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	<title>EnerBlog</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>Il nucleare indispensabile per il clima, secondo le agenzie energetiche dell&#8217;OCSE</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 23:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni CO2]]></category>
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		<description><![CDATA[Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra &#8211; ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a produrre con il nucleare il 25% dell&#8217;elettricità mondiale.
Lo afferma la Roadmap sulle tecnologie energetiche  presentata all&#8217;Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall&#8217;International Energy Agency (IEA) e dalla Nuclear [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra &#8211; ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a <strong>produrre con il nucleare il 25% dell&#8217;elettricità mondiale</strong>.<br />
Lo afferma la <em>Roadmap </em>sulle tecnologie energetiche  presentata all&#8217;Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall&#8217;International Energy Agency (IEA) e dalla Nuclear Energy Agency (NEA), le due principali agenzie energetiche dell&#8217;OCSE (l&#8217;organizzazione per la cooperazione tra Paesi industrializzati).<br />
<a rel="attachment wp-att-411" href="http://www.enerblog.it/il-nucleare-indispensabile-per-il-clima-secondo-le-agenzie-energetiche-dellocse.html/sviluppo_nucleare-2"><img class="alignleft size-full wp-image-411" style="margin: 10px;" title="Sviluppo_nucleare" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Sviluppo_nucleare1.jpg" alt="" width="319" height="316" /></a>Al momento, si legge nel dossier, la potenza nucleare installata (373.000 MW) soddisfa il 14% della domanda elettrica mondiale. Nello scenario di una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2050, <strong>l&#8217;IEA stima che la capacità nucleare debba arrivare a 1,2 milioni di MW entro il 2050</strong>, fornendo così (considerata la maggiore domanda globale che verrà nel frattempo registrata) appunto circa il 25% del fabbisogno mondiale di elettricità a quella data.</p>
<p>Dunque: triplicare l&#8217;attuale potenza installata.<strong> Un programma “ambizioso” ma “realizzabile”</strong> secondo la <em>Roadmap, </em>che rileva come il nucleare sia una tecnologia matura, senza emissioni di CO2 e pronta a espandersi rapidamente nel prossimo decennio. «Gli ultimi reattori ora in fase di realizzazione in diversi Paesi del mondo – afferma l&#8217;IEA – sono costruiti sulla base di oltre 50 anni di sviluppo tecnologico» e sono «affidabili e competitivi» per diventare «pilastri per l&#8217;espansione del nucleare dopo il 2020».</p>
<p>Ovviamente<strong> rimangono alcuni nodi cruciali da superare</strong> per garantire una completa<span id="more-409"></span> rinascita del nucleare. <strong>Nodi di tipo politico, industriale e finanziario</strong>. Per questo l&#8217;IEA e la NEA esortano a impegni politici chiari e stabili, a progressi nell&#8217;attuazione dei piani di smaltimento delle scorie e a sistemi di salvaguardia per prevenire la proliferazione nucleare.<br />
<strong>La maggiore sfida è però rappresentata dai finanziamenti</strong>. «In alcuni casi i governi dovranno fornire delle garanzie fino a che i programmi per la realizzazione del nucleare non saranno consolidati».</p>
<p>Secondo l&#8217;IEA e la NEA, a lungo termine «il continuo sviluppo dei reattori e delle tecnologie del ciclo di combustibile sarà importante per il mantenimento della competitività dell&#8217;energia nucleare», mentre le nuove tecnologie ora in fase di sviluppo «offrono potenzialmente maggiore sostenibilità, economia, sicurezza e affidabilità».<br />
«L&#8217;energia nucleare &#8211; ha sottolineato il direttore dell&#8217;IEA, Nobuo Tanaka &#8211; è una delle tecnologie chiave a basse emissioni di CO2 che possono contribuire (insieme all&#8217;efficienza energetica, alle rinnovabili e alle tecnologie di cattura e sequestro della CO2)  alla &#8220;decarbonizzazione&#8221; delle forniture di energia elettrica entro il 2050».</p>



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		<title>Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare</title>
		<link>http://www.enerblog.it/384.html</link>
		<comments>http://www.enerblog.it/384.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 08:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per produrre la stessa quantità di energia elettrica con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per <strong>produrre la stessa quantità di energia elettrica</strong> con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, presso Priolo, e che attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico). Viene inoltre evidenziata <strong>l’occupazione del territorio necessaria alle varie tecnologie</strong>, sempre nell&#8217;ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW.</p>
<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/Confronto_nucleare_eolico_s1.jpg"><img class="size-full wp-image-400 alignnone" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="Confronto_nucleare_eolico_s" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/Confronto_nucleare_eolico_s1.jpg" alt="" width="567" height="395" /></a><br />
<strong><br />
Per la migliore comprensione dei dati si tenga presente quanto segue:</strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">NUCLEARE</span></strong> – Il <strong>fattore di disponibilità</strong> dichiarato dal costruttore Areva è del 92%. Il dato da noi riportato (90%) appare attendibile, considerato che negli ultimi anni la disponibilità media delle &#8220;vecchie&#8221; centrali in servizio in occidente è stata di circa l&#8217;83%, e l’EPR adotta innovazioni basate sull’esperienza acquisita. Ricordiamo che il fattore di disponibilità indica il tempo medio<span id="more-384"></span> (rispetto alle 8760 ore he ci sono in un anno) di funzionamento equivalente alla piena potenza. Se facciamo l&#8217;esempio del fotovoltaico (che è forse il più semplice da capire)  il fattore di disponibilità indica la percentuale di tempo (rispetto alle ore dell&#8217;anno) che occorrono ad un impianto, che funzioni a piena potenza e nelle migliori condizioni possibili, per produrre  l&#8217;energia che effettivamente quell&#8217;impianto produce in un anno tenendo conto delle ore notturne, dei giorni di maltempo, della maggiore e minore insolazione dei giorni e dei mesi, delle variazioni di temperatura eccetera.</p>
