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	<title>EnerBlog &#187; Ambiente</title>
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	<description>Energia, ambiente, sviluppo sostenibile</description>
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		<title>Le rinnovabili contestate</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 23:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Italia ha il record dell’opposizione locale alla realizzazione di infrastrutture e impianti di ogni genere. Non si riesce a proporre qualcosa che – indipendentemente da ogni valutazione costi benefici, e quasi sempre prima di ogni valutazione – ci si ritrova con comitati più o meno locali o associazioni nazionali che si battono per impedirne la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia ha il record dell’opposizione locale alla realizzazione di infrastrutture e impianti di ogni genere. Non si riesce a proporre qualcosa che – <strong>indipendentemente da ogni valutazione costi benefici</strong>, e quasi sempre prima di ogni valutazione – ci si ritrova con comitati più o meno locali o associazioni nazionali che si battono per impedirne la realizzazione, per via dei possibili impatti ambientali e sanitari, o semplicemente perché sono brutti da vedere.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-523" href="http://www.enerblog.it/le-rinnovabili-contestate.html/nimby"><img class="size-full wp-image-523 alignleft" style="margin: 2px 10px;" title="Nimby" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2011/04/Nimby.jpg" alt="" width="230" height="224" /></a>Non è che la protesta sia sempre un male. Anzi. Fa parte del gioco democratico e per molti versi è un bene: se non ci fosse si dovrebbe inventare. Solo che da noi è diventata una moda, il più delle volte irrazionale. Che ora non risparmia nemmeno le fonti rinnovabili.</p>
<p>La conferma arriva dai dati dell’<strong>Osservatorio Nimby Forum</strong>, che anche quest’anno ha analizzato la situazione delle contestazioni alle opere di pubblica utilità e agli insediamenti industriali sul territorio italiano. Risultano essere <strong>almeno 320 le opere contestate</strong>, con al primo posto i progetti di generazione elettrica (58%), seguiti dalle opere per lo smaltimento dei rifiuti (32,5%), dalle infrastrutture di vario genere (5,3%) e dagli impianti industriali (4,1%).<br />
Geograficamente <strong>la maggiore protesta riguarda il Nord</strong>, con circa il 50% delle contestazioni, mentre il resto è abbastanza suddiviso tra centro e sud.</p>
<p>Il Rapporto Nimby 2010 conferma cose già note, ma che vale la pena ricordare. Da quando è<span id="more-521"></span> stato costituito l’Osservatorio (2004) <strong>la protesta risulta in costante e regolare aumento</strong> (+13% nel 2010 rispetto al 2009), diventa sempre più incondizionata e coinvolge non solo i cittadini ma anche le Istituzioni nazionali e locali. <strong>Persiste l’assenza di un’informazione minimamente adeguata e, soprattutto,  la mancanza di un senso comune di responsabilità</strong>.</p>
<p>L’unica vera <strong>novità è la prevalenza che nella contestazione nazionale hanno assunto le fonti rinnovabili</strong>. Nel 2010 l’85% delle proteste relative agli impianti di generazione elettrica (pari al 49% di tutte le proteste: 158 casi su 320) hanno riguardato le fonti rinnovabili: centrali a biomasse, impianti eolici, fotovoltaici e centrali idroelettriche.</p>
<p>Tra <strong>le motivazioni alla base delle contestazioni</strong> prevale il timore sul (spesso presunto) impatto sull&#8217;ambiente, seguita dagli effetti sulla qualità della vita e dallo scarso coinvolgimento nei processi decisionali. Ma un aspetto sempre più importante è anche la <strong>crescente connotazione ideologica e politica </strong>che la sindrome Nimby è andata assumendo in Italia. Sempre più spesso, infatti, a guidare le proteste sono movimenti strutturati, partiti politici o addirittura Istituzioni pubbliche. Che quasi sempre agiscono per puri motivi demagogici ed elettorali, nella logica non più del Nimby (non nel mio giargino), ma del più comodo e perverso “non durante il mio mandato elettorale”.</p>



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		<title>Il capolavoro del San Gottardo in Svizzera e della Val di Susa in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 00:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri è caduto l’ultimo diaframma che separava i due versanti della galleria ferroviaria del San Gottardo, in Svizzera. È la galleria più lunga del mondo (57 km), applaudita in diretta dai Ministri europei dei Trasporti riuniti in Lussemburgo – tra cui il nostro Altero Matteoli – ed esaltata da troupe televisive provenienti da mezzo mondo. In Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri è caduto l’ultimo diaframma che separava i due versanti della <strong>galleria ferroviaria del San Gottardo</strong>, in Svizzera. È <strong>la galleria più lunga del mondo</strong> (57 km), applaudita in diretta dai Ministri europei dei Trasporti riuniti in Lussemburgo – tra cui il nostro Altero Matteoli – ed esaltata da troupe televisive provenienti da mezzo mondo.<br />
<a rel="attachment wp-att-418" href="http://www.enerblog.it/il-capolavoro-del-san-gottardo-in-svizzera-e-della-val-di-susa-in-italia.html/galleria_san_gottardo"><img class="alignright size-full wp-image-418" style="margin: 10px;" title="Galleria_San_Gottardo" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Galleria_San_Gottardo.jpg" alt="" width="300" height="346" /></a><br />
In Italia non mi sembra se ne sia parlato, al di là di qualche sparuta news televisiva e qualche trafiletto su pochi giornali.</p>
<p>Eppure è <strong>un’opera grandiosa</strong>, realizzata a 20 km dal confine italiano.<br />
Per capire davvero di cosa stiamo parlando, si consideri che l’opera è in corso di realizzazione da quasi 11 anni e, oltre alla vera e propria galleria del San Gottardo, prevede anche una galleria di 20 km sotto lo Zimmerberg e un’altra di 15 km sotto il Ceneri. Il che, considerati anche i tunnel di servizio e di sicurezza, porta ad un <strong>totale di 153 km di gallerie</strong>.</p>
