo).
Il confronto con l’Asia e l’Africa è già di per se emblematico del divario esistente. Ma occorre considerare che i dati della tabella sono aggregati, e nascondono realtà che in alcuni casi non è eccessivo definire agghiaccianti.
Ad esempio, per Europa, Medio Oriente, Americhe, Australasia e CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, comprende la Russia e gli altri Paesi ex URSS ad eccezione di quelli che sono entrati nell’Unione Europea) i dati della tabella si riferiscono quasi interamente all’energia commercializzata, cioè comprata e venduta sul mercato. Ma (come è riferito in nota) per Asia e Africa i dati comprendono anche le biomasse naturali (stimati per ben l’80% circa), cioè legna, residui agricoli ed escrementi animali essiccati utilizzati fuori dai canali commerciali.
Se dai consumi di Asia e Africa togliamo questa quota dell’80% e consideriamo solo gli scenari dell’energia commercializzata, che sono gli unici di interesse per noi occidentali (cioè come si evolveranno i mercati di petrolio, gas, carbone ed energia elettrica) ne risulta un divario, con i Paesi industrializzati, che è, appunto, agghiacciante. Per convincersene basta un ultimo esempio, relativo ai consumi elettrici dell’Africa. Se consideriamo solo la cosiddetta Africa sub-sahariana (cioè escludendo a nord tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e il Sudafrica a sud) si ha un continente dove vivono circa 700 milioni di abitanti, che hanno consumi elettrici pari a quelli di 15 milioni di italiani.
Questa la considerazione che consigliamo di tenere sempre presente in qualsiasi discorso o scelta si voglia fare sull’energia.
Sulla terra, dunque, vivono (oggi, nel 2009) circa 6,7 miliardi di persone, di cui la parte ricca (1,2 miliardi, pari al 18% circa) consuma quasi il 50% di tutta l’energia primaria e il 60% di quella elettrica. Dei rimanenti 5,5 miliardi, che si dividono il restante, circa 1,5 miliardi di persone non ha nemmeno accesso all’elettricità.
Inoltre continuiamo ad aumentare di numero: tra poco più di 30 anni saremo 9 miliardi, con un incremento di popolazione tutto a carico dei Paesi oggi in via di sviluppo, che quindi raggiungeranno la cifra di 7,7 – 8 miliardi, mentre noi “occidentali” resteremo più o meno 1,2 miliardi.
Ebbene, è lecito e giusto sperare che quegli 8 miliardi di “altri” possano avere un maggiore benessere e migliore qualità della vita. Una qualità della vita – per limitarci al settore dell’energia elettrica – che preveda consumi pari (tra 30-40 anni) alla metà dei consumi elettrici medi oggi in Europa (e quindi, per inciso, ad un quarto di quelli medi in nord America).
Nell’auspicabile modesta ipotesi appena fatta, i consumi di energia elettrica nel mondo dovranno più che raddoppiare rispetto ad oggi. Il che vuol dire che occorrerà reperire una quantità enorme di energia supplementare, da utilizzare nel rispetto dell’ambiente e senza impatti sul clima globale.
In questa prospettiva (non solo realistica, ma minimale) è assurdo e ridicolo porsi il problema se sia opportuno o no ricorrere in Italia all’energia nucleare.
Non avremo a lungo la possibilità di scegliere. In un mondo sempre più urbanizzato e sempre più industrializzato, con sempre maggiore fame di energia e sempre minori risorse di combustibili fossili, non potremo a lungo continuare a decidere se ci piace di più importare questo o quello.
In realtà non abbiamo proprio alcuna possibilità di scelta. Come per tutto il resto del mondo, anche noi italiani dovremo ricorrere a tutte, ma proprio tutte le opzioni disponibili che siano economicamente vantaggiose e rispettose dell’ambiente. Quindi tutto il sole, tutto il vento, tutta l’acqua, le biomasse e la geotermia che potremo sfruttare. E poi risparmio ed efficienza energetica. E, ancora, petrolio, gas e carbone sia nelle forme convenzionali, sia in quelle non convenzionali. E, inevitabilmente, anche il nucleare.
E con tutto ciò occorre anche essere consapevoli che tutto questo non basterà. Dovremo impegnarci in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi sistemi meno energivori e più rispettosi dell’ambiente. Tutte cose possibili. Ma non gratis, e non senza impegno.













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