La Corea del Sud all’assalto del mercato globale
Dopo il grande exploit di fine anno, con cui si sono aggiudicati il faraonico appalto da 20 miliardi di dollari per la fornitura di 4 centrali nucleari agli Emirati Arabi Uniti (battendo i francesi di Areva), i coreani non fanno più mistero di pensare in grande. E dichiarano pubblicamente di puntare a vendere altri 80 reattori entro il 2030, per un giro d’affari da 400 miliardi di dollari.
In questo modo il Paese asiatico arriverebbe ad avere una fetta del 20% del previsto mercato globale elettronucleare (oltre 2.000 miliardi di dollari al 2030).
Da un punto di vista tecnologico la Corea punta all’autosufficienza nel giro dei prossimi 3-4 anni, per poter poi personalizzare le strategie di esportazione dei reattori in relazione alle diverse esigenze dei singoli Paesi. «Le migliori chance per la Corea del Sud verranno dai Paesi che si stanno affacciando al nucleare o che lo faranno nei prossimi anni: l’Indonesia, la Malaysia, la Thailandia e i Paesi del Medio Oriente», sostiene Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca della World Nuclear Association (WNA).
Ma oltre alla realizzazione di nuovi reattori, c’è anche l’enorme mercato della gestione, dei servizi, del potenziamento e dell’aggiornamento delle centrali esistenti, oltre che quello del trattamento e della gestione dei rifiuti nucleari.
Si tratta insomma di un mercato immenso, cui l’Italia sta facendo di tutto per restare fuori. Le nostre imprese qualcosa da dire in merito ce l’avrebbero, visto che sono riuscite a ritagliarsi una fettina di torta, fuori dall’Italia, anche nei trascorsi anni di relativa stasi dell’industria nucleare. Inoltre – come ha dimostrato Enel – sono anche in grado di stringere alleanze strategiche che potrebbero consentirci di partecipare al banchetto maggiore, per quanto da comprimari cui destinare le briciole, nella situazione attuale.
Ma se una volta tanto si volessero superare le chiacchiere ci sarebbero ancora i tempi e i modi per tornare a giocare un ruolo, se non da protagonisti, per lo meno non irrilevante. Checchè se ne dica, infatti, i reattori di terza generazione che si intende realizzare in Italia sono la punta di diamante della tecnologia e stanno solo oggi muovendo i primi passi. Si tratta di un treno su cui faremmo ancora in tempo a salire.














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