<p>Nelle viscere delle tre montagne lavorano oltre 2.000 tra operai, ingegneri, geologi, topografi e tecnici vari, per i quali nelle vallate circostanti sono stati realizzati ex novo interi villaggi prefabbricati (alcuni con 800 residenti). Centinaia di tonnellate di esplosivo e una gigantesca fresa producono <strong>decine di milioni di tonnellate di detriti in ambienti tipici e “ristretti” come quelli alpini</strong>. I lavori dovrebbero essere completati nel 2017.</p>
<p>Ripeto, un’opera gigantesca. Che ovviamente ha avuto e sta avendo un <strong>impatto ambientale proporzionato</strong>.<br />
Eppure <strong>il consenso è stato pressoché unanime da parte di comunità locali, di Verdi e ambientalisti</strong>i. Praticamente le uniche contestazioni – e pure modeste – sono state limitate alla fase iniziale da parte della destra più conservatrice, legata al locale Partito degli automobilisti.</p>
<p><strong>In Italia sarebbe pensabile non tanto un’opera simile, ma qualcosa anche solo lontanamente confrontabile?<br />
</strong>La risposta temiamo debba essere affidata alle decine di migliaia di persone che ancora la scorsa settimana (9 ottobre) hanno manifestato in Val di Susa al grido di <strong>No TAV</strong>, con tanto di sindaci e rappresentati di organizzazioni sindacali in testa.</p>



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		<title>Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare</title>
		<link>http://www.enerblog.it/384.html</link>
		<comments>http://www.enerblog.it/384.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 08:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
		<category><![CDATA[impatto ambientale]]></category>
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		<description><![CDATA[La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per produrre la stessa quantità di energia elettrica con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per <strong>produrre la stessa quantità di energia elettrica</strong> con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, presso Priolo, e che attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico). Viene inoltre evidenziata <strong>l’occupazione del territorio necessaria alle varie tecnologie</strong>, sempre nell&#8217;ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-385" href="http://www.enerblog.it/384.html/cattura_confronto_nucleare_"><img class="alignleft size-full wp-image-385" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 2px; margin-right: 2px;" title="Cattura_Confronto_nucleare_" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/Cattura_Confronto_nucleare_.jpg" alt="" width="622" height="426" /></a><br />
<strong><br />
Per la migliore comprensione dei dati si tenga presente quanto segue:</strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">NUCLEARE</span></strong> – Il <strong>fattore di disponibilità</strong> dichiarato dal costruttore Areva è del 92%. Il dato da noi riportato (90%) appare attendibile, considerato che negli ultimi anni la disponibilità media delle &#8220;vecchie&#8221; centrali in servizio in occidente è stata di circa l&#8217;83%, e l’EPR adotta innovazioni basate sull’esperienza acquisita. Ricordiamo che il fattore di disponibilità indica il tempo medio<span id="more-384"></span> (rispetto alle 8760 ore he ci sono in un anno) di funzionamento equivalente alla piena potenza. Se facciamo l&#8217;esempio del fotovoltaico (che è forse il più semplice da capire)  il fattore di disponibilità indica la percentuale di tempo (rispetto alle ore dell&#8217;anno) che occorrono ad un impianto, che funzioni a piena potenza e nelle migliori condizioni possibili, per produrre  l&#8217;energia che effettivamente quell&#8217;impianto produce in un anno tenendo conto delle ore notturne, dei giorni di maltempo, della maggiore e minore insolazione dei giorni e dei mesi, delle variazioni di temperatura eccetera.</p>
<p>Circa i <strong>costi del nucleare </strong>si consideri che il prototipo di reattore che è in costruzione (quello finlandese di Olkiluoto) aveva un costo previsto in 3,6 miliardi. A seguito dei ritardi e degli altri problemi registrati sul sito di Olkiluoto, è probabile che alla fine il costo reale si aggirerà sui 4,6-4,8 miliardi. Ma va considerato che si tratta di un prototipo assoluto, la cui esperienza consentirà di razionalizzare notevolmente l’investimento. Infatti, il medesimo consorzio finlandese TVO, che sta realizzando la centrale di Olkiluoto, ha avanzato nei giorni scorsi al governo di Helsinki (che l’ha approvata) la richiesta di realizzare un secondo reattore EPR simile a quello in costruzione, dichiarandosi certo che per il secondo reattore i costi saranno inferiori ai 4 miliardi di euro. La realizzazione di successivi reattori ridurrà ulteriormente i costi, anche se, prevedibilmente, di poco.</p>
<p>Per la <strong>superficie occupata </strong>(20 ettari), considerando le specificità italiane, abbiamo aumentato di circa il 20% l&#8217;area che EDF dichiara sia  effettivamente occupata (circa 16 ettari) dalla centrale EPR in costruzione in Francia, a Flamanville.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">EOLICO </span></strong>-  La <strong>disponibilità</strong> del 17% (1.500 ore) è a nostro avviso quella massima effettivamente riscontrabile in Italia, verificata sul campo <span style="text-decoration: underline;">nelle migliori condizioni possibili</span> (ad esempio Enel afferma con soddisfazione che il suo parco eolico in Sardegna ha una disponibilità media di 1.490 ore). In pratica, considerando il dato come media nazionale, ci stiamo tenendo ben larghi. Per il 2008, ad esempio, il GSE ha calcolato una potenza eolica installata in Italia di 3.537 MW, e una produzione di 4,86 miliardi di kWh, pari ad un fattore di disponibilità del 15,7 %  (1.374 ore).</p>
<p>I <strong>costi capitali </strong>(circa 1,1 milioni di euro per MW) sono stati calcolati estrapolando quelli attuali di un impianto da 30 MW con turbine di potenza unitaria tra i 2 e i 3 MW, rapportati alla potenza eolica che è necessario installare per ottenere la stessa energia prodotta (12,6 miliardi di kWh) da una centrale nucleare da 1.600 MW con fattore di disponibilità del 90%. Per ottenere la stessa quantità di energia con un fattore di disponibilità del 17% occorrono 8.400 MW.</p>