<p>Circa i <strong>costi del nucleare </strong>si consideri che il prototipo di reattore che è in costruzione (quello finlandese di Olkiluoto) aveva un costo previsto in 3,6 miliardi. A seguito dei ritardi e degli altri problemi registrati sul sito di Olkiluoto, è probabile che alla fine il costo reale si aggirerà sui 4,6-4,8 miliardi. Ma va considerato che si tratta di un prototipo assoluto, la cui esperienza consentirà di razionalizzare notevolmente l’investimento. Infatti, il medesimo consorzio finlandese TVO, che sta realizzando la centrale di Olkiluoto, ha avanzato nei giorni scorsi al governo di Helsinki (che l’ha approvata) la richiesta di realizzare un secondo reattore EPR simile a quello in costruzione, dichiarandosi certo che per il secondo reattore i costi saranno inferiori ai 4 miliardi di euro. La realizzazione di successivi reattori ridurrà ulteriormente i costi, anche se, prevedibilmente, di poco.</p>
<p>Per la <strong>superficie occupata </strong>(20 ettari), considerando le specificità italiane, abbiamo aumentato di circa il 20% l&#8217;area che EDF dichiara sia  effettivamente occupata (circa 16 ettari) dalla centrale EPR in costruzione in Francia, a Flamanville.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">EOLICO </span></strong>-  La <strong>disponibilità</strong> del 17% (1.500 ore) è a nostro avviso quella massima effettivamente riscontrabile in Italia, verificata sul campo <span style="text-decoration: underline;">nelle migliori condizioni possibili</span> (ad esempio Enel afferma con soddisfazione che il suo parco eolico in Sardegna ha una disponibilità media di 1.490 ore). In pratica, considerando il dato come media nazionale, ci stiamo tenendo ben larghi. Per il 2008, ad esempio, il GSE ha calcolato una potenza eolica installata in Italia di 3.537 MW, e una produzione di 4,86 miliardi di kWh, pari ad un fattore di disponibilità del 15,7 %  (1.374 ore).</p>
<p>I <strong>costi capitali </strong>(circa 1,1 milioni di euro per MW) sono stati calcolati estrapolando quelli attuali di un impianto da 30 MW con turbine di potenza unitaria tra i 2 e i 3 MW, rapportati alla potenza eolica che è necessario installare per ottenere la stessa energia prodotta (12,6 miliardi di kWh) da una centrale nucleare da 1.600 MW con fattore di disponibilità del 90%. Per ottenere la stessa quantità di energia con un fattore di disponibilità del 17% occorrono 8.400 MW.</p>
<p>Per l’<strong>occupazione del territorio</strong> si è preso il convenzionale valore di riferimento per l&#8217;eolico di 10 Watt/mq. Gli 84.000 ettari che ne derivano rappresentano l’area totale intorno agli aerogeneratori, che ovviamente può essere utilizzata per usi agricoli, di allevamento o simili. Ma certamente non per tutti gli usi. 4.200 ettari è invece l’area effettivamente occupata dai 3.000 – 4.000 aerogeneratori necessari a installare gli 8.400 MW e che non è utilizzabile, in sicurezza, per alcun altro uso.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">FOTOVOLTAICO</span></strong> – La <strong>disponibilità</strong> del 14% (1.200 ore) è quella media della realtà italiana , ove in genere si riscontra una disponibilità di circa 1.000 ore al nord e fino a 1.400 ore al sud.</p>
<p>I <strong>costi </strong>(circa 3,3 milioni per MW di picco) sono calcolati per impianti a terra, estrapolando quelli delle centrali di maggiori dimensioni in silicio policristallino recentemente realizzati in Italia.<br />
È forse opportuno osservare che, nella realtà, i costi sono notevolmente maggiori, poiché, con un costo di 3,3 milioni/MW, in un’ottica di mercato nessuno investirebbe nel fotovoltaico. Che deve quindi essere massicciamente sovvenzionato. Infatti i dati ufficiali dell’Autorità per l’energia certificano che i 3.350 MW programmati per il triennio 2011-2013 costeranno 25 miliardi nei prossimi 20 anni, che rapportati ai 10.500 MW necessari per equiparare la generazione di una centrale nucleare da 1.600 MW, dà un totale di 78 miliardi.</p>
<p>L’<strong>occupazione del suolo </strong>è stimata sulla base dell’effettiva superficie degli impianti di maggiore dimensione recentemente installati a terra nel nostro Paese. Si consideri che le superfici coperte dai pannelli fotovoltaici non possono essere utilizzate nemmeno in piccola parte per altri usi, e che il suolo sotto i pannelli subisce un notevole degrado, in particolare dal punto di vista della riduzione della biodiversità.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">SOLARE CCP</span></strong> (<em>Cylindrical-parabolic Concentrator Plant</em>) – Tutti i dati sono stati estrapolati sulla base di quelli di progetto della centrale Solnova 3, da 50 MW, realizzata dalla spagnola Albengoa Solar ed entrata in servizio commerciale nei giorni scorsi presso Siviglia. Anche per il solare termodinamico, la superficie occupata dagli specchi non può essere utilizzata per alcun altro uso, nemmeno in minima parte.</p>



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		<title>Raggiungeremo l&#8217;obiettivo di coprire con le rinnovabili il 17% della domanda di energia al 2020?</title>
		<link>http://www.enerblog.it/raggiungeremo-lobiettivo-di-coprire-con-le-rinnovabili-il-17-della-domanda-di-energia-al-2020.html</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 17:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[competitività]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sembra interessante la risposta che, alla domanda del titolo, ha fornito Corrado Clini (Direttore generale Sviluppo sostenibile, clima ed energia del Ministero dell&#8217;Ambienteì &#8211; nella foto) in una intervista pubblicata dal mensile Espansione (maggio 2010, pag. 25).
La pubblichiamo integralmente, precisando che si tratta solo di una parte della più ampia intervista.

