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Il nucleare indispensabile per il clima, secondo le agenzie energetiche dell’OCSE

Categoria: Energia, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: giu.20, 2010

Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra – ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a produrre con il nucleare il 25% dell’elettricità mondiale.
Lo afferma la Roadmap sulle tecnologie energetiche  presentata all’Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall’International Energy Agency (IEA) e dalla Nuclear Energy Agency (NEA), le due principali agenzie energetiche dell’OCSE (l’organizzazione per la cooperazione tra Paesi industrializzati).
Al momento, si legge nel dossier, la potenza nucleare installata (373.000 MW) soddisfa il 14% della domanda elettrica mondiale. Nello scenario di una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2050, l’IEA stima che la capacità nucleare debba arrivare a 1,2 milioni di MW entro il 2050, fornendo così (considerata la maggiore domanda globale che verrà nel frattempo registrata) appunto circa il 25% del fabbisogno mondiale di elettricità a quella data.

Dunque: triplicare l’attuale potenza installata. Un programma “ambizioso” ma “realizzabile” secondo la Roadmap, che rileva come il nucleare sia una tecnologia matura, senza emissioni di CO2 e pronta a espandersi rapidamente nel prossimo decennio. «Gli ultimi reattori ora in fase di realizzazione in diversi Paesi del mondo – afferma l’IEA – sono costruiti sulla base di oltre 50 anni di sviluppo tecnologico» e sono «affidabili e competitivi» per diventare «pilastri per l’espansione del nucleare dopo il 2020».

Ovviamente rimangono alcuni nodi cruciali da superare per garantire una completa [Leggi tutto...]

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Tags: emissioni CO2, Energia, nucleare, politica energetica, sostenibilità

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Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare

Categoria: Ambiente, Energia - Pubblicato il: mag.26, 2010

La tabella mette a confronto i costi capitale di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) con i costi capitale da prevedere per produrre la stessa quantità di energia elettrica con centrali eoliche, fotovoltaiche e solari termodinamiche  CCP (cioè a collettori cilindro-parabolici, del tipo, per intenderci, della centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, presso Priolo, e che attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico). Viene inoltre evidenziata l’occupazione del territorio necessaria alle varie tecnologie, sempre nell’ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW.



Per la migliore comprensione dei dati si tenga presente quanto segue:

NUCLEARE – Il fattore di disponibilità dichiarato dal costruttore Areva è del 92%. Il dato da noi riportato (90%) appare attendibile, considerato che negli ultimi anni la disponibilità media delle “vecchie” centrali in servizio in occidente è stata di circa l’83%, e l’EPR adotta innovazioni basate sull’esperienza acquisita. Ricordiamo che il fattore di disponibilità indica il tempo medio [Leggi tutto...]

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Tags: costo kWh, efficienza energetica, eolico, fotovoltaico, impatto ambientale, nucleare, solare

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Raggiungeremo l’obiettivo di coprire con le rinnovabili il 17% della domanda di energia al 2020?

Categoria: Energia - Pubblicato il: mag.12, 2010

Ci sembra interessante la risposta che, alla domanda del titolo, ha fornito Corrado Clini (Direttore generale Sviluppo sostenibile, clima ed energia del Ministero dell’Ambienteì – nella foto) in una intervista pubblicata dal mensile Espansione (maggio 2010, pag. 25).
La pubblichiamo integralmente, precisando che si tratta solo di una parte della più ampia intervista.

D.  Nel 2020 l’Italia dovrà coprire il 17% dei consumi totali di energia (elettrica, termica e trasporti) con fonti rinovabili. È fattibile?

R.  «Credo che non andremo oltre il 12-14%. La causa qui è politica, o meglio di un difetto della politica italiana non certo nuovo: quello di definire e farsi carico di obiettivi più sulla base di motivazioni politico-etiche, che non sull’analisi puntuale della realtà, di quanto certi target siano poi concretamente realizzabili, con quali risorse e quale tempistica.
Le aspirazioni, quando si assumono impegni, non bastano.
Altro aspetto negativo è non aver investito in ricerca per sviluppare un’industria nazionale innovativa nel settore delle tecnologie sostenibili. Oggi siamo un grande centro di montaggio, con l’85% delle tecnologie installate tutte di importazione. Abbiamo concentrato gli sforzi a valle, privilegiando gli incentivi ai consumatori finali.  Altri Paesi hanno affrontato invece il problema a monte. Come la Corea, che ha dato la pecedenza agli investimenti alla ricerca e all’industria.
L’Italia non ha molte alternative e deve decidere in fretta: o si assume gli oneri delle sanzioni per non aver rispettato gli impegni o diventa competitiva investendo in nuove tecnologie, utilizzando per sostenere le imprese le risorse che si libereranno dai tagli giàannunciati agli incentivi».