<p>Per l’<strong>occupazione del territorio</strong> si è preso il convenzionale valore di riferimento per l&#8217;eolico di 10 Watt/mq. Gli 84.000 ettari che ne derivano rappresentano l’area totale intorno agli aerogeneratori, che ovviamente può essere utilizzata per usi agricoli, di allevamento o simili. Ma certamente non per tutti gli usi. 4.200 ettari è invece l’area effettivamente occupata dai 3.000 – 4.000 aerogeneratori necessari a installare gli 8.400 MW e che non è utilizzabile, in sicurezza, per alcun altro uso.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">FOTOVOLTAICO</span></strong> – La <strong>disponibilità</strong> del 14% (1.200 ore) è quella media della realtà italiana , ove in genere si riscontra una disponibilità di circa 1.000 ore al nord e fino a 1.400 ore al sud.</p>
<p>I <strong>costi </strong>(circa 3,3 milioni per MW di picco) sono calcolati per impianti a terra, estrapolando quelli delle centrali di maggiori dimensioni in silicio policristallino recentemente realizzati in Italia.<br />
È forse opportuno osservare che, nella realtà, i costi sono notevolmente maggiori, poiché, con un costo di 3,3 milioni/MW, in un’ottica di mercato nessuno investirebbe nel fotovoltaico. Che deve quindi essere massicciamente sovvenzionato. Infatti i dati ufficiali dell’Autorità per l’energia certificano che i 3.350 MW programmati per il triennio 2011-2013 costeranno 25 miliardi nei prossimi 20 anni, che rapportati ai 10.500 MW necessari per equiparare la generazione di una centrale nucleare da 1.600 MW, dà un totale di 78 miliardi.</p>
<p>L’<strong>occupazione del suolo </strong>è stimata sulla base dell’effettiva superficie degli impianti di maggiore dimensione recentemente installati a terra nel nostro Paese. Si consideri che le superfici coperte dai pannelli fotovoltaici non possono essere utilizzate nemmeno in piccola parte per altri usi, e che il suolo sotto i pannelli subisce un notevole degrado, in particolare dal punto di vista della riduzione della biodiversità.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">SOLARE CCP</span></strong> (<em>Cylindrical-parabolic Concentrator Plant</em>) – Tutti i dati sono stati estrapolati sulla base di quelli di progetto della centrale Solnova 3, da 50 MW, realizzata dalla spagnola Albengoa Solar ed entrata in servizio commerciale nei giorni scorsi presso Siviglia. Anche per il solare termodinamico, la superficie occupata dagli specchi non può essere utilizzata per alcun altro uso, nemmeno in minima parte.</p>



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		<title>L’informazione sugli OGM cui ci opponiamo e quelli che, tranquillamente, mangiamo</title>
		<link>http://www.enerblog.it/l%e2%80%99informazione-sugli-ogm-cui-ci-opponiamo-e-quelli-che-tranquillamente-mangiamo.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 01:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cultura scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la coltivazione di una patata geneticamente modificata. In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la <strong>coltivazione di una patata geneticamente modificata</strong>.<br />
In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli OGM.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/fame__OGM.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-332" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="fame_&amp;_OGM" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/fame__OGM.jpg" alt="" width="280" height="259" /></a>Ci ricorda un po’ la<strong> situazione a cavallo del XVI e XVII secolo</strong>, quando i contadini si opponevano alla diffusione di strane piante come il mais e la patata (in contrapposizione ai proprietari terrieri, favorevoli, perché si trattava di colture a più alto rendimento), finché le periodiche guerre e carestie non consigliarono di cambiare idea.<br />
O anche &#8211; per fare un esempio di tipo “etico” &#8211; ci ricorda Ugo La Malfa che, nel 1972, si opponeva all’introduzione della TV a colori in Italia, perché riteneva che avrebbe favorito il consumismo e la corruzione dei costumi.</p>
<p>Insomma, crediamo che, <strong>alla fin fine, i fatti avranno come sempre ragione sulle chiacchiere</strong>.<br />
E nel caso degli OGM, comprendiamo benissimo che gli italiani (che in grande maggioranza non hanno il problema di coltivare quello che mangiano) auspichino che nel loro futuro le cose vadano come sono andate nel loro passato. Cosa che purtroppo, però, nella storia non è mai accaduto a lungo.<br />
<strong><br />
Tuttavia temiamo che i contadini africani </strong>e di molti Paesi asiatici e dell’America Centro meridionale, che devono coltivarsi il cibo con un clima e con un terreno ben peggiori di quelli europei, <strong>la vedano diversamente</strong>.<br />
Tanto più se si considera che <strong>c’è ancora più di un miliardo di persone che non ha cibo a sufficienza</strong>, in un mondo dove la terra coltivabile è sempre la stessa, ma non la popolazione, che <span id="more-331"></span>negli ultimi 50 anni è più che raddoppiata e nei prossimi 50 anni passerà dagli attuali 6,7 miliardi a 9-10 miliardi (non a caso, una volta tanto, anche il Vaticano ha plaudito alla decisione della Commissione UE).</p>
<p>Ci conforta in questa convinzione &#8211; che le chiacchiere portino al massimo ritardi, ma che le esigenze trovino poi una soluzione nei fatti &#8211; la consapevolezza che <strong>negli ultimi 70 anni sono già state prodotte più di 2.200 varietà agricole mutanti</strong> (grano, riso, girasoli, orzo, piselli, cotone, fagioli, patate, melanzane, ciliegie, mele, pere, pesche, albicocche, banane eccetera eccetera) senza che ci siano stati particolari problemi o opposizioni né da parte di ambientalisti, né tanto meno di consumatori.<br />
