Fotovoltaico e nucleare: quale conviene davvero?
Personalmente ho una grande stima per Alberto Clò (professore di Economia industriale all’Università di Bologna e più volte ministro dell’Industria negli anni ’90) che ritengo tra i massimi esperti “indipendenti” di questioni energetiche in Italia.
Riporto quindi con piacere un brano tratto dall’ultimo editoriale della rivista trimestrale Energia (n. 4, 2009, di cui Clò è responsabile) che mi è tornato in mente poco fa, dopo aver casualmente letto un articolo sul Sole 24 Ore del 13 dicembre, a firma Emma Bonino ed Elisabetta Zamparutti, dal titolo “Politiche energetiche. Ma l’atomo conviene davvero? ”.
L’editoriale di Clò (nella foto) titola “L’energia in Italia: tra ritorno al passato e futuri rischi”, manifestando una visione motivatamente pessimista, in particolare per il fatto che si starebbe tentando di esorcizzare la crisi energetica in atto nel Paese con atteggiamenti pericolosamente rassicuranti, senza guardare in faccia la realtà e senza reagirvi di conseguenza.
Nel commentare il crollo della domanda di energia verificatosi in Italia nel 2008, a proposito delle fonti rinnovabili, Clò vi afferma:
«Uniche fonti in grande salute sono le “mitiche rinnovabili” che, non rispondendo ad alcuna logica economica, hanno proseguito nella loro esponenziale crescita, anche se il contributo alla copertura dei consumi resta simbolico. Certo non i lauti sussidi che le supportano.
In particolare i sussidi destinati al fotovoltaico, dai 110 milioni di euro 2008 (pagati in bolletta dai consumatori) sono previsti aumentare a 300 milioni nel 2009, per balzare a 1 miliardo di euro/anno nel 2010: per un totale di 20 miliardi in 20 anni.
Tutto questo, a fronte di un contributo del fotovoltaico alla produzione nazionale inferiore al 5 per mille!!
L’elargizione – senza alcuna logica, controllo, trasparenza – di sussidi astronomici non poteva che provocare, nel modo maldestro in cui sono stati approvati, costi altissimi per la collettività intera a fronte di benefici per pochi».
Si noti che i “20 miliardi per i prossimi 20 anni” citati da Clò non sono relativi al nuovo fotovoltaico che realizzaremo in futuro, ma esclusivamente ai primi 1.200 MW, cioè, in pratica, a quanto già realizzato fino ad oggi.
Pregherei Emma Bonino di verificare l’esattezza dei dati riferiti da Clò, che peraltro, se non sbaglio, provengono direttamente dall’Autorità per l’Energia.
Dopo di che, la pregherei anche di valutare se non sia opportuno scrivere un secondo articolo dal titolo Ma il fotovoltaico conviene davvero? Con un paragrafo che, ripetendo pari pari quanto affermato da lei e dalla Zamparutti per il nucleare, dica: «in termini di costi/benefici, conviene al nostro paese costruire impianti fotovoltaici impegnando nei prossimi anni decine di miliardi per soddisfare, ben che vada a partire dal 2020, il 2-3% dei consumi elettrici attuali che corrispondono solo a circa lo 0, (zero virgola qualcosa) dei consumi finali di energia? Non esiste altro modo per raggiungere e persino superare lo stesso obiettivo?».
Certo che esiste, senatrice Bonino: efficienza energetica, ricerca (anche per rendere conveniente e diffuso il pur necessario contributo delle rinnovabili) e ANCHE nucleare.













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