Si può essere contrari al nucleare per molti motivi. Con alcuni dei quali è opportuno e necessario confrontarsi. Non si può però continuare a diffondere tesi non suffragate da alcun dato di fatto.
Come, invece, regolarmente gli oppositori fanno nel caso, ad esempio, dei costi
Confronto dei costi tra rinnovabili e nucleari

L’ultima dichiarazione in ordine di tempo («l’energia nucleare è una fonte più costosa delle altre») l’abbiamo letta ieri in una petizione con cui alcuni consiglieri della Lombardia chiedono che la Regione si opponga formalmente al programma di rilancio del nucleare in Italia.

Siccome non riusciamo a credere che economisti e industriali di mezzo mondo non sappiano fare somme e sottrazioni, e che continuino a puntare sul nucleare solo per puro masochismo economico, abbiamo cercato delle valutazioni autorevoli, aggiornate e super partes per verificare quali siano i reali costi del nucleare e delle principali fonti rinnovabili.

E per la verità non abbiamo dovuto cercare molto.

La Commissione Europea, infatti, ha varato lo scorso ottobre il sito SETIS (Strategic Energy Technology plan Information System), con informazioni e dati sullo stato dell’arte delle principali tecnologie energetiche. Vale a dire tutte le fonti rinnovabili per applicazioni elettriche e termiche, il nucleare da fissione e da fusione, l’idrogeno, le reti intelligenti, la cogenerazione, le tecniche di CCS (Carbon Capture and Storage) e i principali sistemi per ridurre le emissioni di CO2 dei combustibili fossili.
In sostanza SETIS è uno strumento che consente di valutare il prevedibile apporto di ciascuna tecnologia agli obiettivi di riduzione della CO2 assunti dalla UE, sia dal punto di vista del potenziale tecnologico, sia da quello dei costi.
SETIS mette infatti a disposizione un Calcolatore dei costi di produzione dell’energia, che confronta in modo interattivo i costi delle singole tecnologie nel corso del tempo (con orizzonte spinto al 2030) sulla base di parametri che possono anche essere modificati dagli utenti.

La tabella qui sopra fornisce i risultati dei costi attuali e proiettati al 2020 (a valori 2007) relativamente al MW elettrico prodotto (1 MW = 1.000 kW).

A parte l’idroelettrico di grande taglia, che notoriamente è la fonte meno costosa (ma anche l’unica di cui non abbiamo disponibilità) solo la biomassa di grande taglia può essere competitiva con il nucleare. Peccato che anche questa sia una tecnologia ostacolata in Italia, come dimostrano le varie centraline che si tenta di costruire tra l’opposizione di associazioni e comitati locali, e in particolare la centrale del Mercure (in Basilicata) che Enel da anni non riesce a mettere in servizio. Per il resto le cifre parlano da sole.

Il bello è che la tecnologia più richiesta è attualmente il solare, cioè quella di gran lunga più costosa.

Per l’eolico va notato che la competitività è realmente vicina, ma qui andrebbe anche detto che il calcolo da noi fatto lo favorisce molto rispetto al nucleare. Ad esempio abbiamo calcolato una durata di vita degli impianti a 25 anni, che va bene per l’eolico, mentre le centrali nucleari restano regolarmente in servizio anche 40 anni. Inoltre il nucleare è integrabile da subito nelle reti attuali, mentre per una diffusa adozione dell’eolico occorrono ingenti spese di adeguamento della rete che nei calcoli della tabella non sono previsti. Senza contare che il nucleare è una fonte di energia molto affidabile, mentre l’eolico funziona solo se c’è vento.

Intendiamoci, noi siamo a favore di un adeguato rilancio del nucleare in Italia, ma NON siamo contro le rinnovabili. Crediamo che realmente la situazione energetica sia quella descritta dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, cioè «molto più preoccupante di quanto i più ritengono». E che quindi occorra uno sforzo per promuovere tutte le fonti e le opzioni disponibili per aumentare la diversificazione e la sicurezza energetica. E in questo le rinnovabili sono un tassello fondamentale, non per il contributo che possono dare nel breve termine, ma per quello che dovranno per forza dare in futuro. E che ovviamente non potrà essere ottenuto se non ci si investe soldi e intelligenza da subito.

Però, quando si parla di quello che si deve fare ora, cioè per ottenere dei risultati nei prossimi 10-20 anni, per favore smettiamola di ritirare fuori la solita storiella che il nucleare non è economico.

Consulta il sito SETIS

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