Tanto per fare qualche esempio, <strong>il pompelmo rosa non esiste in natura</strong>, è stato prodotto modificandone il genoma con irraggiamento di neutroni lenti. <strong>Quasi tutta la birra prodotta in Europa proviene da orzo mutante</strong>. E praticamente tutto il pane e la pasta che abbiamo mangiato negli ultimi 20 anni sono stati prodotti da varietà di grano modificate.</p>
<p>Ci riferiamo a <strong>varietà modificate con irraggiamento nucleare</strong>, che tecnicamente (cioè da un punto di vista legale) non sono OGM, ma sono comunque sostanze il cui genoma è stato modificato dall’uomo.<br />
Modificato, tra l’altro, con una metodologia piuttosto grossolana (l’irraggiamento è un po’ uno sparare a caso finché non si ottengono le mutazioni genetiche desiderate) e molto meno raffinata e precisa di quella utilizzata nei moderni laboratori per produrre organismi transgenici.</p>
<p>Quello che invece <strong>ci preoccupa davvero è l’informazione che circola su queste cose</strong>. E che, nel caso degli OGM, non è molto diversa da quella più generale sulle innovazioni tecnologiche.<br />
<strong>Dov’è il problema?<br />
</strong>Il problema è che <strong>quando si tratta di argomenti tecnico-scientifici molto complessi</strong> – come gli OGM, il nucleare, la politica energetica, gli impatti ambientali, la realizzazione di infrastrutture, la ricerca scientifica e molto altro &#8211; <strong>l’informazione non fa informazione. Vende consenso</strong>.</p>
<p>Pochi minuti fa abbiamo visto un dibattito in TV sulla vicenda della patata OGM approvata dalla UE. E ovviamente c’era in studio un “esperto” per chiarire il problema. Umberto Veronesi? Charles Davenport? Marcello Buiatti? Qualche altro noto genetista pro o contro gli OGM? Magari un autorevole economista per chiarire un poco gli aspetti economici connessi? No, l’esperto chiamato in studio a spiegare la cosa era una giovane militante di Greenpeace, autorevole solo perché di Greenpeace.<br />
Che <strong>è un po&#8217; come quando si parla di energia nucleare, e a discettarne si chiama un qualsiasi ambientalista</strong>, il quale si accalora per affermare che l’uranio sta per finire, che le centrali emettono pericolosissime radiazioni, che magari invece del costosissimo nucleare si potrebbe ricorrere alle centrali a osmosi o addirittura alla fusione fredda. E  che, soprattutto, non perde occasione per ribadire che non si deve credere ai soliti esperti (quelli veri) perché – come tutti sanno – sono prevenuti, di parte e probabilmente venduti all’industria.</p>



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		<title>I veri rischi nucleari del pianeta</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 01:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<title>La paura nucleare, l’informazione e i Simpson&#8217;s</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 00:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[É ben noto che l’Italia detiene il record mondiale del NYMBI, la famosa sindrome per cui nessuno vuole “vicino casa” una qualsiasi infrastruttura che abbia un impatto anche minimo sul territorio. E non parliamo solo di infrastrutture come centrali a carbone o nucleari, ma proprio tutto: dagli impianti industriali alle centrali eoliche, dalle tangenziali agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Simpsons-Nucleari.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-260" style="margin: 5px 10px;" title="Simpsons-Nucleari" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Simpsons-Nucleari.jpg" alt="" width="250" height="214" /></a>É ben noto che l’Italia detiene il record mondiale del NYMBI, la famosa sindrome per cui <strong>nessuno vuole “vicino casa” una qualsiasi infrastruttura che abbia un impatto anche minimo sul territorio</strong>. E non parliamo solo di infrastrutture come centrali a carbone o nucleari, ma proprio tutto: dagli impianti industriali alle centrali eoliche, dalle tangenziali agli incenritori, dalle autostrade alle ferrovie, dalle discariche alle centraline a biomassa e via elencando.</p>
<p>Al riguardo ci sembra meriti qualche riflessione il <strong>caso spagnolo</strong>, ove in questi giorni si è assistito ad una <strong>vera e propria corsa da parte di città piccole e grandi, fino a microscopici paesini, per aggiudicarsi il futuro &#8220;Magazzino temporaneo centralizzato&#8221; dei rifiuti prodotti dalle centrali nucleari</strong>. Cioè, in pratica, il deposito nazionale delle scorie nucleari, previsto per una durata di 60 anni e costituito da un mega silos di 26 metri di altezza per 78 di larghezza e lungo quasi 300 metri, oltre agli edifici per i servizi annessi.</p>
<p>Il termine del bando indetto dal governo socialista di Zapatero scadeva il 29 gennaio. A quanto risulta <strong>sono almeno 12  i comuni che hanno presentato la propria candidatura</strong>, quasi sempre all’unanimità dei consigli comunali.<br />
E si capisce il perché. In particolare per i comuni più piccoli, infatti, <strong>il deposito nucleare è garanzia di rinascita economica</strong>, di stop alla fuga dei giovani, addirittura la “<strong>soluzione di tutti i problemi</strong>”, come ha commentato il <span id="more-259"></span>quotidiano <em>Publico</em> in una inchiesta su Canas, uno dei comuni candidati, che venti anni fa aveva 1.800 abitanti oggi ridotti a 480, al cui servizio sono rimasti aperti solo un paio di negozi, una macelleria, una farmacia e un bar.</p>
<p>È evidente che in queste situazioni <strong>le ragioni economiche siano importanti</strong>: il deposito, infatti, porterà al comune vincitore investimenti per circa 700 milioni di euro, 300 posti di lavoro e un premio annuale di 5 milioni di euro, più altri 7 milioni ai comuni limitrofi. Ragioni molto “solide” dunque, ma, evidentemente, non ad ogni costo. Non a costo della salute, ad esempio.<br />
Solo che <strong>in Spagna la gente crede che il deposito nucleare porterà benefici e non rischi</strong>.</p>
<p>Ed è proprio su questo punto che ci sembra opportuna una riflessione, con riferimento all’<strong>informazione che gira in Italia e, in particolare, alla campagna di informazione che il Governo ha in programma</strong>. Una campagna su cui ancora non si sa nulla, se non che vi parteciperà una gran quantità di enti e amministrazioni. Troppi, a nostro avviso, se il punto è quello di effettuare una seria e produttiva campagna di informazione e non tanto di partecipare per dividersi una succulenta torta.</p>