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Tags: competitività, Energia, ricerca, rinnovabili, sostenibilità

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L’Italia per quasi un decennio non avrà bisogno di nuove centrali. Perchè, allora, dobbiamo costruirle oggi?

Categoria: Energia, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: mag.07, 2010

A fine 2008 (ultimi dati ufficiali disponibili da Terna) la potenza elettrica efficiente netta installata in Italia era di 98.625 MW (102.336 MW lordi).
Ovviamente, non tutta questa potenza è sempre disponibile, sia perché gli impianti possono avere guasti e in ogni caso vanno periodicamente fermati per manutenzione, sia perché la produzione delle rinnovabili (in particolare acqua e vento) è legata alla disponibilità della risorsa, sia per altri motivi tecnici ed anche economici.
Ma comunque è un dato di fatto che in Italia c’è abbondanza di potenza elettrica rispetto alle esigenze della domanda. Che nella sua punta massima (ore 12 del 26 giugno) nel 2008 ha impegnato 55.292 MW (la massima storica, nel giugno 2007, è stata di 56.822 MW).

Peraltro va anche detto che, oltre alla potenza nazionale, resta disponibile la risorsa dell’importazione, cui nel 2008 abbiamo attinto per l’equivalente di oltre l’11% della domanda complessiva (da sottolineare che importiamo elettricità non per bisogno, ma esclusivamente per ragioni economiche, poiché l’energia importata ci costa meno di quella che produciamo, pur considerando che chi ce la vende non lo fa a prezzo di costo, ma guadagnandoci sopra).
Infine si aggiunga che nel 2009 la domanda elettrica è diminuita di circa il 7% rispetto al 2008, mentre la potenza installata continua ad aumentare.
Nel 2009 sono infatti entrati in servizio non meno di 2.830 nuovi MW (1.400 MW termoelettrici a gas, 620 MW eolici, 170 MW da biomasse, 40 MW geotermici, oltre 600 MW fotovoltaici).

In questa situazione, considerato che gran parte del parco termoelettrico è costretto a funzionare a potenza ridotta o per un numero limitato di ore, perché dovremmo continuare a costruire nuove centrali? Tecnicamente, infatti, non ne avremmo bisogno per svariati anni, tanto più che [Leggi tutto...]

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Tags: Ambiente, carbone, Energia, gas, nucleare, rinnovabili

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Le rinnovabili? Costose e poco incisive. Parola di Scaroni

Categoria: Energia - Pubblicato il: apr.22, 2010

Riportiamo una brevissima sintesi dell’intervento tenuto dall’Amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni,  alla World Economic Outlook Conference, organizzato a Roma da IHS Global Insight. Il testo è tratto dall’agenzia specializzata Quotidiano Energia.

Le fonti rinnovabili, ha affermato Scaroni «hanno ancora bisogno di massicci investimenti in ricerca e sviluppo e di avanzamenti tecnologici per diventare davvero competitive con i combustibili fossili. La crisi economica ha accentuato ancora di più questa tendenza, il calo dei prezzi dell’energia tradizionale ha causato una forte riduzione degli investimenti nelle rinnovabili».

Particolarmente oneroso, secondo l’A.D. di Eni è il solare
: «1 kWh ottenuto con l’energia fotovoltaica costa sei volte rispetto a 1 kWh ottenuto con il gas». Ci sono poi anche problemi di spazio: «anche se tutta l’Italia fosse ricoperta di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi – ha dichiarato -avremmo comunque a disposizione 1/4 dell’energia necessaria».

Allo stato attuale delle tecnologie per Scaroni «il futuro del solare è ancora nella piccola quantità».
Più competitivo invece l’eolico, anche se i problemi non mancano: «dove c’è molto vento non abita nessuno e quindi l’energia prodotta andrebbe comunque trasportata con un aumento dei costi». Senza dimenticare il nodo intermittenza della generazione eolica.

