Lo schema di decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri sulla localizzazione dei previsti impianti elettronucleari è solo il primo passo, ma finalmente concreto, per il rilancio del nucleare in Italia.
A parte il fatto (ma credo sia solo una formalità) che lo schema di decreto per essere approvato dovrà passare al vaglio del Consiglio di stato, della Conferenza unificata Stato/Regioni e del Parlamento, il percorso è ancora lungo e tutto in salita. Come certamente apparirà chiaro quando davvero si dovrà parlare di dove farle, le centrali.

Quello del nucleare è ormai una sorta di derby calcistico, con i tifosi assiepati sulle opposte tribune in schieramenti di difficile valutazione quantitativa. Sul web e sulla stampa sembrerebbe che i tifosi del no siano maggioritari, oltre che certamente più chiassosi. Se però si passa ai sondaggi di opinione gli italiani appaiono divisi piuttosto equamente, con la squadra del si in crescita e, anzi, forse in lieve vantaggio. In ogni caso è certo che a spostare da una parte o dall’altra il piatto della bilancia sarà la schiera degli indecisi.

Da questo punto di vista lo schema di decreto legislativo presenta novità positive, rispetto alle politiche energetiche del passato.

Intanto prevede l’elaborazione di una preliminare strategia nucleare, cioè di un documento che esponga chiaramente gli obiettivi strategici del Governo: dalla sicurezza al combustibile nucleare, dalla realizzazione degli impianti alle compensazioni, fino alle alleanze internazionali.
Da sottolineare che il documento sulla “strategia nucleare” conterrà anche le procedure per la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti, nonché i requisiti soggettivi che devono essere in possesso degli operatori, come pure le sanzioni applicabili in caso di violazione delle nuove norme. Questo a garanzia della volontà di operare con trasparenza, garantendo i cittadini che le società e le imprese potranno agire non dando la priorità a criteri o interessi di parte, ma solo secondo precise indicazioni di interesse pubblico, avendo come criterio prioritario la sicurezza.

Il documento di strategia nucleare, inoltre, dovrà contenere una preliminare valutazione del contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza, di diversificazione energetica, di riduzione delle emissioni di gas serra e di benefici economici e sociali. È evidente che sarebbe difficile proseguire con il piano di sviluppo del nucleare se queste valutazioni non dovessero essere pienamente soddisfacenti.

E per finire c’è la questione dell’informazione, che a mio avviso è il vero punto qualificante della “strategia nucleare” che si sta attuando. In particolare perché si parte con l’intento programmatico di informare passo passo i cittadini sulle decisioni e sulle azioni dell’esecutivo. Che mi pare una bella novità rispetto alle politiche del passato, non solo energetiche.

Una valida attività di informazione è indispensabile per la corretta gestione di un sistema complesso come indubbiamente è quello nucleare, ma anche per la sua accettabilità sociale. La gente ha infatti paura di quello che non conosce o non capisce. E non a caso tutti i sondaggi d’opinione confermano che il favore verso il nucleare è direttamente proporzionale al livello di conoscenza: più si sa e si è informati, più si è a favore.

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