<p>Allora è interessante meditare su un punto sottolineato dal quotidiano <em>El Mundo</em>. E cioè che <strong>a placare le paure del “popolino” spagnolo è stata</strong> non chissà quale campagna di informazione del Governo o dell’industria nucleare, bensì – udite udite &#8211; <strong>la serie Tv dei <em>Simpson&#8217;s</em></strong>. La popolarissima famigliola gialla che vive a Springfield, cittadina virtuale con al centro una bella centrale nucleare, dove lavora papà Homer e intorno alla quale è organizzata la vita cittadina.<br />
Meditate, gente, meditate.</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Radioattività ed energia elettronucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 02:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[radioattività]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti nucleari]]></category>

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		<description><![CDATA[La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Campotosto-101.jpg"></a><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Campotosto-103.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-236" style="margin: 5px 10px;" title="Campotosto-10" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Campotosto-103.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare a danneggiamento delle cellule. Un danno che nella maggior parte dei casi viene riparato dai normali meccanismi di difesa dell’organismo ma che, comunque, dipende dal tipo di radiazione, dalla sua entità e dal tempo di esposizione.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno complesso, che in questa sede affrontiamo senza dettagli tecnici solo per sottolineare che <strong>si tratta di un fenomeno del tutto naturale, che da sempre ha accompagnato l’origine e lo sviluppo della vita</strong>. Cercando di capire perché, in relazione agli allarmismi che alcuni hanno interesse a diffondere circa la gestione delle centrali e dei rifiuti nucleari, i timori per i rischi radioattivi siano del tutto irragionevoli e dettati solo da scarsa conoscenza.</p>
<p>La radioattività può avere <strong>origine naturale o artificiale</strong> e, nel Sistema Internazionale, si misura in <span id="more-228"></span>Gray (Gy, misura la dose assorbita) e in <strong>Sievert</strong> (<strong>Sv</strong>, misura la dose equivalente di radiazione in relazione agli effetti biologici sull’organismo). È importante sottolineare che <strong>non c’è differenza qualitativa tra la radioattività naturale e artificiale</strong>: sono entrambe dovute esattamente agli stessi fenomeni fisici.</p>
<p>La <strong>radioattività artificiale</strong> è quella che si genera a seguito di attività umane, quali: produzione di energia, apparecchiature mediche per diagnosi e cure, apparecchiature industriali, attività di ricerca, eventuali attività militari eccetera. Le attività non militari sono rigorosamente regolate da legislazioni nazionali (in Italia la norma di riferimento è il <a href="http://www.apat.gov.it/site/_files/dlvo230c.pdf" target="_blank">decreto legislativo n. 230 del 17 marzo 1995</a> e successive modifiche e integrazioni. Vale precisare che stiamo parlando di radiazioni ionizzanti: quelle ad opera di onde radio – emesse da cellulari, antenne, forni a microonde eccetera – non generano ionizzazione e, quindi, non costituiscono radiazioni nucleari).</p>
<p>La <strong>radioattività naturale</strong> è dovuta alla presenza di radiazioni provenienti dal cosmo, alle interazioni tra queste e l’atmosfera e alla presenza di molti elementi radioattivi esistenti fin dalle origini della Terra e presenti ovunque nell’aria, nel suolo, nelle acque e perfino nel nostro corpo.</p>
<p>Mediamente <strong>la dose di radiazione che assorbiamo dal fondo naturale è dell’ordine di circa 3 mSv (milliSievert) l’anno</strong>. Questo valore medio è però fortemente variabile da luogo a luogo: si va da un minimo di poco superiore  a 1 mSv, fino ad un <strong>massimo di 260 mSv nella città iraniana di Ramsar</strong>. In Italia, ad esempio, come media regionale, la differenza è di circa il 400% tra i minimi della Val d’Aosta e della Sardegna e i massimi della Campania e del Lazio. Inoltre i valori variano anche in relazione all’altitudine (praticamente la dose raddoppia in modo lineare ogni 1.000 metri, motivo per cui si è maggiormente esposti durante i viaggi in aereo, che fortunatamente durano solo poche ore!).<br />
<strong>Elementi radioattivi sono inoltre presenti nei cibi</strong>, sia di origine animale, sia vegetale (la dose media assorbita è di circa 0,2 mSv l’anno), <strong>come pure nel corpo umano</strong> (0,4 mSv l’anno).</p>
<p>A tutto ciò vanno aggiunte le <strong>dosi che vengono normalmente assorbite dalle attività quotidiane</strong>. Gli oggetti di porcellana, i graniti, le piastrelle, gli oggetti di cristallo di cui ci circondiamo emettono una dose di radiazioni che è mediamente calcolata in 0,001 mSv l’anno. Molto maggiore (0,01 mSv) è la <strong>dose annua che assorbiamo dagli schermi di computer e televisori</strong>. E ancora maggiori sono le <strong>dosi assorbite da pratiche mediche</strong>: una radiografia convenzionale può dare una dose di 1 mSv, una TAC fino a 4 mSv, una PET o una scintigrafia fino a 20 mSv.</p>
<p>In questo contesto <strong>le esposizioni della popolazione alla radioattività prodotta dagli impianti nucleari sono davvero minime </strong>(<strong>circa 0,001 mSv</strong>), di gran lunga inferiori a quelle dovute a tutte le altre cause sopra citate.</p>
<p>Il problema dell’esposizione alle radiazioni è serissimo, ma il modo con cui molti lo stanno oggi utilizzando per contrastare l’ipotesi di un nuovo ricorso all’energia elettronucleare è allarmistico e del tutto irresponsabile.<br />
Che l’esposizione a dosi elevate e concentrate di radiazioni sia dannoso per gli organismi animali è purtroppo ben noto. Ma per osservare effetti evidenti si devono raggiungere dosi elevatissime: occorre assorbire <strong>1 Sv in un’ora</strong> (attenzione, finora si è parlato di milliSievert l’anno) per constatare lievi alterazioni temporanee nell’emoglobina, almeno 2-3 Sv per subire danni seri e 4-5 Sv per rischi di morte.</p>