In sostanza, ha concluso Scaroni «le rinnovabili vanno bene se costituiscono una piccola parte del totale». Se invece la percentuale aumentasse, «ne risentirebbe la bolletta dei consumatori e si complicherebbe l’equilibrio del sistema».

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Tags: Energia, eolico, rinnovabili, solare

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Investimenti in rinnovabili e nucleare in Spagna

Categoria: Energia, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: mar.26, 2010

È interessante lo studio Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional che analizza la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico –  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020.
Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente da accademici universitari) a tre tra i massimi esperti energetici spagnoli (tra cui Pedro Mielgo, ex direttore di REE, la società che gestisce la rete elettrica nazionale) e poi sottoposto a verifica presso una vasta platea di tecnici di varie competenze. 

La Spagna ha un mix di generazione elettrico molto diverso da quello italiano: rispetto a noi usano metà gas, doppio carbone, circa il 50% in più di rinnovabili e, inoltre, hanno il 18% di generazione nucleare. Come noi, però, hanno una fortissima dipendenza dalle importazioni, circa l’80%, poco meno del nostro 85% (contro una media europea del 50%).

In questa situazione, lo studio sopra citato calcola che – per soddisfare la crescente domanda elettrica, renderla più competitiva e ridurre le importazioni – gli investimenti previsti dal Governo di Madrid ammonteranno a circa 100 miliardi di euro al 2020. In gran parte dedicati alle rinnovabili, con l’obiettivo di portare il loro contributo dall’attuale 25% al 42%. Questo perché gli impegni comunitari impongono alla Spagna di ridurre le emissioni di CO2 del 10% rispetto a quelle del 2005 (per l’Italia l’impegno è maggiore: del 17%).

Secondo gli esperti spagnoli, il grosso sforzo sulle rinnovabili non cambierà molto la situazione: nucleare, carbone e gas rimarranno fondamentali per coprire tanto il fabbisogno di base, quanto i picchi di domanda elettrica. Le rinnovabili al 42% svolgeranno un ruolo sicuramente molto importante, ma comunque subordinato alle altre fonti. Per diventare davvero determinanti dovranno migliorare parecchio l’efficienza e la competitività, puntando allo sviluppo di tecnologie innovative.
In compenso, però, i costi (sovvenzioni) saliranno dai 5 miliardi di euro del 2009 a 19,5 miliardi di euro nel 2020.

Il punto – osserva il rapporto – è che, in termini di riduzione delle emissioni di CO2, esattamente lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto sostituendo una quota delle rinnovabili con 2 nuove centrali nucleari e mantenendo in servizio quella di Garona (che il Governo centrale ha deciso di chiudere per limiti di età, tra la forte opposizione delle Amministrazioni locali, che vorrebbero mantenerla in servizio per altri 10-20 anni, cosa possibilissima da un punto di vista tecnico).
Il risultato finale sarebbe lo steso, tranne un piccolo particolare: la soluzione nucleare farebbe infatti scendere l’ammontare degli investimenti totali a 60 miliardi, con un risparmio secco di 40 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

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Tags: nucleare, politica energetica, rinnovabili, Spagna

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Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina

Categoria: Energia - Pubblicato il: mar.09, 2010

Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.

La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).

Dunque i consumi totali lordi di energia nel 2009  hanno raggiunto i 2,17 miliardi di tep, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%” perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su China Daily, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.
Perché il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito [Leggi tutto...]

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Tags: carbone, Cina, nucleare, politica energetica, sostenibilità

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Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?

Categoria: Energia, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: mar.06, 2010

 È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020.
Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).
Inoltre l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa 2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno.

La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.

C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una [Leggi tutto...]

