L’informazione sugli OGM cui ci opponiamo e quelli che, tranquillamente, mangiamo
Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la coltivazione di una patata geneticamente modificata.
In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli OGM.
Ci ricorda un po’ la situazione a cavallo del XVI e XVII secolo, quando i contadini si opponevano alla diffusione di strane piante come il mais e la patata (in contrapposizione ai proprietari terrieri, favorevoli, perché si trattava di colture a più alto rendimento), finché le periodiche guerre e carestie non consigliarono di cambiare idea.
O anche – per fare un esempio di tipo “etico” – ci ricorda Ugo La Malfa che, nel 1972, si opponeva all’introduzione della TV a colori in Italia, perché riteneva che avrebbe favorito il consumismo e la corruzione dei costumi.
Insomma, crediamo che, alla fin fine, i fatti avranno come sempre ragione sulle chiacchiere.
E nel caso degli OGM, comprendiamo benissimo che gli italiani (che in grande maggioranza non hanno il problema di coltivare quello che mangiano) auspichino che nel loro futuro le cose vadano come sono andate nel loro passato. Cosa che purtroppo, però, nella storia non è mai accaduto a lungo.
Tuttavia temiamo che i contadini africani e di molti Paesi asiatici e dell’America Centro meridionale, che devono coltivarsi il cibo con un clima e con un terreno ben peggiori di quelli europei, la vedano diversamente.
Tanto più se si considera che c’è ancora più di un miliardo di persone che non ha cibo a sufficienza, in un mondo dove la terra coltivabile è sempre la stessa, ma non la popolazione, che negli ultimi 50 anni è più che raddoppiata e nei prossimi 50 anni passerà dagli attuali 6,7 miliardi a 9-10 miliardi (non a caso, una volta tanto, anche il Vaticano ha plaudito alla decisione della Commissione UE).
Ci conforta in questa convinzione – che le chiacchiere portino al massimo ritardi, ma che le esigenze trovino poi una soluzione nei fatti – la consapevolezza che negli ultimi 70 anni sono già state prodotte più di 2.200 varietà agricole mutanti (grano, riso, girasoli, orzo, piselli, cotone, fagioli, patate, melanzane, ciliegie, mele, pere, pesche, albicocche, banane eccetera eccetera) senza che ci siano stati particolari problemi o opposizioni né da parte di ambientalisti, né tanto meno di consumatori.
Tanto per fare qualche esempio, il pompelmo rosa non esiste in natura, è stato prodotto modificandone il genoma con irraggiamento di neutroni lenti. Quasi tutta la birra prodotta in Europa proviene da orzo mutante. E praticamente tutto il pane e la pasta che abbiamo mangiato negli ultimi 20 anni sono stati prodotti da varietà di grano modificate.
Ci riferiamo a varietà modificate con irraggiamento nucleare, che tecnicamente (cioè da un punto di vista legale) non sono OGM, ma sono comunque sostanze il cui genoma è stato modificato dall’uomo.
Modificato, tra l’altro, con una metodologia piuttosto grossolana (l’irraggiamento è un po’ uno sparare a caso finché non si ottengono le mutazioni genetiche desiderate) e molto meno raffinata e precisa di quella utilizzata nei moderni laboratori per produrre organismi transgenici.
Quello che invece ci preoccupa davvero è l’informazione che circola su queste cose. E che, nel caso degli OGM, non è molto diversa da quella più generale sulle innovazioni tecnologiche.
Dov’è il problema?
Il problema è che quando si tratta di argomenti tecnico-scientifici molto complessi – come gli OGM, il nucleare, la politica energetica, gli impatti ambientali, la realizzazione di infrastrutture, la ricerca scientifica e molto altro – l’informazione non fa informazione. Vende consenso.
Pochi minuti fa abbiamo visto un dibattito in TV sulla vicenda della patata OGM approvata dalla UE. E ovviamente c’era in studio un “esperto” per chiarire il problema. Umberto Veronesi? Charles Davenport? Marcello Buiatti? Qualche altro noto genetista pro o contro gli OGM? Magari un autorevole economista per chiarire un poco gli aspetti economici connessi? No, l’esperto chiamato in studio a spiegare la cosa era una giovane militante di Greenpeace, autorevole solo perché di Greenpeace.
Che è un po’ come quando si parla di energia nucleare, e a discettarne si chiama un qualsiasi ambientalista, il quale si accalora per affermare che l’uranio sta per finire, che le centrali emettono pericolosissime radiazioni, che magari invece del costosissimo nucleare si potrebbe ricorrere alle centrali a osmosi o addirittura alla fusione fredda. E che, soprattutto, non perde occasione per ribadire che non si deve credere ai soliti esperti (quelli veri) perché – come tutti sanno – sono prevenuti, di parte e probabilmente venduti all’industria.













aprile 12th, 2010 at 10:34
Bel pezzo! Ricordavo anch’io la pessima storia di La Malfa e la TV a colori.
Ciò che si può aggiungere è che questo delay di quasi 10 anni non fu a costo zero per il paese. Anzi, il settore nazionale di riferimento ne risentì pesantemente.
Cosa non molto diverso da quanto avverrà per le biotech.
Ciao
BBB!
PS Ecco, Buiatti, sarà anche un genetista, ma quando parla di OGM dice un mucchio di scemate.
novembre 23rd, 2010 at 14:28
L’esempio di La Malfa mi sembra appropriato, ma dovrebbe convincerci del contrario. Non so se sia dipeso proprio dalla televisione a colori, ma sicuramente il consumismo è andato alle stelle, assieme alla corruzione dei costumi: oggi in Italia si consuma tutto, e tutto si vende. E vendendo sesso di diventa ministri e deputati. Non sarà colpa delle televisioni, ma sicuramente del suo proprietario.
Anche il commento sui contadini africani e asiatici, che sarebbero a favore degli OGM mi pare un bel segno di disinformazione. Mai sentito parlare delle massicce proteste in Africa, o delle migliaia di contadini indiani suicidi proprio perché distrutti dagli OGM?