<p>Invece i rischi di cui si parla minacciosamente (vedi il recente <a href="http://www.enerblog.it/informazione-nucleare-la-repubblica-e-la-strategia-della-paura.html" target="_blank">articolo di Repubblica di cui abbiamo parlato nel precedente post</a>) sono quelli attribuiti alle basse dosi di radiazioni. Cioè quelle dentro cui la vita umana è nata e si è evoluta (per modo di dire: milioni di anni fa la radioattività naturale era mooolto più forte di oggi). E lo si fa ben sapendo che non esiste un solo studio scientifico – <strong>uno</strong> – che sia giunto a conclusioni affidabili in merito ad eventuali rischi.</p>
<p>Ad esempio, ricerche scientifiche autorevoli ipotizzano che si può avere un aumento misurabile del 10% dell’insorgenza di tumori a causa di radiazioni per una dose complessiva assorbita di circa 2,5 Sv. Questo, in una situazione come quella italiana, significa un’esposizione continuativa di 260 mSv l’anno (oltre 50 volte la dose media che si può assorbire in Italia) per un totale di circa 10 anni. Ebbene questo caso è la normalità nella città iraniana di Ramsar (260 mSv l’anno) dove, anzi, le persone che ci vivono assorbono tali dosi per l’intera vita, cioè molto più di 10 anni, senza che si sia mai riscontrata una maggiore percentuale di tumori (vedi <a href="http://www.angelfire.com/mo/radioadaptive/ramsar.html" target="_blank">qui uno dei molti studi</a> disponibili al riguardo).</p>



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		<title>Informazione nucleare: &#8220;la Repubblica&#8221; e la strategia della paura</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 09:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[L’articolo pubblicato ieri l’altro da Repubblica con il titolo  La centrale come vicino di casa &#8211; Pericolo leucemia per i bambini (a firma Francesco Bottaccioli) è un grave esempio di disinformazione ideologica. Sulle tecnologie energetiche, e sull’energia nucleare in particolare, Repubblica sembra aver abdicato al proprio ruolo di autorevole fonte di informazione per seguire la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo pubblicato ieri l’altro da Repubblica con il titolo  <em><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/12/la-centrale-come-vicino-di-casa-pericolo.html" target="_blank">La centrale come vicino di casa &#8211; Pericolo leucemia per i bambini</a></em> (a firma Francesco Bottaccioli) è un <strong>grave esempio di disinformazione ideologica</strong>.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Nucleare-con-bambina1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-224" style="margin: 5px 10px; border: 0px;" title="Nucleare-con-bambina" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Nucleare-con-bambina1.jpg" alt="" width="200" height="164" /></a><br />
Sulle tecnologie energetiche, e sull’energia nucleare in particolare, <strong>Repubblica sembra aver abdicato al proprio ruolo di autorevole fonte di informazione</strong> per seguire la via della propaganda: alcune tecnologie vanno bene, altre no. Indipendentemente dalle valutazioni ambientali, economiche e sociali che vengono fatte a livello internazionale e nazionale, ove una gran parte degli esperti, dell’opinione pubblica e anche degli ambientalisti ha opinioni diverse da quelle del giornale diretto da Ezio Mauro. Opinioni motivate e consapevoli, basate su valutazioni di fatti e dati e su conoscenze scientifiche, che evidentemente <strong>al nostro giornale non interessano, avendo deciso di dare non informazioni sulle possibili opzioni disponibili, ma autonome indicazioni su quali tecnologie siano valide e quali no</strong>.</p>
<p>Nel caso specifico la cosa è particolarmente grave perchè non riguarda meri aspetti tecnologici o economici, che comunque i meccanismi di mercato o anche semplicemente il buon senso potrebbero poi regolare o quanto meno ridimensionare. No, in questo caso<strong> l&#8217;articolo pubblicato da Repubblica mira all&#8217;allarmismo puro, a insinuare paura verso pericoli incontrollabili</strong>, a diffondere il dubbio sulla salute dei bambini. Ed è anche evidente il motivo, poichè <strong>il dubbio e la paura sono da sempre i migliori alleati del &#8220;non fare&#8221;</strong>. Cosa che peraltro viene espressamente<span id="more-219"></span> richiesta in coda all&#8217;articolo.</p>
<p>Bottaccioli fa riferimento ad uno studio tedesco (<a href="http://www.bfs.de/de/bfs/druck/Ufoplan/4334_KIKK_Zusamm.pdf" target="_blank">Epidemiological Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants &#8211; KiKK-Study</a>), pubblicato nel 2007, che dichiara di rilevare un incremento della percentuale di tumori nei bambini che vivono vicino le centrali nucleari, in modo correlato alla distanza, cioè tanto maggiore quanto più i bambini vivono vicino alla centrale.</p>
<p>Nel merito osserviamo quanto segue.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">1.</span></strong>  L’autore è a conoscenza di almeno un altro studio (in realtà sono molti, ma uno viene da lui citato) sull’argomento, che analizza le incidenze di tumori presso le centrali nucleari inglesi. Poiché tale studio giunge a conclusioni diverse da quelle che servono a supportare la tesi dell’articolo, Bottaccioli lo liquida come «sbilenco sul piano logico» concentrandosi solo su quello tedesco. Solo che quest’ultimo non afferma che i maggiori tumori siano dovuti alle attività elettronucleari, ma che «<strong>non si conoscono le cause di questo aumento</strong>». É  da questa affermazione, riportata dallo stesso Bottaccioli, che l’autore trae la mirabile conclusione che i maggiori tumori debbano essere attribuiti alla normale attività delle centrali elettronucleari.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">2.</span></strong> L’argomento è serissimo e dovrebbe essere trattato con autorevolezza scientifica. Cosa che si sta facendo con numerosi studi a livello internazionale, dai quali si evince che effettivamente<strong> i tumori infantili (e in particolare le leucemie) sono in aumento in tutto il mondo. E in Italia più che altrove.