D.  Nel 2020 l&#8217;Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sembra interessante la risposta che, alla domanda del titolo, ha fornito <strong>Corrado Clini</strong> (Direttore generale Sviluppo sostenibile, clima ed energia del Ministero dell&#8217;Ambienteì &#8211; <em>nella foto</em>) in una intervista pubblicata dal mensile <em>Espansione</em> (maggio 2010, pag. 25).<br />
La pubblichiamo integralmente, precisando che si tratta solo di una parte della più ampia intervista.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/Clini_corrado-3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-379" style="margin: 5px 10px;" title="Clini_corrado-3" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/Clini_corrado-3.jpg" alt="" width="300" height="320" /></a><br />
<strong><span style="color: #0000ff;">D.</span></strong>  <strong>Nel 2020 l&#8217;Italia dovrà coprire il 17% dei consumi totali di energia (elettrica, termica e trasporti) con fonti rinovabili. È fattibile?</strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>R.</strong></span>  «Credo che non andremo oltre il 12-14%. La causa qui è politica, o meglio di un difetto della politica italiana non certo nuovo: quello di definire e farsi carico di obiettivi più sulla base di motivazioni politico-etiche, che non sull&#8217;analisi puntuale della realtà, di quanto certi target siano poi concretamente realizzabili, con quali risorse e quale tempistica.<br />
Le aspirazioni, quando si assumono impegni, non bastano.<br />
Altro aspetto negativo è non aver investito in ricerca per sviluppare un&#8217;industria nazionale innovativa nel settore delle tecnologie sostenibili. Oggi siamo un grande centro di montaggio, con l&#8217;85% delle tecnologie installate tutte di importazione. Abbiamo concentrato gli sforzi a valle, privilegiando gli incentivi ai consumatori finali.  Altri Paesi hanno affrontato invece il problema a monte. Come la Corea, che ha dato la pecedenza agli investimenti alla ricerca e all&#8217;industria.<br />
L&#8217;Italia non ha molte alternative e deve decidere in fretta: o si assume gli oneri delle sanzioni per non aver rispettato gli impegni o diventa competitiva investendo in nuove tecnologie, utilizzando per sostenere le imprese le risorse che si libereranno dai tagli giàannunciati agli incentivi».</p>



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		</item>
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		<title>L&#8217;Italia per quasi un decennio non avrà bisogno di nuove centrali. Perchè, allora, dobbiamo costruirle oggi?</title>
		<link>http://www.enerblog.it/litalia-per-circa-un-decennio-non-ha-bisogno-di-nuove-centrali-perche-allora-dobbiamo-programmarle-oggi.html</link>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 23:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi).
Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la<strong> potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi)</strong>.<br />
Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in particolare acqua e vento) è legata alla disponibilità della risorsa, sia per altri motivi tecnici ed anche economici.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/termo_PortoCorsini-411.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-367" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="termo_PortoCorsini-411" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/termo_PortoCorsini-411.jpg" alt="" width="290" height="245" /></a>Ma comunque è un dato di fatto che <strong>in Italia c&#8217;è abbondanza di potenza elettrica rispetto alle esigenze della domanda</strong>. Che nella sua punta massima (ore 12 del 26 giugno) nel 2008 ha impegnato <strong>55.292 MW </strong>(la massima storica, nel giugno 2007, è stata di 56.822 MW).</p>
<p>Peraltro va anche detto che, oltre alla potenza nazionale, <strong>resta disponibile la risorsa dell’importazione, cui nel 2008 abbiamo attinto per l’equivalente di oltre l’11% della domanda complessiva </strong>(da sottolineare che importiamo elettricità non per bisogno, ma esclusivamente per ragioni economiche, poiché l’energia importata ci costa meno di quella che produciamo, pur considerando che chi ce la vende non lo fa a prezzo di costo, ma guadagnandoci sopra).<br />
Infine si aggiunga che <strong>nel 2009 la domanda elettrica è diminuita di circa il 7% rispetto al 2008, mentre la potenza installata continua ad aumentare</strong>.<br />
Nel 2009 sono infatti entrati in servizio non meno di 2.830 nuovi MW (1.400 MW termoelettrici a gas, 620 MW eolici, 170 MW da biomasse, 40 MW geotermici, oltre 600 MW fotovoltaici).</p>
<p>In questa situazione, considerato che gran parte del parco termoelettrico è costretto a funzionare a potenza ridotta o per un numero limitato di ore, <strong>perché dovremmo continuare a costruire nuove centrali? </strong>Tecnicamente, infatti, non ne avremmo bisogno per svariati anni, tanto più che<span id="more-366"></span> nell’attuale contesto economico, ci vorranno non meno di 3 anni prima di tornare ai livelli di domanda del 2007-2008.</p>
<p>Ovviamente <strong>non abbiamo necessità di nuova potenza per risparmiare</strong>, perché nessun impianto da costruire, di nessun tipo, potrà mai produrre a costi inferiori degli impianti che già esistono. Allora perché?</p>
<p><strong>Per due motivi, il primo dei quali </strong><strong>è legato alle esigenze ambientali </strong>e agli impegni di riduzione delle emissioni che abbiamo assunto a livello internazionale.<br />
È il motivo per cui vengono incentivati e si costruiscono impianti rinnovabili. Questi impianti, secondo i canoni classici delle dottrine economiche, dovrebbero essere considerati una assurdità nell’attuale situazione di abbondanza di potenza disponibile, perché producono energia della qualità più bassa al prezzo più alto, e in alcuni di casi di moltissimo. Tuttavia l’economia classica non considera le nuove esigenze ambientali, che invece oggi non possono essere eluse. <strong>Quindi le rinnovabili sono una necessità</strong>. Magari occorrerebbe evitare di sprecare soldi e cercare di sviluppare le fonti e le tecnologie rinnovabili più efficienti e/o meno costose o almeno che abbiano i maggiori ritorni positivi per il sistema Paese. Ma questo è un altro discorso. Nel complesso si tratta di una opzione cui non possiamo rinunciare e che però trova un suo <strong>limite negli aspetti economici da un lato </strong>(che possono essere sacrificati solo fino a un certo punto) <strong>e in quelli tecnici dall’altro</strong> (che invece sono vincolanti). E infatti, pur con tutti gli sforzi e gli incentivi messi in campo, non riusciremo a sviluppare le rinnovabili nemmeno per raggiungere gli obiettivi al 2020 che abbiamo sottoscritto.</p>
<p><strong>Il secondo motivo per cui dobbiamo realizzare nuove centrali è che l’attuale situazione di abbondanza di capacità elettrica non durerà per sempre</strong>.<br />
Il parco di generazione italiano è complessivamente abbastanza giovane ed efficiente. Ma comunque nei prossimi 10-15 anni ci sarà un notevole numero di centrali che dovrà essere sostituito per obsolescenza: si tenga presente che in Italia sono in servizio 651 impianti termoelettrici per circa 70.400 MW (senza considerare 469 impianti termoelettrici di autoproduttori e tutti gli impianti rinnovabili – <em>dati gennaio 2009</em>). <strong>Inoltre la domanda di elettricità è comunque destinata a crescere</strong>, seppur in modo rallentato rispetto alle previsioni di qualche anno fa. Tanto più che (anche per esigenze ambientali) molti usi termici tenderanno ad essere sostituiti con usi elettrici. Stiamo parlando di <strong>almeno 30.000 MW da sostituire entro il 2025</strong>.</p>
<p>Il problema che si pone è dunque: <strong>con quali tecnologie sostituiremo questa potenza? </strong>Che per giunta è in gran parte di base, cioè tecnicamente non sostituibile con fonti rinnovabili, perchè deve restare in servizio anche di notte e quando non c&#8217;è vento o il cielo è nero di nuvole. Con il carbone? Ancora con il gas? O con il nucleare?</p>



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		<title>Le rinnovabili? Costose e poco incisive. Parola di Scaroni</title>
		<link>http://www.enerblog.it/le-rinnovabili-costose-e-poco-incisive-parola-di-scaroni.html</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 00:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[solare]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo una brevissima sintesi dell&#8217;intervento tenuto dall&#8217;Amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni,  alla World Economic Outlook Conference, organizzato a Roma da IHS Global Insight. Il testo è tratto dall&#8217;agenzia specializzata Quotidiano Energia.
