L’articolo pubblicato ieri l’altro da Repubblica con il titolo  La centrale come vicino di casa – Pericolo leucemia per i bambini (a firma Francesco Bottaccioli) è un grave esempio di disinformazione ideologica.
Sulle tecnologie energetiche, e sull’energia nucleare in particolare, Repubblica sembra aver abdicato al proprio ruolo di autorevole fonte di informazione per seguire la via della propaganda: alcune tecnologie vanno bene, altre no. Indipendentemente dalle valutazioni ambientali, economiche e sociali che vengono fatte a livello internazionale e nazionale, ove una gran parte degli esperti, dell’opinione pubblica e anche degli ambientalisti ha opinioni diverse da quelle del giornale diretto da Ezio Mauro. Opinioni motivate e consapevoli, basate su valutazioni di fatti e dati e su conoscenze scientifiche, che evidentemente al nostro giornale non interessano, avendo deciso di dare non informazioni sulle possibili opzioni disponibili, ma autonome indicazioni su quali tecnologie siano valide e quali no.

Nel caso specifico la cosa è particolarmente grave perchè non riguarda meri aspetti tecnologici o economici, che comunque i meccanismi di mercato o anche semplicemente il buon senso potrebbero poi regolare o quanto meno ridimensionare. No, in questo caso l’articolo pubblicato da Repubblica mira all’allarmismo puro, a insinuare paura verso pericoli incontrollabili, a diffondere il dubbio sulla salute dei bambini. Ed è anche evidente il motivo, poichè il dubbio e la paura sono da sempre i migliori alleati del “non fare”. Cosa che peraltro viene espressamente richiesta in coda all’articolo.

Bottaccioli fa riferimento ad uno studio tedesco (Epidemiological Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants – KiKK-Study), pubblicato nel 2007, che dichiara di rilevare un incremento della percentuale di tumori nei bambini che vivono vicino le centrali nucleari, in modo correlato alla distanza, cioè tanto maggiore quanto più i bambini vivono vicino alla centrale.

Nel merito osserviamo quanto segue.

1.  L’autore è a conoscenza di almeno un altro studio (in realtà sono molti, ma uno viene da lui citato) sull’argomento, che analizza le incidenze di tumori presso le centrali nucleari inglesi. Poiché tale studio giunge a conclusioni diverse da quelle che servono a supportare la tesi dell’articolo, Bottaccioli lo liquida come «sbilenco sul piano logico» concentrandosi solo su quello tedesco. Solo che quest’ultimo non afferma che i maggiori tumori siano dovuti alle attività elettronucleari, ma che «non si conoscono le cause di questo aumento». É  da questa affermazione, riportata dallo stesso Bottaccioli, che l’autore trae la mirabile conclusione che i maggiori tumori debbano essere attribuiti alla normale attività delle centrali elettronucleari.

2. L’argomento è serissimo e dovrebbe essere trattato con autorevolezza scientifica. Cosa che si sta facendo con numerosi studi a livello internazionale, dai quali si evince che effettivamente i tumori infantili (e in particolare le leucemie) sono in aumento in tutto il mondo. E in Italia più che altrove. Ma allora è stupefacente che si voglia forzatamente cercare una correlazione tra aumento dei tumori e industria nucleare, visto che il maggiore aumento è proprio nell’unico Paese industrializzato che non ricorre all’energia nucleare. Gli USA, ad esempio, dove sono in servizio 104 centrali nucleari, è il Paese con il minor incremento dei tumori infantili, prossimo a zero (per dati sui Paesi europei, vedi ACCIS).

3.  É inoltre evidente che Bottaccioli citi lo studio tedesco senza averlo mai sfogliato, ma in modo interessato, a sostegno di una tesi preconcetta. Infatti tale studio spiega anche perché i maggiori tumori rilevati intorno alle centrali tedesche (dato peraltro discutibile, perché rilevato ad un livello statisticamente non significativo: tra lo 0,2 e lo 0,3 %) non possono essere attribuibili a cause certe. E tra questi “perché” ce ne è uno che praticamente esclude proprio l’attività elettronucleare. Con estrema chiarezza, infatti, gli autori dello studio affermano che «in Germania la dose media di radiazioni che le persone assorbono ogni anno dal fondo naturale è di circa 1,4 mSv (milliSievert), mentre la dose media assorbita annualmente da esami medici ammonta a 1,8 mSv. Rispetto a questi valori, l’esposizione alle radiazioni ionizzanti in prossimità delle centrali nucleari tedesche è inferiore da 1.000 a 10.000 volte. Alla luce di ciò, e sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, il risultato del nostro studio non può essere spiegato da un punto di vista radiobiologico».

4.  È opportuno ricordare che tutto sulla Terra è immerso nelle radiazioni. A livello mondiale il fondo naturale fornisce a ciascun essere vivente dosi medie annue dell’ordine di quasi 3 mSv (milliSievert). Tale valore è però fortemente variabile da luogo a luogo, e va da un minimo di 1,2 mSv, fino a di 250 mSv nella città iraniana di Ramsar. Le cause sono del tutto naturali (legate alla presenza di varie sostanze radioattive nel sottosuolo e sulla superficie) e non hanno mai causato particolari problemi (a Ramsar ci sono persone centenarie come nel resto del mondo). La dose attribuibile ad una centrale nucleare in normale funzionamento è di circa 0,001 mSv l’anno, dieci volte inferiore, ad esempio, a quella che può essere assorbita durante un solo viaggio in aereo (circa 0,01 mSv) e cento volte inferiore a quella di una sola radiografia (0,1 mSv).  A titolo di curiosità si può anzi osservare che anche il corpo umano contiene potassio, carbonio-14 e altri radionuclidi che lo rendono radioattivo per una dose media annua di circa 0,4 mSv. Ciò significa che, in un’ottica di ridurre al minimo il livello di radiazioni assorbito, occorrerebbe evitare il contatto con altra gente.

5.  In tutto ciò va sottolineato il ruolo di informazione ideologica e preconcetta svolto da Repubblica. Che, ad esempio, (in una figura larga quanto l’intera pagina) ha illustrato la crescita dei tumori in relazione alla distanza dalle centrali con valori espressi in centesimi. In tal modo gli incrementi compresi nello studio tra valori di 0,2 e 0,3  sono diventati sul giornale +76%, + 26% eccetera, omettendo di dire, ovviamente, che si trattava del + 76% di quasi zero. Inoltre è curioso che a nessuno sia venuto in mente che le centrali tedesche sono in servizio già da 25-30 anni. E che, quindi, i maggiori tumori avrebbero dovuto evidenziarsi ormai da tre decenni prima nei bambini, poi negli adolescenti e infine negli adulti. Cosa che non si è verificata, tant’è che in Germania nessuno si è mai sognato di prendere provvedimenti al riguardo.

6.  Ma la cosa più stupefacente, nell’articolo di Bottaccioli avallato da Repubblica, è la conclusione. Che sostanzialmente dice: sono stati fatti decine di studi al mondo che non hanno dimostrato alcuna correlazione tra attività elettronucleare e malattie. Tuttavia qualcuno ha dei dubbi, e ovviamente su un argomento simile non è giusto che in Italia si riparli di nucleare senza prima aver eliminato ogni dubbio. Pertanto, se l’Italia vuole tornare al nucleare deve prima risolvere ogni possibile dubbio che l’intero mondo scientifico non ha ancora risolto. Amen.

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