Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare
La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per produrre la stessa quantità di energia elettrica con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, presso Priolo, e che attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico). Viene inoltre evidenziata l’occupazione del territorio necessaria alle varie tecnologie, sempre nell’ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW.

Per la migliore comprensione dei dati si tenga presente quanto segue:
NUCLEARE – Il fattore di disponibilità dichiarato dal costruttore Areva è del 92%. Il dato da noi riportato (90%) appare attendibile, considerato che negli ultimi anni la disponibilità media delle “vecchie” centrali in servizio in occidente è stata di circa l’83%, e l’EPR adotta innovazioni basate sull’esperienza acquisita. Ricordiamo che il fattore di disponibilità indica il tempo medio (rispetto alle 8760 ore he ci sono in un anno) di funzionamento equivalente alla piena potenza. Se facciamo l’esempio del fotovoltaico (che è forse il più semplice da capire) il fattore di disponibilità indica la percentuale di tempo (rispetto alle ore dell’anno) che occorrono ad un impianto, che funzioni a piena potenza e nelle migliori condizioni possibili, per produrre l’energia che effettivamente quell’impianto produce in un anno tenendo conto delle ore notturne, dei giorni di maltempo, della maggiore e minore insolazione dei giorni e dei mesi, delle variazioni di temperatura eccetera.
Circa i costi del nucleare si consideri che il prototipo di reattore che è in costruzione (quello finlandese di Olkiluoto) aveva un costo previsto in 3,6 miliardi. A seguito dei ritardi e degli altri problemi registrati sul sito di Olkiluoto, è probabile che alla fine il costo reale si aggirerà sui 4,6-4,8 miliardi. Ma va considerato che si tratta di un prototipo assoluto, la cui esperienza consentirà di razionalizzare notevolmente l’investimento. Infatti, il medesimo consorzio finlandese TVO, che sta realizzando la centrale di Olkiluoto, ha avanzato nei giorni scorsi al governo di Helsinki (che l’ha approvata) la richiesta di realizzare un secondo reattore EPR simile a quello in costruzione, dichiarandosi certo che per il secondo reattore i costi saranno inferiori ai 4 miliardi di euro. La realizzazione di successivi reattori ridurrà ulteriormente i costi, anche se, prevedibilmente, di poco.
Per la superficie occupata (20 ettari), considerando le specificità italiane, abbiamo aumentato di circa il 20% l’area che EDF dichiara sia effettivamente occupata (circa 16 ettari) dalla centrale EPR in costruzione in Francia, a Flamanville.
EOLICO - La disponibilità del 17% (1.500 ore) è a nostro avviso quella massima effettivamente riscontrabile in Italia, verificata sul campo nelle migliori condizioni possibili (ad esempio Enel afferma con soddisfazione che il suo parco eolico in Sardegna ha una disponibilità media di 1.490 ore). In pratica, considerando il dato come media nazionale, ci stiamo tenendo ben larghi. Per il 2008, ad esempio, il GSE ha calcolato una potenza eolica installata in Italia di 3.537 MW, e una produzione di 4,86 miliardi di kWh, pari ad un fattore di disponibilità del 15,7 % (1.374 ore).
I costi capitali (circa 1,1 milioni di euro per MW) sono stati calcolati estrapolando quelli attuali di un impianto da 30 MW con turbine di potenza unitaria tra i 2 e i 3 MW, rapportati alla potenza eolica che è necessario installare per ottenere la stessa energia prodotta (12,6 miliardi di kWh) da una centrale nucleare da 1.600 MW con fattore di disponibilità del 90%. Per ottenere la stessa quantità di energia con un fattore di disponibilità del 17% occorrono 8.400 MW.
Per l’occupazione del territorio si è preso il convenzionale valore di riferimento per l’eolico di 10 Watt/mq. Gli 84.000 ettari che ne derivano rappresentano l’area totale intorno agli aerogeneratori, che ovviamente può essere utilizzata per usi agricoli, di allevamento o simili. Ma certamente non per tutti gli usi. 4.200 ettari è invece l’area effettivamente occupata dai 3.000 – 4.000 aerogeneratori necessari a installare gli 8.400 MW e che non è utilizzabile, in sicurezza, per alcun altro uso.
FOTOVOLTAICO – La disponibilità del 14% (1.200 ore) è quella media della realtà italiana , ove in genere si riscontra una disponibilità di circa 1.000 ore al nord e fino a 1.400 ore al sud.
I costi (circa 3,3 milioni per MW di picco) sono calcolati per impianti a terra, estrapolando quelli delle centrali di maggiori dimensioni in silicio policristallino recentemente realizzati in Italia.