Le fonti rinnovabili, ha affermato Scaroni «hanno ancora bisogno di massicci investimenti in ricerca e sviluppo e di avanzamenti tecnologici per diventare davvero competitive con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo una brevissima sintesi dell&#8217;intervento tenuto dall&#8217;Amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni,  alla <em><a href="http://guest.cvent.com/EVENTS/Info/Summary.aspx?e=5a300120-b18e-48d9-bf67-1787b02a7d4f" target="_blank">World Economic Outlook Conference</a></em>, organizzato a Roma da IHS Global Insight. Il testo è tratto dall&#8217;agenzia specializzata <a href="http://www.quotidianoenergia.it/" target="_blank">Quotidiano Energia</a>.</p>
<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/Paolo_Scaroni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-362" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Paolo_Scaroni" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/Paolo_Scaroni.jpg" alt="" width="250" height="279" /></a><strong>Le fonti rinnovabili</strong>, ha affermato Scaroni «hanno ancora bisogno di massicci investimenti in ricerca e sviluppo e di avanzamenti tecnologici per diventare davvero competitive con i combustibili fossili. La crisi economica ha accentuato ancora di più questa tendenza, il calo dei prezzi dell’energia tradizionale ha causato una forte riduzione degli investimenti nelle rinnovabili».<br />
<strong><br />
Particolarmente oneroso, secondo l’A.D. di Eni è il solare</strong>: «1 kWh ottenuto con l’energia fotovoltaica costa sei volte rispetto a 1 kWh ottenuto con il gas». Ci sono poi anche problemi di spazio: «anche se tutta l’Italia fosse ricoperta di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi &#8211; ha dichiarato -avremmo comunque a disposizione 1/4 dell’energia necessaria».</p>
<p>Allo stato attuale delle tecnologie per Scaroni «<strong>il futuro del solare è ancora nella piccola quantità</strong>».<br />
<strong>Più competitivo invece l’eolico, anche se i problemi non mancano</strong>: «dove c’è molto vento non abita nessuno e quindi l’energia prodotta andrebbe comunque trasportata con un aumento dei costi». Senza dimenticare il nodo intermittenza della generazione eolica.</p>
<p>In sostanza, ha concluso Scaroni «<strong>le rinnovabili vanno bene se costituiscono una piccola parte del totale</strong>». Se invece la percentuale aumentasse, «ne risentirebbe la bolletta dei consumatori e si complicherebbe l’equilibrio del sistema».</p>



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		<title>Investimenti in rinnovabili e nucleare in Spagna</title>
		<link>http://www.enerblog.it/investimenti-in-rinnovabili-e-nucleare-in-spagna.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 21:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[È interessante lo studio Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional che analizza la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico &#8211;  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020.
Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È interessante lo studio <a href="http://www.funciva.org/uploads/ficheros_documentos/1269445551_informe_energia_funciva.pdf">Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional</a> che analizza <strong>la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico &#8211;  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020</strong>.<br />
Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente da accademici universitari) a tre tra i massimi esperti energetici spagnoli (tra cui Pedro Mielgo, ex direttore di REE, la società che gestisce la rete elettrica nazionale) e poi sottoposto a verifica presso una vasta platea di tecnici di varie competenze. <a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Eolico_Espagna-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-356" style="margin: 5px 10px;" title="Eolico_Espagna-2" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Eolico_Espagna-2.jpg" alt="" width="290" height="267" /></a></p>
<p><strong>La Spagna ha un mix di generazione elettrico molto diverso da quello italiano</strong>: rispetto a noi usano metà gas, doppio carbone, circa il 50% in più di rinnovabili e, inoltre, hanno il 18% di generazione nucleare. Come noi, però, hanno una <strong>fortissima dipendenza dalle importazioni, circa l&#8217;80%</strong>, poco meno del nostro 85% (contro una media europea del 50%).</p>
<p>In questa situazione, lo studio sopra citato calcola che &#8211; per soddisfare la crescente domanda elettrica, renderla più competitiva e ridurre le importazioni &#8211; <strong>gli investimenti previsti dal Governo di Madrid ammonteranno a circa 100 miliardi di euro al 2020</strong>. In gran parte dedicati alle rinnovabili, con l’obiettivo di portare il loro contributo dall’attuale 25% al 42%. Questo perché gli impegni comunitari impongono alla Spagna di <strong>ridurre le emissioni di CO2 del 10% rispetto a quelle del 2005</strong> (per l’Italia l’impegno è maggiore: del 17%).</p>
<p>Secondo gli esperti spagnoli, <strong>il grosso sforzo sulle rinnovabili non cambierà molto la situazione</strong>: nucleare, carbone e gas rimarranno fondamentali per coprire tanto il fabbisogno di base, quanto i picchi di domanda elettrica. Le rinnovabili al 42% svolgeranno un ruolo sicuramente molto importante, ma comunque subordinato alle altre fonti. Per diventare davvero determinanti dovranno migliorare parecchio l&#8217;efficienza e la competitività, puntando allo sviluppo di tecnologie innovative.<br />
<strong>In compenso, però, i costi </strong>(sovvenzioni)<strong> saliranno dai 5 miliardi di euro del 2009 a 19,5 miliardi di euro nel 2020</strong>.</p>
<p>Il punto – osserva il rapporto – è che, in termini di riduzione delle emissioni di CO2, <strong>esattamente lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto sostituendo una quota delle rinnovabili con 2 nuove centrali nucleari e mantenendo in servizio quella di Garona</strong> (che il Governo centrale ha deciso di chiudere per limiti di età, tra la forte opposizione delle Amministrazioni locali, che vorrebbero mantenerla in servizio per altri 10-20 anni, cosa possibilissima da un punto di vista tecnico).<br />
Il risultato finale sarebbe lo steso, tranne un piccolo particolare: <strong>la soluzione nucleare farebbe infatti scendere l’ammontare degli investimenti totali a 60 miliardi</strong>, con un risparmio secco di 40 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.</p>



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		<title>Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 00:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.
