Confronto dei costi tra nucleare e rinnovabili
Si può essere contrari al nucleare per molti motivi. Con alcuni dei quali è opportuno e necessario confrontarsi. Non si può però continuare a diffondere tesi non suffragate da alcun dato di fatto.
Come, invece, regolarmente gli oppositori fanno nel caso, ad esempio, dei costi

L’ultima dichiarazione in ordine di tempo («l’energia nucleare è una fonte più costosa delle altre») l’abbiamo letta ieri in una petizione con cui alcuni consiglieri della Lombardia chiedono che la Regione si opponga formalmente al programma di rilancio del nucleare in Italia.
Siccome non riusciamo a credere che economisti e industriali di mezzo mondo non sappiano fare somme e sottrazioni, e che continuino a puntare sul nucleare solo per puro masochismo economico, abbiamo cercato delle valutazioni autorevoli, aggiornate e super partes per verificare quali siano i reali costi del nucleare e delle principali fonti rinnovabili.
E per la verità non abbiamo dovuto cercare molto.
La Commissione Europea, infatti, ha varato lo scorso ottobre il sito SETIS (Strategic Energy Technology plan Information System), con informazioni e dati sullo stato dell’arte delle principali tecnologie energetiche. Vale a dire tutte le fonti rinnovabili per applicazioni elettriche e termiche, il nucleare da fissione e da fusione, l’idrogeno, le reti intelligenti, la cogenerazione, le tecniche di CCS (Carbon Capture and Storage) e i principali sistemi per ridurre le emissioni di CO2 dei combustibili fossili.
In sostanza SETIS è uno strumento che consente di valutare il prevedibile apporto di ciascuna tecnologia agli obiettivi di riduzione della CO2 assunti dalla UE, sia dal punto di vista del potenziale tecnologico, sia da quello dei costi.
SETIS mette infatti a disposizione un Calcolatore dei costi di produzione dell’energia, che confronta in modo interattivo i costi delle singole tecnologie nel corso del tempo (con orizzonte spinto al 2030) sulla base di parametri che possono anche essere modificati dagli utenti.
La tabella qui sopra fornisce i risultati dei costi attuali e proiettati al 2020 (a valori 2007) relativamente al MW elettrico prodotto (1 MW = 1.000 kW).
A parte l’idroelettrico di grande taglia, che notoriamente è la fonte meno costosa (ma anche l’unica di cui non abbiamo disponibilità) solo la biomassa di grande taglia può essere competitiva con il nucleare. Peccato che anche questa sia una tecnologia ostacolata in Italia, come dimostrano le varie centraline che si tenta di costruire tra l’opposizione di associazioni e comitati locali, e in particolare la centrale del Mercure (in Basilicata) che Enel da anni non riesce a mettere in servizio. Per il resto le cifre parlano da sole.
Il bello è che la tecnologia più richiesta è attualmente il solare, cioè quella di gran lunga più costosa.
Per l’eolico va notato che la competitività è realmente vicina, ma qui andrebbe anche detto che il calcolo da noi fatto lo favorisce molto rispetto al nucleare. Ad esempio abbiamo calcolato una durata di vita degli impianti a 25 anni, che va bene per l’eolico, mentre le centrali nucleari restano regolarmente in servizio anche 40 anni. Inoltre il nucleare è integrabile da subito nelle reti attuali, mentre per una diffusa adozione dell’eolico occorrono ingenti spese di adeguamento della rete che nei calcoli della tabella non sono previsti. Senza contare che il nucleare è una fonte di energia molto affidabile, mentre l’eolico funziona solo se c’è vento.
Intendiamoci, noi siamo a favore di un adeguato rilancio del nucleare in Italia, ma NON siamo contro le rinnovabili. Crediamo che realmente la situazione energetica sia quella descritta dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, cioè «molto più preoccupante di quanto i più ritengono». E che quindi occorra uno sforzo per promuovere tutte le fonti e le opzioni disponibili per aumentare la diversificazione e la sicurezza energetica. E in questo le rinnovabili sono un tassello fondamentale, non per il contributo che possono dare nel breve termine, ma per quello che dovranno per forza dare in futuro. E che ovviamente non potrà essere ottenuto se non ci si investe soldi e intelligenza da subito.
Però, quando si parla di quello che si deve fare ora, cioè per ottenere dei risultati nei prossimi 10-20 anni, per favore smettiamola di ritirare fuori la solita storiella che il nucleare non è economico.
