Investimenti in rinnovabili e nucleare in Spagna
È interessante lo studio Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional che analizza la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico – e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020.
Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente da accademici universitari) a tre tra i massimi esperti energetici spagnoli (tra cui Pedro Mielgo, ex direttore di REE, la società che gestisce la rete elettrica nazionale) e poi sottoposto a verifica presso una vasta platea di tecnici di varie competenze. 
La Spagna ha un mix di generazione elettrico molto diverso da quello italiano: rispetto a noi usano metà gas, doppio carbone, circa il 50% in più di rinnovabili e, inoltre, hanno il 18% di generazione nucleare. Come noi, però, hanno una fortissima dipendenza dalle importazioni, circa l’80%, poco meno del nostro 85% (contro una media europea del 50%).
In questa situazione, lo studio sopra citato calcola che – per soddisfare la crescente domanda elettrica, renderla più competitiva e ridurre le importazioni – gli investimenti previsti dal Governo di Madrid ammonteranno a circa 100 miliardi di euro al 2020. In gran parte dedicati alle rinnovabili, con l’obiettivo di portare il loro contributo dall’attuale 25% al 42%. Questo perché gli impegni comunitari impongono alla Spagna di ridurre le emissioni di CO2 del 10% rispetto a quelle del 2005 (per l’Italia l’impegno è maggiore: del 17%).
Secondo gli esperti spagnoli, il grosso sforzo sulle rinnovabili non cambierà molto la situazione: nucleare, carbone e gas rimarranno fondamentali per coprire tanto il fabbisogno di base, quanto i picchi di domanda elettrica. Le rinnovabili al 42% svolgeranno un ruolo sicuramente molto importante, ma comunque subordinato alle altre fonti. Per diventare davvero determinanti dovranno migliorare parecchio l’efficienza e la competitività, puntando allo sviluppo di tecnologie innovative.
In compenso, però, i costi (sovvenzioni) saliranno dai 5 miliardi di euro del 2009 a 19,5 miliardi di euro nel 2020.
Il punto – osserva il rapporto – è che, in termini di riduzione delle emissioni di CO2, esattamente lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto sostituendo una quota delle rinnovabili con 2 nuove centrali nucleari e mantenendo in servizio quella di Garona (che il Governo centrale ha deciso di chiudere per limiti di età, tra la forte opposizione delle Amministrazioni locali, che vorrebbero mantenerla in servizio per altri 10-20 anni, cosa possibilissima da un punto di vista tecnico).
Il risultato finale sarebbe lo stesso, tranne un piccolo particolare: la soluzione nucleare farebbe infatti scendere l’ammontare degli investimenti totali a 60 miliardi, con un risparmio secco di 40 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.













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