La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano ad essere noti i primi <strong>dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009</strong>. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-346" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="Cina-3" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Cina-3.jpg" alt="" width="420" height="294" />La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (<a href="http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2008/indexeh.htm">consultabili qui</a>) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).</p>
<p>Dunque i <strong>consumi totali lordi di energia nel 2009</strong>  hanno raggiunto i <strong>2,17 miliardi di tep</strong>, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%&#8221; perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su <em>China Daily</em>, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.<br />
Perché <strong>il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno</strong>, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito<span id="more-345"></span>, portando l’incremento del 2008 a “solo” il 4%.</p>
<p>Che l&#8217;incremento dei consumi di energia in Cina riprenda a correre è allarmante, in relazione ai valori in gioco.<br />
Si tenga infatti presente che <strong>la domanda è coperta per il 76,6% da carbone</strong>, l&#8217;11,3% da petrolio, 3,9% da gas e 8,2% da “altro”, cioè prevalentemente idroelettrico, essendo il ruolo del nucleare (con 11 centrali in esercizio) è ancora minimo e quello delle nuove fonti rinnovabili – solare ed eolico – quasi non rilevabile.</p>
<p>Inoltre <strong>la Cina copre l’88,6% della propria domanda con produzioni nazionali</strong>, ricorrendo alle importazioni per l’11,4%. <strong>Ma l’11,4% di 2,17 miliardi vuol dire circa 250 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>. Un valore, peraltro, in costante crescita.</p>
<p>Infine vale ricordare che <strong>la domanda di energia elettrica </strong>(3.650 miliardi di kWh nel 2009) sta crescendo a tassi il linea con gli altri parametri: del <strong>7% rispetto al 2008, e di ben il  270% nel periodo 2000 – 2009</strong>.  Ma si tratta di <strong>valori destinati a crescere, e di molto</strong>. Il consumo medio pro-capite di elettricità è infatti stato nel 2009 di circa 2.500 kWh. In linea con la media mondiale, ma pari a meno della metà del valore pro capite della UE (circa 5.800 kWh) e 5 volte inferiore al valore USA (circa 12.700 kWh).</p>
<p>Il dato impressionante è però che questo valore medio è fortemente tenuto su dalla scarsa efficienza energetica dell’industria e dei servizi cinesi. <strong>I consumi elettrici domestici sono infatti bassissimi: di soli 275 kWh pro capite</strong>, secondo le statistiche ufficiali 2007, circa un quarto della media italiana.</p>
<p>È dunque <strong>facile immaginare che i consumi di energia in Cina continueranno a crescere in modo molto rilevante</strong>, giocando un ruolo di primissimo piano nello scenario energetico mondiale.<br />
Senza dimenticare che un dinamismo molto simile a quello della Cina (1,3 miliardi di abitanti) sta avendo l’India (oltre 1,1, miliardi) e quasi un altro miliardo di abitanti di altri Paesi emergenti o in via di accelerato sviluppo.</p>



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		<title>Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 17:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
		<category><![CDATA[costo kWh]]></category>
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		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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		<description><![CDATA[ È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020.
Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè <strong>coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020</strong>.<br />
Per rispettare questo impegno, secondo il recente <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/allegatodoc_prev2.pdf">documento previsionale</a> del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, <strong>a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde </strong>prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-341" style="margin: 5px 10px;" title="sovvenzioni_FV" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg" alt="" width="250" height="231" /></a><strong>Inoltre</strong> l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa <strong>2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>.</p>
<p>La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, <strong>per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri</strong>, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.<br />
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, <strong>l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità</strong>, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.</p>
<p>C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, <strong>la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no</strong>. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una <span id="more-339"></span>politica industriale di settore, e anche ora, che sembra si vogliano percorrere i primi passi (ad esempio nella geotermia) ci si sta muovendo con titubanza e senza una visione d’insieme.</p>
<p>Particolarmente grave ci sembra il <strong>dispendio di risorse che si stanno dilapidando sul fotovoltaico</strong>. Cifre che a leggerle sono talmente impressionanti da sembrare inverosimili.</p>
<p>Secondo l’Autorità per l’energia <strong>i primi 1.200 MW fotovoltaici installati in Italia costeranno ai cittadini 20 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, oltre al costo di installazione (altri 6 miliardi circa)</strong>.<br />
Per il futuro, la relazione tecnica che illustra il nuovo decreto MSE – Ministero ambiente, che fissa le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico negli anni  2011-2013, riferisce che <strong>i previsti 3.350 MW da incentivare nel triennio peseranno sulle bollette elettriche di tutti gli italiani per circa 25 miliardi nei 20 anni successivi</strong> (cui, anche in questo caso, vanno aggiunti gli <strong>investimenti di installazione, pari a circa 16 miliardi</strong>). Tutti soldi da sommare a quelli dei primi 1.200 MW sopra citati.</p>