Consulta il sito SETIS













dicembre 19th, 2009 at 10:30
Questi conti fatti con l’accetta, anche se provengono da fonti autorevoli, mi lasciano sempre perplesso.
Siamo sicuri che le estrapolazioni al 2020 siano verosimili ?
Siamo sicuri che il costo non dipenda in larga misura dal luogo fisico dove viene installato l’impianto piuttosto che dalla tecnologia ?
Siamo sicuri che nel 2020 avremo tutta questa disponibilità di uranio ?
Siamo sicuri che il costo del nucleare non si trovi già stornato tutto il costo delle infrastrutture di supporto che sono state coperte in passato tipicamente da spese militari ?
Siamo sicuri che il costo non dipenda troppo dal mix di paesi scelto ?
Dati aggregati in questo modo, hanno valore statistico bassissimo se non nullo.
dicembre 21st, 2009 at 16:39
Enerblog risponde a Paolo Marani.
Certo che i dati come quelli dai noi elaborati prestano il fianco a perplessità. Ma i dubbi sulle estrapolazioni valgono per tutte le fonti, non solo per il nucleare, e comunque non possono essere solo in negativo. Ad esempio, molti analisti ritengono che i quasi 5 miliardi di euro che oggi si stima costi un reattore EPR da 1.600 MW (quello proposto da Enel) scendano a regime poco più di 3 miliardi.
Comunque la fonte della tabella è la Commissione Europea (http://setis.ec.europa.eu/) che dichiara di aver valutato tutte le possibili variabili in gioco.
per quanto ci riguarda dobbiamo ribadire che non siamo favorevoli al nucleare e basta, siamo favorevoli ad un ragionevole uso ANCHE del nucleare. Il nostro post era in risposta ai troppi che affermano in modo scontato (ideologico, se preferite) che il nucleare è troppo costoso e le rinnovabili invece no. Cosa che è discutibile in generale (ad esempio perchè nelle rinnovabili non vengono per definizione mai considerati alcuni costi accessori e molto rilevanti: come ad esempio quelli di adeguamento delle reti elettriche per rendere possibile la generazione distribuita, o quelli del backup per coprire i momenti di non produzione) e del tutto risibile nel caso del solare (sia fotovoltaico, sia a concentrazione), che invece è la fonte a parole maggiormente richiesta.
dicembre 26th, 2009 at 13:32
@paolo
per l’uranio siamo sicurissimi che per il 2020 ci sarà l’uranio, ed anche fino al 2100 anche se non arrivasse la 4°gen
infatti ai consumi attuali l’uranio CONOSCIUTO durerà per 80 anni, poi tieni presente che gli USA utilizzano l’uranio a ciclo singolo, non lo riprocessano, e col riprocessamento ogni 7 elementi esausti si forma all’incirca un elemento MOX ed uno normale, gli USA con i loro oltre 100 reattori non fanno riprocessamento ed impoveriscono l’uranio meno che altri paesi (il loro uranio impoverito è al 0.4%, altri stati è allo 0.3%, quindi questo ti può far capire molte cose…..
nel 2030 si spera di avere la 4°gen che consuma praticamente tutto l’uranio ed il torio
se il prezzo dell’uranio aumenta fino a 300$ sono disponibili anche riserve non oggi considerate convenienti, come quelle dai fosfati, fosfati cmq già oggi estratti per fare fertilizzanti.
i giapponesi stanno studiando l’estrazione dell’uranio dall’acqua di mare, ma prevedono di non riuscire ad abbassarne il costo a meno di 400$/kg, e nell’acqua di mare ci sono riserve di 1000 volte quelle terrestri…….
i cinesi stanno provvedendo all’estrazione di uranio dalle ceneri delle loro centrali a carbone.
FORSE, dico FORSE, di uranio ce ne sta anche troppo
gennaio 13th, 2010 at 10:02
E’ vero che ogni modelle previsionale è rispettabile, ma nel testo da voi pubblicato sono presenti alcune severe inesattezze. innanzitutto di
metodo: una grande utility elettrica che deve decidere se investire miliardi per una centrale nucleare da 1,6 GW non confronta certo il suo prezzo con il fotovoltaico, ma con il gas e il carbone. E lì il nucleare perde il confronto. Per questo si costruiscono pochissime centrali nucleari nei paesi a libero mercato: perché non conviene, mica per l’opposizione degli ambientalisti.
