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Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina

Categoria: Energia - Pubblicato il: mar.09, 2010

Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.

La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).

Dunque i consumi totali lordi di energia nel 2009  hanno raggiunto i 2,17 miliardi di tep, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%” perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su China Daily, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.
Perché il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito [Leggi tutto...]

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Tags: carbone, Cina, nucleare, politica energetica, sostenibilità

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Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?

Categoria: Energia, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: mar.06, 2010

 È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020.
Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).
Inoltre l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa 2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno.

La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.

C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una [Leggi tutto...]

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Tags: biomasse, costo kWh, efficienza energetica, eolico, fotovoltaico, geotermia, nucleare, rinnovabili

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L’informazione sugli OGM cui ci opponiamo e quelli che, tranquillamente, mangiamo

Categoria: Ambiente, Informazione e comunicazione, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: mar.03, 2010

Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la coltivazione di una patata geneticamente modificata.
In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli OGM.
Ci ricorda un po’ la situazione a cavallo del XVI e XVII secolo, quando i contadini si opponevano alla diffusione di strane piante come il mais e la patata (in contrapposizione ai proprietari terrieri, favorevoli, perché si trattava di colture a più alto rendimento), finché le periodiche guerre e carestie non consigliarono di cambiare idea.
O anche – per fare un esempio di tipo “etico” – ci ricorda Ugo La Malfa che, nel 1972, si opponeva all’introduzione della TV a colori in Italia, perché riteneva che avrebbe favorito il consumismo e la corruzione dei costumi.

Insomma, crediamo che, alla fin fine, i fatti avranno come sempre ragione sulle chiacchiere.
E nel caso degli OGM, comprendiamo benissimo che gli italiani (che in grande maggioranza non hanno il problema di coltivare quello che mangiano) auspichino che nel loro futuro le cose vadano come sono andate nel loro passato. Cosa che purtroppo, però, nella storia non è mai accaduto a lungo.

Tuttavia temiamo che i contadini africani
e di molti Paesi asiatici e dell’America Centro meridionale, che devono coltivarsi il cibo con un clima e con un terreno ben peggiori di quelli europei, la vedano diversamente.
Tanto più se si considera che c’è ancora più di un miliardo di persone che non ha cibo a sufficienza, in un mondo dove la terra coltivabile è sempre la stessa, ma non la popolazione, che [Leggi tutto...]

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Tags: cultura scientifica, informazione, nucleare, OGM, sostenibilità

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I 4 reattori nucleari ancora in servizio per la ricerca in Italia

Categoria: Energia - Pubblicato il: feb.26, 2010

Oggi in Italia la parola nucleare sottende un solo concetto: si o no alla produzione di energia elettrica da centrali nucleari?
In realtà “nucleare” non vuol dire solo centrali per la generazione di energia. Anzi, ad essere precisi, da noi vuol dire un mucchio di altre cose tranne quella.

Molti conoscono o comunque hanno sentito nominare la risonanza magnetica nucleare per le sue diffuse applicazioni mediche. Ma pochi sanno che essa ha ampia diffusione anche in altri settori, come quello chimico, delle indagini geologiche e della geofisica applicata. Parimenti alcuni sanno che l’irraggiamento nucleare viene utilizzato nell’industria alimentare per sterilizzare alcuni prodotti e per prolungare la conservazione di altri (es: patate), ma quasi nessuno sa che queste sono solo due delle molte applicazioni correnti, tanto nel settore agroalimentare, quanto in quello dell’industria dei componenti.
E pochissimi sono a conoscenza del fatto che, anche dopo il referendum del 1987, in Italia sono rimasti in servizio 4 reattori nucleari (due in provincia di Milano, uno in provincia di Roma e uno a Pavia) che svolgono un importante ruolo nella ricerca.

Per fornire un minimo di informazione su questi aspetti – con particolare riferimento al tema della ricerca – proponiamo uno stralcio di un lungo articolo (dal titolo Il nucleare in Italia: stato e prospettive tra passato e futuro, firmato dal prof. Stefano Agosteo e dall’ing. Andrea Borio di Tigliole) pubblicato sul sito di Energia24. La parte che riportiamo nel seguito è il paragrafo Applicazione delle tecnologie nucleari in Italia.

«Il rifiuto del discorso “nucleare” nel dibattito interno ha comportato in Italia una generale indifferenza e mancanza di conoscenza sulla natura di tecnologie nucleari che hanno importanti applicazioni quotidiane sia in campo industriale sia in campo medicale.
Attualmente la ricerca in campo nucleare e, in particolare, nel campo delle tecnologie nucleari applicate, è effettuata grazie ai 4 piccoli reattori nucleari di ricerca che sono ancora in esercizio.
Questi quattro impianti (due reattori di tipo TRIGA, un reattore “veloce” e un reattore “omogeneo”), attorno ai quali si sono [Leggi tutto...]

