Anche il risparmio energetico e il nucleare non sono alternativi
Una delle azioni di politica energetica da avviare con convinzione e maggiore urgenza è senz’altro quella relativa all’efficienza e al risparmio energetico. Le potenzialità al riguardo sono rilevanti e senz’altro da perseguire con convinzione.
Attenzione però a non farsi eccessive illusioni. Non tanto sui risultati in sè (che potrebbero anche essere eclatanti, benchè ci siano molti motivi, e di varia natura, per non esserne troppo convinti), ma sull’effetto complessivo che la manovra potrà avere sulla competitività del nostro sistema energetico.
Come si vede dalla tabella l’Italia parte già da consumi elettrici tra i più bassi rispetto ai maggiori Paesi industrializzati con cui è in competizione. Le ragioni delle differenze tra un Paese e l’altro sono numerose e a volte molto specifiche: saltano agli occhi, ad esempio, gli enormi consumi di Svezia e Norvegia, ma è evidente che non si possono confrontare (con i nostri) i consumi di due Paesi che stanno presso il circolo polare artico, hanno meno di 10 milioni di abitanti il primo e meno di 5 il secondo e dispongono di grandi quantità di elettricità a basso costo (nucleare la Svezia e idroelettrica la Norvegia), tanto da essere utilizzata anche per il riscaldamento invernale.
Tuttavia è un dato di fatto che il nostro sistema elettrico è ancora tra i più efficienti e i nostri consumi tra i più bassi.
Il che vuol dire che qualsiasi cosa noi si possa fare per accrescere l’efficienza e ridurre i consumi (a parte i lunghi tempi necessari, lunghissimi nel caso del settore con più potenzialità, quello immobiliare) gli altri possono fare molto più di noi, avendo margini di manovra (inefficienze e sprechi da eliminare) maggiori dei nostri. E hanno già iniziato a farlo.
Tutto ciò è in generale un bene a livello europeo e globale. Ma in particolare, nel nostro caso, non riduce, anzi aumenta il divario di competitività del nostro sistema elettrico rispetto a quello degli altri Paesi europei. E questo sia dal punto di vista dei costi (dove già siamo messi malissimo, pagando noi italiani l’elettricità mediamente il 30% in più degli altri), sia da quello dello sforzo da compiere per la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra.
Infatti il nostro sistema elettrico è già molto efficiente e già sfrutta una rilevante quota rinnovabile a basso costo, cioè l’idroelettrico. Quindi ogni ulteriore riduzione delle emissioni specifiche di CO2 ci costerà parecchio, soprattutto se perseguita con le fonti rinnovabili (grandi investimenti per scarsi risultati di riduzione) anzichè con il nucleare (grandi investimenti per grandi risultati di riduzione).
Gli altri Paesi, invece , che dispongono di una rilevante quota di energia senza emissioni di CO2 (quella nucleare) e hanno un parco termoelettrico meno efficiente, possono semplicemente sostituire una vecchia centrale a carbone (o addirittura a lignite) con un nuovo impianto di ultima generazione (magari anche a carbone), e si trovano ad avere un taglio secco delle emissioni e maggiore efficienza di sistema.
Insomma: piccoli dettagli tecnici (ma dai grandi risvolti economici) che varrà la pena di considerare prima di arricciare il naso di fronte al nucleare.













Lascia un commento