Entro ora nel merito dei dati forniti.
Se c’è qualcuno che i conti li sa fare, è la agenzia di rating Moody’s che nel 2008 ha pubblicato uno studio sugli impatti finanziarr del nucleare. Interessante il confronto con le altre fonti energetiche sul prezzo finale del kWh, che ingloba tutti i costi reali (prezzi in centesimi di dollaro): gas: 120, carbone 112, eolico 125, fotovoltaico 295, nucleare 151. Dunque, a parte il fotovoltaico, il nucleare non conviene e per questo non si fa.
Moody’s sottolinea che il problema del nucleare è l’obsolescenza tecnica e i costi in continua ascesa, mentre le tecnologie rinnovabili, al contrario, procedono velocemente verso tecnologie sempre più efficienti, semplici e riduzione drastica dei costi (già in atto).
Viceversa il costo del nucleare è in ascesa vertiginosa, dovuta all’estrema complessitò tecnologica e al costo dei materiali, delicatissimi, che continuerà a crescere. Il MIT nel 2009 ha aggiornato il suo celebre studio sul nucleare rivedendo il costo, che per il nucleare è raddoppiato in soli 5 anni.
Se i modelli sono opinabili, ora però disponiamo di dati certi.
La centrale nucleare EPR di Olkiluoto (identica a quelle che Enel vorrebbe per l’Italia), approvata a 2,5 miliardi di euro nel 2002 dal Parlamento finlandese, venduta da Areva alla TVO al prezzo “chiavi in mano” di 3,2 miliardi nel 2004 (già aumentato prima della costruzione!) è già giunta a sommare 5,5 miliardi di euro, e siamo a poco più di metà della costruzione. Ammesso che riesca a essere completata nel 2013, con 4 anni di ritardo e un incalcolabile danno per la TVO, non costerà meno di 7-8 miliardi.
Questa cifra è in linea con l’ultima offerta di Areva allo stato dell’Ontario, a luglio 2009, per due reattori EPR: 22 miliardi di dollari, circa 9 miliardi di euro a reattore. In un sito già nucleare, in un paese che già usa il nucleare. Figurati in Italia. Questi sono dati pubblici e certi, non previsioni di modelli, dunque finiamola di prendere in giro gli italiani con la favola del reattore EPR da 5 miliardi.
La stessa Moody’s ha quotato il costo complessivo del reattore di III generazione a 7500 $ al MW, che ci riporta sempre a circa 9 miliardi di euro per un reattore EPR.
A quesi costi, lo stato dell’Ontario ha sospeso il bando nucleare, ritenendo troppo elevato e non conveniente l’offerta.
La verità è che la scelta italiana è puramente politica e va oltre qualsiasi convenienza economica che non sia a vantaggio di Enel ed EdF che di certo ne trarranno vantaggi, mica i cittadini italiani.
febbraio 9th, 2010 at 21:05
Chi parla di combustibile nucleare illimitato non sa di cosa parla, poichè valuta le possibilità di estrazione in “moneta”, mentre invece si dovrebbe ricorrere all’eroei.
Il problema di recuperare l’uranio dall’acqua non è il costo, è l’energia che serve per farlo. Non è affatto certo con l’attuale tecnologia che si riesca a raggiungere il punto di pareggio (EROEI=1), e questo sarebbe comunque immensamente inferiore al petrolio, al carbone, all’eolico, praticamente a qualsiasi cosa, incluso i biofuels. A quel punto, un imprenditore sano di mente brucerebbe piuttosto rifiuti anzichè estrarre l’uranio dal mare, indipendentemente da quanto potrebbe costare.
aprile 30th, 2010 at 18:17
@Paolo: guarda che si parlava di estrazione dell’uranio dai fosfati, quello estratto dall’acqua viene ancora dopo…
aprile 30th, 2010 at 18:22
@Pierluigi: ok, allora teniamo il bilancio elettrico italiano occupato per il 70% da gas+carbone+petrolio, e speriamo di diversificare qualche punto % con le solo rinnovabili: complimenti per la scelta…
Spiegami perché l’obiettivo di avere un bilancio elettrico che da:
70% (gas,…) + 20% (rinnov, di cui i 2/3 da idro) + 10% (importato)
passa a:
50% (gas,…) + 25% (rinnov) + 25% (nucleare)
Non è una buona strategia.