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Tags: nucleare, ricerca, ricerca scientifica

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Confronto dei costi al 2015 delle principali tecnologie elettriche

Categoria: Energia - Pubblicato il: feb.24, 2010

La questione dei costi dell’energia nucleare continua a tenere banco. Da un lato gli oppositori che parlano di “bidone economico”, di “costi assurdi” e di “palesi falsità” nelle cifre fornire dagli operatori industriali. Dall’altro l’industria che continua a dire che è una delle fonti più economiche.

Abbiamo già avuto modo di occuparci della cosa (vedi Come produciamo energia elettrica e perché ci costa di più e anche Confronto dei costi tra nucleare e rinnovabili).

Qui proponiamo quello che ci risulta essere l’ultimo studio di confronto sui costi di generazione per le principali tecnologie elettriche, realizzato da un istituto di ricerca di indiscussa autorevolezza a livello mondiale qual è l’EPRI (Electric Power Research Institute).

Il rapporto (Integrated Generation Technology Options: Technical Update) è datato novembre 2009 e mette a confronto le stime sui costi del kWh elettrico al 2015 e al 2025 di otto fonti di energia:  carbone (due tecnologie: impianti supercritici a polverino e impianti IGCC, cioè a ciclo combinato con gassificazione integrata),   gas (ciclo combinato),   nucleare,  eolico,  biomassa(impianto a letto fluido circolante),  solare termodinamico (parabole lineari),  solare fotovoltaico.

Nella tabella pubblichiamo le stime dei costi al 2015. Chi fosse interessato alle stime al 2025 le trova

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Tags: biomasse, carbone, costo kWh, gas, nucleare, rinnovabili

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I veri rischi nucleari del pianeta

Categoria: Ambiente, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: feb.19, 2010

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Tags: Ambiente, nucleare, sostenibilità

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Obama nucleare. Con serietà

Categoria: Energia - Pubblicato il: feb.18, 2010

Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.
Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre.

Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio del discorso di Obama per offrire ai nostri politici e politicanti un esempio di serietà, da parte del Presidente di un grande Paese che si pone il problema delle cose da fare per il bene di tutto il Paese (non di una parte), e le fa mettendosi personalmente in gioco, anche a costo di perdere un po’ di popolarità.

Gli impianti citati, come noto, sono i 2 reattori di Vogtle da 1.100 MW ciascuno, cui l’Amministrazione Obama ha concesso prestiti garantiti di 8 miliardi di dollari, e che dovranno essere costruiti entro i prossimi 6-7 anni.

Ha detto Obama:
(…) «Ci saranno certamente alcuni che accoglieranno positivamente questo annuncio, alcuni penseranno anche che giunge con eccessivo ritardo. Per contro ci saranno quelli che sono fortemente contrari. Esattamente come accade per altri aspetti del nostro dibattito sull’energia: dalla produzione di idrocarburi off-shore all’ipotesi di mettere una tassa sulle emissioni di CO2.
Ma quello che voglio sottolineare è questo: anche quando tra noi ci sono delle differenze, non possiamo permettere che queste ci impediscano di procedere verso il progresso. Su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a rimanere impantanati nel solito vecchio trito dibattito tra destra e sinistra, tra [Leggi tutto...]

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Tags: Ambiente, destra, nucleare, politica energetica, sinistra

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L’ipotesi Albania e la responsabilità nucleare

Categoria: Energia - Pubblicato il: feb.14, 2010

Perseguire la possibilità di realizzare centrali nucleari in altri Paesi, ad esempio in Albania – a nostro avviso è un bene. Volenti o nolenti quello nucleare è un business che a livello internazionale è ripartito, e noi possiamo solo decidere o di (più o meno) parteciparvi, oppure di stare a guardare gli altri che fanno.
E delle due – per un mucchio di motivi che non è nemmeno il caso di riassumere – è decisamente meglio la prima ipotesi, anche se fosse solo per una partecipazione ridotta.

Caso mai avremmo dovuto muoverci prima, perché sé è vero che difficilmente potremo ormai partecipare al business maggiore (nelle Americhe e in Asia, se non raccogliendo qualche briciola dai nostri partners francesi), quanto meno nell’est europeo e nell’area del Mediterraneo un qualche ruolo lo dovremmo perseguire. E non si tratta comunque di poca cosa, visto che (per citare  solo i Paesi nord-africani) concreti programmi nucleari sono stati annunciati in Egitto e Marocco, e si stanno aprendo anche i mercati di Tunisia, Algeria e probabilmente Libia. Tutti Paesi con una domanda elettrica in crescita, ma che stanno programmando impianti di grande potenza anche con la prospettiva di esportare elettricità in Europa, cosa che potranno fare – almeno in parte – solo passando per l’Italia.