</strong> Ma allora è stupefacente che si voglia forzatamente cercare una correlazione tra aumento dei tumori e industria nucleare, visto che il maggiore aumento è proprio nell’unico Paese industrializzato che non ricorre all’energia nucleare. Gli USA, ad esempio, dove sono in servizio 104 centrali nucleari, è il Paese con il minor incremento dei tumori infantili, prossimo a zero (<em>per dati sui Paesi europei, vedi </em><a href="http://www-dep.iarc.fr/accis.htm" target="_blank">ACCIS</a>).</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">3.</span></strong>  É inoltre evidente che <strong>Bottaccioli citi lo studio tedesco senza averlo mai sfogliato</strong>, ma in modo interessato, a sostegno di una tesi preconcetta. Infatti tale studio spiega anche perché i maggiori tumori rilevati intorno alle centrali tedesche (dato peraltro discutibile, perché rilevato ad un livello statisticamente non significativo: tra lo 0,2 e lo 0,3 %) non possono essere attribuibili a cause certe. E tra questi “perché” ce ne è uno che praticamente esclude proprio l’attività elettronucleare. Con estrema chiarezza, infatti, gli autori dello studio affermano che «in Germania la dose media di radiazioni che le persone assorbono ogni anno dal fondo naturale è di circa 1,4 mSv (milliSievert), mentre la dose media assorbita annualmente da esami medici ammonta a 1,8 mSv. Rispetto a questi valori, l’esposizione alle radiazioni ionizzanti in prossimità delle centrali nucleari tedesche è inferiore da 1.000 a 10.000 volte. Alla luce di ciò, e sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, il risultato del nostro studio non può essere spiegato da un punto di vista radiobiologico».</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">4.</span></strong>  È opportuno ricordare che <strong>tutto sulla Terra è immerso nelle radiazioni</strong>. A livello mondiale <strong>il fondo naturale fornisce a ciascun essere vivente dosi medie annue dell’ordine di quasi 3 mSv</strong> (milliSievert). Tale valore è però fortemente variabile da luogo a luogo, e va da un minimo di 1,2 mSv, <strong>fino a di 250 mSv nella città iraniana di Ramsar</strong>. Le cause sono del tutto naturali (legate alla presenza di varie sostanze radioattive nel sottosuolo e sulla superficie) e non hanno mai causato particolari problemi (a Ramsar ci sono persone centenarie come nel resto del mondo). <strong>La dose attribuibile ad una centrale nucleare in normale funzionamento è di circa 0,001 mSv l’anno</strong>, dieci volte inferiore, ad esempio, a quella che può essere assorbita durante un solo viaggio in aereo (circa 0,01 mSv) e cento volte inferiore a quella di una sola radiografia (0,1 mSv).  A titolo di curiosità si può anzi osservare che anche il corpo umano contiene potassio, carbonio-14 e altri radionuclidi che lo rendono radioattivo per una dose media annua di circa 0,4 mSv. Ciò significa che, in un’ottica di ridurre al minimo il livello di radiazioni assorbito, occorrerebbe evitare il contatto con altra gente.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">5.</span></strong>  In tutto ciò va sottolineato il <strong>ruolo di informazione ideologica e preconcetta svolto da Repubblica</strong>. Che, ad esempio, (in una figura larga quanto l’intera pagina) ha illustrato la crescita dei tumori in relazione alla distanza dalle centrali con valori espressi in centesimi. In tal modo gli incrementi compresi nello studio tra valori di 0,2 e 0,3  sono diventati sul giornale +76%, + 26% eccetera, omettendo di dire, ovviamente, che si trattava del + 76% di quasi zero. Inoltre è curioso che a nessuno sia venuto in mente che <strong>le centrali tedesche sono in servizio già da 25-30 anni</strong>. E che, quindi, i maggiori tumori avrebbero dovuto evidenziarsi ormai da tre decenni prima nei bambini, poi negli adolescenti e infine negli adulti. Cosa che non si è verificata, tant&#8217;è che in Germania nessuno si è mai sognato di prendere provvedimenti al riguardo.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">6.</span></strong>  Ma la cosa più stupefacente, nell’articolo di Bottaccioli avallato da Repubblica, è la conclusione. Che sostanzialmente dice: sono stati fatti decine di studi al mondo che non hanno dimostrato alcuna correlazione tra attività elettronucleare e malattie. Tuttavia qualcuno ha dei dubbi, e ovviamente su un argomento simile non è giusto che in Italia si riparli di nucleare senza prima aver eliminato ogni dubbio. Pertanto, se l’Italia vuole tornare al nucleare deve prima risolvere ogni possibile dubbio che l’intero mondo scientifico non ha ancora risolto. Amen.</p>



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		<title>«Il nucleare può salvare il mondo» secondo un noto ambientalista</title>
		<link>http://www.enerblog.it/%c2%abil-nucleare-puo-salvare-il-mondo%c2%bb-secondo-un-noto-ambientalista.html</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 01:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[«L’energia nucleare può salvare il mondo».  Stavolta a dichiararlo non è un esponente dell’industria nucleare, ma un prestigioso opinion-leader ambientalista: Mark Lynas (nella foto) specialista dei cambiamenti climatici e consigliere del governo delle Maldive (uno degli Stati più a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello del mare). Lynas è un giornalista, scrittore (molto noto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«L’energia nucleare può salvare il mondo».  Stavolta a dichiararlo non è un esponente dell’industria nucleare, ma un <strong>prestigioso opinion-leader ambientalista: Mark Lynas </strong>(nella foto) specialista dei cambiamenti climatici e consigliere del governo delle Maldive (uno degli Stati più a rischio di sparizione a causa dell’innalzamento del livello del mare).<img style="margin: 10px; float: left; border: 0px;" title="Mark Lynas" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Mark_Lynas_1.jpg" alt="Mark Lynas" width="222" height="187" /></p>