E se non è una buona stretegia, tu cosa suggerisci.
maggio 14th, 2010 at 13:18
Scusate .. ma che vuol dire questo calcolatore ..?? sono conteggiati anche i costi di costruzione di una centrale nucleare? quelli che serviranno per il mantenimento in sicurezza (penso ai militari che dovranno vigilarla giorno e notte)? quelli di approvvigionamento della materia prima (se putin decide di farci pagare il doppio l’uranio a chi gielo andiamo a dire che non era nel calcolatore)? i costi di smaltimento delle scorie? i costi indiretti in caso di problemi alle centrali?e soprattutto quanto tempo ci vorrà??
Il calcolatore copre tutti questi costi .. o dice solo che una volta in funzione e a regime i vari impianti produrranno energia a quel prezzo.
é importante saperlo ..che il dato è della comunità europea non è importante, è importante invece come è costruito il dato .. e scusate l’igniranza mia … ma mi pare molto forzata la vostra interpretazione .. se volete essere sinceri dite che se nei prossimi 5 anni copriamo i tetti italiani con i pannelli (tipo germania) tra 10 anni saremo molto meno dipendenti dalle fluttuazioni dle mercato per l’acquisto di materie prime …
OPS .. forse non si può dire???
maggio 18th, 2010 at 10:29
@Fabio: Prendi il tempo che serve per leggere questo:
http://files.meetup.com/227483/I%20Veri%20Costi%20dell&%238217%3BEnergia%20Nucleare.pdf
E per l’ennesima volta il fotovoltaico capillare non permette di chiudere nemmeno una centrale tradizionale, visto che sono necessarie come backup, prendi giornate nuvolose e di pioggia che interessano zone vaste dell’italia (e non è esattamente raro) e enel è costretta a garantire comunque l’energia elettrica che serve.
Quindi i costi di produzione dal tuo fotovoltaico si alza ancora di più, visto che la potenza installata da fotovoltaico deve avere sempre abbinata una pari potenza da termolettrico tradizionale.
Stesse considerazioni che per l’eolico.
Diverso è il caso per l’idroelettrico e il geotermoelettrico che per natura sono controllabili.
Non semplifichiamo troppo il problema perchè significa fare disinformazione, e già gli italiani di media sono ben ignoranti, che poi si mettano anche ad inseguire balle o sogni spacciati per soluzioni, non credo sia il caso…
maggio 18th, 2010 at 22:35
Rispondiamo a Fabio De Angelis. Si, il calcolatore della Commissione Europea considera tutti i costi. Dal combustile, alla gestione, al decommissioning dell’impianto allo smaltimento delle scorie. In generale per le centrali nucleari è ormai ovunque obbligatorio (nei Paesi occidentali) accantonare durante tutta la vita dell’impianto i costi per lo smantellamento finale e per la chiusura del ciclo del combustibile (smaltimento rifiuti). Che quindi fanno parte del costi del kWh.
Ovviamente molti costi – per tutte le fonti – sono stime, che potranno in concreto dimostrarsi troppo bassi o troppo alti. Ma questo è inevitabile.
luglio 27th, 2010 at 17:38
Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», afferma Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.
agosto 5th, 2010 at 17:46
Discorsi interessanti.
Pierluigi mi ha dato un ainformazione molto utile sul costo delle centrali, grazie.
Per il resto: avete presente la curva di crescita di una tecnologia?
No? Allora studiatevela, per favore. Se vi mettete a fare i conti al fotovoltaico e all’eolico tenendo fissi le efficienze e i costi di 10 anni fa, e’ come mettersi nel 1900 e cassare le automobili aprescindere, perche all’epoca andavano molto meno forte dei cavalli.
Un po’ di onesta’ intellettuale non guasta.
Ci si vanta dell’arrivo dei reattori di II e IV generazione che dovrebbero promettere meraviglie? E allora vantiamoci pure del Kitegen, no? Sempre elettricita’, ci da.