Ben venga dunque l’ipotesi di collaborare alla (eventuale) realizzazione del primo reattore nucleare nel “Paese delle aquile”. Ricordando peraltro che l’Albania dista dalle coste italiane meno di 80 km, sicché, di fatto, qualunque reattore là costruito è come se ce lo fossimo messi nel salotto di casa.

Ci auguriamo quindi che i discorsi con l’Albania costituiscano una reale prospettiva di sviluppo industriale, e non siano soprattutto un modo per aggirare gli ostacoli politici e sociali che si prospettano da noi. Della serie: troppo difficile fare centrali in Italia?  Bene, allora li facciamo in Albania [Leggi tutto...]

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Tags: Allbania, Energia, nucleare, politica energetica, sicurezza nucleare

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La strumentalizzazione elettorale del nucleare

Categoria: Energia, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: feb.12, 2010

Abbiamo già avuto modo di notare (vedi) che il dibattito sul nucleare quanto meno un grande pregio ce l’ha. Quello di far tornare a parlare di politica energetica.
E basta parlarne anche un poco per comprendere la rilevanza strategica della pianificazione in un’ottica di politica energetica al servizio del Paese.
Dobbiamo però aggiungere, per contro, che più di tutte le altre fonti il nucleare ha il difetto di polarizzare le posizioni in modo acritico, di scaldare gli animi, di far ragionare sulla spinta di emozioni anziché sulla base di dati e di opzioni tecnologiche ed economiche. Il che, data la complessità tecnica ed economica della materia, può anche comprendersi se a farlo sono i cittadini, soprattutto in un Paese dove di informazione sull’energia ce n’è davvero pochina. Ma proprio non si capisce – né si può accettare – se a farlo sono i politici e gli amministratori pubblici.

Invece sono soprattutto quest’ultimi che, ad ogni occasione, si lasciano andare a posizioni emotive e irrazionali. Per lo meno per quel che sembra, perché magari dispongono di ponderatissimi studi, solo che, se ce l’anno, se li tengono accuratamente per sé, poiché le uniche motivazioni che esprimono sono del tipo “il nucleare non passerà”.

Le ragioni di questi atteggiamenti, a nostro avviso, sono da rintracciarsi sostanzialmente in una totale impreparazione di politici e amministratori pubblici (con rare eccezioni) in questioni energetiche. Il che, essendo l’energia uno dei fattori fondamentali della produzione e dello sviluppo è, appunto, inaccettabile.

Ma c’è di peggio. Ed è l’uso esclusivamente elettorale che della questione nucleare si sta facendo. Tanto a destra quanto a sinistra, come è del tutto evidente [Leggi tutto...]

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Tags: Alemanno, Governo, nucleare, politica energetica, Polverini, rinnovabili, sinistra

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Perché è proprio questo il momento per investire nel nucleare

Categoria: Informazione e comunicazione, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: feb.07, 2010

Con il gran parlare che si fa di nucleare si e nucleare no, di fonti rinnovabili che ovunque si stanno sviluppando a ritmi forsennati tranne che in Italia, di risparmio e di efficienza che sarebbero la nostra più importante fonte di energia se solo volessimo, se solo ci impegnassimo ……a noi sembra proprio che per il cittadino italiano sia impossibile percepire il senso delle cose, relativamente all’energia.
Anche ammesso che abbia voglia di informarsi e di diventare un cittadino più consapevole, infatti, non ha strumenti per farlo. Meglio: non gli vengono offerti strumenti per farlo.

Il vero problema è che l’informazione – tutti i quotidiani, senza eccezioni e senza differenza di orientamenti politici, e soprattutto la fondamentale informazione televisiva –  parlando di energia (quando lo fanno) si danno all’orgia del populismo. Sparano notiziole irrilevanti come fossero conquiste della tecnica e dello sviluppo, purché facciano sognare: le celle fotovoltaiche ai lamponi, l’economia di domani che va ad idrogeno, la centrale solare nello spazio, i batteri che mangiano rifiuti e defecano petrolio, il politico che promette (ai disoccupati di oggi) posti di lavori grazie ad un prossimo sviluppo basato solo sulle energie verdi ….

Nessuno che si prenda la briga di precisare che stiamo parlando di buoni propositi che nella realtà, nell’economia reale, sono (ancora) quisquilie. Nessuno che ricordi che il mondo va ancora (nell’ordine) a petrolio, carbone e gas. E soprattutto nessuno che precisi che ancora per 2-3 decenni andrà a petrolio, carbone e gas, come invece periodicamente ricorda l’Agenzia internazionale dell’energia.

Non è dunque sui buoni propositi che si deve fare affidamento in questo contesto internazionale, in questa Italia, in questo momento. I buoni propositi vanno coltivati, finanziati, arricchiti e sviluppati. Ma intanto non si può contare sul grano seminato ieri per il pane che si vuole spezzare a tavola tra due ore. Quel grano, e solo se sapremo coltivarlo bene [Leggi tutto...]

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Tags: competitività, Energia, informazione, innovazione, nucleare

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