<p><strong>E per ottenere cosa? </strong>Nella stessa relazione illustrativa il Ministero dello Sviluppo Economico ipotizza che gli impianti fotovoltaici producano energia per l’equivalente di 1.200 ore l’anno di potenza di picco. Ciò vuol dire che <strong>i 4.450 MW fotovoltaici (1.200 + 3.350) produrranno ogni anno circa 5,3 miliardi di kWh</strong>.<br />
Quindi 66 miliardi di euro in 20 anni, cioè 45 miliardi spalmati sulle bollette per 20 anni, più 21 miliardi di installazione, per avere <strong>una produzione annua di energia pari a quella che una centrale nucleare da 1.600 MW produce in meno di 5 mesi</strong>. Per un confronto, il costo della centrale nucleare nei 20 anni sarebbe di circa 14 miliardi, cioè 5 miliardi di investimento iniziale (ad essere pessimisti), più altri 9 miliardi per il combustibile, con una <strong>produzione elettrica che è però più che doppia rispetto ai 4.450 MW fotovoltaici</strong>.</p>
<p>Produrre energia rinnovabile è necessario. Ma <strong>una cosa è investire denaro, altro è buttarlo</strong>.</p>
<p>Occorre fermare il prima possibile lo spreco che si sta facendo con il fotovoltaico e <strong>destinare le stesse risorse alle tecnologie rinnovabili già disponibili che consentono di ottenere risultati molto più efficaci con minore spesa</strong>. Cioè praticamente tutte le altre fonti: eolico, mini-idro, geotermico, solare termico, biomasse, efficienza eccetera.</p>
<p>In particolare ci sono <strong>due azioni che ci permettiamo di consigliare</strong>.</p>
<p>La prima è relativa alla <strong>valorizzazione del kWh termico</strong>. Non si sa bene per quale motivo, ma parlando di rinnovabili si parla esclusivamente di produzione di energia elettrica. Tuttavia, <strong>ai fini degli obiettivi comunitari, produrre kWh elettrici o kWh termici è la stessa cosa. Solo che un kWh termico è molto più semplice da ottenere e a costi molto inferiori</strong>, sia in ambito domestico (in sostituzione totale o parziale del gas e dell’energia elettrica per la climatizzazione e la produzione di acqua calda) sia in quello industriale (in sostituzione totale o parziale di ogni tipo di combustibile per il calore di processo). E le tecnologie disponibili sono più mature e più differenziate.</p>
<p><strong>La seconda azione, fondamentale, è sulla ricerca</strong>. Sulla quale abbiamo un grande ritardo da recuperare, ma anche nuove opportunità che potremmo sfruttare, se si uscisse dalla logica secondo cui “fonti rinnovabili” sono solo l’eolico e il fotovoltaico.<br />
Ovunque nel mondo si stanno effettuando ricerche su tecnologie molto innovative (produzione di biocarburanti direttamente da fotosintesi, biocarburanti tramite nuovi enzimi, biomasse da microalghe, materiali per fotovoltaico innovativo, per citare solo quattro esempi promettenti). <strong>In Italia esiste un importante patrimonio di conoscenze che nessuno sembra interessato a valorizzare</strong>. È evidente che farlo solleciterebbe interessi molto minori di quanto non facciano i sontuosi incentivi concessi al fotovoltaico. Ma sarebbe davvero il caso di cominciare.</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>L’informazione sugli OGM cui ci opponiamo e quelli che, tranquillamente, mangiamo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 01:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cultura scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la coltivazione di una patata geneticamente modificata.
In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli OGM.
Ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la <strong>coltivazione di una patata geneticamente modificata</strong>.<br />
In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli OGM.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/fame__OGM.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-332" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="fame_&amp;_OGM" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/fame__OGM.jpg" alt="" width="280" height="259" /></a>Ci ricorda un po’ la<strong> situazione a cavallo del XVI e XVII secolo</strong>, quando i contadini si opponevano alla diffusione di strane piante come il mais e la patata (in contrapposizione ai proprietari terrieri, favorevoli, perché si trattava di colture a più alto rendimento), finché le periodiche guerre e carestie non consigliarono di cambiare idea.<br />
O anche &#8211; per fare un esempio di tipo “etico” &#8211; ci ricorda Ugo La Malfa che, nel 1972, si opponeva all’introduzione della TV a colori in Italia, perché riteneva che avrebbe favorito il consumismo e la corruzione dei costumi.</p>
<p>Insomma, crediamo che, <strong>alla fin fine, i fatti avranno come sempre ragione sulle chiacchiere</strong>.<br />
E nel caso degli OGM, comprendiamo benissimo che gli italiani (che in grande maggioranza non hanno il problema di coltivare quello che mangiano) auspichino che nel loro futuro le cose vadano come sono andate nel loro passato. Cosa che purtroppo, però, nella storia non è mai accaduto a lungo.<br />
<strong><br />
Tuttavia temiamo che i contadini africani </strong>e di molti Paesi asiatici e dell’America Centro meridionale, che devono coltivarsi il cibo con un clima e con un terreno ben peggiori di quelli europei, <strong>la vedano diversamente</strong>.<br />
Tanto più se si considera che <strong>c’è ancora più di un miliardo di persone che non ha cibo a sufficienza</strong>, in un mondo dove la terra coltivabile è sempre la stessa, ma non la popolazione, che <span id="more-331"></span>negli ultimi 50 anni è più che raddoppiata e nei prossimi 50 anni passerà dagli attuali 6,7 miliardi a 9-10 miliardi (non a caso, una volta tanto, anche il Vaticano ha plaudito alla decisione della Commissione UE).</p>
<p>Ci conforta in questa convinzione &#8211; che le chiacchiere portino al massimo ritardi, ma che le esigenze trovino poi una soluzione nei fatti &#8211; la consapevolezza che <strong>negli ultimi 70 anni sono già state prodotte più di 2.200 varietà agricole mutanti</strong> (grano, riso, girasoli, orzo, piselli, cotone, fagioli, patate, melanzane, ciliegie, mele, pere, pesche, albicocche, banane eccetera eccetera) senza che ci siano stati particolari problemi o opposizioni né da parte di ambientalisti, né tanto meno di consumatori.<br />