È forse opportuno osservare che, nella realtà, i costi sono notevolmente maggiori, poiché, con un costo di 3,3 milioni/MW, in un’ottica di mercato nessuno investirebbe nel fotovoltaico. Che deve quindi essere massicciamente sovvenzionato. Infatti i dati ufficiali dell’Autorità per l’energia certificano che i 3.350 MW programmati per il triennio 2011-2013 costeranno 25 miliardi nei prossimi 20 anni, che rapportati ai 10.500 MW necessari per equiparare la generazione di una centrale nucleare da 1.600 MW, dà un totale di 78 miliardi.
L’occupazione del suolo è stimata sulla base dell’effettiva superficie degli impianti di maggiore dimensione recentemente installati a terra nel nostro Paese. Si consideri che le superfici coperte dai pannelli fotovoltaici non possono essere utilizzate nemmeno in piccola parte per altri usi, e che il suolo sotto i pannelli subisce un notevole degrado, in particolare dal punto di vista della riduzione della biodiversità.
SOLARE CCP (Cylindrical-parabolic Concentrator Plant) – Tutti i dati sono stati estrapolati sulla base di quelli di progetto della centrale Solnova 3, da 50 MW, realizzata dalla spagnola Albengoa Solar ed entrata in servizio commerciale nei giorni scorsi presso Siviglia. Anche per il solare termodinamico, la superficie occupata dagli specchi non può essere utilizzata per alcun altro uso, nemmeno in minima parte.













maggio 27th, 2010 at 09:40
Io sono pro-nucleare, però trovo la tabella fuorviante.
Perché comparare energia e potenza prodotta da impianti diversi in x anni tirando fuori solo i costi di costruzione degli impianti? Quandi invece l’energia prodotta durante tutto il ciclo di vita ha anche altri costi? Non lo trovo un confronto molto sensato.
Sarebbe da indicare l’intero costo di vita dell’impianto, non solo quello per la costruzione.
Quindi per il nucleare sarebbe da calcolare il costo di gestione, il costo del ciclo del combustibile (compreso quindi il trattamento delle scorie e la messa in sicurezza in cask), e il costo del suo smantellamento.
Stessa cosa per le altre fonti, che non hanno costi per il ciclo del combustibile, ma il resto rimane, gestione dell’impianto e smantellamento.
E’ vero che un impianto nucleare dura almeno il doppio di un impianto delle altre fonti, quindi volendo confrontare costi a parità di energia prodotta, si potrebbero moltiplicare ancora quelli delle rinnovabili (un po’ come è già fatto in tabella per allineare la producibilità delle rinnovabili con quella del nucleare).
maggio 31st, 2011 at 14:47
certo, per fare un confronto economico bisognerebbe considerare tutto quanto, applicare un tasso di attualizzazione e poi tirar fuori il solito costo del kWh “concentrato”. Purtroppo anche così il confronto non è univoco: le questioni su che attualizzazione adoperare sono critiche, ed il nucleare è particolarmente affetto da questo, visto che il finanziamento va allocato 10 anni prima che l’impianto produca il suo primo kWh: su questo aspetto i nuclearisti giocano spesso in modo surrettizio. Inoltre ritengo che la tabella sia benevola con i costi di investimento: un EPR 1600 chiavi in mano (“turnkey” il termine tecnico)alla fine difficilmente vien via a meno di 5mld EUR. Inoltre il nucleare non può andare su e giù in funzione del mercato: 7884 ore “redditizie” le farà solo se un contratto gli ha gia assicurato una domanda che compri (vedi Oilkiluoto). In pratica, per chi volesse essere nuclearista (io sono scettico da prima di Fukushima), il nucleare ha come valore intrinseco la differenziazione, non una competitività con i CCGT: non sono paragonabili. Non parliamo di un confronto con le RES, che non ha senso. Queste al contrario sono scarsamente programmabili (potranno dispacciare solo quando i servizi meteo avranno fatto altri passi in avanti), care, e inoltre metterei l’accento proprio su quei dati di ingombro (potenza nomnale/area): bene, provate addirittura a fare il conto in termini di energia producibile/area!
Non sono negativo, anzi: ciascuna soluzione andrebbe perseguita considerando le opportunità che offre, tutto qua.
giugno 4th, 2011 at 19:31
E’ fin troppo palese che questo articolo finto-neutrale in un sito che strizza l’occhio all’ambiente con la grafica ma prende soldi sottobanco da chissa’ chi (indovina?) è una .B.U.F.A.L.A. !
Ora di svegliarsi gente… Guardate cosa sostiene John Blackburn, docente di economia della Duke University nel suo studio “Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover”: il solare è più economico del nucleare!
Scaricate il PDF: http://www.ncwarn.org/wp-content/uploads/2010/07/NCW-SolarReport_final1.pdf