Saluti
Phitio
ottobre 3rd, 2010 at 12:26
Nell’analisi è stato considerato il costo stratosferico di smaltimento di una centrale nucleare a fine carriera? e delle tonnellate di residui radioattivi prodotti ogni anno di attività? o si considera di imballare il tutto e buttarlo in fondo al mare?
sarebbe interessante saperlo
ottobre 17th, 2010 at 12:01
si, ti riporto alcuni dati per centrali già funzionanti (per cui quindi non c’è la componente di ripianamento del debito acquisiti per la costruzione):
BELGIO
In May 2010, Commission de Régulation de l’Électricité et du Gaz estimated the cost of producing electricity from Belgian nuclear power plants as 1.7-2.1 Euro cents/kWh, including fuel cycle, operating, depreciation, and provisions for decommissioning and waste management. This compared with the forward market price of 6 ¢/kWh and the market price for green energy certificates at 8.8-10.7 ¢/kWh.
SVEZIA
The Energy Commission put basic nuclear costs at 15-18 ore (EUR 1.7 to 2.0 cents) per kilowatt hour, including waste management, capital improvements and decommissioning. Any replacement capacity would inevitably cost considerably more (e.g. gas at 30 ore/kWh, or 2.85 cents/kWh), and both trade unions and industry were extremely concerned at the likely effect of this.
aprile 6th, 2011 at 19:12
Quale energia per un futuro incerto.
Ho letto un po’ di articoli e commenti nel blog e sono rimasto sorpreso in merito alla partigianeria che ne emerge.
Desidererei tentare una riflessione ordinata su questo tema.
A questo scopo propongo una griglia di criteri per valutare le diverse opzioni con cui produrre energia elettrica: combustibili fossili, nucleare, rinnovabili, risparmio .
I criteri:
1) sostenibilità della fonte primaria nel tempo;
2) sicurezza;
3) economicità;
4) differenziazione geopolitica della fonte primaria;
5) adeguatezza culturale, normativa e tecnologica del sistema paese alla gestione dell’opzione esaminata;
6) ricadute degli investimenti implicati in termini di democrazia, innovazione e competitività sul sistema paese.
Esaminerò solo i punti 2 e 3, confrontando l’opzione nucleare e tra le rinnovabili il fotovoltaico.
La mia riflessione vuole essere metodologica, ma anche fornire dei dati ragionevolmente oggettivi. Lo farò utilizzando le fonti a mia disposizione ed esplicitando dove necessario le mie ipotesi.
Esamino ora il criterio relativo alla economicità di una opzione. Il parametro di riferimento da adottare è il costo dell’energia prodotta (kWh), valutato tenendo in conto tutti gli elementi necessari.
Questo costo può essere suddiviso nelle seguenti componenti: ammortamento dei costi sostenuti in conto capitale (essenzialmente costi di costruzione e costi di dismissione dell’impianto); costi di esercizio (costi di combustibile, personale, manutenzione, …); costi di gestione delle eventuali scorie prodotte; costi afferenti la sicurezza (ad esempio i costi prevedibili, su base storica, in relazione alla gestione degli incidenti possibili); oneri finanziari.
Aspetto inoltre determinante per la determinazione del costo del kWh prodotto è la producibilità delle diverse opzioni: quanta energia posso produrre da ogni MW installato, in un anno di funzionamento.
Esaminerò con ordine queste componenti e per ciascuna farò i confronti tra opzione nucleare e fotovoltaico.
Ammortamento dei costi sostenuti in conto capitale.
Nucleare.
Costo di costruzione: 4 M€/MW (alcuni dicono di più). Costo di dismissione: non esistono dati in proposito, ma è stimato analogo al costo di costruzione (alcune stime dicono il doppio). Vita utile dell’impianto: 40 anni.
Fotovoltaico.
Costo di costruzione: 3 M€/MW. Costo di dismissione: 10% del costo di costruzione. Vita utile dell’impianto: 25/30 anni.
Producibilità. Nucleare: 6.500 heq/anno. Fotovoltaico: 1.300 heq/anno.
Questo significa che a parità di costo in conto capitale l’ammortamento per KWh nel fotovoltaico pesa 5 volte di più che nel nucleare.
Costi di esercizio (stima complessiva annuale dei costi di combustibile, personale, manutenzione, …).
Nucleare: 15% (costo di costruzione)/anno.
Fotovoltaico: 1% (costo di costruzione)/anno.
Costi di gestione delle eventuali scorie prodotte.
Nucleare.
Non esistono ad oggi soluzioni consolidate per un sistema definitivo di stoccaggio e non è pertanto possibile definire una previsione dei costi relativi.
Fotovoltaico.
Non vi sono scorie prodotte se non i materiali di risulta dal processo di dismissione (i cui costi sono stati prima stimati).
Costi afferenti la sicurezza.
