Carbone: ostilità e convenienza in Italia
Come noto l’Italia è uno dei Paesi industrializzati che fa meno ricorso al carbone. E ove esistono le maggiori difficoltà per un suo ulteriore sviluppo.
Invece nel mondo i consumi di carbone sono in forte crescita, trattandosi della fonte di energia tradizionalmente più economica per la produzione elettrica.
L’utilizzo del carbone per generazione elettrica, peraltro, aumenta soprattutto nei Paesi dotati di impianti termoelettrici meno efficienti, con alte emissioni di CO2 per kWh prodotto. In Cina, ad esempio, le nuove centrali in costruzione hanno emissioni superiori di almeno il 30% rispetto a quella inaugurata da Enel a Torrevaldaliga Nord, presso Civitavecchia, lo scorso luglio.
Nei Paesi industrializzati sono in servizio circa un migliaio di grandi centrali a carbone. In Europa sono 39 le centrali a carbone in programma, di cui 6 in costruzione in Germania, ove vi sono anche 20 nuovi progetti in corso di definizione.
La Germania è il principale consumatore in Europa. Nel 2007 le 50 centrali tedesche a carbone hanno bruciato oltre 150 milioni di tonnellate di minerale (l’Italia 26 Mt). Interessante il caso di Neurath, dove sono in costruzione due nuovi grandi gruppi a carbone all’interno di una centrale già in servizio da 2.000 MW. Nell’area la società RWE gestisce altri 5 grandi impianti a lignite (un carbone di bassa qualità) con una capacità totale di oltre 10.000 MW. Il tutto a pochi km da Colonia, una città con oltre un milione di abitanti.
Circa la convenienza della fonte basterà un dato. Per le importazioni di energia nel 2008 i cittadini italiani hanno sborsato 56,7 miliardi di euro (circa 10 miliardi in più rispetto al 2007), pari al 3,6% del PIL, il livello più alto degli ultimi 20 anni.
All’interno di questo dato il petrolio (che ha coperto il 42,3% dei consumi) ha rappresentato il 55,2% dei costi. Il gas (37,6% dei consumi) ha rappresentato il 37,2% dei costi. Il carbone (9,2% dei consumi) solo il 4,7% dei costi.
Ferma restando l’esigenza di sviluppare al massimo l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili (queste ultime per improrogabili esigenze ambientali, non economiche), e lasciando perdere il nucleare (che anche nella migliore delle ipotesi non potrebbe dare qualche contributo prima di una decina di anni), se in un momento come l’attuale ha qualche senso parlare di competitività con gli altri Paesi industrializzati, sembrerebbe evidente la necessità di realizzare 3-4 grandi centrali a carbone. Che consentirebbero in pochi anni di alleviare almeno un po’ la bolletta energetica e accrescere di pari livello la competitività del sistema Paese.













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