Non c’è solo lo tsunami giapponese sul mercato energetico globale
Il mondo dell’energia è in movimento, e probabilmente molto più di quanto già non sembri.
Tra le dinamiche evidenti, ci sono almeno quattro fattori di evoluzione che vanno considerati. Tutti singolarmente importanti, che però nell’insieme, considerando le inevitabili interrelazioni, acquistano una valenza globale dalle conseguenze imprevedibili.
L’argomento è di complessità estrema, per cui qui, nello spazio di un post, ci limitiamo solo a elencare i singoli punti.
1. Accelerato sviluppo di Paesi con circa 3 miliardi di abitanti. È il fenomeno più evidente, destinato inevitabilmente a rivoluzionare il flusso fisico e finanziario dell’intero mercato energetico. Con effetti settoriali in parte ipotizzabili, anche se è poi impossibile prevederne l’effetto globale.
Si da ad esempio per scontato che nei prossimi 20 anni la domanda complessiva di energia aumenterà di circa il 40%, che praticamente tutta questa nuova energia sarà destinata ai Paesi oggi ancora in via di sviluppo (e soprattutto alla Cina) , che sarà soddisfatta facendo ricorso a maggiori quantitativi di petrolio e soprattutto di gas e di carbone.
Questo primo fattore è sicuramente destinato a rivoluzionare la struttura del sistema energetico mondiale. Ma progressivamente. Nell’immediato avranno probabilmente più rilevanza i tre punti seguenti.
2. Evoluzione dei Paesi arabi e crisi politica del nord Africa. Il fenomeno sta portando forti sconvolgimenti sul piano economico-diplomatico, ma anche su quello della sicurezza degli approvvigionamenti energetici per l’Europa ed in particolare per l’Italia. Soprattutto gli eventi libici stanno creando fratture insanabili tra alcuni Paesi arabi e i Paesi industrializzati, e comunque, quale che sia l’evoluzione finale, non è scontato che per qualche tempo il ruolo energetico della Libia torni ad essere lo stesso degli anni passati.
Inoltre restano gli interrogativi sull’evoluzione del medio oriente (Siria, Yemen, Oman, Bahrein, Giordania), che presto o tardi avranno inevitabili ripercussioni anche in Arabia Saudita, che è tutt’ora il principale player energetico mondiale.
Quanto meno c’è da attendersi turbamenti e oscillazioni sulle quotazioni del petrolio e degli altri prodotti energetici.
3. Incertezza sul futuro delle fonti rinnovabili. Mentre si registrano progressi sul piano tecnologico e su quello dei costi, in molti (importanti) Paesi il quadro regolatorio si fa progressivamente più insicuro e tentennante, sia per gli incentivi (riduzione e modifiche unilaterali, anche per gli impianti già autorizzati ed in costruzione), sia per aspetti normativi e burocratici (tempi più lunghi per autorizzazioni e allacciamenti alla rete).
Allo stato dei fatti, è prevedibile che le rinnovabili continueranno sì a svilupparsi, ma ancora tra speranze e con un po’ più di incertezze. In particolare, la minore redditività degli investimenti lascia prevedere negative ripercussioni dal punto di vista finanziario, cosa che – nel complesso – si tradurrà in una crescita inferiore all’ atteso (e di molto, rispetto alle aspettative più ottimistiche).
4. Terremoto in Giappone e incidente di Fukushima. Le conseguenze sono diverse. Quella più appariscente è il ripensamento sulle scelte nucleari che molti Paesi hanno dichiarato di voler fare. Che poi questi ripensamenti si concretizzino è da vedere, tanto più che – allo stato delle cose - gli effetti sanitari e ambientali dell’incidente nucleare sembrano essere più drammatizzati dai media che reali, quanto meno rispetto alla drammatica distruzione e ai 20.000 morti causati da terremoto e tsunami. È quindi possibile che i “ripensamenti”, messi di fronte all’evoluzione dei prezzi delle fonti fossili, si dimostrino delle mosse decise nel momento di maggiore incertezza (per tutelarsi politicamente dall’eventualità di un disastro), ma con scarsi effetti pratici.
È invece certo che il terremoto giapponese avrà ripercussioni sui costi internazionali dell’energia, anche a prescindere dal discorso sul nucleare.
Terremoto e tsunami hanno infatti inferto un colpo grave al sistema energetico nipponico, non solo per le 10 centrali nucleari fermate per controlli (che probabilmente verranno estesi anche ad altri impianti), ma più in generale per vasti i danni subiti dalle infrastrutture di trasporto, dalle centrali termoelettriche e dalle raffinerie.
Nei prossimi mesi il sistema giapponese (il quarto mercato energetico mondiale – dopo Cina, USA e Russia – quasi interamente dipendente dalle importazioni) registrerà un forte aumento della domanda di combustibili fossili, sia per recuperare la forzata minore domanda successiva al terremoto, sia per le esigenze di ricostruzione, sia per la sostituzione dei materiali danneggiati (auto e macchinari industriali e domestici). Ne deriverà una pressione sui prezzi delle fonti fossili che potrà ovviamente aggravarsi, diventando strutturale per il futuro, nel caso il “ripensamento” nucleare si concretizzasse, con chiusura di impianti in esercizio e minore costruzione di nuovi.
Nel giro di poche settimane il mondo dell’energia, che già da un paio di anni manifestava evidenti segni di crisi, è ulteriormente cambiato, e non in meglio. Né per le economie di Paesi sviluppati e non, né per le emissioni e la lotta al riscaldamento globale.













Lascia un commento