Tanto per fare qualche esempio, <strong>il pompelmo rosa non esiste in natura</strong>, è stato prodotto modificandone il genoma con irraggiamento di neutroni lenti. <strong>Quasi tutta la birra prodotta in Europa proviene da orzo mutante</strong>. E praticamente tutto il pane e la pasta che abbiamo mangiato negli ultimi 20 anni sono stati prodotti da varietà di grano modificate.</p>
<p>Ci riferiamo a <strong>varietà modificate con irraggiamento nucleare</strong>, che tecnicamente (cioè da un punto di vista legale) non sono OGM, ma sono comunque sostanze il cui genoma è stato modificato dall’uomo.<br />
Modificato, tra l’altro, con una metodologia piuttosto grossolana (l’irraggiamento è un po’ uno sparare a caso finché non si ottengono le mutazioni genetiche desiderate) e molto meno raffinata e precisa di quella utilizzata nei moderni laboratori per produrre organismi transgenici.</p>
<p>Quello che invece <strong>ci preoccupa davvero è l’informazione che circola su queste cose</strong>. E che, nel caso degli OGM, non è molto diversa da quella più generale sulle innovazioni tecnologiche.<br />
<strong>Dov’è il problema?<br />
</strong>Il problema è che <strong>quando si tratta di argomenti tecnico-scientifici molto complessi</strong> – come gli OGM, il nucleare, la politica energetica, gli impatti ambientali, la realizzazione di infrastrutture, la ricerca scientifica e molto altro &#8211; <strong>l’informazione non fa informazione. Vende consenso</strong>.</p>
<p>Pochi minuti fa abbiamo visto un dibattito in TV sulla vicenda della patata OGM approvata dalla UE. E ovviamente c’era in studio un “esperto” per chiarire il problema. Umberto Veronesi? Charles Davenport? Marcello Buiatti? Qualche altro noto genetista pro o contro gli OGM? Magari un autorevole economista per chiarire un poco gli aspetti economici connessi? No, l’esperto chiamato in studio a spiegare la cosa era una giovane militante di Greenpeace, autorevole solo perché di Greenpeace.<br />
Che <strong>è un po&#8217; come quando si parla di energia nucleare, e a discettarne si chiama un qualsiasi ambientalista</strong>, il quale si accalora per affermare che l’uranio sta per finire, che le centrali emettono pericolosissime radiazioni, che magari invece del costosissimo nucleare si potrebbe ricorrere alle centrali a osmosi o addirittura alla fusione fredda. E  che, soprattutto, non perde occasione per ribadire che non si deve credere ai soliti esperti (quelli veri) perché – come tutti sanno – sono prevenuti, di parte e probabilmente venduti all’industria.</p>



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		<title>I 4 reattori nucleari ancora in servizio per la ricerca in Italia</title>
		<link>http://www.enerblog.it/i-4-reattori-nucleari-ancora-in-servizio-per-la-ricerca-in-italia.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi in Italia la parola nucleare sottende un solo concetto: si o no alla produzione di energia elettrica da centrali nucleari?
In realtà “nucleare” non vuol dire solo centrali per la generazione di energia. Anzi, ad essere precisi, da noi vuol dire un mucchio di altre cose tranne quella.

Molti conoscono o comunque hanno sentito nominare la risonanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi in Italia la parola nucleare sottende un solo concetto: si o no alla produzione di energia elettrica da centrali nucleari?<br />
In realtà “nucleare” non vuol dire solo centrali per la generazione di energia. Anzi, ad essere precisi, da noi vuol dire un mucchio di altre cose tranne quella.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Reattore_Lena_pavia-250.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-326" title="Reattore_Lena_pavia-250" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Reattore_Lena_pavia-250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a><br />
Molti conoscono o comunque hanno sentito nominare la <strong>risonanza magnetica nucleare</strong> per le sue diffuse applicazioni mediche. Ma pochi sanno che essa ha ampia diffusione anche in altri settori, come quello chimico, delle indagini geologiche e della geofisica applicata. Parimenti alcuni sanno che <strong>l’irraggiamento nucleare viene utilizzato nell’industria alimentare</strong> per sterilizzare alcuni prodotti e per prolungare la conservazione di altri (es: patate), ma quasi nessuno sa che queste sono solo due delle molte applicazioni correnti, tanto nel settore agroalimentare, quanto in quello dell’industria dei componenti.<br />
E pochissimi sono a conoscenza del fatto che, <strong>anche dopo il referendum del 1987, in Italia sono rimasti in servizio 4 reattori nucleari</strong> (due in provincia di Milano, uno in provincia di Roma e uno a Pavia) che svolgono un importante ruolo nella ricerca.</p>
<p>Per fornire un minimo di informazione su questi aspetti – con particolare riferimento al tema della ricerca &#8211; proponiamo uno stralcio di un lungo articolo (dal titolo <em>Il nucleare in Italia: stato e prospettive tra passato e futuro</em>, firmato dal prof. Stefano Agosteo e dall’ing. Andrea Borio di Tigliole) pubblicato sul sito di <a href="http://energia24club.it/">Energia24</a>. La parte che riportiamo nel seguito è il paragrafo <strong>Applicazione delle tecnologie nucleari in Italia</strong>.</p>
<p>«Il rifiuto del discorso “nucleare” nel dibattito interno ha comportato <strong>in Italia una generale indifferenza e mancanza di conoscenza sulla natura di tecnologie nucleari che hanno importanti applicazioni quotidiane</strong> sia in campo industriale sia in campo medicale.<br />
Attualmente la ricerca in campo nucleare e, in particolare, nel campo delle tecnologie nucleari applicate, è effettuata grazie ai 4 piccoli reattori nucleari di ricerca che sono ancora in esercizio.<br />
Questi quattro impianti (due reattori di tipo TRIGA, un reattore “veloce” e un reattore “omogeneo”), attorno ai quali si sono <span id="more-325"></span>sviluppati centri e attività di ricerca di primaria importanza sia nell’ambito del panorama italiano sia internazionale, sono<strong> l’ultimo baluardo nazionale nel settore delle tecnologie nucleari applicate</strong>, un settore che ha ed avrà sempre più rilevanza per lo sviluppo industriale e per il progresso in campo medico.</p>
<p><strong>Il reattore del LENA</strong> (Laboratorio di Energia Nucleare Applicata dell’Università degli studi di Pavia) appartiene alla filiera degli impianti TRIGA (Training Research Isotope production GA), i reattori di ricerca più diffusi al mondo costruiti dalla General Atomic negli anni &#8216;60 in circa un centinaio di esemplari, di cui 40 ancora in esercizio.<br />