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Tags: biomasse, costo kWh, efficienza energetica, eolico, fotovoltaico, geotermia, nucleare, rinnovabili

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L’informazione sugli OGM cui ci opponiamo e quelli che, tranquillamente, mangiamo

Categoria: Ambiente, Informazione e comunicazione, Sviluppo Sostenibile - Pubblicato il: mar.03, 2010

Dunque la Commissione Europea ha deciso di varcare il Rubicone e ha autorizzato la coltivazione di una patata geneticamente modificata.
In linea di massima guardiamo con un certo distacco il dibattito sull’opportunità di consentire la commercializzazione di piante OGM, come pure (perché si discute anche di questo) di mettere limiti, su basi etiche, alla ricerca sugli OGM.
Ci ricorda un po’ la situazione a cavallo del XVI e XVII secolo, quando i contadini si opponevano alla diffusione di strane piante come il mais e la patata (in contrapposizione ai proprietari terrieri, favorevoli, perché si trattava di colture a più alto rendimento), finché le periodiche guerre e carestie non consigliarono di cambiare idea.
O anche – per fare un esempio di tipo “etico” – ci ricorda Ugo La Malfa che, nel 1972, si opponeva all’introduzione della TV a colori in Italia, perché riteneva che avrebbe favorito il consumismo e la corruzione dei costumi.

Insomma, crediamo che, alla fin fine, i fatti avranno come sempre ragione sulle chiacchiere.
E nel caso degli OGM, comprendiamo benissimo che gli italiani (che in grande maggioranza non hanno il problema di coltivare quello che mangiano) auspichino che nel loro futuro le cose vadano come sono andate nel loro passato. Cosa che purtroppo, però, nella storia non è mai accaduto a lungo.

Tuttavia temiamo che i contadini africani
e di molti Paesi asiatici e dell’America Centro meridionale, che devono coltivarsi il cibo con un clima e con un terreno ben peggiori di quelli europei, la vedano diversamente.
Tanto più se si considera che c’è ancora più di un miliardo di persone che non ha cibo a sufficienza, in un mondo dove la terra coltivabile è sempre la stessa, ma non la popolazione, che [Leggi tutto...]

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Tags: cultura scientifica, informazione, nucleare, OGM, sostenibilità

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I 4 reattori nucleari ancora in servizio per la ricerca in Italia

Categoria: Energia - Pubblicato il: feb.26, 2010

Oggi in Italia la parola nucleare sottende un solo concetto: si o no alla produzione di energia elettrica da centrali nucleari?
In realtà “nucleare” non vuol dire solo centrali per la generazione di energia. Anzi, ad essere precisi, da noi vuol dire un mucchio di altre cose tranne quella.

Molti conoscono o comunque hanno sentito nominare la risonanza magnetica nucleare per le sue diffuse applicazioni mediche. Ma pochi sanno che essa ha ampia diffusione anche in altri settori, come quello chimico, delle indagini geologiche e della geofisica applicata. Parimenti alcuni sanno che l’irraggiamento nucleare viene utilizzato nell’industria alimentare per sterilizzare alcuni prodotti e per prolungare la conservazione di altri (es: patate), ma quasi nessuno sa che queste sono solo due delle molte applicazioni correnti, tanto nel settore agroalimentare, quanto in quello dell’industria dei componenti.
E pochissimi sono a conoscenza del fatto che, anche dopo il referendum del 1987, in Italia sono rimasti in servizio 4 reattori nucleari (due in provincia di Milano, uno in provincia di Roma e uno a Pavia) che svolgono un importante ruolo nella ricerca.

Per fornire un minimo di informazione su questi aspetti – con particolare riferimento al tema della ricerca – proponiamo uno stralcio di un lungo articolo (dal titolo Il nucleare in Italia: stato e prospettive tra passato e futuro, firmato dal prof. Stefano Agosteo e dall’ing. Andrea Borio di Tigliole) pubblicato sul sito di Energia24. La parte che riportiamo nel seguito è il paragrafo Applicazione delle tecnologie nucleari in Italia.

«Il rifiuto del discorso “nucleare” nel dibattito interno ha comportato in Italia una generale indifferenza e mancanza di conoscenza sulla natura di tecnologie nucleari che hanno importanti applicazioni quotidiane sia in campo industriale sia in campo medicale.
Attualmente la ricerca in campo nucleare e, in particolare, nel campo delle tecnologie nucleari applicate, è effettuata grazie ai 4 piccoli reattori nucleari di ricerca che sono ancora in esercizio.
Questi quattro impianti (due reattori di tipo TRIGA, un reattore “veloce” e un reattore “omogeneo”), attorno ai quali si sono [Leggi tutto...]

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Tags: nucleare, ricerca, ricerca scientifica

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