Nucleare.
Li possiamo stimare sulla base dei costi sostenuti a seguito dei grandi incidenti accaduti, tre ad ora.
Fatemi venia dei calcoli, il risultato finale è che possono essere stimati pari a circa il 20% del costo di costruzione.
Fotovoltaico.
Nulli.
Oneri finanziari. Possiamo dire che tra nucleare e fotovoltaico sono confrontabili. Più elevato nel nucleare l’investimento a MW, ma ragionevolmente più lungo il periodo di ammortamento.
Potremo ora tentare una sintesi sul costo complessivo del kWh prodotto, ricordando che ho voluto principalmente definire un metodo.
Una sintesi relativa al criterio che esamina l’economicità: costi del kWh prodotto.
Nucleare: 0,15 – 0,20 €/kWh.
Fotovoltaico: 0,25 €/kWh.
Ricordo che questo confronto è stato effettuato a partire dai costi oggi stimati.
Se riflettiamo sul prossimo decennio (tempo di costruzione di un impianto nucleare), possiamo stimare una significativa riduzione del costo di produzione del fotovoltaico, a fronte di un maggiore costo di produzione da fonte nucleare (se teniamo in conto l’onerosità delle soluzioni tecnologiche che dovranno essere adottate per ridurre la probabilità e l’incidenza degli incidenti).
E questo rimanda al criterio relativo alla sicurezza.
In relazione all’analisi economica condotta ed ai rischi di gravi incidenti, sotto i nostri occhi ora, ritengo non vi sia nessuna ragione che giustifichi una scelta nucleare.
A chiudere il tema basterebbe l’argomento delle scorie che non sappiamo come gestire, problema che lasceremo in regalo alle generazioni future.
Infine: suggerirei maggiore prudenza ai nullologi che scrivono sul blog.
Gli sproloqui che ho letto alla fine saranno dannosi alla lobby che sventatamente sostengono.
E di questo non posso che essere felice.
Mala tempora currunt …
aprile 14th, 2011 at 18:40
purtroppo non ho tempo di leggere tutti i commenti fatti quindi potrei ripetere un’osservazione già fatta; vorrei sottolineare il già evidente SCARTO tra i valori SETIS dei costi dei diversi sistemi di produzione di energia tra il 2007 e la previsione del 2020: il fotovoltaico è l’unico che vede i costi praticamente dimezzati!
già in italia i fondi per la ricerca sono esigui, ma se una ragionevole percentuale di questi soldi fosse investita nella ricerca per le tecnologie rinnovabili di quanto si riuscirebbe ad abbattere i costi?
e se, cambiando le abitudini e investendo sulla produzione di energia domestica, costruissimo perlopiù “tetti fotovoltaici”?
e ancora, i modelli fisico-matematici che descrivono le LEGGI DELLA NATURA non sono forse, generalmente, tanto efficaci e funzionali quanto maggiore è la loro semplicità e “intuitivività”?
la teconologia nucleare credo sia quanto di più complesso ci sia oggi sulla terra, nella produzione di energia, a fronte di una vasta gamma di sistemi fotovoltaici che trasformano direttamente l’energia solare in energia elettrica e di altri sistemi ben più immediati rispetto al PERICOLOSO nucleare. se un giorno, tra anni e anni di ricerca, si dovesse raggiungere un risultato eccellente (e davvero sicuro!) sulle teconologie della fissione nucleare, io appoggerei tali sistemi, ma oggi non è ancora arrivato quel giorno, e in italia meno che mai considerato che la classe politica odierna (che guardacaso coincide con quella antiquata) non sa nemmeno differenziare un sacchetto di spazzatura qualunque!!!
aprile 26th, 2011 at 21:49
Buongiorno,
qualcuno è in grado di enunciare con certezza quali sono i contenuti dei costi esposti per il nucleare ? Es .: progettazione dell’intero sistema, ricerca del sito, costruzione della centrale, messa in funzione , gestione , manutenzione, costo del combustibile, ricerca del sito per le scorie, messa in sicurezza delle stesse, manutenzione del sito, smontaggio finale della centrale e messa in sicurezza dei materiali di risulta.
Ho trascurato volontariamente i costi (soldi e salute)dei “mini” incidenti che ogni centrale statisticamente sopporta e dei quali mai nessuno ce ne ha dato notizia.
Ringraziando per la cortese attenzione di tutti Cordiali saluti