Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina
Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.
La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).
Dunque i consumi totali lordi di energia nel 2009 hanno raggiunto i 2,17 miliardi di tep, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%” perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su China Daily, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.
Perché il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito, portando l’incremento del 2008 a “solo” il 4%.
Che l’incremento dei consumi di energia in Cina riprenda a correre è allarmante, in relazione ai valori in gioco.
Si tenga infatti presente che la domanda è coperta per il 76,6% da carbone, l’11,3% da petrolio, 3,9% da gas e 8,2% da “altro”, cioè prevalentemente idroelettrico, essendo il ruolo del nucleare (con 11 centrali in esercizio) è ancora minimo e quello delle nuove fonti rinnovabili – solare ed eolico – quasi non rilevabile.
Inoltre la Cina copre l’88,6% della propria domanda con produzioni nazionali, ricorrendo alle importazioni per l’11,4%. Ma l’11,4% di 2,17 miliardi vuol dire circa 250 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno. Un valore, peraltro, in costante crescita.
Infine vale ricordare che la domanda di energia elettrica (3.650 miliardi di kWh nel 2009) sta crescendo a tassi il linea con gli altri parametri: del 7% rispetto al 2008, e di ben il 270% nel periodo 2000 – 2009. Ma si tratta di valori destinati a crescere, e di molto. Il consumo medio pro-capite di elettricità è infatti stato nel 2009 di circa 2.500 kWh. In linea con la media mondiale, ma pari a meno della metà del valore pro capite della UE (circa 5.800 kWh) e 5 volte inferiore al valore USA (circa 12.700 kWh).
Il dato impressionante è però che questo valore medio è fortemente tenuto su dalla scarsa efficienza energetica dell’industria e dei servizi cinesi. I consumi elettrici domestici sono infatti bassissimi: di soli 275 kWh pro capite, secondo le statistiche ufficiali 2007, circa un quarto della media italiana.
È dunque facile immaginare che i consumi di energia in Cina continueranno a crescere in modo molto rilevante, giocando un ruolo di primissimo piano nello scenario energetico mondiale.
Senza dimenticare che un dinamismo molto simile a quello della Cina (1,3 miliardi di abitanti) sta avendo l’India (oltre 1,1, miliardi) e quasi un altro miliardo di abitanti di altri Paesi emergenti o in via di accelerato sviluppo.













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