É ben noto che l’Italia detiene il record mondiale del NYMBI, la famosa sindrome per cui nessuno vuole “vicino casa” una qualsiasi infrastruttura che abbia un impatto anche minimo sul territorio. E non parliamo solo di infrastrutture come centrali a carbone o nucleari, ma proprio tutto: dagli impianti industriali alle centrali eoliche, dalle tangenziali agli incenritori, dalle autostrade alle ferrovie, dalle discariche alle centraline a biomassa e via elencando.

Al riguardo ci sembra meriti qualche riflessione il caso spagnolo, ove in questi giorni si è assistito ad una vera e propria corsa da parte di città piccole e grandi, fino a microscopici paesini, per aggiudicarsi il futuro “Magazzino temporaneo centralizzato” dei rifiuti prodotti dalle centrali nucleari. Cioè, in pratica, il deposito nazionale delle scorie nucleari, previsto per una durata di 60 anni e costituito da un mega silos di 26 metri di altezza per 78 di larghezza e lungo quasi 300 metri, oltre agli edifici per i servizi annessi.

Il termine del bando indetto dal governo socialista di Zapatero scadeva il 29 gennaio. A quanto risulta sono almeno 12  i comuni che hanno presentato la propria candidatura, quasi sempre all’unanimità dei consigli comunali.
E si capisce il perché. In particolare per i comuni più piccoli, infatti, il deposito nucleare è garanzia di rinascita economica, di stop alla fuga dei giovani, addirittura la “soluzione di tutti i problemi”, come ha commentato il quotidiano Publico in una inchiesta su Canas, uno dei comuni candidati, che venti anni fa aveva 1.800 abitanti oggi ridotti a 480, al cui servizio sono rimasti aperti solo un paio di negozi, una macelleria, una farmacia e un bar.

È evidente che in queste situazioni le ragioni economiche siano importanti: il deposito, infatti, porterà al comune vincitore investimenti per circa 700 milioni di euro, 300 posti di lavoro e un premio annuale di 5 milioni di euro, più altri 7 milioni ai comuni limitrofi. Ragioni molto “solide” dunque, ma, evidentemente, non ad ogni costo. Non a costo della salute, ad esempio.
Solo che in Spagna la gente crede che il deposito nucleare porterà benefici e non rischi.

Ed è proprio su questo punto che ci sembra opportuna una riflessione, con riferimento all’informazione che gira in Italia e, in particolare, alla campagna di informazione che il Governo ha in programma. Una campagna su cui ancora non si sa nulla, se non che vi parteciperà una gran quantità di enti e amministrazioni. Troppi, a nostro avviso, se il punto è quello di effettuare una seria e produttiva campagna di informazione e non tanto di partecipare per dividersi una succulenta torta.

Allora è interessante meditare su un punto sottolineato dal quotidiano El Mundo. E cioè che a placare le paure del “popolino” spagnolo è stata non chissà quale campagna di informazione del Governo o dell’industria nucleare, bensì – udite udite – la serie Tv dei Simpson’s. La popolarissima famigliola gialla che vive a Springfield, cittadina virtuale con al centro una bella centrale nucleare, dove lavora papà Homer e intorno alla quale è organizzata la vita cittadina.
Meditate, gente, meditate.

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