L’acronimo TRIGA indica le principali attività di utilizzo di tali impianti: formazione didattica e tirocinio professionale, ricerca e produzione di radiosotopi. Il reattore in esercizio presso il LENA ha una potenza nominale in regime stazionario di 250 kW (circa 10.000 volte più “piccolo” della centrale elettronucleare di Caorso) e costituisce quindi un esempio di tale tipologia di impianti, costruiti con taglie di potenza variabili (da 100 kW a 14.000 kW).</p>
<p>Una delle caratteristiche principali dei reattori di tipo TRIGA è la loro <strong>elevata sicurezza</strong>: il combustibile nucleare utilizzato, una lega di idruro di zirconio e uranio (arricchito al 20%), rende l’impianto intrinsecamente sicuro nei confronti degli incidenti di reattività, impedendo l’avvento di un incidente come quello avvenuto alla centrale nucleare di Chernobyl. Questi reattori per le loro caratteristiche costruttive sono intrinsecamente sicuri anche rispetto alle altre tipologie di incidenti nucleari: la perdita di refrigerante (LOCA – Loss Of Coolant Accident) e il mancato raffreddamento. Per questo elevatissimo grado di sicurezza <strong>i reattori nucleari di ricerca TRIGA sono impianti “urbani”</strong>, spesso costruiti nel centro delle città (come a Pavia, Vienna, Hannover e Mainz) o nelle immediate periferie (come a Roma, a Ljubljana e a Pitesti).</p>
<p><strong>Le applicazioni delle tecnologie nucleari ai settori dell’industria, della produzione agroalimentare e della ricerca medica</strong> sono numerosissime.<br />
L’Analisi per Attivazione Neutronica (INAA – <em>Instrumental Neutron Activation Analysis</em> &#8211;  ossia la rivelazione di un elemento stabile presente in traccia in una qualsiasi matrice mediante l’attivazione dell’elemento stesso per mezzo di neutroni prodotti dal reattore) garantisce un’elevata sensibilità nella determinazione della presenza di alcuni elementi e un’enorme versatilità in termini di applicazione ai più diversi materiali e manufatti.<br />
Con questo metodo, ad esempio, nell’ambito di attività sulla Sicurezza e Qualità alimentare, è stata svolta al LENA un’estesa <strong>caratterizzazione del formaggio Grana Padano</strong> al fine di identificarne alcuni elementi in traccia in grado di fornire indicazioni precise relativamente all’originalità del prodotto, in particolare, del prodotto grattugiato.<br />
Questa particolare tecnologia nucleare, di facile applicazione, rappresenta un <strong>potentissimo strumento per contrastare eventuali frodi alimentari</strong>.</p>
<p>Nel campo della <strong>diagnostica industriale non distruttiva</strong>, tramite la INAA è stato possibile identificare alcuni elementi presenti in traccia responsabili dell’induzione di difetti strutturali in manufatti metallici da fusione. Sono stati condotti con successo studi preliminari per l’utilizzo della INAA per l’analisi dell’usura degli utensili meccanici impiegati in lavorazioni industriali.</p>
<p>Ancora in ambito industriale, è installato presso il reattore TRIGA dell’ENEA (e in fase di progettazione presso il LENA) un sistema per la <strong>radiografia neutronica di componenti di piccole e medie dimensioni</strong>.<br />
Questa tecnologia nucleare di diagnostica non distruttiva, particolarmente indicata per l’analisi di materiali compositi e, in generale, di materiali con basso numero atomico, è poco conosciuta in Italia, mentre all’estero è di comune applicazione: viene impiegata, ad esempio, per valutare l’integrità strutturale delle pale degli elicotteri realizzate in materiali compositi a base di carbonio, per analizzare la distribuzione dei lubrificanti in componenti e motori in movimento e, in Giappone, persino per valutare l’idratazione dei fiori prima dell’esportazione!</p>
<p>L’INAA è stata utilizzata dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per <strong>determinare la presenza di metalli pesanti in muschi e licheni</strong> prelevati sull’Himalaya e nelle piume degli uccelli migratori al fine di <strong>verificare</strong> <strong>la distribuzione degli inquinanti nell’atmosfera</strong> e di sviluppare una adeguata modellistica di previsione della loro diffusione.</p>
<p>Un’altra recente ricerca, svolta in collaborazione con l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ha utilizzato l’INAA per l’<strong>analisi dei terreni</strong>, in particolare per la determinazione della presenza dell’iridio in strati prelevati presso il Gran Sasso. La presenza di tale elemento è stata riscontrata mediante tale tecnologia nucleare in alcuni strati di terreno risalenti a 65 milioni di anni fa quando è caduto sulla terra il meteorite probabilmente responsabile dell’estinzione dei dinosauri.</p>
<p><strong>Oltre alla INAA, esistono molte altre tecnologie nucleari</strong> che, sfruttando il reattore e le sorgenti di radiazione gamma e di raggi X, vengono impiegate per indurre modifiche strutturali mediante irraggiamento in nuovi materiali, in particolare in materiali superconduttori e semiconduttori, al fine di modificarne le caratteristiche.</p>
<p>All’Università di Pavia si stanno svolgendo presso il LENA ricerche nell’ambito dei fenomeni di radiolisi dei polimeri e, in collaborazione con l’INFN e il CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare) di Ginevra, si stanno studiando i danni indotti dall’irraggiamento in componenti elettronici per applicazioni aerospaziali e nel campo delle macchine acceleratici di particelle.</p>
<p>Nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e dall’INFN per la realizzazione di un motore spaziale nucleare da impiegare per un possibile viaggio sul pianeta Marte, utilizzando il reattore del LENA, sono state condotte indagini non distruttive di strati sottili di materiali fissili, altrimenti non realizzabili se non con tecnologie nucleari.</p>
<p>Una delle più importanti applicazioni di tale tecnologia nucleare riguarda lo <strong>sviluppo di una terapia sperimentale per il trattamento di tumori multifocali del fegato</strong> mediante tecnica BNCT (Boron Neutron Capture Therapy) e autotrapianto. Tale terapia, in fase di sperimentazione unica presso il LENA, ha dato risultati estremamente incoraggianti che hanno richiamato su Pavia l’attenzione del resto del mondo».</p>



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