Che il rilancio del nucleare in Italia abbia problemi non è una novità. E più ancora ne avrà quando si passerà dalle intenzioni ai fatti. Ad esempio sul cruciale aspetto di dove farle, le centrali.
Pierluigi BersaniCertamente non problemi tecnici, se non nella visione poco informata di molti che il nucleare non lo vogliono e basta. Ma per il resto è un dato di fatto che la gestione della filiera nucleare è una cosa complessa. Talmente complessa che non può essere ragionevolmente affrontata senza una partecipazione convinta a livello di sistema Paese, tanto per gli aspetti regolamentari e gestionali, quanto per quelli di accettabilità sociale.

Ricordiamo ancora il caso della centrale nucleare di Montalto di Castro, che dopo il referendum del 1987 si decise di stoppare quando i lavori erano già molto avanzati per 2 reattori da 1.000 MW ciascuno, buttando letteralmente al vento i 5.000 miliardi di lire che erano già stati spesi (lire del 1987).

Noi crediamo che la realizzazione di almeno 6-8 centrali nucleari in Italia sia indispensabile per molti motivi. Ma certo non riusciamo a immaginare nulla di peggio di un nuovo caso Montalto, con un Governo che autorizza le imprese a investire somme ingentissime e, dopo qualche anno, un nuovo Governo che si impegna a bloccare tutto.
Siccome il principale partito di opposizione è oggi quello capeggiato da Bersani, è giusto chiederci: che ne pensa il segretario del Pd del nucleare?Qualche giorno fa  QualEnergia (rivista on line di Kyoto Club e Legambiente) ha pubblicato una intervista a Pierluigi Bersani dal titolo: Green Economy, si grazie. Nella quale, tra l’altro, si legge:

Domanda - Come giudica le scelte sul nucleare di questo Governo?
Risposta di Bersani «Mi pare che sia una risposta sbagliata in questa fase e che, comunque, il Governo si stia muovendo maldestramente. Per riaprire un capitolo così delicato occorrerebbe un largo consenso nel Paese e nelle istituzioni, elementi che attualmente mancano.
I primi passi, come le norme contenute nella legge 99 dello scorso luglio, hanno avuto come risultato una levata di scudi da parte di molte Regioni che si sentono espropriate delle proprie prerogative. Nella stessa legge peraltro è prevista la priorità di dispacciamento per l’elettricità nucleare che mi pare faccia a pugni con la liberalizzazione dei mercati dell’energia, oltre a denotare un’insicurezza sulla competitività di questa tecnologia.
Peraltro io credo che un Governo serio, prima di affrontare questo argomento, dovrebbe dimostrare di saper risolvere la gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi delle centrali nucleari chiuse, creando un deposito temporaneo delle scorie.
Se non si affronta questa elementare esigenza non si risulta credibili nei confronti dei cittadini. Ci sono poi i dubbi sullo stato di maturità delle attuali tecnologie. I costi, i ritardi, le problematiche aperte sulla sicurezza, fanno infatti ritenere che rischieremmo di incamminarci in un percorso irto di ostacoli con limitate ricadute sul nostro sistema industriale. Bisogna lavorare per soluzioni tecnologiche avanzate che affrontino il problema dell’affidabilità, delle scorie e che garantiscano costi accettabili. Prima di questo, ogni programma per un Paese che è uscito dal nucleare non è credibile».

A commento devo dire che la risposta di Bersani è elegante nella forma, talmente elegante e pacata da nascondere bene l’inconsistenza tecnica delle risposte, tanto più che Bersani non le basa su ragioni politiche, ma proprio tecniche.

Non mi dilungherò qui a spiegare perché non è molto serio tirar fuori la questione della “gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi delle centrali chiuse”, che è una questione (e un insuccesso, ma anche dei governi di sinistra) solo politica, certamente non tecnica. E tralascio anche “i dubbi sullo stato di maturità delle attuali tecnologie”, su cui immagino si stiano quotidianamente arrovellando tutti gli altri Paesi industrializzati che il nucleare lo utilizzano largamente. e i numerosi Paesi che nel nucleare ci stanno entrando ora ex novo. Per i costi mi permetto di rimandare al mio post di ieri, dove riportavo un confronto tra nucleare e rinnovabili.

Brevemente dico che sono d’accordo con Bersani su due punti.

Il primo è quello della “priorità del dispacciamento”. Concordo che è un beneficio che non dovrebbe essere previsto a tavolino per il nucleare. Credo invece che dovrebbe essere accordato alle fonti (quali che siano) che si dimostrino più economiche e con minore impatto ambientale, in termini di emissioni inquinanti, emissioni di CO2 e occupazione di territorio. E pazienza se poi, così, il nucleare dovesse essere largamente vincente!

Il secondo punto su cui concordo con Bersani è la necessità di un largo consenso. Ma come si fa a raggiungerlo senza un impegno anche della sinistra?
Per il bene di tutti sarebbe allora più chiaro se Bersani dicesse che il nucleare non lo vuole perché no! Oppure che ci deve ancora pensare. Così, almeno, gli elettori si regolano.
Sinceramente credo che moltissimi elettori di Bersani sarebbero felici di vedere una sinistra che abbandoni posizioni ideologiche e cominci a porsi seriamente la questione di vincere politicamente in un mondo tecnologicamente avanzato e globalizzato, che chiede sempre più energia a costi confrontabili con quelli degli altri Paesi.
Non dimentichi, caro Bersani, che le nostre imprese continuano a pagare l’energia il 30% in più della media delle imprese europee e il 50% in più di quelle francesi, che, guarda caso, vanno a tutto nucleare. E anche che la mancanza di competitività del nostro Paese continua a produrre disoccupati. I quali, quando finalmente se ne stanno a casa senza l’assillo del lavoro, due conti in tasca, sul come e perchè le cose siano andate in un certo modo, se li fanno, traendone le conseguenze anche politiche.

Ho una proposta da farle, che è anche una sfida. Perchè non si fa lei promotore di una campagna di informazione sul nucleare? Non a tesi, non a sostegno di questo o di quello. Solo una seria, ampia, concreta azione di valutazione e di informazione sugli aspetti tecnologici, economici e ambientali del nucleare. Decidendo poi, politicamente, di conseguenza, per quel che sarà.

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