<p>Lynas è un giornalista, scrittore (molto noto il suo libro <em>Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale</em>, pubblicato in Italia a fine 2008 da Fazi editore) e ambientalista britannico. Da attivista verde divenne famoso nel 2001 per aver lanciato una torta in faccia a Bjørn Lomborg, probabilmente il più famoso ex-ambientalista (dopo James Lovelock, che è considerato il “padre” degli ambientalisti moderni) convertito al nucleare (Lomborg è l’autore del notissimo <em>L’ambientalista scettico</em>).</p>
<p>In occasione della conferenza <em>Energy Choices</em> organizzata i primi di dicembre dalla Nuclear Industry Association (NIA) britannica, <a href="http://www.niauk.org/news/news-stories/nuclear-can-save-the-world-1758-95.html" target="_blank">Lynas ha lanciato una dura accusa</a> alla lobby anti-nucleare, e in particolare allo zoccolo duro degli<strong> ecologisti anti-nucleari, da lui definiti «prigionieri del loro passato»</strong>.</p>
<p>«Guardando a questa generazione &#8211; ha affermato &#8211; gli storici del futuro la troveranno colpevole di <strong>due errori</strong> <span id="more-179"></span>per quanto riguarda il riscaldamento globale: il primo è aver <strong>perso 20 anni discutendo di quote</strong> di emissioni di gas serra da tagliare, quando il vero obiettivo è portarle a zero. Il secondo è l’errore commesso dagli ecologisti (che pure erano stati i primi ad accorgersi dei pericoli del riscaldamento globale e a chiedere azioni per contrastarlo) nell’<strong>escludere l’energia nucleare</strong> dalle opzioni a emissioni zero su cui puntare. Questo errore è disastroso per i nostri sforzi di contrastare i cambiamenti climatici.<br />
Ci sono vari esempi nel mondo di centrali nucleari costruite negli anni Settanta e poi smantellate o addirittura trasformate in centrali a carbone. In altre parole, gli <strong>ambientalisti</strong> hanno fatto in modo da <strong>trasformare la fonte di energia più pulita nella più sporca</strong>.<br />
Le emissioni di anidride carbonica dovute alle attività degli ambientalisti hanno un ordine di grandezza che probabilmente si aggira intorno alle <strong>centinaia di milioni di tonnellate</strong>. Se questo non è un errore storico, non so che cos’è».</p>
<p>Lynas ha spiegato anche che «<strong>la percentuale di morti legata alla produzione di energia elettronucleare nei Paesi occidentali è pari a zero</strong>. Sfido chiunque a dire la stessa cosa di qualsiasi altra industria. Soprattutto non è il caso del carbone, che causa decine di migliaia di morti all’anno e, fra l’altro, rilascia anche più radioattività nell’ambiente del nucleare».</p>
<p>Lynas ha concluso rivolgendosi all’industria nucleare: «Per favore, ricordatevi che il vostro compito è <strong>salvare il mondo</strong>».</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>I sindaci europei per le rinnovabili e l&#8217;efficienza energetica</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 22:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enerblog</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del Summit sul clima di Copenaghen, la Commissione Energia della UE ha annunciato che il Patto dei Sindaci ha raggiunto le 1.000 adesioni. Varato nel febbraio 2009, il Patto dei Sindaci prevede l&#8217;impegno da parte delle città aderenti di andare oltre gli obiettivi previsti dalla UE in termini di riduzione delle emissioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del Summit sul clima di Copenaghen, la Commissione Energia della UE ha annunciato che <a href="http://www.eumayors.eu/articles/show_en.htm?id=79">il Patto dei Sindaci ha raggiunto le 1.000 adesioni</a>.<br />
<img style="margin: 10px; float: right; border: 0px;" title="Eolico e fotovoltaico in città" src="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Rinnovabili_dublino-FV+eoli.jpg" alt="Eolico e fotovoltaico in città" width="230" height="201" /><br />
Varato nel febbraio 2009, il <strong>Patto dei Sindaci</strong> prevede l&#8217;impegno da parte delle città aderenti di <strong>andare oltre gli obiettivi previsti dalla UE </strong>in termini di riduzione delle emissioni di CO2, grazie al <strong>maggior ricorso alle rinnovabili</strong> ed all&#8217;incremento dell&#8217;efficienza energetica.</p>
<p>Tra le municipalità che hanno aderito figurano numerose <strong>grandi città</strong> come Londra, Parigi, Roma e Milano, ma anche molti <strong>piccoli comuni</strong>. In più piccolo di tutti è quello spagnolo di Suflì, con 288 abitanti.<br />
L&#8217;iniziativa ha trovato <strong>consensi anche fuori Europa</strong>, con richieste di adesioni provenienti non solo da Paesi europei non aderenti all&#8217;Unione (Svizzera, Bosnia-Erzegovina, Norvegia), ma anche da Argentina, Armenia, Turchia, Ucraina e una addirittura dalla Nuova Zelanda.</p>
<p>In concreto, con la firma del Patto i governi locali si impegnano a presentare entro un anno un <strong>Piano d&#8217;Azione comunale per l&#8217;Energia Sostenibile</strong> (SEAP) nel quale dichiarano<span id="more-121"></span> le azioni che intendono intraprendere per ridurre le emissioni oltre i limiti chiesti dalla UE, coinvolgendo settori pubblici e privati.</p>
<p><strong>Le azioni raccomandate</strong> sono rivolte allo sviluppo di fonti rinnovabili, all&#8217;incremento dell&#8217;efficienza energetica degli edifici, alla realizzazione di infrastrutture di teleriscaldamento, a migliorare e ridurre i consumi per l&#8217;illuminazione pubblica e al miglioramento della mobilità urbana.</p>
<p>Qui c’è l’<a href="http://www.eumayors.eu/covenant_cities/list_en.htm?cc=it">elenco dei comuni italiani che hanno aderito</a>. Non sono riuscito a capire se tra questi ce ne è almeno uno che abbia  già presentato il proprio piano SEAP. Probabilmente no: ci sono ancora alcuni mesi di tempo. Ma certo questo delle iniziative volontarie è uno dei modi migliori di procedere, e credo valga la pena di seguire la vicenda per contribuire a fare in modo che i nostri comuni non partecipino solo per immagine, ma si impegnino in piani ambiziosi ma realistici prima, e in attività concrete poi.</p>



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