La questione dei costi dell’energia nucleare continua a tenere banco. Da un lato gli oppositori che parlano di “bidone economico”, di “costi assurdi” e di “palesi falsità” nelle cifre fornire dagli operatori industriali. Dall’altro l’industria che continua a dire che è una delle fonti più economiche.

Abbiamo già avuto modo di occuparci della cosa (vedi Come produciamo energia elettrica e perché ci costa di più e anche Confronto dei costi tra nucleare e rinnovabili).

Qui proponiamo quello che ci risulta essere l’ultimo studio di confronto sui costi di generazione per le principali tecnologie elettriche, realizzato da un istituto di ricerca di indiscussa autorevolezza a livello mondiale qual è l’EPRI (Electric Power Research Institute).

Il rapporto (Integrated Generation Technology Options: Technical Update) è datato novembre 2009 e mette a confronto le stime sui costi del kWh elettrico al 2015 e al 2025 di otto fonti di energiacarbone (due tecnologie: impianti supercritici a polverino e impianti IGCC, cioè a ciclo combinato con gassificazione integrata),   gas (ciclo combinato),   nucleareeolico,  biomassa(impianto a letto fluido circolante),  solare termodinamico (parabole lineari),  solare fotovoltaico.

Nella tabella pubblichiamo le stime dei costi al 2015. Chi fosse interessato alle stime al 2025 le trova

nel rapporto alla pagina 1-16. Da sottolineare che le stime al 2025 vedono il nucleare come fonte più economica in assoluto, in particolare perché a quella data per gli impianti a carbone il rapporto prevede la CCS, cioè la cattura e il sequestro geologico della CO2 emessa, che non è invece prevista nelle stime al 2015 riportate in tabella.

Nel seguito le principali valutazioni dello studio EPRI. Tutti i costi sono in dollari ($) a valuta costante dicembre 2008; il costo dell’energia generata è “livellato”, cioè considerando l’intero ciclo di vita dell’impianto e senza considerare gli eventuali incentivi.

CARBONE
– I costi capitali di investimento (tutto incluso) sono stimati in 2,65 milioni di $/MW (1,95 milioni di euro) nel 2015 e 4,44 milioni di $/MW al 2025 (3,260 milioni di euro) compresa la CCS. I prezzi dell’elettricità è stimato in 66 $/MWh (48 euro) al 2015 e a 86 $/MWh (63 euro) al 2025.

GAS – 2015: costo capitale di investimento (tutto incluso) 880 mila $/MW (647 mila euro); costo dell’energia generata compreso tra 74 e 89 $/MWh (54-65 euro).
2025: costo capitale di investimento 902 mila $/MW (663 mila euro); costo dell’energia generata compreso tra 67 e 81 $/MWh (49-59 euro)

NUCLEARE – 2015: costo capitale di investimento (tutto incluso) 4,86 milioni di $/MW (3,59 milioni di euro); costo dell’energia generata compreso tra 84 $/MWh (62 euro).
2025: costo capitale di investimento 4,13 milioni di $/MW (3,05 milioni di euro); costo dell’energia generata compreso 74 $/MWh (54 euro)

EOLICO – 2015: costo capitale di investimento 2,35 milioni di $/MW (1,73 milioni di euro); costo dell’energia generata 99 $/MWh (73 euro).
2025: costo capitale 2,35 milioni $/MW (1,73 milioni di euro, come nel 2015); costo dell’energia generata 82 $/MWh (60 euro)

BIOMASSA – 2015: costo capitale 3,58 milioni di $/MW (2,64 milioni di euro); costo dell’energia generata 77-90 $/MWh (57 – 66 euro).
2025: costo capitale uguale al 2015, mentre il costo dell’energia generata si stabilizza a 77 $/MWh (57 euro)

SOLARE TERMODINAMICO -2015: costo capitale che varia a seconda della tipologia di impianto da 4,85 a 6,3 milioni di $/MW (3,6 – 4,6 milioni dieuro); costo energia generata che varia da 225 a 290 $/MWh (166 – 214 euro).
2025: sia i costi capitali che quelli dell’energia generata sono stimati invariati rispetto al 2015

FOTOVOLTAICO -2015: costo capitale 7,98 milioni di $/MW (5,89 milioni di euro); costo dell’energia 456 $/MWh (333 euro).
2025: sia i costi capitali che quelli dell’energia generata sono stimati invariati rispetto al 2015

Va sottolineato che, correttamente,  il rapporto evidenzia i molti elementi che non possono essere correttamente determinati con anni di anticipo, quali lo sviluppo di nuove tecnologie, l’evoluzione delle future norme sulle emissioni di CO2, le fluttuazioni del prezzo del gas e del carbone eccetera.
Perciò l’EPRI non trae conclusioni e presenta il rapporto come «una base generica, utile per i confronti fra le tecnologie» limitandosi a sottolineare, per il futuro, «l’opportunità straordinaria di sviluppare e confermare una grande varietà di tecnologie energetiche a basso costo».

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